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N. 10 ottobre 2007
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Alla
scuola di Maria L’umiltà della sua
serva Nei Vangeli Maria appare come modello
supremo di umiltà: il suo sì ha deciso – dal lato umano – il
compimento del mistero divino. Riconoscere Dio non si oppone alla
dignità dell’uomo. Nella Gaudium et spes, il Vaticano II ha proclamato l’alta vocazione e dignità della persona umana: «La Chiesa crede che il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell’uomo, dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione» (n. 21). Nella Marialis cultus di Paolo VI leggiamo: «la Chiesa cattolica [...] riconosce nella devozione alla Vergine un aiuto potente per l’uomo in cammino verso la conquista della sua pienezza. Ella, la Donna nuova, è accanto a Cristo, l’Uomo nuovo, nel cui mistero solamente trova vera luce il mistero dell’uomo, e vi è come pegno e garanzia che in una pura creatura, cioè in lei, si è già avverato il progetto di Dio, in Cristo, per la salvezza di tutto l’uomo [...]. La beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante» (n. 57). Nel Magnificat, Maria effonde il suo spirito in espressioni di glorificazione a Dio, di umiltà, di fede e di speranza: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva; ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati; ha soccorso Israele, suo servo». Ma, al tempo stesso, il cantico della Vergine è un monito, severo e materno, a quanti, in diversi modi, rigettano l’intimo e vitale legame che unisce l’uomo a Dio: «Ha spiegato la potenza del suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni; ha rimandato a mani vuote i ricchi».
Il Servo del Signore e la Serva del Signore. Dalle precedenti riflessioni scaturiscono spontanee due esortazioni: di san Paolo ai Filippesi e di sant’Ambrogio. «Abbiate in voi», scriveva san Paolo, «gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, [...] non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, [...], umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,5ss.). «L’anima di Maria», scriveva sant’Ambrogio, «sia in ciascuno per glorificare il Signore; lo spirito di Maria sia in ognuno per rallegrarsi in Dio». È così che Giovanni Paolo II invitava la Chiesa in cammino a far proprio il sì di Gesù, il Servo del Signore, e il sì di Maria, la Serva del Signore. «La parola del Dio vivo, annunciata a Maria dall’angelo, si riferiva a lei stessa: "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce". Accogliendo quest’annuncio, Maria sarebbe diventata la Madre del Signore ed in lei si sarebbe compiuto il divino mistero dell’Incarnazione. Maria dà questo consenso, dopo aver udito tutte le parole del messaggero. Dice: "Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me quello che hai detto". Questo "sì" di Maria ha deciso dal lato umano il compimento del mistero divino. C’è una piena consonanza con le parole del Figlio [...] secondo la Lettera agli Ebrei: [...] "Ecco io vengo per fare la tua volontà" (10,5-7)». Nel Trattato della vera devozione a Maria, il santo di Montfort fa tre acclamazioni: «Gloria a Gesù in Maria! Gloria a Maria in Gesù! Gloria a Dio solo!», quasi ad anticipare un’affermazione di Paolo VI: «La devozione a Maria, lungi dall’essere fine a se stessa, è mezzo invece essenzialmente ordinato ad orientare le anime a Cristo e così congiungerle al Padre, nell’amore dello Spirito Santo». «E Gesù stava loro sottomesso» (Lc 2,51; vedi 2,48-51). A questa sottomissione di Gesù a Maria il Montfort dà un forte rilievo, traendone una particolare forma di devozione alla Madre del Signore. «Dio Figlio è sceso nel grembo verginale di Maria, come il nuovo Adamo nel suo paradiso terrestre, per trovarvi le sue compiacenze e per operarvi di nascosto meraviglie di grazia. Questo Dio fatto uomo ha trovato la sua libertà nel vedersi imprigionato nel grembo di lei, ha dispiegato la sua forza nel lasciarsi portare da questa fanciulla. Oh! meravigliosa e incomprensibile dipendenza di un Dio! [...] Gesù, restando sottomesso a sua madre per trent’anni, ha glorificato Dio suo Padre più di quanto avrebbe fatto convertendo tutta la terra con le più grandi meraviglie. Oh! come viene altamente glorificato Dio quando, per piacergli, ci si è sottomessi a Maria, sull’esempio di Gesù Cristo, nostro unico modello! Saremo tanto stolti da credere di poter trovare un mezzo più perfetto e più rapido per glorificare Dio, di quello di sottomettersi a Maria, sull’esempio di suo Figlio?» (VD 19,139). Alberto Rum |
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