Madre di Dio

 

N. 6 giugno 2007

  Maria nell'arte miniata - 6

  Maria donna "feriale"

Amici lettori

Dio bellezza infinita
    
Stefano De Fiores

Il primo santuario in onore della Madonna
    
George Gharib

L’Assunzione di Maria al cielo
    
Bruno Simonetto

Maria, una presenza nello spazio interiore
    Giuseppe Daminelli

Anche i santuari fanno storia
  
 Domenico Marcucci

Insegnaci a pregare
    
Alberto Rum

I Santuari mariani d’Italia
    
Vincenzo Vitale

Maria garante della fede nel tempo ordinario
    
Sergio Gaspari

Maria, Madre-vergine
    Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Il Vangelo sine glossa in compagnia dell’Immacolata
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Giancarlo Rocca

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 6 giugno 2007 - Copertina

 Regina del rosario

 
di ALBERTO RUM

Insegnaci a pregare
   

Per entrare nello spirito del rosario occorre calma e riflessione, per guardare alla persona del Salvatore e alla sua opera di salvezza per il mondo attraverso gli occhi e il cuore di Maria.
 

In un recente documento intitolato La formazione dei presbiteri in Italia, pubblicato il 15 novembre 2006, la Cei avverte che «la formazione spirituale costituisce il cuore che unifica e vivifica la vita e la formazione dei futuri presbiteri». E aggiunge: «Si favorisca in particolare la devozione mariana, specialmente con la recita del rosario e dell’Angelus».

Penso che tale raccomandazione della Cei per la formazione dei presbiteri valga per tutti i cristiani, sacerdoti e laici. Ce ne dà ragione la Marialis cultus di Paolo VI, offrendo indicazioni pastorali su due pii esercizi molto diffusi in Occidente: l’Angelus e il rosario.

Uno sguardo contemplativo

Nell’Introduzione alla preghiera, Romano Guardini osserva che la corona del rosario suppone una fede viva ed esige un addestramento. Occorre imparare l’arte di questa preghiera. Bisogna saper costruirsi una zona di silenzio dentro e intorno a sé.

Il rosario è preghiera che richiede lentezza e riflessione. «Se non c’è tempo di dirlo tutto basta recitarne una parte; meglio poco e bene che tutto e male». Avvertimento, questo, che già san Luigi Maria da Montfort faceva nel suo Segreto ammirabile del santo rosario: «Una sola Ave Maria detta bene è più meritoria di centocinquanta dette male».

Preghiera del rosario durante il viaggio di Giovanni Paolo II in Polonia nel giugno 1997.
Preghiera del rosario durante il viaggio di Giovanni Paolo II in Polonia nel giugno 1997.

«Il rosario consiste nel considerare la persona e la vita del Signore attraverso la vita della sua Madre. Vi si contemplano quindici avvenimenti della vita del Signore, non in se stessi, bensì con i sentimenti di Colei che, fra tutti, gli fu più vicina. Non ci si accontenta di riflettervi sopra, ma ci si abbandona all’onda delle parole continuamente ripetute dell’Ave Maria».

Questa interferenza dei misteri e della presenza della Santa Vergine costituisce la forma propria della preghiera del rosario. A tanto, dicevamo, occorre indubbiamente un addestramento. «Per chi se l’è reso familiare», osserva Romano Guardini, «il rosario è un ritiro silenzioso dove andare in cerca di pace; un santuario dalle porte a lui sempre aperte, che egli può varcare per sbarazzarsi di tutto ciò che lo preoccupa».

«Metterci gli occhiali di Maria per vedere meglio il Cristo»

Di qui l’importanza di un elemento essenziale del rosario: la contemplazione. «Senza di essa», avverte la Marialis cultus di Paolo VI, «il rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule, e di contraddire all’ammonimento di Gesù (Mt 6,7). Per sua natura la recita del rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze» (MC 47).

Queste felici espressioni di Paolo VI, echeggianti quelle sopra citate di Guardini, più tardi saranno riprese da Hans Urs von Balthasar. Nelle apparizioni mariane della storia recente – egli dice – ha assunto importanza notevole il rosario; è stato come se Maria volesse far scivolare tra le dita insieme con gli oranti. Perché questo? Forse perché si debba preferire di pregare lei e non Cristo o il Padre? Al contrario, perché si guardi ai misteri della vita di Gesù, e quindi ai misteri della salvezza trinitaria, dalle prospettive di lei, dalla sua memoria.

«I nostri occhi», continua von Balthasar, «sono torbidi e cupi; noi dobbiamo, ci si perdoni l’immagine, metterci gli occhiali di Maria per vedere meglio». E porta questo paragone: «Nel secondo mistero doloroso noi diciamo: "Gesù che è stato flagellato per noi". Ebbene, il senso di queste parole ci colpisce assai di più se noi indoviniamo l’effetto di questi flagelli sullo spirito e il cuore di Maria. Non si tratta di un po’ di compassione; le lamentose figlie di Gerusalemme lungo la strada della croce vengono allontanate. Ma la madre continua incognita e velata insieme col Figlio, nella massima forza e insieme debolezza, il suo cuore è il vero sudario della leggendaria Veronica. Ciò che Cristo, ciò che Dio è per lei diviene il modello di ciò che doveva essere per noi, e questo riesce se in semplicità cerchiamo di guardare attraverso di lei ai misteri della salvezza».

Il rosario è, dunque, una preghiera dal carattere proprio di contemplazione cristologica. Vi si contemplano, con gli occhi e il cuore di Maria, la persona del Salvatore e l’opera da lui compiuta per la salvezza del mondo.

Alberto Rum