Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2007

  Maria nell'arte miniata - 4

  Con la Madre di Gesù ai piedi della croce

Amici lettori

Mariologia in dimensione estetica
    
Stefano De Fiores

Presenza di Maria nel mistero pasquale
    Giuseppe Daminelli

L’esenzione di Maria dal peccato di Adamo - 2
    
Bruno Simonetto

Lamento della Vergine
  
 George Gharib

La via immacolata di Maria
    
Alberto Rum

L’Annunciazione a Maria - 2
    Simone Moreno

Testimone privilegiata del Risorto
    
Sergio Gaspari

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Seguimi: una comunione di persone
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Attilio Monge

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 4 aprile 2007 - Copertina

 Nella famiglia paolina

 
di ATTILIO MONGE

Storia dei 75 anni della rivista
"Madre di Dio"
– 4
   

Negli anni di papa Giovanni XXIII fu direttore don Attilio Monge, già responsabile del settimanale Orizzonti, del Giornalino e poi della Sampaolofilm. Ricorda oggi come, per volontà di don Alberione, la rivista da L’Aurora tornò ad essere La Madre di Dio.
  

Devo tornare indietro di mezzo secolo per parlare della mia esperienza alla guida de La Madre di Dio, che festeggia quest’anno i 75 anni di vita. E mi tocca sfogliare decine di annate e leggere molti articoli del passato. È come se scorressi il diario della mia giovinezza (e mi scuseranno i lettori per i ricordi forse troppo personali), un diario che parte molto tempo prima del maggio 1958, quando don Giacomo Alberione, fondatore della rivista, mi chiamò a dirigerla.

La mia collaborazione a La Madre di Dio, che a quei tempi si stampava ad Alba, inizia fin dal ’45, quando fresco di liceo vi scrivevo i primi articoli: una serie di profili di artisti – pittori, poeti e musicisti – che avevano cantato Maria. Sulla rivista, che allora per molti giovani paolini era un po’ una palestra di giornalismo e di letteratura, ho anche pubblicato le mie prime poesie (delicta juventutis, colpe di giovinezza, direbbe Manzoni) di fronte alla quali, rileggendole in questa circostanza, provo un misto di infantile orgoglio e di rossore, stupito che i direttori di allora – don Italo Fabbri e don Valentino Gambi – rischiassero così tanto del loro prestigio per dare spazio a un esordiente. Per questo La Madre di Dio, oltre che per l’affetto mariano, mi è sempre stata cara: riassume molto della mia vita, specialmente gli anni e le promesse della giovinezza.

Ma veniamo agli anni che più c’interessano. Nell’Anno santo 1950, con la nuova direzione di don Giovanni Ferrero – animo di poeta e delicato musicista – la rivista, che è tutto un cantiere di iniziative, in preparazione del grande evento programmato a Roma per il 1° novembre: la solenne proclamazione del dogma dell’Assunta, cambia nome e diventa L’Aurora. Leggendo ora le risposte ai lettori di padre Mariano, sotto il cui pseudonimo si avvicendavano diverse firme, comprendiamo come il cambiamento non sia stato indolore. Molti, specialmente fra i giovani, credo, erano entusiasti per un titolo moderno che ricordava anche una delle lodi mariane più popolari: Dell’aurora Tu sorgi più bella; altri, invece, avrebbero preferito la testata di sempre, con quello che è certamente il primo e più importante titolo di Maria. Avrei appreso alcuni anni dopo che don Giacomo Alberione era fra costoro, pur dando il suo consenso al cambiamento con la frase solita per lui in queste circostanze: «Se ci avete pensato bene…».

Testo autografo di don Giacomo Alberione risalente al maggio del 1961.
Testo autografo di don Giacomo Alberione risalente al maggio del 1961.

Erano gli anni in cui a Roma stava sorgendo il grande santuario Regina Apostolorum, frutto del voto fatto da don Alberione durante la Seconda guerra mondiale per la vita dei paolini di tutti i continenti: verrà consacrato nel dicembre del 1954, Anno mariano. Ricordo che proprio all’ombra di questo santuario, anzi negli stessi locali della sottocripta incompiuta, diventati teatri di posa, in quegli anni la Sampaolofilm – nuova attività voluta dal Fondatore – realizzerà il primo film completamente mariano, che è pure il primo film a colori italiano e avrà lo stesso titolo della nostra rivista: Mater Dei. Il soggetto è scritto da don Alberione, la regia del film di don Emilio Cordero. Sempre all’ombra del santuario, nel 1956 verranno portate da Alba la redazione e l’offset per la stampa de L’Aurora, quasi a creare un gemellaggio mariano. Sarà don Alberione a scrivere il primo articolo dell’edizione romana della rivista, augurandosi che diventasse l’organo e l’araldo del santuario.

Convocato da don Alberione

Degli anni immediatamente successivi i ricordi diventano molto personali. Il sottoscritto, che è divenuto sacerdote il giorno della consacrazione del santuario e che continua, nonostante altri impegni, a collaborare alla rivista, in un giorno di dicembre del 1957 viene chiamato per un colloquio da don Alberione. Non era un avvenimento eccezionale essere convocati dal fondatore, che viveva gomito a gomito con noi: lo si incrociava nei cortili o nei luoghi di lavoro e lo si vedeva quasi ogni giorno in preghiera nel santuario, quando la mattina partecipavamo alla messa. Ma una sua convocazione , se non incuteva tremore, suggeriva almeno un veloce esame di coscienza personale. Così quella volta.

Il colloquio fu molto cordiale. Era una sorpresa per tutti il fatto che don Alberione, nonostante i pressanti impegni della congregazione , avesse il tempo e l’abitudine di interessarsi alle piccole questioni personali di chi lo avvicinava. Poi il discorso andò alla nostra rivista: «Vedo che collabori da tanti anni». Non vorrei confessarlo, ma egli aggiunse che talvolta leggeva i miei articoli... ed era contento che i paolini scrivessero bene della Madonna. Io pensai che i suoi complimenti fossero interessati e preannunciassero qualcos’altro. Infatti mi comunicò subito che con il nuovo anno, il 1958, dovevo assumerne la direzione. E prima ancora che avanzassi obiezioni – i troppi impegni per il settimanale Orizzonti e per la scuola! – egli aggiunse la cosa più importante e inaspettata: «Anziché L’Aurora la rivista tornerà a chiamarsi La Madre di Dio. È il nome con cui è nata 25 anni fa. Credo che faremo contenta la Madonna. La maternità divina è il primo titolo dogmatico mariano, il più grande, che viene anche ricordato nelle pitture della cupola del nostro santuario. La Madonna ti aiuterà… ci aiuterà tutti…».

Sempre da Betlemme

Non rimaneva spazio per aggiungere altro. In quei momenti mi sono ricordato della testimonianza dei primi paolini, don Gambi e don Lamera, quando, ancora chierici, erano stati presenti alla nascita de La Madre di Dio ad Alba, l’8 dicembre 1932: un’ora di adorazione davanti al Santissimo e poi il semplice annuncio: «Presentiamo alla Santa Madonna il suo nuovo periodico. Esso dovrà far conoscere la grande Madre di Dio e farla amare. Diffondetelo volentieri». Non c’era la televisione perché ancora non esisteva. Comunque don Alberione non l’avrebbe mai invitata: egli era solito cominciare le sue opere da Betlemme, senza clamore.

Don Alberione sull'atrio del Santuario Regina Apostolorum di Roma insieme a don Attilio Monge, direttore di La Madre di Dio dal 1958 al 1963.
Don Alberione sull’atrio del Santuario Regina Apostolorum di Roma insieme a don Attilio Monge,
direttore di La Madre di Dio dal 1958 al 1963.

Così per cinque anni, non da solo, ma circondato da validi collaboratori (dal lungo elenco stralcio i nomi di don Gabriele Amorth e di don Eugenio Fornasari) e con l’aiuto di promettenti giovani, molti dei quali diventeranno scrittori e direttori di testate, ho lavorato alle rivista mariana che dal mese di maggio 1958 riprenderà definitivamente il suo titolo naturale La Madre di Dio. E, com’era consuetudine, ogni mese la prima copia che usciva dall’offset, ancora calda come pane appena sfornato, finiva sul tavolo del fondatore: dai successivi suoi commenti sapevamo che non si accontentava di sfogliarla... In alcune circostanze, se richiesto, non faceva mancare un breve articolo o gli auguri autografi per i lettori.

Sfogliando oggi le annate di quegli anni, dal 1958 fino al 1963, ci accorgiamo che hanno racchiuso avvenimenti importanti: pensavamo di scrivere semplici cronache mariane, ma accadevano invece avvenimenti storici per la Chiesa. Sono gli anni che coincidono con il pontificato di Giovanni XXIII, il Papa eletto il 28 ottobre 1958 dopo la scomparsa di Pio XII. E con il grande annuncio nella Basilica di San Paolo e con lo svolgimento del concilio Vaticano II a Roma ci sarà la primavera della Chiesa nel mondo. Molti episodi del «Papa buono» troveranno ospitalità su La Madre di Dio: il pellegrinaggio in treno a Loreto e ad Assisi, le sue improvvise visite agli ospedali, nelle parrocchie, o quella commovente al carcere di Regina coeli, il giorno dopo il Natale del ’58. Il Papa riceverà più volte in udienza don Giacomo Alberione, che sarà anche presente al concilio Vaticano II con i vescovi di tutto il mondo.

Nell’agosto del 1961 Giovanni XXIII manderà il suo segretario particolare, monsignor Loris Capovilla, futuro arcivescovo, a celebrare nel Santuario paolino e a far visita alla tipografia da cui usciva La Madre di Dio; sapremo così che la nostra rivista , assieme a La Famiglia Cristiana, raggiunge anche la scrivania del Papa in Vaticano. In quegli anni molti vescovi venuti a Roma da tutto il mondo per il Concilio Vaticano sentiranno il richiamo della grande cupola del santuario, la seconda in ordine di grandezza, dopo quella di San Pietro, e venendo a celebrare e a pregare all’altare della Madonna, accompagnati da don Giacomo Alberione, riceveranno in omaggio dei libri religiosi e l’ultimo numero de La Madre di Dio.

Il 1963 sarà l’anno della grande enciclica Pacem in terris e del commovente tramonto di Giovanni XXIII il 3 giugno. Nell’aprile di quell’anno, chiamato ad altri impegni, lascio la direzione de La Madre di Dio, quarantaquattro anni fa, ma senza mai dimenticarla, leggendola sempre e collaborandovi qualche volta.

Quando, molti anni dopo, avrò l’incarico della regia televisiva delle messe domenicali e trasmetterò da centinaia e centinaia di santuari mariani, celebri o meno, sparsi in tutta Italia, mi sembrerà di continuare a scrivere di Maria e di cantare le sue lodi. E spesso, in questi santuari, troverò esposta, fra le riviste religiose La Madre di Dio, quasi avesse voluto precedere l’incontro. Una madre arriva sempre prima dei figli.

Attilio Monge