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N. 7 luglio 2007
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Uno
scrittore e un libro Apparizioni: una sfida
per la ragione Presentiamo un recente volume di Salvatore
Perrella sulla realtà delle apparizioni, dono di Dio all’umanità ma
anche sfida per una ragione che fa difficoltà a dare spazio a Dio nel
mondo. L'argomento delle apparizioni mariane non manca mai di suscitare dibattiti vivaci, con prese di posizione che vanno da un estremo all’altro. Per questo merita una segnalazione particolare e qualche riflessione il denso volume di Salvatore Perrella Le apparizioni mariane. Dono per la fede e sfida per la ragione (San Paolo 2007, pp. 222, euro 12). L’autore è docente presso la Pontificia facoltà teologica Marianum e ha all’attivo numerosi scritti e studi specifici di mariologia. Perrella affronta il tema delle apparizioni con un approccio molto ricco, ma anzitutto parte da una convinzione di fondo: le apparizioni della Vergine sono una realtà, un fenomeno serio; pongono una particolare sfida per l’uomo postmoderno e secolarizzato, molto restio ad ammettere la possibilità che Dio e le realtà soprannaturali (Maria, i santi, gli angeli) intervengano nella storia degli uomini (cf pp. 93-99 del libro). Il problema allora, anche per il credente che ammette tali fenomeni, è di avere strumenti di comprensioni adeguati per coglierli anche in profondità. Ed è esattamente quanto offre Perrella con questo libro. I primi due capitoli offrono le basi concettuali per avvicinare il fenomeno delle apparizioni: il fondamento biblico (le manifestazioni di Dio agli uomini o "teofanie") e il fondamento teologico (l’assunzione in cielo di Maria: già associata alla risurrezione di Cristo, Maria come madre e sorella interviene per gli uomini dimentichi di Dio o in difficoltà).
Ma il capitolo centrale del libro è il terzo: "Le apparizioni: natura, teologia, finalità" (pp. 63-136). Entriamo qui in quell’"esigenza critica" (p. 98, che è diversa dallo "spirito critico", polemico e infecondo) più volte richiamata dall’autore, che di fronte agli estremi opposti dell’incredulità scettica e della credulità irragionevole, propone l’atteggiamento «conciliativo, percorso dalla prudenza, dalla docilità e dalla disponibilità dinanzi al sempre possibile manifestarsi del Trascendente», cioè di Dio (p. 115) . Innanzitutto si chiarisce la differenza tra "visione" e "apparizione", tra Rivelazione pubblica (Bibbia) e rivelazione privata ( sarebbe meglio parlare di "visioni profetiche" o di "carisma profetico", vedi pp. 76-84). In questo contesto le rivelazioni sono viste come «un aiuto soprannaturale affinché singolo e popolo credente rispondano alla domanda sul come testimoniare congruamente l’alleanza e la fede nel Dio di Gesù Cristo» (p. 75). L’autore fa poi un’esposizione breve ma esauriente dei criteri che hanno guidato la Chiesa nel discernimento delle apparizioni, a partire dal Concilio Lateranense V (1512-17, cf pp. 76-92 e 99-115). Si comprende così la grande prudenza della Chiesa nel riconoscere l’autenticità delle apparizioni, in base a un’esperienza collaudata. Un’attenzione particolare è data alla difficoltà dell’uomo postmoderno di credere alle apparizioni e in genere di fronte alla possibilità che Dio si manifesti nelle vicende umane (pp. 92-99). Segue poi un tentativo di rispondere alla domanda essenziale: qual è lo scopo delle apparizioni mariane (pp. 115-127)? In breve, le apparizioni portano un «messaggio che si propone di rendere nuovamente attuale la buona novella del Vangelo, resa inoperante dalla tiepidezza del popolo di Dio, e di promuovere una spiritualità e una forma di azione pastorale particolari. È il messaggio di conversione indirizzato alla comunità a caratterizzare l’apparizione e a differenziarla dalla visione» (p. 124). Insomma, «la finalità delle apparizioni della Madre di Gesù nella nostra storia è quella di condurci al suo Figlio nel dono dello Spirito al Padre» (p. 186) e «con le apparizioni, come uno dei suoi modi di comunicazione, Iddio vuole mostrarci la sua misericordia» (p. 189), che ci viene incontro attraverso il segno materno del Dio-Amore che è Maria (p. 190). Certamente il libro di Perrella è squisitamente teologico, ma di lettura abbastanza scorrevole; offre molte riflessioni a qualunque credente per orientarsi in modo equilibrato e aperto sulla realtà delle apparizioni e anche motivi per saper «dare ragione della speranza» che è in noi, come chiede la prima Lettera di Pietro (3,15). Vincenzo Vitale |
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