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N. 6 giugno 2007
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI Maria
garante della fede nel
tempo ordinario Nel tempo ordinario dell’anno la Vergine
Maria va contemplata come Madre attenta, vigile e premurosa, che dimora
nella casa dei nuovi evangelizzatori quale "stella dell’evangelizzazione". Terminato il periodo di Pasqua con la domenica di Pentecoste, da lunedì 28 maggio, secondo il calendario liturgico, inizia il tempo ordinario. La presenza materna di Maria in questo tempo liturgico come si presenta e in quali modalità si evidenzia? Va subito notato che il cambiamento della data della festa della Visitazione – spostata dalla riforma del calendario romano del 1969, dal 2 luglio al 31 maggio – già illumina più da vicino la figura della Madre «congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo» (Sacrosanctum concilium 103). Difatti «ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo dei misteri del Figlio» (Marialis cultus 2) senza offuscare i tempi forti dell’anno. L’attuale collocazione, poi, della Visitazione – alla conclusione del tempo pasquale-pentecostale e all’inizio del tempo ordinario – mostra meglio la presenza della Madre all’inizio della missione della Chiesa. Se la Vergine nella Visitazione è la prima missionaria verso la casa di Elisabetta e di Zaccaria, di certo ella continua a visitare la Chiesa, le nostre famiglie, le città degli uomini. Ma in questo tempo ordinario dell’anno, la Vergine va contemplata come Madre attenta, vigile e premurosa, che dimora nella casa dei nuovi evangelizzatori quale "Stella dell’evangelizzazione" (Evangelii nuntiandi 82).
La permanenza di tre mesi da Elisabetta evidenzia la continua presenza della Madre nella vita dei credenti. E noi nel tempo di Pasqua l’abbiamo contemplata a Gerusalemme nel cenacolo, tra gli apostoli e i discepoli. Inoltre la teologia insegna che la Visitazione della Vergine agli inizi della salvezza si è prolungata e dilatata nella "visitazione" degli apostoli dopo la Pentecoste, quando non ci fu più un’altra partenza di Maria verso la casa di Zaccaria, bensì la partenza degli apostoli verso tutti i popoli della terra. La Vergine in quel momento era presente per sostenere e accompagnare i nuovi annunciatori con la sua protezione materna e orante. Ora ci chiediamo: dove si evidenzia la presenza di Maria nella Chiesa apostolica? Ella come si manifesta a noi? Come va accolta? Nel cenacolo liturgico della Chiesa celebrante Sul versante della religiosità popolare, talvolta si chiede con indebita curiosità: è vero che la Madonna appare nei santuari? Quali sono "i veri segreti" della Madonna rivelati ai veggenti? La risposta è: Maria sta nella Bibbia, nel Vangelo e dimora nella comunità dei credenti. Quindi la vera Madre del Redentore, quella dei Vangeli, "appare" nell’assemblea che celebra il Signore. La troviamo Madre orante tra i discepoli, «assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane [cena eucaristica] e nelle preghiere» (At 2,42). L’assemblea celebrante, pertanto, è il luogo normale dell’"apparizione" della Vergine. E i suoi "segreti" sono già tutti nel Nuovo Testamento, particolarmente nei Vangeli, e nella tradizione viva della Chiesa. Per questo, già secondo i più antichi Padri della Chiesa, la Vergine, nella comunità che fa memoria dei misteri della salvezza, assolve in pieno e prima di ogni altra una triplice funzione materna: l’essere garante della vera fede, del vero culto e del più autentico comportamento cristiano.
Sede della Sapienza Da secoli, in vari santuari mariani si può leggere in un cartiglio posto sulle mani di Gesù raffigurato in braccio a sua Madre: «In gremio Matris sedet Sapientia Patris», nel grembo della Madre dimora Cristo Sapienza del Padre. Si spiega così il titolo di Maria "Sede della Sapienza", e si comprende la memoria liturgica dei missionari Monfortani dell’8 giugno: "Beata Vergine Maria Sede della Sapienza" (cf Collectio Missarum Beatae Virginis Mariae n.24). I testi biblici ed eucologici di questa festa evidenziano che nel grembo purissimo della Madre Vergine risiede la Sapienza del Padre, fino a mostrarla Madre della Sapienza, Fonte della Sapienza e Dimora della Sapienza. Ecco perché a coloro che sostenevano l’origine celeste della carne di Cristo, sant’Ambrogio di Milano (morto nel 397) replicava decisamente: «La carne di Cristo non discese dal cielo, perché egli l’assunse dalla Vergine». E altrove precisava: «Maria è il ramo; il fiore di Maria è Cristo». Gesù, Sapienza eterna ed incarnata del Padre, va contemplato da Maria, Trono regale, dal quale il Figlio di Dio si mostra agli uomini come icona visibile del Padre invisibile e si rivela quale maestro, sacerdote e sposo. Un altro Padre della Chiesa, Cromazio di Aquileia (morto intorno al 407), acutamente osservava: «Non si può parlare della Chiesa se non vi è presente Maria, la Madre del Signore, con i fratelli di lui» (Marialis cultus 28). E Guglielmo di Bourges, un ebreo del secolo XIII convertito alla fede cristiana, verso il 1235 in un’omelia puntualizzava: «Gli ebrei, gli eretici e i pagani cercano Cristo; però non arrivano a trovarlo, perché non lo cercano nel modo dovuto, cioè "con Maria sua Madre". Non è possibile trovare Dio senza santa Maria».
Vergine sapiente e Maestra di verità Maria nel Vangelo appare come la Vergine sapiente che ha scelto la parte migliore (cf Lc 10,42) e la Maestra di verità, perché è in grado di trasmettere e insegnare ai fedeli gli avvenimenti e le parole di salvezza serbate nel suo cuore (cf Lc 2,19.51). «O Madre sapientissima, e la sola degna di un tale Figlio», esclamava il medievale san Bruno d’Asti (morto nel 1123), «che proprio per questo raccoglieva nel suo cuore tutte queste parole, le conservava per noi e le custodiva nella memoria, perché in seguito, insegnandole e narrandole ella stessa, fossero scritte e venissero predicate in tutto il mondo, annunziate a tutte le genti». Fin dal secolo X, si riteneva che nelle messe in cui si proclamano le "epistole sapienziali" (desunte prevalentemente da Pr 8,22-31 e Sir 24,1-30), la Chiesa, particolarmente quando ode la voce della Sapienza di Dio, sente parlare anche la Vergine Maria. In effetti, secondo la comune opinione di scrittori del Medioevo, la Sapienza di Dio parla, in un certo senso, «in persona Virginis», nella persona della Vergine. Del resto già la Donna sapiente dell’Antico Testamento tiene tre discorsi ai giovani d’Israele in Pr 1,20-33; 8,1-36; 9,1-6. Si spiega perché sant’Atanasio di Alessandria (morto nel 373) e sant’Ambrogio (morto nel 397) nel IV secolo avevano presentato Maria modello di vita per tutti i discepoli: in quanto discepola perfetta del Signore, ella è maestra per tutti noi. Sant’Atanasio diceva: «La Sacra Scrittura che ci fa da maestra e la vita di Maria, la Madre di Dio, sono sufficienti come meta perfetta e norma di vita celeste». E sant’Ambrogio gli faceva eco: «La sua vita (di Maria) è in grado di costituire una norma per tutti» (cf PC 25). E poi aggiungeva: «La vita di Maria basta da sola ad ammaestrare tutti». In questo senso la Vergine sapiente, afferma ancora sant’Ambrogio, va considerata dalla Chiesa «maestra piuttosto che discepola». In sintonia con i cristiani orientali, i cattolici giustamente ritengono che «tutte le volte che nella Chiesa viene instaurato un vero senso della presenza di Maria vi è un rifiorire della vita cristiana» (Carlo M. Martini). Sergio Gaspari |
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