Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2007

  Maria nell'arte miniata - 7

  Maria una presenza per ogni tempo

Amici lettori

Fatima nella mariologia del XX secolo
    
Stefano De Fiores

La Dormizione di Maria
    
George Gharib

Consacrazione a Cristo per mezzo di Maria
    Giuseppe Daminelli

Anticipatore lontano dei misteri della luce
  
 Anthony Cilia

La "donna" Maria tra gnosi e femminismo
    
Bruno Simonetto

Maestra di vita cristiana
    
Alberto Rum

Apparizioni: una sfida per la ragione
    
Vincenzo Vitale

Beata Vergine Maria del monte Carmelo
    
Sergio Gaspari

Maria e la passione e morte del Figlio
    Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Dentro la folla portando Dio nel cuore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Giancarlo Rocca

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 7 luglio 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Cronache apocrife di Maria di Nazareth

 
di SIMONE MORENO

Maria e la passione e morte del Figlio
   

Seguiamo il racconto dell’intensa "com-passio matris" della Vergine nelle "rivelazioni apocrife" particolarmente significative de Il Vangelo segreto di Maria, opera già nota nei primi secoli.

Siamo giunti al sesto dei sette "quadri" individuati come componenti la narrazione apocrifa della vita della Madonna: 

  1. origini e nascita di Maria
  2. Maria al tempio
  3. il matrimonio con Giuseppe
  4. l’Annunciazione
  5. Maria, Madre-vergine
  6. Maria nella passione e risurrezione di Gesù
  7. dormizione e Assunzione della Vergine.

Parleremo dunque ora della partecipazione di Maria alla passione, morte e risurrezione del Figlio, secondo alcuni scritti apocrifi.

Dei sette "quadri" sopra nominati, questo è il più povero di riferimenti; anzi, sarebbe più esatto affermare che l’apporto in notizie e contenuti su quella parte di vita della Madonna che va dall’episodio di Gesù dodicenne nel tempio (termine di tempo convenzionale nella narrazione dei cosiddetti "Vangeli dell’infanzia") ai fatti della passione e risurrezione inclusi, è praticamente inesistente.

Tuttavia, non mancano rari accenni agli eventi della passione, morte (e specialmente della risurrezione) del Signore; anche se si ha l’impressione che gli autori degli apocrifi trovino difficoltà a delineare la partecipazione di Maria e a confrontarla con i misteri del Figlio, pur non mancando qualche spunto teologicamente rilevante.

Del resto, i Vangeli canonici al riguardo non ci dicono molto di più.

Deposizione di Rogier van der Weyden (1435).
Deposizione di Rogier van der Weyden (1435).

I giorni della passione e morte di Gesù

Il Vangelo di Nicodemo (scritto presumibilmente intorno all’anno 100-150 e tramandato nella prima parte anche separatamente, sotto il titolo Atti di Pilato), descrive accuratamente il processo di Gesù di fronte a Ponzio Pilato e, più in breve, la crocifissione. Quando rievoca la presenza di Maria sotto la croce, impoverisce con una esegesi estrapolata sia Giovanni 19,25-28 (episodio che narra l’affidamento, da parte di Gesù morente, del discepolo prediletto alla madre e della madre al discepolo), sia i sinottici; così né Maria, che si domanda come potrà programmare il suo futuro, né Giovanni avvertono il significato spirituale e soteriologico delle parole di Gesù. Il dato positivo è, invece, il collegamento della passione globalmente intesa con la profezia di Simeone, riportata in Luca 2, 34-35 (cf Vangelo di Nicodemo, XI, 5).

Un altro apocrifo, nel "Transito colbertino" dello Pseudo-Clemente (cf II, 1), riesce ad accostare bene il nucleo del dialogo tra Gesù e Maria: «a Giovanni, perché vergine nel corpo, Gesù consegna la madre dicendo: "Ecco tua madre", e alla madre: "Ecco tuo figlio". Da quell’istante Maria divenne oggetto costante delle sollecitudini di Giovanni per tutta la sua vita».

Per trovare maggiori riferimenti alla parte avuta dalla Madre di Gesù nella passione e morte del Signore, dobbiamo cercare tra le "rivelazioni apocrife" di tempi a noi più vicini: pensiamo, per tutte, a Il Vangelo segreto di Maria (un manoscritto scoperto solo nel 1884, ma già citato dai primi Padri della Chiesa e conosciuto già nel IV secolo dalla monaca spagnola Egeria, nel quale sono narrati aspetti inediti della vita di Gesù e si raccolgono le esperienze più segrete della sua santa Madre).

Altre suggestive pagine "apocrife" sulla partecipazione di Maria alla passione e morte di Gesù sono contenute nell’opera maggiore della mistica Maria Valtorta (la cui prima edizione risale al 1959, ed oggi è pubblicata in dieci volumi con il titolo L’Evangelo come mi è stato rivelato).

Infine, nulla ci dice al riguardo la monaca stigmatizzata tedesca Anna Katharina Emmerick nella sua Vita della santa Vergine Maria dove, dopo averci narrato le vicende della Madonna dalla storia dei suoi progenitori fino al ritorno della santa Famiglia dall’Egitto (cap. I-VIII), passa direttamente a parlare di Maria ad Efeso (cap. IX).

Sepoltura del Beato Angelico (1438-40).
Sepoltura del Beato Angelico (1438-40).

La sofferenza della Vergine nella passione del Signore,
secondo
Il Vangelo segreto di Maria

Riportiamo intanto alcuni stralci della narrazione de Il Vangelo segreto di Maria (San Paolo, 2001), riprendendoli dal capitolo "In piedi, accanto alla croce" (pp. 187-229). È Maria stessa che racconta all’apostolo Giovanni l’intensità drammatica con la quale ha vissuto i giorni della passione e morte di Gesù.

«La Passione di Gesù fu certo infinitamente più dura della mia. Egli era Dio e io non lo ero. Egli era l’Agnello che prendeva su di sé i peccati del mondo e io una semplice donna che aveva avuto l’enorme privilegio di essere sua madre. Ero proprio sua madre, e se c’era un momento in cui far valere la mia condizione privilegiata, era quello [della sua Passione].

«Non mi ero appellata alla mia maternità quando, nei momenti di gloria, tutti lo esaltavano e si battevano per servirlo. Allora lui non aveva bisogno di me. Adesso, invece, proprio quando perfino voi [apostoli], i compagni più vicini, dubitavate di lui, avevo il diritto di rivendicare il mio ruolo di madre. Del resto, il privilegio per chi ama è aiutare l’essere amato; non c’è ricompensa più grande.

«In nessun istante di quella notte [del tradimento di Giuda e dell’inizio della sua passione], né del giorno seguente si interruppe la comunicazione fra noi. Non so se lui lo sentisse: lo saprò quando mi riunirò con lui in cielo che, come intuisco, avverrà presto. So solo che, a partire da un determinato momento, sentii che il mio spirito era unito al suo e che questa era una grazia che il Signore mi aveva concesso per recargli sollievo.

«Per questo, anch’io come lui nel Getsemani caddi in ginocchio e pregai con angoscia e terrore. Avvertivo la sua profonda solitudine, sentivo il sangue che scorreva sulla sua fronte. Con lui, mentre pregava nell’orto degli Ulivi, supplicai il Padre di allontanargli il calice senza farlo soffrire; ma gli dissi anche che, prima di tutto, fosse fatta la sua volontà. Potei quasi udire le grida di quelli che arrivavano armati di spade e bastoni. Sentii perfettamente un bacio miserabile, il bacio del traditore, sulla sua guancia e sulla mia; e tremai come mai lo avevo fatto prima, poiché per la prima volta avvertii il respiro del Maligno vicino al mio volto.

«E poi tutto il resto che tu, [Giovanni], già conosci e che fu la sua spaventosa passione [...]. Sì, quella notte seppi ciò che stava succedendo: il grande scontro fra il bene e il male. E quella notte seppi che il mio piede avrebbe schiacciato la testa del serpente, mentre questi, disperato per la sconfitta, mi mordeva inutilmente il tallone. La mia forza, quella forza che sa avere solo una donna che è madre, aiutò mio figlio a vincere il serpente, il Maligno [...]» (Il Vangelo secondo Maria, pp. 208-210).

Lamento per il Cristo di Albrecht Dürer (1500-03).
Lamento per il Cristo di Albrecht Dürer (1500-03). Nei tre dipinti è sempre sottolineata
l’intensa compassione di Maria per il figlio.

La Madonna continua quindi a riferire a Giovanni l’infinita dolorosa partecipazione che lei ha vissuto, momento dopo momento, nel seguito della passione del figlio, fino al Calvario: «[Con le altre donne che seguivano Gesù], stordite e senza sapere cosa fare, ci lasciammo guidare dalla gente e ci dirigemmo verso il monte del Teschio, fuori dalle mura della città. Ben presto si seppe cosa stava succedendo nel gran frastuono che si era creato tutt’intorno: la comitiva con il reo era uscita dalla Torre Antonia e si dirigeva verso il Calvario. Andavano tutti molto in fretta per evitare il temuto contraccolpo dei supposti seguaci di mio figlio; ma di questi seguaci non restava nemmeno l’ombra: sembrava che ci fossimo solo noi donne, confuse fra la gente, senza paura ma con il cuore che batteva forte forte [...].

«A un certo punto vidi mio figlio Gesù quasi accanto. Non potemmo dirci nulla, ma solo guardarci. Fu sufficiente. Io vidi il suo dolore e lui il mio. Sentivo che si appoggiava a me e resistetti al peso di tutto un Dio che ha bisogno dell’aiuto di un essere umano, perché quel Dio è anche un uomo e quell’essere umano è sua madre. Temetti che il peso mi schiacciasse, ma mi afferrai a Dio Padre; e mentre lui mi sosteneva, io sostenevo Dio suo Figlio, come se attraverso di me la Divinità si mettesse in contatto con se stessa, ben decisa a mantenere fino alla fine questa dolorosa situazione che era necessaria perché mio figlio bevesse fino in fondo il calice dell’amarezza.

«Se lo portarono via subito; ed io non lo vidi cadere più volte, come poi mi hanno raccontato. Vidi però la donna che, impietosita, deterse il suo volto con un telo [...].

La madre di Gesù presso la croce

«Arrivammo così ai piedi della roccia, detta del Teschio, dove venivano crocifissi i malfattori. C’erano già due uomini inchiodati sulle rispettive croci, e nel centro era ritto un palo verticale sopra il quale sarebbe stato appeso mio figlio [...]. Lo vidi quando cominciarono a sollevarlo. Si fece un gran silenzio intorno, finché finirono di inchiodarlo. Allora, improvvisamente, scoppiarono le grida: gli insulti erano terribili e gli stessi soldati dovettero intervenire per allontanare i suoi nemici più crudeli e accaniti. Io, nonostante mi aspettassi di tutto, non riuscivo a credere a ciò che vedevo e ascoltavo: vidi persino una donna del popolo proferire bestialità in atteggiamento minaccioso nei suoi confronti; e vidi un tale che, paralitico, era stato guarito da Gesù, sputargli addosso e maledirlo. Allora caddi a terra sfinita [...].

Sepoltura di Dieric Bouts senior (1450). Anche qui una scena di grande pathos.
Sepoltura di Dieric Bouts senior (1450). Anche qui una scena di grande pathos.

«Quando poi tu, Giovanni, ed io potemmo raggiungere le prime file, ciò che vidi mi colpì nel corpo e nell’anima come se mi avessero inferto in una sola volta tutti i colpi che lui aveva ricevuto, poco prima, nel cortile della Torre Antonia. Questa volta, però, anche se non mi restava neppure un briciolo di forza, non crollai, poiché il suo sguardo mi trovò subito e tutti e due ci sostenemmo a vicenda.

«Non so se prima avesse detto qualcosa, poiché era sulla croce già da un po’ di tempo, quando riuscimmo ad avvicinarci a lui; ma ciò che tu ed io, insieme alle altre donne, potemmo ascoltare da Gesù morente non lo potrò mai dimenticare. Disse, con l’ultimo filo di voce: "Donna, ecco tuo figlio" – "Figlio, ecco tua madre".

«Perché quell’affidamento reciproco? Ci ho messo molto tempo a capirlo, perché era come se qualcuno avesse la pretesa di soppiantarlo nel mio cuore [...]. Ma, abituata come ero a trattare con Dio, imparai che era arrivato il momento dell’oblazione totale e che, quindi, anche il sentimento più profondo di una madre doveva essere offerto, perché solo Dio regnasse nel mio cuore, in modo assoluto. La mia opera, mio figlio, moriva; e Dio, che me lo aveva dato, me lo toglieva. Me lo toglieva e mi chiedeva di accettare un altro, degli altri, al suo posto e di amare questi altri, compresi gli assassini di mio figlio, come lui li amava. Per questo, mentre lui moriva, anch’io morivo; mentre lui sperimentava l’unione assoluta con il Padre, anch’io perdevo tutto perché, da quel momento, non mi restasse altro che un "solo Dio" che sulla croce si era portato via anche i legittimi sentimenti di una madre» (Il Vangelo di Maria, pp. 214-219). Il seguito di questa commovente narrazione de Il Vangelo segreto di Maria alla prossima puntata, insieme a pagine parimenti intense di altri autori di scritti apocrifi.

Simone Moreno