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N. 6 giugno 2007
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Nella
famiglia paolina Storia dei 75 anni della
rivista Mentre in Concilio si discuteva sul famoso
capitolo VIII della Lumen gentium, dedicato a Maria, la rivista
cambiava volto (siamo nel 1964). Il nuovo direttore Giancarlo Rocca l’arricchirà
di rubriche dandole un respiro internazionale. La mia prima collaborazione alla rivista Madre di Dio risale al 1961, quando accettai di curare la rubrica "Il santo del mese", e il mio primo articolo riguardò san Francesco di Sales, il fondatore delle monache della Visitazione. A esso ne seguirono altri (su Luisa de Marillac, Anselmo di Aosta, ecc.), anche se non regolarmente ogni mese; poi nel 1962 cominciai a occuparmi di argomenti di vario interesse, e uno di essi – per me molto accattivante, dato che in quel momento mi trovavo a Roma – toccò le edicole mariane che si trovano numerosissime agli angoli delle strade romane. Il titolo di quell’articolo, pubblicato nell’aprile del 1962, fu "La luce negli angoli". Nel 1963, invece, mi occupai delle feste mariane di ogni mese, mostrandone però non la storia, ma la liturgia, esaminando cioè quali approfondimenti si potessero fare sulla base dei testi che la Chiesa aveva stabilito per la celebrazione della messa. I titoli di questi articoli mi stupiscono ancor oggi. A gennaio, per la festa dello Sposalizio della Vergine, il titolo fu: "Due giovani meravigliosi"; a febbraio, per la festa della Purificazione di Maria: "La prima processione"; a marzo, per l’Annunciazione: "La Messa d’Oro"; ad aprile, per l’Addolorata: "Morì senza morire"; in luglio, per la festa della Visitazione: "Dio è ora con noi"; in agosto, per l’Assunzione, uno "Staremo a bocca aperta" che mi fa restare a bocca aperta ancor oggi. Divenni direttore di fatto (cioè non ufficialmente, senza che il mio nome comparisse nella rivista) di Madre di Dio con il numero di marzo del 1964. Presi ancora a interessarmi più da vicino al mensile, e la prima conseguenza pratica fu che diminuirono gli articoli da me firmati, per lasciare il posto a nuovi collaboratori da me invitati. Mantenni, però, per un certo periodo, la responsabilità delle interviste, la prima delle quali fu quella con il noto mariologo René Laurentin, nel maggio del 1964, intervista nella quale, a proposito del mese di maggio "mariano", Laurentin precisava che esso era tale popolarmente, ma che liturgicamente il mese mariano per eccellenza restava quello di dicembre, in preparazione al Natale.
La rivista cambia volto Assumendo la direzione della rivista, si decise di cambiarne il volto: dalla stampa in offset si passò a quella in rotocalco, e nel primo numero stampato con la nuova veste presentai le idee-guida, che si possono riassumere semplicemente così: fare di Madre di Dio uno specchio di quel che avveniva nel mondo mariano, non solo in Italia ma ovunque, e quindi di informarne i lettori, venendo incontro al loro desiderio di conoscenza e di devozione. Con il cambiamento del volto tipografico della rivista, a marzo del 1964 si ebbe una prima grande novità. Alla rivista, di fatto, venne aggiunto un paginone centrale a colori, con la riproduzione di un’immagine della Madonna. L’idea era di presentare le più belle Madonne dei pittori di quegli anni, cercando di creare un legame con l’arte contemporanea, riandando in questo modo a un desiderio espresso da papa Montini – e la città di Roma, come le sue numerose gallerie d’arte, si prestava ottimamente a questo scopo. Vennero così fatti conoscere molti pittori del tempo (il primo quadro fu una Annunciazione, dai colori vivacissimi, di Gian Luigi Uboldi, un pittore di Como) e le loro Madonne – staccato il foglio centrale della rivista e incorniciatolo – divennero un ornamento nelle case di non pochi abbonati di Madre di Dio. A Uboldi seguirono Trento Longaretti, Domenico Purificato e tanti altri. Particolarmente interessante, almeno per me, per la novità del soggetto, fu la "Madonna del libro", di Ermanno Vanni, un pittore modenese, pubblicata nel numero di maggio del 1964: veniva rappresentata una Madonna tutta raccolta in se stessa, con la Bibbia in mano, e ancor oggi conservo in bella cornice in camera mia una copia di quella stampa. Per venire incontro al desiderio di non pochi lettori, però, alcuni dei quali non trovavano facile capire l’arte contemporanea, decisi poi di pubblicare, sempre nel quadro centrale a colori, una serie di Madonne classiche, alternandole con altre di pittori contemporanei.
Intanto, sempre nell’intento di far conoscere ciò che succedeva nel mondo mariano, arricchii la rubrica "In vetrina", stabilizzandola su tre punti: novità librarie, novità discografiche e novità filateliche, ovviamente riguardanti la Madonna; venne incrementata la rubrica "Panorami" con notizie sui principali avvenimenti mariani nel mondo; venne stabilizzata la rubrica "Le più belle preghiere a Maria", tratte da scrittori di tutti i secoli; e trovava sempre più spazio in ogni numero della rivista un articolo a carattere ecumenico, a cura del padre Salvatore Butler, direttore della lega di preghiere "Pro Unione". Ancora a marzo prendeva il via una serie di articoli dedicati a "Maria nella musica". Quando Karl Rahner scriveva per Madre di Dio Per avvicinare poi i lettori di Madre di Dio ai principali teologi contemporanei che si erano occupati della Madonna, la riflessione mensile (dal titolo "Il biglietto del mese") venne "affidata" a uno di loro, stralciando le loro riflessioni da qualcuno dei loro scritti. Si succedettero così, ogni mese, testi di Joseph Suenens (il primo a iniziare "Il biglietto del mese"), monsignor Pierre-Marie Theas (vescovo di Tarbes e Lourdes), René Laurentin, Karl Rahner, Jean Daniélou e tanti altri. Mi restava sempre il desiderio di conoscere più da vicino chi erano i lettori di Madre di Dio e così nel giugno del 1964 inviai un questionario a 2.000 abbonati, scelti a caso nell’elenco e sparsi in tutta Italia, chiedendo loro che cosa si aspettavano da Madre di Dio e come giudicavano la nuova fisionomia da essa assunta. La maggior parte delle risposte – un certo numero delle quali vennero pubblicate sui numeri successivi – furono di incoraggiamento. Alcuni lettori, però, mi scrissero che la rivista stava forse diventando un po’ "spinta" e motivavano questo appunto, alcuni ricordando l’intervista a Laurentin circa il mese "mariano", liturgicamente molto più ricco in dicembre che a maggio; altri sulla base di un articolo pubblicato nel maggio del 1964 riguardante la "Santa Casa di Loreto", che aveva provocato l’intervento dei Padri Cappuccini che prestavano servizio presso la Santa Casa. Questa diversità di opinioni, però, non mi sembrava avesse scalfito l’interesse e la devozione dei lettori, che continuarono a seguirci.
Il desiderio di far conoscere meglio possibile la storia della presenza mariana nella vita della Chiesa portò Madre di Dio a occuparsi di tante questioni, in particolare di quelle discusse in quegli anni. E quindi la rivista si occupò della proposta avanzata da alcuni di cambiare la statua della Madonna a Lourdes (numero di marzo e aprile del 1964); delle epigrafi paleocristiane che parlano di Maria (aprile 1964); del perché in Italia mancava una discografia mariana, abbondante invece in Francia (numero di settembre del 1964); e del perché al concilio Vaticano Il si era parlato di "Questione mariana", decidendo infine, per maggior chiarezza, di presentare una cronistoria dello schema mariano al Concilio. Questi ultimi articoli, e tanti altri che a esso seguirono, erano opera di professori del Marianum, il centro studi fondato e diretto dall’Ordine dei Servi di Maria. I professori del Marianum portarono alla rivista il notevole loro contributo di conoscenze precise, legate ai lunghi anni di studio, e il primo e più assiduo collaboratore fu Giuseppe Besutti (che iniziò nell’aprile del 1964), cui seguirono Giuseppe Ellero, Mauro Todde, Danilo Sartor, Salvatore Meo, Davide Maria Montagna, e altri ancora. A maggio, forse per la prima volta nella storia della rivista, decisi di fare un numero speciale dedicato a "Maria nella Bibbia", raccogliendo e spiegando i testi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Proseguivano intanto gli articoli dedicati a Maria nell’arte – tema ricchissimo e pressoché inesauribile –, e particolarmente interessanti furono quelli dedicati a "Le Madonne tristi della peste di Milano" (agosto del 1964) e allo spagnolo Francisco de Zurbaràn (settembre 1964). Giancarlo Rocca |
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