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N. 10 ottobre 2007
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Vita
di san Giovanni Leonardi di DOMENICO MARCUCCI Un
patrono per i
farmacisti Nell’epoca
della riforma cattolica dopo il Concilio di Trento spicca la figura di san
Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici regolari della Madre di Dio ed
energico riformatore della vita religiosa. Non sono in molti a sapere, forse, che l’8 agosto 2006 papa Benedetto XVI ha proclamato patrono dei «fedeli laici che esercitano l’arte della farmacia», ovvero dei farmacisti, san Giovanni Leonardi. Ma chi era costui? In estrema sintesi: un sacerdote vissuto nel periodo della Riforma cattolica, fondatore di un ordine religioso, riformatore stimato della Chiesa, apostolo di Cristo e del suo Vangelo, nonché cofondatore della Congregazione di Propaganda fide. Non da ultimo, la sua "pietà" fu caratterizzata da una viva devozione a Maria, che giocò un importante ruolo nella nascita della congregazione da lui fondata. Da medico dei corpi a medico delle anime Giovanni Leonardi nasceva nel 1541 a Diecimo, vicino a Lucca, da una famiglia di modesti proprietari terrieri. Nel 1558 si trasferisce a Lucca per apprendere la professione – come si chiamava allora – di "speziale", ovvero di farmacista, che esercitò per un decennio, dal 1558 al 1568. Dalle testimonianze sappiamo che ha una grande attenzione verso i poveri, ai quali spesso, col consenso dei suoi padroni, dà farmaci gratuitamente. Il primo biografo, L. Marracci, ricorda che, quando andava a curare i malati in casa, «voleva che la prima cura fusse [=fosse] quella dell’anima, gli esortava con santi documenti alla pazienza, all’emendatione de’ costumi, et a purgare il cuore con un’esatta confessione delle colpe». Insomma, medico dei corpi, ma anche delle anime, in un’attenzione, diremmo oggi, alla persona nella sua integralità.
Un altro dei primi biografi, G. Bonafede, ricorda l’impegno professionale del giovane, ma soprattutto come aspirasse «con maggior desiderio di farsi buon spirituale, che buon speziale»: aveva messo infatti a fondamento della sua "perfezione" una vita di solida preghiera, appresa a quella scuola di radicalismo evangelico che fu per lui il gruppo dei Colombini, associazione laicale guidata dai padri domenicani. Fu in questo clima che pian piano il giovane maturò la scelta del sacerdozio. Nel 1568, Giovanni lasciò l’attività della bottega per intraprendere gli studi ecclesiastici. Diventò sacerdote nel 1571, a 32 anni. In prima linea nell’apostolato fonda una congregazione Leonardi si vede affidata la chiesa di San Giovanni della Magione a Lucca. Qui realizzò una prima intuizione istituendo una scuola per formare ragazzi e giovani alla fede e alla vita cristiana, la Compagnia della dottrina cristiana, che – cosa abbastanza nuova per i tempi – era gestita da laici. Il carattere forte nella fede di padre Giovanni attira molti giovani, anche dall’aristocrazia, a cercare consiglio presso di lui. L’attività della Compagnia si estende anche a Roma, trovando, tra gli altri, il plauso di papa Clemente VIII. Questo zelo per l’insegnamento catechistico si inserisce nel clima post-tridentino, che sente vivamente l’esigenza di formare ai principi della fede in funzione antiprotestante. Col suo particolare carisma di direttore spirituale, Giovanni attira dietro di sé giovani desiderosi di consacrarsi a Dio e al servizio del prossimo. Fu così che il 1° settembre del 1574 diede vita a una nuova congregazione religiosa (nel 1621 diventerà ordine religioso): i Preti riformati della Beata Vergine, che divennero poi l’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio (OMD), noti anche come "leonardini", dal nome del fondatore. La nascente congregazione porta avanti soprattutto la catechesi. Mentre crescono le vocazioni, un giorno, un membro gli chiede una regola scritta, per sapere esattamente come comportarsi. Per tutta risposta, padre Giovanni scrisse a caratteri grandi, su un foglio di carta, una sola parola, "obbedienza", e disse: «Ecco la Regola la quale avete da me richiesto; questa per ora dovrà a tutti bastare». E affisse il foglio in bacheca, perché non sfuggisse a nessuno. Il fatto è narrato da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che ne rimase molto colpito. Affidàti alla Regina degli Angeli Ma – non è una novità per i santi e in particolare per i fondatori – non mancano sofferenze e persecuzioni da parte degli stessi concittadini lucchesi. Nel 1580, arriva l’ingiunzione dello sfratto dall’oratorio della Rosa. Padre Giovanni, che si rimette nelle mani di Dio, in preghiera davanti al crocifisso con il rosario in mano, vede uno dei suoi giovani, Cesare Franciotti, in apprensione e con tenerezza paterna gli dice: «Non temete, perché io vi ho offerti e donati tutti alla Regina degli Angeli, la quale in ogni luogo dove andrete, ritroverete in vostra protezione». È così che l’opera viene consegnata a Maria, la quale diventa così patrona del nuovo istituto. È tra i dolorosi dissensi sperimentati che il Leonardi impara a guardare al Cristo crocifisso e che si forma il suo ideale cristocentrico: «Abbiate Cristo avanti in tutte le cose», che ha come "corollario" la spoliazione interiore: «havendo avanti gl’occhi della mente nostra solo l’honore, il servizio, la gloria di Cristo Gesù crocefisso», «Bisogna in queste cose denudarsi d’ogni proprio interesse e solo il servizio di Dio riguardare». È l’assillo che lo accompagnerà nell’attività di visitatore: favorire la scelta di una consacrazione senza riserve.
Negli anni lucchesi, padre Giovanni è riuscito a portare a conversione una masnada di una cinquantina di giovani sediziosi, che avevano creato litigi e risse in città. Fu così che nacque un’altra opera, la Compagnia della Pace. Ma è proprio questo episodio ad suscitare sospetti e voci su padre Giovanni, che gli attirano l’ordine dell’esilio nel 1584, mentre si trova a Roma. A Roma, il Leonardi fu presentato da san Filippo Neri, di cui era amico, a papa Clemente VIII, che lo avviò a un nuovo, delicato incarico: quello di riformatore. Dopo la brillante risoluzione nel 1592 di una controversia al santuario della Madonna dell’Arco, tra il 1593 e il 1598 si vede affidata la riforma della Congregazione di Montevergine: si rende conto di persona degli abusi e avvia le riforme necessarie. A Roma è direttore spirituale di diversi conventi femminili. Riforme e Propaganda fide È in questi anni di "riformatore" della vita monastica (dopo Montevergine, tocca ai benedettini di Vallombrosa e ai serviti di Montesenario) che maturano diverse idee sulla riforma dei monasteri. Il suo zelo e la sua fermezza, assieme alla carità, riescono a risvegliare il dinamismo sopito della vita consacrata di questi monasteri. Raccolse la sua vasta esperienza di visite in vari scritti, tra cui un Memoriale a Paolo V per la riforma di tutta la Chiesa: da buon medico, fa un’attenta diagnosi dei mali per poi dare indicazioni, nella convinzione che non servono nuovi statuti quanto una seria «riforma dei costumi». Vi si avverte chiara l’eco dell’antico mestiere di farmacista. Gli ultimi anni videro padre Giovanni realizzare un ultimo sogno, quello missionario. Sognava la missione in Paesi lontani – ma una volta san Filippo Neri gli disse: «Giovanni, le tue Indie sono l’Italia». Assieme a monsignor Juan Bautista Vives e al gesuita Martin de Funes, tra il 1607 e il 1608, dà vita al progetto per il Collegio di Propaganda Fide, per la formazione di pastori-apostoli, accogliendo in questa struttura sacerdoti provenienti dai Paesi di missione (una novità per l’epoca), che poi ritornino alle loro nazioni arricchiti di fede e di cultura. È il nucleo della futura Propaganda Fide. Si tratta, secondo la sua intuizione, di formare sacerdoti atti a «predicare la fede ai gentili» e che «abbandonata l’unica pecorella dell’ovile, cerchino nel deserto le novantanove disperse». Il santo muore nel 1609, servendo gli appestati. La beatificazione avviene nel 1861, mentre per la canonizzazione si dovrà attendere il 17 aprile 1938. Un intenso vissuto mariano Abbiamo già detto come san Giovanni affidasse la congregazione nascente alla Vergine. L. Marracci conferma che egli «gittò la Beata Vergine nei fondamenti della sua cara benché minima congregazione», vedendo in lei soprattutto il modello dell’umiltà, a immagine di Cristo servo (cf Fil 2,6-11). Leggiamo in un sermone del Leonardi: «Interrogate la Beata Vergine, come Ella ha ottenuto tanta altezza che sia stata exaltata sopra tutti gli Angeli […]. Donde ha havuto la Vergine tanta gloria? Quia respexit humilitatem ancillae suae [perché ha guardato l’umiltà della sua serva]. La Vergine monta questa scala [dell’umiltà, ndr] e dobbiamo montarla anche noi, perché in questa via è chi ascende e chi discende. Ascendono quelli che si esercitano in humiltà, discendono quelli che esercitano atti di superbia. O vero discendono acciò conoschino come devono ascendere, cioè per il contrario di quello che hanno fatto discendendo. Dio sta appoggiato a questa scala per sollevar gli humili, per darli la mano [...]. Ognuno faccia a gara di salir questa scala, ad esempio della Santa Vergine. Chi è al primo gradino salischi al secondo e che vuol salir più in alto più si abbassi». Ancora il Marracci testimonia che san Giovanni «arse di un amore così grande verso la B. V. Maria da sembrare di essere stato inviato da Dio principalmente per il suo culto e per rinnovarne e accrescerne la devozione». Quella di san Giovanni è una mariologia dal carattere pratico ed esortativo. Maria ha soprattutto la funzione di "rivelatrice" nell’ordine della fede, ossia di portare a Cristo: «In cielo vi sono tanti angeli de’ quali ognuno ha il suo offitio particolare […], così anco si può veder tutti quanti nella Vergine particolarmente l’illuminar perché come dicono alcuni santi, mentre la B. V. visse non vi fu bisogno di far concilii perché in tutti i dubij a Lei ricorrevano e lei terminava ogni cosa…». Spesso ripeteva una giaculatoria: «Me post te o mater sancta», «Attirami dietro a te, o Madre santa»: seguendo le orme di Maria si è sicuri di arrivare a Cristo. Vincenzo Vitale |
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