Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2007

  Maria nell'arte miniata - 4

  Con la Madre di Gesù ai piedi della croce

Amici lettori

Mariologia in dimensione estetica
    
Stefano De Fiores

Presenza di Maria nel mistero pasquale
    Giuseppe Daminelli

L’esenzione di Maria dal peccato di Adamo - 2
    
Bruno Simonetto

Lamento della Vergine
  
 George Gharib

La via immacolata di Maria
    
Alberto Rum

L’Annunciazione a Maria - 2
    Simone Moreno

Testimone privilegiata del Risorto
    
Sergio Gaspari

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Seguimi: una comunione di persone
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Attilio Monge

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 4 aprile 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Malta - I più importanti santuari mariani della Nazione

  

Malta, arcipelago mariano
  

Fino alla conquista normanna avvenuta nel 1091, poco sappiamo del culto mariano a Malta, soprattutto perché la popolazione cristiana dell’isola, nei due secoli precedenti di dominio arabo, si era ridotta a poca cosa. Nella prima metà del secolo XIII, l’imperatore Federico II incominciò a cacciare dall’isola la popolazione araba e la rimpiazzò con delle famiglie provenienti soprattutto dalla Sicilia (i cognomi dei maltesi sono quasi tutti italiani). A quell’epoca risale il santuario di Mellieha, di cui si hanno notizie a partire dal 1436, ma che fu costruito molto più anticamente.

Malta è l’isola che ha avuto l’onore e il privilegio di essere stata evangelizzata da Paolo, l’ "apostolo delle genti". Gli Atti degli Apostoli raccontano infatti che san Paolo, mentre veniva condotto prigioniero a Roma su una nave con a bordo altre persone, a causa di una violenta tempesta approdò sulle coste settentrionali dell’isola. Gli abitanti accolsero con rara umanità i naufraghi, provvidero a tutti i loro bisogni e scoprirono in Paolo un uomo prodigioso, per essere rimasto incolume dal morso di una vipera avvintasi alle sue mani e per aver operato diverse guarigioni a partire dal padre di Publio, capo dell’isola. Durante i tre mesi della sua permanenza, secondo la tradizione, san Paolo visse in una grotta nei pressi dell’odierna Rabat.

Annunciando ai generosi indigeni come «Dio mandò suo Figlio nato da donna» (Gal 4, 4), egli pose le basi di un culto mariano vitale e cosciente, per cui la Vergine, nel corso dei secoli, restò sempre a Malta la "tenerissima Madre protettrice".

Celebrazione davanti alla grande piazza di Floriana, a conclusione, nel 1983, del Congresso mariano internazionale.
Celebrazione davanti alla grande piazza di Floriana, a conclusione, nel 1983, del Congresso mariano internazionale.

Sotto i vari dominatori che si avvicendarono a Malta e in tutto l’arcipelago, dal V secolo fino al 1964, quando divenne finalmente Repubblica indipendente, la devozione mariana non ha mai ceduto; anzi, è stato proprio nei momenti critici che ha preso più vigore. Nel famoso assedio del 1565, durato tre mesi, da parte di duecento navi turche, affiancate dalle milizie del temuto corsaro Dragut, i maltesi riportarono la vittoria il 7 settembre, vigilia della festa della Natività di Maria. Le loro preghiere e quelle di tutta la cristianità non erano state vane; e per doveroso ringraziamento da allora i maltesi celebrarono l’8 settembre la festa nazionale unita a quella della Madonna delle Vittorie, alla quale innalzarono un santuario a Senglea, una delle tre cittadine che furono teatro del grande assedio.

Un anno dopo la vittoria, il 28 marzo 1566, Jean Parisot de la Valette, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni (o di Malta), pose la prima pietra della città che sarebbe divenuta la nuova capitale. I lavori durarono oltre due secoli con la partecipazione di tutta la cristianità interessata a costruire una città-fortezza, posta a difesa dall’offensiva dei musulmani, e a fare dell’isola una «sentinella avanzata del cristianesimo tra le regioni del Mediterraneo», come scrisse Pio XI e ha ripetuto in diverse occasioni Giovanni Paolo II, precisandone la realizzazione avvenuta alla scuola di Maria: «Saluto il Popolo di Dio nella sua lunga storia religiosa, con il suo meraviglioso patrimonio di devozione a Maria, la Madre di Dio».

Lo sviluppo economico e culturale dell’isola si verificò a partire dal XIX secolo: si costruì La Valletta, la nuova capitale, realizzata con l’intervento dei migliori artisti italiani. Per circa due secoli dunque il Paese conobbe un periodo di relativa prosperità e stabilità, nonostante qualche altro sporadico momento di tensione con i Turchi.

I fermenti sociali e l’indebolirsi dell’Ordine nella seconda metà del 1700 prepararono il terreno alla conquista napoleonica dell’arcipelago nel 1798. Per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, Malta suscitava l’interesse anche dei Paesi della coalizione antinapoleonica e nel 1814 finì per passare sotto la sovranità della Gran Bretagna nel Levante. Le prime spinte autonomistiche dei maltesi cominciarono a farsi sentire a fine secolo, ma il Paese, a lungo diviso sulle soluzioni da adottare, divenne uno Stato indipendente del Commonwealth britannico solo nel 1964.

Il santuario di Ta' Pinu, nell'isola di Gozo; iniziato nel 1920, fu consacrato nel 1931.
Il santuario di Ta’ Pinu, nell’isola di Gozo; iniziato nel 1920, fu consacrato nel 1931.

La "marianità" dei maltesi

Chi visita le isole di Malta e di Gozo non può non rimanere affascinato dalle splendide chiese dell’isola, tutte costruite nel bel calcare locale dal colore dorato e tagliato con incredibile maestria. E tali chiese non sono segni di un tempo passato, ma realtà vive, perché sono sempre piene di fedeli: non a caso si dice che Malta sia la Polonia del Mediterraneo. Per le chiese, cappelle e santuari dedicati alla Vergine – circa 140 su una superficie di 315 km2 – le cinque piccole isole compongono davvero uno splendido "arcipelago mariano".

Il momento forse più solenne della celebrazione della "marianità" dei maltesi fu vissuto dall’8 al 18 settembre 1983, quando la Pontificia Accademia Mariana Internazionale (Pami) celebrò nell’isola il Congresso mariologico e mariano, volendo festeggiare così il primo centenario dell’apparizione della Vergine di Ta’ Pinu.

Si alternarono 194 relatori, provenienti da 24 nazioni di quattro continenti, che presentarono vari aspetti del culto mariano nei secoli del Barocco e dell’Illuminismo, la devozione dei Cavalieri di Malta alla Vergine nelle isole maltesi e la loro particolare venerazione per l’immagine della miracolosa Madonna di Filermo. Era allora capo del governo Dom Mintoff, simpatizzante di sinistra, filoarabo e più o meno velatamente anticlericale. In tale occasione, sulla grande piazza di Floriana, alla presenza dell’immagine della Madonna di Caraffa e del legato del Papa, il cardinale Salvatore Pappalardo, i maltesi, presenti a decine di migliaia, riaffermarono la loro identità di cattolici e la loro fiducia nella Vergine Maria, che li ha sempre liberati da tanti pericoli lungo i secoli.
  

Il santuario di Ta' Pinu in occasione della messa con Giovanni Paolo II durante il viaggio a Malta del 1990.
Il santuario di Ta’ Pinu in occasione della messa con Giovanni Paolo II durante il viaggio a Malta del 1990.

I principali Santuari di Malta

Nel territorio relativamente piccolo dell’arcipelago maltese sono numerosi i santuari mariani, anche se non assurgono alla notorietà dei grandi santuari d’Europa e del mondo. Ne elenchiamo ben sette, così identificati: Beata Vergine Maria Assunta (detta "Ta’ Pinu") nell’isola di Gozo, Santa Maria della Vittoria ("Madonna Damascena"), Madonna di Caraffa, Maria SS.ma del Carmine a La Valletta, Beata Vergine Assunta a Mosta, Santa Maria della Grotta a Rabat, Maria Vergine di Mellieha.
   

1 – "Beata Vergine Maria Assunta"- detta "Ta’ Pinu" - Isola di Gozo

Il santuario di Ta’ Pinu è situato al centro dell’isola di Gozo e deve la sua origine a una cappella dedicata nel 1545 alla Madonna Assunta, chiamata Ta’ Gentili, dal nome della famiglia che l’aveva fatta costruire. Nel 1619, la chiesetta fu restaurata da un certo Pinu Guaci, che vi fece dipingere dall’italiano Amedeo Perugino il quadro della Vergine Assunta che ancora oggi si venera. Da allora la cappella fu denominata Ta’ Pinu (cioè, di Pino); ma nel 1663 essa fu chiusa al culto durante una visita apostolica.

Giovanni Paolo II davanti al quadro della Madonna Assunta al santuario di Ta' Pinu.
Giovanni Paolo II davanti al quadro della Madonna Assunta al santuario di Ta’ Pinu.

Restando abbandonata o sporadicamente frequentata, nessuno pensava più a una sua riapertura, quando il 22 giugno 1883 si verificò sul posto un evento prodigioso. Una giovane contadina, Carmela Grima, mentre tornava a casa la sera, dopo un giorno di duro lavoro nei campi, sentì venire dalla chiesetta una voce femminile che le diceva: «Recita tre Ave Maria in onore dei tre giorni durante i quali il mio corpo rimase nella tomba». La donna si confidò con un pio giovane, il quale, a sua volta, le rivelò di avere sentito nello stesso luogo una voce che lo invitava a pregare per la "piaga nascosta" di Gesù, quella che il peso della croce gli aveva causato alla spalla. Ben presto la notizia si diffuse e la gente accorse.

Nel frattempo, il vescovo del luogo, dopo aver interrogato i due veggenti, autorizzò la pratica del culto, che si diffuse ulteriormente quando nel 1887 gli abitanti di Gozo rimasero totalmente immuni da un’epidemia di colera.

Cominciarono i pellegrinaggi, accaddero fatti prodigiosi e si pensò di costruire un grande santuario che incorporasse l’antica cappella di Ta’ Pinu. Il 30 maggio 1920 fu posta la prima pietra del santuario; e questo, tutto in pietra locale e in bello stile romanico-bizantino, venne consacrato nel 1931; l’immagine fu incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1935.

Statua di Nostra Signora delle Vittorie, che si trova nel santuario di Senglea.
Statua di Nostra Signora delle Vittorie, che si trova nel santuario di Senglea.

2 – "Santa Maria della Vittoria" ("Madonna Damascena")

Dal 1565 si venera nell’isola l’immagine di Santa Maria della Vittoria, chiamata "Madonna Damascena" per le sue origini. Da Damasco, nel 1475, sarebbe stata trasportata a Rodi nella chiesa Eleimonitria; poi, nel 1530, i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni l’avrebbero portata a Malta e sistemata nel sobborgo di Castel Sant’Angelo, nella chiesa di Santa Caterina.

Dopo la vittoria sui Turchi, nel 1587, la Vergine "Damascena" sarebbe stata intronizzata nel santuario costruito per commemorare la vittoria e avrebbe preso il nome di Santa Maria della Vittoria.

La devozione suscitata nei maltesi per questa immagine fu straordinaria fin dal suo arrivo; tanto che, sia durante il giorno sia più volte durante la notte, la chiesa era gremita di gente. Incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1931, in ricordo del IV centenario del suo arrivo a Malta, ora si venera in una chiesa in stile greco-orientale, risorta sul luogo dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale.

Chiesa dell'Assunta a Mosta: la cupola è ritenuta la terza al mondo per grandezza dopo il Pantheon e San Pietro.
Chiesa dell’Assunta a Mosta: la cupola è ritenuta la terza al mondo per grandezza dopo il Pantheon e San Pietro.

"Beata Vergine Assunta" - Mosta

A Mosta, alla fine del 1800, è stata innalzata alla Beata Vergine Assunta una grandiosa chiesa, che può accogliere tremila persone sedute e diecimila in piedi.

La sua cupola è ritenuta la terza del mondo, dopo il Pantheon e San Pietro in Vaticano; misura infatti 39,6m di diametro ed è abbellita da numerosi affreschi.

Dopo l’ultima guerra mondiale, la devozione popolare si è accresciuta, poiché alcune bombe cadute a più riprese sulla cupola rotolarono a terra inesplose e una, caduta all’interno della chiesa, è tuttora custodita in sacrestia.

La Madonna di Caraffa, che deve il nome a Girolamo Caraffa, che l'aveva portata nell'isola di Malta.
La Madonna di Caraffa, che deve il nome a Girolamo Caraffa, che l’aveva portata nell’isola di Malta.

4 – "Madonna di Caraffa"

La Madonna di Caraffa, venerata da tre secoli nell’antica chiesa conventuale dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni (ora concattedrale dell’arcidiocesi maltese), avrebbe avuto il nome dal priore dei Cavalieri, Girolamo Caraffa, che, nel 1600, aveva portato con sé dal santuario di Picciano (Matera) una copia dell’immagine dell’Annunziata.

Alla sua morte, l’immagine era stata esposta nella chiesa trovando una fervida accoglienza da parte della pietà popolare. Fino allo sviluppo del santuario di Ta’ Pinu (che si trova nell’isola di Gozo, a nord), essa fu l’immagine mariana più cara ai maltesi.
   

5 - "Maria SS.ma del Carmine" - La Valletta

Fin dal 1418, a La Valletta, la Vergine è venerata sotto il titolo di Maria SS.ma del Carmine nella basilica omonima, allorché i Carmelitani misero piede sull’isola.

Nel corso dei secoli, la devozione si è così sviluppata che ben 34 delle 52 parrocchie dell’arcidiocesi celebrano la festa del 16 Luglio.
   

6 - "Santa Maria della Grotta" - Rabat

Santa Maria della Grotta, nei pressi di Rabat, secondo la tradizione risale agli inizi del secolo XV, in seguito a un’apparizione della Vergine a un cacciatore, che aveva inseguito la sua preda fin dentro una grotta.

I Domenicani, venuti dalla Sicilia, costruirono una cappella sotterranea e, più tardi, nel 1575, per l’affluenza sempre crescente dei fedeli, sopraelevarono una chiesa, che fu restaurata e ampliata dopo il terremoto del 1693.

L’immagine fu incoronata il 2 giugno 1957 alla presenza di diversi cacciatori in abito da caccia, con fucile e cartucciera, che fecero un’ininterrotta sagra di spari a salve per rievocare le origini del santuario. La devozione - con il suggestivo folklore che l’accompagna - da sempre ha segnato la vita del santuario.

Il santuario di Mellieha, il più antico dell'isola di Malta, centro di un'intensa devozione anche oggi.
Il santuario di Mellieha, il più antico dell’isola di Malta, centro di un’intensa devozione anche oggi.

7 - "Maria Vergine di Mellieha"

Il santuario di Mellieha è il più antico di Malta, situato in una località molto pittoresca nel nord dell’isola. Esisteva già come parrocchia nel 1436 ed era una piccola grotta dove, sulla viva roccia, era dipinta l’immagine della Vergine Maria che tiene in grembo il bambino Gesù. Fu mèta di pellegrinaggi prima ancora di tale data, come hanno rivelato i lavori di restauro dell’affresco eseguiti nel 1975 e i documenti della visita del re Alfonso I di Aragona, nel 1432, durante un suo soggiorno nell’isola.

Anzi, secondo un’antica tradizione, fin dal V secolo sarebbero vissuti presso il santuario alcuni monaci che seguivano la regola di sant’Agostino. Un evento questo che potrebbe spiegare la venuta degli Agostiniani al santuario, nel 1584, e la costruzione, per opera loro, di camere per ospitare pellegrini durante la notte e di un loggiato intorno al sagrato per dare loro modo di ripararsi dal sole e dalla pioggia.

Ma c’è di più: il vescovo Gargallo, nel 1587, ordinò proprio agli Agostiniani, custodi del santuario, di ridipingere l’immagine della Vergine, che col tempo aveva perso la vivacità dei colori.

Tuttavia, nel 1600, il villaggio fu abbandonato dai suoi abitanti a causa delle continue incursioni dei pirati musulmani; la parrocchia fu soppressa, mentre la Grotta della Madonna continuò a essere frequentata e ornata di ex-voto.

Nel 1614 il santuario subì gravissimi danni durante l’incursione di sessanta navi corsare, ma i devoti provvidero al restauro e coprirono l’immagine della Vergine con una lastra d’argento, lasciando visibili solo i volti della Madre e del Figlio.

Nel 1719, in ringraziamento del dono della pioggia dopo un lungo periodo di siccità, fu eretto un arco trionfale all’ingresso del sagrato e in alto fu apposta la scritta in maltese ed in latino: «In te sperarono i nostri padri; sperarono e tu li liberasti».

Durante il secolo scorso il santuario fu ampliato e arricchito di un altare di marmo, mentre l’antica immagine fu riportata all’aspetto originario e incoronata il 24 settembre 1899. In questi ultimi anni la devozione si è andata sempre più sviluppando e intensificando, anche in considerazione del fatto che l’antico santuario (detto della Madonna di San Luca) sta probabilmente all’origine della riconquista cristiana dell’isola, in seguito alla cacciata degli Arabi ad opera di Federico II.
  

   Cartina topo-geografica dei Santuari di Malta