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N. 5 maggio 2007
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Uno
scrittore e un libro Messori e Ipotesi su
Maria Una presenza nella storia, quella di Maria,
che non è mai venuta meno: proprio lei, la «Porta del Cielo», si
china sugli uomini per additare il pozzo di Giacobbe dove incontrare
Colui che dà l’acqua della vita eterna. Se Dio è potuto entrare nella storia, ciò è avvenuto grazie al sì di Maria. Se il Dio fatto uomo Gesù redime il peccato originale, è la donna Maria che, attraverso i secoli, amando, si china sugli uomini ancora incerti su questa terra per additare il pozzo di Giacobbe dove incontrare Colui che dà l’acqua della vita eterna. C’è un legame profondo tra la Madonna e la storia. Lo riscontra Vittorio Messori nel suo recente volume Ipotesi su Maria (Ares, pp. 544, euro 18): negli snodi più delicati, anche tragici, del tempo, la Madre di Dio si fa presente. Tutto è incominciato sotto la croce, quando il Figlio morente le ha chiesto di farsi carico con Giovanni dell’umanità dispersa: al Golgota, l’umile Maria di Nazaret, che aveva attraversato in disparte, discreta, le pagine del Vangelo, inizia la "sua" vita pubblica: amorevole perché madre, presente nelle avversità, faro sicuro verso suo Figlio, Colui che salva. Anche dopo il suo compimento terreno nell’assunzione, ella rimane guida certa con le sue apparizioni, e sempre ritorna quando i tempi richiedono un richiamo alla fede.
Al cronista rigoroso, qual è Messori, non sfuggono date, situazioni, coincidenze apparenti, a incominciare dal 1830, l’inizio dei tempi moderni, fissato nel primo viaggio in treno in un’Europa che vede tramontare l’antico ordine monarchico teocentrico: a Parigi, la Vergine, facendo visita a suor Caterina in Rue de Bac, mostra la medaglia miracolosa che nello scudo ogivale assomma le principali verità di fede e chiede di difenderle. E così via da La Salette a Beauring, a Lourdes, tanto strettamente collegata a Banneaux, Fatima, fermandosi sulla soglia di Medjugorje e di Civitavecchia che ancora attendono il pronunciamento definitivo della Chiesa, l’autore ricostruisce in cinquanta capitoli inesauribili i pezzi di un unico ritratto. E qualche volta pare anche a noi di cogliere il volto pieno di grazia della Regina della storia che, aprendosi a Dio, si è fatta ponte di ciò che sta oltre; di colei che, preoccupandosi di noi, rimane e ritorna dando traccia del mistero, spalancando braccia aperte sul mondo come Ianua Caeli, Porta del cielo. Con Vittorio Messori ricordiamo le parole di John Henry Newman, il grande teologo anglicano che bussò alle porte della Chiesa di Pio IX e divenne poi cardinale. A trattenere a lungo Newman dal gran passo fu anche, se non soprattutto, proprio quella che le comunità nate dalla Riforma chiamano "mariolatria". Ma, da buon inglese empirico, fu proprio l’esperienza che fece riflettere il teologo anglicano: «Se diamo uno sguardo all’Europa, troveremo che hanno smesso di adorare il suo Divin Figlio, per passare a un banale umanesimo, non i popoli che si sono distinti per la devozione a Maria, ma proprio quelli che hanno rifiutato una tale devozione. Si è estinto lo zelo per la gloria del Figlio là dove questo non era più congiunto all’ardore per l’esaltazione della Madre. I cattolici, ingiustamente accusati di adorare una creatura invece del Creatore, lo adorano ancora. Mentre i loro accusatori, che avevano preteso di adorare Dio con maggior purezza e fedeltà alla Scrittura, hanno cessato di adorarlo». Riccardo Caniato
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