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N. 6 giugno 2007
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Miniature
per il 75° di "Madre di Dio"
Il
miracolo de La moltiplicazione dei pani e l’Apocalisse di San
Giovanni a Patmos sono i soggetti che presentiamo nel mese di giugno
in cui si celebrano il Corpus Domini e, nel giorno dei Santi Pietro
e Paolo, la festa della Chiesa. La moltiplicazione dei pani «Io sono il pane che dà la vita, venuto dal Cielo» (Gv 6, 51). La miniatura della moltiplicazione dei pani della 1ª di copertina, riprodotta qui accanto, è tratta dal folio 168 verso de "Le ore dell’anno liturgico" della straordinaria raccolta medioevale Les Très Riches Heures del Duca di Berry. Illustra la pagina di Vangelo segnata dall’interpretazione eucaristica del cap. 6 del vangelo di Giovanni, dove Gesù dichiara di essere «il pane che dà la vita, venuto dal Cielo" (Gv 6, 51). L’abbiamo scelta come 1ª di copertina di giugno poiché il 10 di tale mese si celebra la festa del Corpus Domini. La benedizione di Gesù sui pani e i pesci è evidenziata nell’illustrazione, che mette l’accento sulla scena dei discepoli che glieli presentano inginocchiati, tra l’attesa stupita delle due ali di folla che fanno da corona. Pure il margine della pagina è di una bellezza eccezionale, con le sue chiocciole rampanti sulla cornice tra i fiori. Gli autori, i fratelli Limbourg, non hanno inserito le chiocciole solo in questa pagina; di fatto le troviamo tanto nella Visitazione della Vergine quanto nelle foglie di acanto, sul margine dell’Annunciazione e della raccolta delle Belles Heures, mescolate ai cigni e agli orsi.
Il motivo è che la chiocciola è simbolo di risurrezione; tant’è vero che, in una comunicazione alla Società degli Antiquari di Francia, il dottor Dolfuss avvicinava la presenza delle lumache di questa pagina alla miniatura della Risurrezione di Lazzaro sul recto del folio. La risurrezione di un morto e la repentina moltiplicazione dei pani sono entrambi miracoli eccezionali, come appare miracolosa l’uscita della chiocciola dal suo guscio quando, in primavera, fora l’opercolo che la protegge durante la cattiva stagione invernale per rivedere la luce. Leggiamo nel vangelo di Giovanni il miracolo della moltiplicazione dei pani e la successiva "catechesi" che ne fa Gesù, spiegando come egli continuerà ad essere presente nella storia degli uomini, nelle nostre comunità, per l’estensione dei secoli. Dice Gesù: «Io sono il pane della vita» (Gv 6, 35); e il significato di queste parole lo dobbiamo cercare, osserva Gianfranco Ravasi, nel linguaggio giovanneo, secondo il quale "pane di vita", "che dà la vita", è innanzitutto la Parola di Dio, la rivelazione. Poi, ancora:«Questo è il pane disceso dal cielo» (Gv 6, 50). E lo sbocco terminale del discorso di Gesù è la vita eterna, è l’essere trasformati in Dio. Ma in che senso è eucaristico il contesto del miracolo della moltiplicazione dei pani? Nella parte terminale del discorso Gesù esplicita il concetto parlando del suo corpo, anzi della sua "carne", intesa nel significato semitico: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 51). Sicché, «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue – dice Gesù – ha la vita eterna» (Gv 6, 54). Questa è sempre stata, fin dalle origini, la fede della Chiesa nella Parola di Dio e nel mistero dell’Eucaristia.
San Giovanni a Patmos «Io sono Giovanni, vostro fratello in Cristo» (Ap 1, 9). La miniatura della 4ª di copertina (riprodotta qui sopra) è tratta dai folii 17-19 (verso), che appartengono alla prima parte del "Libro d’Ore" (sempre della raccolta medioevale Les Très Riches Heures del Duca di Berry), che illustra pericopi dei Vangeli. Il soggetto è San Giovanni a Patmos, dove è stato esiliato dall’imperatore Domiziano. La scelta di tale miniatura per la 4ª di copertina è in onore del rapporto filiale-materno tra Giovanni e la Madre del Signore (sempre che l’autore dell’Apocalisse, che la miniatura illustra, sia da identificare con l’evangelista Giovanni). La piccola imbarcazione che lo ha portato nell’isola deserta riparte; e l’evangelista, in ginocchio, ascolta il suono di tre trombe, secondo il versetto dell’Apocalisse: «Udii dietro di me una voce potente, come di tromba…» (Ap 1, 10).
L’aquila, emblema dell’evangelista, è accanto a lui e gli reca sul becco il calamaio che permetterà al santo di redigere la sua narrazione sulla vita di Cristo e la sua visione apocalittica. All’orizzonte una grande città, cinta da mura e coronata da torri, simbolizza la Gerusalemme celeste. Sopra le nubi, la visione di Giovanni: il Figlio dell’uomo che tiene nella mano sinistra il libro dai sette sigilli che sarà aperto dall’Agnello che è sulle sue ginocchia. Al centro, intorno al trono, si muovono quattro esseri con sei ali. Ai due lati i dodici seggi sono occupati da ventiquattro vegliardi «avvolti in vesti bianche con corone d’oro sul capo» (Ap 4, 4). Nella parte in basso, sulle tre doppie righe della rubrica, è riportato il testo dell’inizio del vangelo di Giovanni. Della ricchezza teologica dell’Apocalisse riguardo a Cristo (il grande predicatore Jacques Bossuet diceva che la cristologia dell’Apocalisse è la più ricca di tutto il Nuovo Testamento) e alla Chiesa (intesa come totalità liturgica in cui è presente Cristo, ed è vista nella sua dimensione terrestre e celeste), raccogliamo soprattutto il senso della teologia della storia che sfocia nell’escatologia. L’Apocalisse, infatti, ha come sua materia specifica «ciò che deve accadere»: la storia nel suo concreto divenire. E della storia, appunto, essa presenta un’interpretazione religiosa; poiché l’Apocalisse è una profezia nel senso vero del termine: rivela le grandi costanti storiche concrete e ci istruisce su quello che sarà lo svolgimento evolutivo dei grandi periodi della storia. La comunità ecclesiale di ogni tempo potrà quindi prevedere, ascoltando, lo sviluppo di fatto della storia e trarre così ispirazione per comprenderla alla luce dell’insegnamento dello Spirito. In ogni caso, questo libro segna il cammino della Chiesa, quello della prova; essa non deve cercare una dimora stabile sulla terra, ma attendere la gloria della nuova Gerusalemme, il compimento dell’alleanza, la venuta del Cristo. L’Apocalisse, trattando del tempo dei martiri agli inizi della Chiesa, addita così il premio della fedeltà a Cristo fino al martirio, ricordando quanto sia impegnata la vita umana che rimane sempre sotto il giudizio di Dio e insegnando a cantare la grandezza di Dio e la vicinanza del Signore Gesù. Bruno Simonetto |
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