Madre di Dio

 

 

N. 5 maggio 2007

  Maria nell'arte miniata - 5

  Un’esperienza intensa del Risorto, con Maria

Amici lettori

Che cos’è la bellezza?
    
Stefano De Fiores

Alle nozze di Cana Gesù mostra la sua gloria
    
George Gharib

L’Assunzione di Maria al cielo
    
Bruno Simonetto

Il valore autentico del rosario
    Giuseppe Daminelli

Fatima: Maria coinvolta nella storia
  
 Domenico Marcucci

L’anima mariana dell’apostolato
    
Alberto Rum

Messori e Ipotesi su Maria
    
a cura di Riccardo Caniato

La prima missione di Gesù per mezzo di Maria
    
Sergio Gaspari

Maria, Madre-vergine
    Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Seguimi: una comunione di persone
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Don Giacomo Alberione

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 5 maggio 2007 - Copertina

 

 

 Celebrando il Signore lodiamo Maria

 
di SERGIO GASPARI

La prima missione
di Gesù per mezzo di Maria

   

La Visitazione si presenta come l’inizio dei viaggi missionari di Gesù, per mezzo della Madre. Questo evento, in cui Maria appare come l’arca della nuova alleanza che porta in sé il Figlio di Dio, rivela un denso mistero di salvezza.
  

Quando ci si accosta al mistero della visita di Maria in Giudea alla parente Elisabetta e alla famiglia di Zaccaria, molti temi si affollano nella mente: ne emergono talmente tanti che, se non collegati subito tra di loro, si rischia di dimenticarne il nucleo, cioè la prima missione di Gesù per mezzo di Maria.

In genere l’evento della Visitazione è visto come immagine della Chiesa in preghiera (il canto del Magnificat) e nell’esercizio della carità (servizio della Vergine nei confronti di Elisabetta). Maria vi appare come la Donna delle visite: colei che visita le nostre famiglie e città; la Donna del primo passo verso Elisabetta, immagine quindi della diaconia ecclesiale; il servizio fraterno e l’impegno sociale verso i poveri, che scaturisce dalla lettura profetica della storia, ispirata al Magnificat; il mondo che attende la visita della Madre, primo "tabernacolo" della storia umana; la fiducia unica di Dio in due donne: Maria ed Elisabetta; il 31 maggio, chiusura anche del mese mariano, felice coincidenza della liturgia con la pietà popolare...

Noi prenderemo in considerazione: 1) la dimensione storico-salvifica della Visitazione; 2) la celebrazione di un evento di salvezza; 3) l’inizio del culto mariano; 4) la preghiera alla Madre del Signore.

Madonna del Magnificat di Bernardo Daddi (1290-1348).
Madonna del Magnificat di Bernardo Daddi (1290-1348).

La dimensione storico-salvifica

Se collocata nel contesto della storia salvifica (Vangelo: Lc 1,39-56) e nella celebrazione della Chiesa (preghiere della messa e liturgia delle ore), la Visitazione si presenta come l’inizio dei viaggi missionari di Gesù, per mezzo della Madre. Questo evento, in cui Maria appare come l’arca della nuova alleanza che porta in sé il Figlio di Dio, rivela un denso mistero di salvezza. L’avvenuta incarnazione del Verbo già produce i suoi effetti benefici: notiamo la professione di fede e la preghiera di lode di Elisabetta, l’effusione dello Spirito quale Pentecoste iniziale, la gioia messianica e la santificazione di Giovanni Battista, non ultimo: la cooperazione di Maria all’opera di salvezza.

L’intera pericope evangelica illustra il ruolo di mediatrice della Madre di Gesù. Tramite la sua missione "apostolica", che consiste nel dono del Figlio salvatore e del suo Spirito santificatore, la famiglia di Zaccaria è visitata dal Signore, e resa partecipe del mistero della salvezza. Con Maria, la prima "evangelista" e madre della fede, ha inizio la fede sulla terra.

Celebrazione di un evento di salvezza

La festa della Visitazione si riferisce – osserva Paolo VI – a «quelle celebrazioni che commemorano eventi salvifici, in cui la Vergine fu strettamente associata al Figlio» (Marialis Cultus 7). Più direttamente, indica la memoria evangelica «in cui la liturgia ricorda la beata Vergine Maria, che porta in grembo il Figlio e che si reca da Elisabetta per porgerle l’aiuto della sua carità e per proclamare la misericordia di Dio salvatore» (ivi). Infatti l’antifona di ingresso della messa, dal Salmo 65,15, letta in chiave mariana, proclama che, come un giorno Maria evangelizzò Elisabetta con la sua visita, così ora ella evangelizza la Chiesa in preghiera. Mentre l’orazione dopo la comunione chiede che, come Giovanni sperimentò la presenza nascosta di Cristo portato dalla Vergine, così il popolo esultante ora riconosca nel sacramento la presenza viva del suo Signore.

Nella Visitazione – specifica la Collectio Missarum de Beata Maria Virgine – è adombrato il mistero di Dio che «ha visitato e redento il suo popolo», e insieme il mistero della Chiesa che «sostenuta dai [...] sacramenti» porta «sulle strade del mondo» l’annuncio che Cristo è «il Salvatore di tutte le genti» (n. 3). Memoria quindi che celebra un evento di grazia, contraddistinto da un forte carattere cultuale e liturgico; va celebrata con una sua festa tipica, poiché la Chiesa è chiamata a fare memoria di tutti gli eventi storico-salvifici narrati dai Vangeli. Forse proprio per questo, oltre che per una sua personale devozione, Lutero in tutta la sua vita celebrò con fervore la festa della Visitazione.

Visitazione in una miniatura fiamminga (XV secolo; Napoli, Biblioteca nazionale).
Visitazione in una miniatura fiamminga (XV secolo; Napoli, Biblioteca nazionale).

Il cambiamento stesso della data, spostata dal 2 luglio al 31 maggio, e voluta dalla riforma del Calendario Romano del 1969, «ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo dei misteri del Figlio» (Marialis Cultus 2), senza offuscare i tempi forti dell’anno liturgico.

L’attuale collocazione – alla conclusione del tempo pasquale-pentecostale e l’inizio del tempo ordinario – mostra meglio la presenza della Madre all’inizio della missione di Cristo e della Chiesa. L’Oriente bizantino non celebra la Visitazione come festa a sé stante. Si sostiene che in Oriente la recita quotidiana del Magnificat (anche se non ovunque), cantato nell’Ufficio del mattino (Orthros), sostituisce la festa propria della Chiesa di Roma. Ma va notato che nel concilio di Firenze (1438-45) la festa della Visitazione di Roma fu accolta dai patriarchi della Chiesa sira, maronita e copta, che la celebrano ancor oggi.

Ricordiamo pure che questa festa occidentale, sorta tardivamente, non prima del secolo XIII, ha avuto uno scopo ben preciso. Fu voluta inizialmente dal vescovo di Praga Giovanni Jenstein (morto nel 1396), che la introdusse nel 1386 nella propria diocesi. Ma non va dimenticato che otto anni prima si era consumato lo scisma d’Occidente che vide la cristianità dividersi tra il papa Urbano VI e l’antipapa avignonese Clemente VII. Urbano VI nel 1389 istituiva la festa per tutta la Chiesa, con lo scopo di impetrare dalla Vergine la fine del grande scisma, sebbene poi la morte gli impedì di realizzare il suo disegno. Ma il suo successore Bonifacio IX, il 9 novembre 1390 emanò la bolla ufficiale di promulgazione della festa che, con il concilio di Basilea del 1441, gradualmente si diffuse in tutta la Chiesa.

Visitazione, affresco del XIV secolo, Solaro (Mi).
Visitazione, affresco del XIV secolo, Solaro (Mi).

Inizio del culto mariano

Il Magnificat cantato della Vergine contiene una profezia: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Nell’esclamazione: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43), Elisabetta aveva già riconosciuto la dignità regale del Figlio di Maria (cf Lc 1,32; Sal 109,1) e aveva benedetto la Vergine come Madre del Signore. Tutte le genti nei secoli cantano a lei, alba luminosa della salvezza. Per questo, da una parte, il culto mariano è «elemento intrinseco del culto cristiano» (Marialis Cultus 56; Catechismo della Chiesa Cattolica 971), e la celebrazione del Signore non sarebbe integra, piena, se non facesse memoria contemporaneamente della Madre «congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo» (Sacrosanctum Concilium 103).

D’altro canto, Paolo VI, con illuminata e profonda intuizione, rivolgendosi ai rettori dei santuari d’Italia nel 1976, rilevava un orientamento spontaneo del popolo cristiano verso la Vergine: «Quanta gente, vediamo, non è molto religiosa, ma alla Madonna, a quella sì, curva il capo ed esprime una preghiera che altrimenti non sarebbe mai uscita dal cuore ed arrivata alle labbra».

L’esclamazione di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42) continua sulle labbra oranti dei credenti. Queste parole, intrecciate con quelle pronunciate dall’angelo Gabriele all’Annunciazione: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno dato origine al nucleo fondamentale della più celebre preghiera mariana della Chiesa, l’Ave Maria.

L’inno del Magnificat – che da venti secoli risuona intatto nella Chiesa, e che «unisce già i cristiani al di là delle loro divisioni storiche» (Giovanni Paolo II, udienza generale del 21 marzo 2001) – «dovrebbe essere ben imparato e ritenuto da tutti» – affermava Martin Lutero – perché in esso Maria «ci insegna come dobbiamo amare e lodare Dio».

Israele ha insegnato al mondo a pregare. Infatti il pio israelita è spirito salmodiante, e la Chiesa, dal Magnificat della Figlia di Sion, apprende la lode salmica e la preghiera di ringraziamento.

Sergio Gaspari