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N. 5 maggio 2007
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Amici lettori La devozione dei "sette dolori della Vergine Maria" . Giuseppe – Reggio Calabria ** Caro Giuseppe, la devozione che tu segnali, peraltro ancora largamente diffusa, è particolarmente cara all’ordine dei Servi di Maria. A loro infatti si deve questa forma di preghiera per alcuni aspetti molto simile al rosario. Essi hanno una particolare spiritualità mariana legata principalmente a Maria Addolorata, che celebrano come patrona principale del loro ordine religioso (il loro abito è completamente nero, come generalmente viene rappresentata l’Addolorata). In tutti i loro santuari è presente una cappella raffigurante la Vergine Maria con sette spade conficcate nel cuore. L’origine di questa devozione nasce proprio dalla meditazione dei sette dolori che trafissero il cuore immacolato di Maria durante la sua vita terrena. La corona è così composta: meditazione di un dolore, recita di un Padre nostro, di sette Ave Maria e un Gloria. I sette dolori sono: 1) Il profeta Simeone annuncia a Maria che una spada di dolore le trapasserà l’anima; 2) la fuga in Egitto; 3) lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme; 4) Maria incontra Gesù carico della Croce; 5) la morte di Gesù; 6) Maria abbraccia il corpo di Cristo morto; 7) la deposizione di Gesù nel sepolcro. Come ogni devozione mariana, anche questa è valida ed efficace in quanto strettamente legata alla contemplazione dei misteri della vita di Cristo, in questo caso quello della sua passione e morte. Certamente l’affidamento di noi stessi alla Madre di Cristo, qui venerata quale Addolorata, è una via privilegiata e più sicura per raggiungere questa meta spirituale, specialmente se riconosciamo che i nostri peccati possono ancor oggi costituire una sorta di "ottavo" dolore per la Vergine santa.
L’origine delle tre Ave Maria
Amelia – La Spezia ** Cara Amelia, la pratica cui fai riferimento è ancora molto diffusa. La si fa risalire a santa Matilde di Hackeborn, monaca benedettina nata nel 1240, la quale, pensando con timore alla sua morte, pregava la Madonna di assisterla in quel momento. Le parve allora di udire una risposta assai consolante: «Si, farò quello che tu domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno tre Ave Maria: la prima per ringraziare l’Eterno Padre per avermi resa onnipotente in cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i santi e di tutti gli angeli; la terza per onorare la Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più misericordiosa». Questa pratica diventò universale quando il papa Leone XIII concesse indulgenze e prescrisse che il celebrante recitasse con il popolo le tre Ave Maria dopo la messa. Questa prescrizione durò fino al Concilio Vaticano II. Molti furono i santi che ne propagarono la diffusione come sant’Alfonso Maria de’ Liguori e san Gerardo della Maiella. San Giovanni Bosco la raccomandava vivamente ai suoi giovani e anche san Pio da Pietrelcina ne fu uno zelante propagatore. Per approfondire l’argomento ti consiglio il libro Una chiave
del paradiso. Le tre "Ave Maria" di Giuseppe
Pasquali, edito da San Paolo (euro 7,23). La Madre di Cristo nel tempo pasquale parroco ** Nei cinquanta giorni che vanno da Pasqua a Pentecoste, detti "dell’alleluia", la Chiesa celebra nel mistero pasquale di Cristo anche la costante presenza della Madre che si rallegra per la risurrezione del Figlio e condivide con la comunità apostolica l’attesa del dono dello Spirito. Dal Messale mariano (1987), consigliamo il formulario XV, intitolato "Maria nella Risurrezione del Signore", nel quale la Vergine è esaltata come la "Città di Dio" in cui abita la giustizia. Maria è davvero la figura della Chiesa in pienezza, la città santa nelle cui mura abita la gioia senza fine. Il Direttore |
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