Madre di Dio

 

 

N. 7 luglio 2007

  Maria nell'arte miniata - 7

  Maria una presenza per ogni tempo

Amici lettori

Fatima nella mariologia del XX secolo
    
Stefano De Fiores

La Dormizione di Maria
    
George Gharib

Consacrazione a Cristo per mezzo di Maria
    Giuseppe Daminelli

Anticipatore lontano dei misteri della luce
  
 Anthony Cilia

La "donna" Maria tra gnosi e femminismo
    
Bruno Simonetto

Maestra di vita cristiana
    
Alberto Rum

Apparizioni: una sfida per la ragione
    
Vincenzo Vitale

Beata Vergine Maria del monte Carmelo
    
Sergio Gaspari

Maria e la passione e morte del Figlio
    Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Dentro la folla portando Dio nel cuore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Giancarlo Rocca

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 7 luglio 2007 - Copertina

 

 

 Celebrando il Signore lodiamo Maria

 
di SERGIO GASPARI

Beata Vergine Maria del monte Carmelo
   

La memoria della Beata Vergine Maria del monte Carmelo è una festa dell’ordine dei Carmelitani, che fanno risalire la loro origine a un gruppo di eremiti sul monte Carmelo, in Palestina, e la cui Regolafu approvata dalla Chiesa nel XIII secolo.
  

Secondo un’antica tradizione, il generale dell’ordine carmelitano Simone Stock (11651265), il 16 luglio del 1251, ebbe una visione della Madre di Dio che gli avrebbe consegnato uno scapolare. Questo giorno fu scelto come data per una festa mariana dell’ordine, introdotta tra il 1376 e il 1386, ed estesa poi a tutta la Chiesa da Benedetto XIII nel 1726.

Se nel Codice delle Rubriche del 1960 questa festa fu ridotta a semplice commemorazione, nel Calendario Romano del 1969 è stata ripristinata quale memoria facoltativa, perché – sostiene Paolo VI – è una delle feste che, «celebrate originariamente da particolari famiglie religiose [...], oggi, per la diffusione raggiunta, possono dirsi veramente ecclesiali» (Marialis cultus 8).

La memoria ricorda principalmente tre fatti: 

  1. il culto di Maria sul monte Carmelo; 
  2. la spiritualità mariana dell’ordine; 
  3. il dono dello scapolare.

Il Khirbet Oren, sito che si trova al centro del monte e dà sulla valle dell'Oren.
Il Khirbet Oren, sito che si trova al centro del monte e dà sulla valle dell’Oren
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Il culto di Maria sul monte Carmelo

Per la Bibbia il monte Carmelo richiama le epiche battaglie sostenute dal profeta Elia (IX secolo a.C.) per la difesa della fede d’Israele (cf 1 Re 1721; 2 Re 12). È considerato il monte della rinnovazione dell’alleanza e degli interventi di Dio per mezzo del profeta. Verrà visto come il monte del culto dell’unico Dio e il simbolo della fedeltà all’alleanza divina (cf 1 Re 18, 2040).

Sul Carmelo Elia prega sette volte per la pioggia vivificatrice, attesa dopo una lunga siccità e annunziata da una nuvoletta che sale dal mare (1 Re 18,4146). In questa bianca nuvoletta, apportatrice della pioggia di benedizione, si vide anche un simbolo della Vergine, Madre del Salvatore, che all’annunciazione è "adombrata" dalla potenza dell’Altissimo (Lc 1,35). Già nel V secolo Crisippo di Gerusalemme salutava la Vergine con queste parole: «Ave, nuvola della pioggia che offre bevanda alle anime dei santi».

Il monte Carmelo (il termine ebraico karemEl vuol dire "giardino" e "vigna di Dio") è simbolo di grazia, di benedizione e di bellezza a motivo della sua ricca vegetazione (cf Is 35,2; Ger 50,19). Diventa così l’immagine della provvidenza generosa del Signore e della fecondità della sua grazia, nonché il simbolo della Vergine che, per la sua dedizione indivisa al Signore e per il fatto di essere adombrata dallo Spirito, è la persona in cui il Signore compare e si rende presente a benedizione di quanti «hanno fame e sete di giustizia» (Mt 5,6).

«Magnificenza del Carmelo» (Is 35,2), «decoro del Carmelo», Maria è il vero karemEl: giardino e paradiso di Dio. Vergine purissima, quindi libera per Dio, ella, nella sua ineguagliabile bellezza, regna tra i fiori e i frutti spirituali, sbocciati nel giardino montuoso dei frati del suo ordine.

Con l’eremitismo del XII secolo il Carmelo diviene luogo di culto verso la Vergine. Un libro di pellegrini, risalente attorno al 1220, testimonia: «Sul monte Carmelo vi è un luogo delizioso, in cui vivono gli eremiti latini, che si chiamano frati del Carmelo. Vi è una piccola chiesa dedicata alla beata Vergine». Ora, secondo la concezione feudale, dedicare una chiesa a Maria, significava non solo mettersi al servizio di un tempio, ma anche porsi completamente al servizio della Vergine con una consacrazione personale ratificata con giuramento.

La colletta di questa festa presenta la Vergine guida sicura nel cammino dei fedeli verso la santa montagna che è Cristo. Cammino che suppone la purificazione quotidiana e la spoliazione da tutto ciò che non è Dio: si attua nell’impegno ascetico e assicura un crescendo continuo di santità verso l’incontro beatificante con il Signore.

Questo itinerario, chiamato "salita" al monte Carmelo (espressione molto cara al linguaggio carmelitano), sarà agevolato con il presidio della Vergine Madre, la quale «con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62). Con Maria, guida esperta sulle vette, il fedele che cerca Dio, passa dal monte Carmelo al monte che è Cristo.

L'ideale carmelitano: <<meditare giorno e notte la Legge del Signore>> (Regola).
L’ideale carmelitano:
«meditare giorno e notte la Legge del Signore» (Regola).

La spiritualità mariana dell’ordine carmelitano

«Il Carmelo è tutto di Maria»: i primi eremiti medievali e i loro eredi non volevano essere altro che i discepoli di Gesù, e perciò scelsero di «vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servirlo con cuore puro e totale dedizione» (Regola, XII secolo), come Maria, la Madre di Gesù, divenuta Madre dei suoi discepoli. Il riferimento alla Vergine come Madre, sorella e patrona appartiene al carisma dell’ordine carmelitano.

Grazie al dono dello scapolare, i frati compresero più chiaramente come Dio volesse che Maria, loro sorella nella fede e nell’esperienza del discepolato, fosse il modello di vita quotidiana e di contemplazione. Chiamati a «meditare giorno e notte la Legge del Signore» (Regola 7), i carmelitani scoprono che Maria li precede e li accompagna nel cammino della sequela di Cristo: ella è l’ancella disponibile al compiersi della Parola del Signore (Lc 1,38) e in ciò trova la beatitudine (Lc 1,45), custodendo nel suo cuore gli avvenimenti e le parole del Figlio (cf Lc 2,19.51).

Sotto la sua protezione materna, ella invita i fratelli nella fede a diventare con lei fratelli, sorelle e madri di Cristo, come proclama il Vangelo della festa (Mc 3,3135). Da qui si origina la vita "mariaforme" e mariana della tradizione carmelitana, sviluppatasi presso vari autori carmelitani del 1600. I più celebri sono Maria Petyt (suor Maria di santa Teresa, 16231677) e Michele di sant’Agostino (16211684).

Per essi l’identificazione con Maria consente di entrare a far parte della famiglia di Gesù, composta essenzialmente da chi ascolta docilmente il Maestro. La vita "mariaforme" è vita conforme alla volontà di Maria, esecuzione pronta e gioiosa di quanto piace a Dio e alla Vergine. La vita in Maria è conversazione filiale, affettuosa con lei, respirazione amorosa di Maria «Madre superamabile e cara in Dio». E la vita per Maria è impegno di tutte le forze perché ella sia onorata e glorificata in ogni cosa, e il regno del suo Figlio sia promosso, realizzato ed esteso. La vita "mariaforme" e mariana raggiunge la perfezione quando l’anima si lascia guidare dallo spirito di Maria fino ad essere trasformata in lei.

La Vergine dà lo scapolare a san Simone Stock, di Pierre Puget (1620-1694); dall'episodio ha origine la festa mariana.
La Vergine dà lo scapolare a san Simone Stock, di Pierre Puget (1620
-1694); dall’episodio ha origine la festa mariana.

Il dono dello scapolare

Una particolare grazia della Vergine nei confronti dei Carmelitani, che si irradierà nel popolo cristiano del mondo intero, è la consegna dello scapolare. Secondo la tradizione, attorno al 1251, mentre san Simone Stock supplicava la Vergine di dotare di qualche privilegio i frati che portavano il suo nome, la gloriosa Vergine Maria Madre di Dio gli apparve e, tenendo in mano lo scapolare dell’ordine, gli disse: «Ecco il privilegio che concedo a te e a tutti i figli del Carmelo. Chiunque muore rivestito di questo abito sarà salvo». Al di là delle doverose considerazioni storiche su queste tradizioni e visioni, emerge l’amore di Dio per i suoi figli, manifestato attraverso le premure di Maria.

Lo scapolare del Carmine è il segno esterno della scelta di vivere gli stessi valori che hanno guidato Maria, della consapevolezza di appartenere a Cristo mediante lei e dell’affidamento a lei, fino a diventare Maria stessa per Gesù. Giovanni Paolo II nel 2001, 750 o anniversario della consegna dello scapolare, nel suo messaggio all’ordine dei Carmelitani, scriveva: «Il ricco patrimonio mariano del Carmelo è divenuto nel tempo un tesoro per tutta la Chiesa». E poi aggiungeva che il segno dello scapolare evoca, per chi lo sceglie, due realtà: la «protezione continua» della Vergine, e la volontà di dare alla propria vita «un indirizzo permanente intessuto di preghiera e di vita interiore».

Chi indossa lo scapolare si impegna a lasciarsi trasformare in Maria, per vivere in pienezza i voti del battesimo nella fedeltà e perseveranza quotidiana, sotto il presidio materno di lei. Ecco la proposta di vita spirituale che l’ordine del Carmelo presenta al mondo di oggi: «Con Maria rivestiti di Cristo: dal segno umile dello scapolare a una vita tutta mariana».

Sergio Gaspari