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N. 6 giugno 2007
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Uno
scrittore e un libro I Santuari mariani d’Italia Il nuovo volume di don Bruno Simonetto
rivisita la presenza mariana in Italia attraverso i santuari a lei
dedicati. Esce finalmente, a colmare un vuoto editoriale un po’ sorprendente, il volume Santuari mariani d’Italia (San Paolo, pp. 126, euro 11) di don Bruno Simonetto, sacerdote paolino noto ai nostri lettori come ex direttore di Madre di Dio e già autore di altre pubblicazioni mariane. Abbiamo detto "vuoto editoriale": esisteva infatti un volume di don Domenico Marcucci, anch’esso intitolato Santuari mariani d’Italia. Storia - fede - arte, sempre per la San Paolo, del 1987, mai più aggiornato. Sono attualmente in circolazione vari libri sui santuari, ma per lo più si limitano a una regione o a una zona, oppure hanno carattere più di guida turistica che religiosa.
Il volume di don Simonetto, raccogliendo gli inserti sui santuari apparsi "a puntate" sulla nostra rivista, presenta invece, regione per regione, in modo essenziale ma documentato, i principali santuari mariani d’Italia (che, secondo l’Annuario Cattolico, sono ben 1950): dapprima il santuario ritenuto più "rappresentativo", seguito da altri di un certo rilievo. Note sulla storia, sulla devozione e sull’arte presente nei vari santuari arricchiscono l’agile presentazione, nonché un apparato fotografico veramente ricco e cartine geo-topografiche che aiutano a situare i santuari nelle varie regioni. Ogni santuario viene presentato a partire dal fatto miracoloso che gli ha dato origine; viene presentato il titolo specifico con cui la Vergine vi è venerata; vengono presentati gli elementi devozionali e folkloristici significativi. Dunque, idealmente, un pellegrinaggio mariano attraverso le varie regioni d’Italia, che può diventare una "memoria" della ricca presenza di Maria in terra italiana: vicende le più svariate nelle quali la Vergine è intervenuta e testimonianze umane dell’affetto, della devozione sentita e di lunga memoria che lega tanti fedeli alla Madonna. Una ricchezza di fede che forse oggi rischia di essere perduta o ridotta soltanto a folklore, quando invece testimonia ben di più.
Vengono in mente qui le parole di papa Benedetto XVI a un incontro con il clero di Roma lo scorso 22 febbraio: parole riferite alla sua esperienza al santuario del Divino Amore, ma che si possono facilmente estendere a ogni santuario. Diceva il Papa, in risposta a una domanda posta dal rettore del santuario: «Io stesso, quando sono venuto diverse volte nel Santuario antico, ho fatto esperienza di questa pietà secolare. Si sente la presenza della preghiera di generazioni e si tocca quasi con mano la presenza materna della Madonna [...]. Sempre più vediamo che i Santuari sono una fonte di vita e di fede nella Chiesa universale [...]. Nella mia terra ho avuto l’esperienza dei pellegrinaggi a piedi al nostro Santuario di Altötting. È una grande missione popolare. Ci vanno soprattutto i giovani e, pellegrinando a piedi per tre giorni, vivono nell’atmosfera della preghiera, dell’esame di coscienza, quasi riscoprono la loro coscienza cristiana di fede. Questi tre giorni di pellegrinaggio a piedi [...] sono un vero cammino verso la Madonna, verso la famiglia di Dio e poi verso l’Eucaristia. [...]. Vivono di nuovo la realtà eucaristica del Signore che dà se stesso, come la Madonna ha dato la propria carne al Signore, aprendo così la porta all’Incarnazione. La Madonna ha dato la carne per l’Incarnazione e così ha reso possibile l’Eucaristia, nella quale riceviamo la Carne che è il Pane per il mondo». Il Papa sottolineava poi l’«essenziale servizio» reso dal santuario come «luogo di preghiera, di vita sacramentale e di vita di carità realizzata» e parlava delle quattro dimensioni della preghiera, in particolare di quella personale («impariamo da Maria a parlare personalmente con il Signore») e della pietà popolare, che riesce a toccare «anche persone che sono un po’ lontane dalla vita della Chiesa e non hanno grande comprensione della fede»: motivo per cui «si deve solo "illuminare" questi gesti, "purificare" questa tradizione affinché diventi vita attuale della Chiesa». Un vero e proprio "programma di vita" per i santuari, a cui il libro di don Simonetto ha voluto rendere un servizio secondo lo stile paolino. Vincenzo Vitale |
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