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N. 10 ottobre 2007
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La
mariologia di Benedetto XVI – 25
di BRUNO SIMONETTO Il rosario
secondo Ratzinger Tutta la mariologia di Benedetto XVI confluisce in certo modo nel rosario: ne è come l’espressione riepilogativa. Presentiamo, oltre ad alcuni discorsi, squarci intimi di come il Papa vive questa preghiera. Nel mese del rosario, proponiamo ancora una riflessione sull’importanza che Benedetto XVI riserva a questa devozione mariana, sempre vivamente raccomandata dai Papi, ricordando intanto la risposta che dava, ancora cardinale, nel 2000 al giornalista Peter Seewald che gli chiedeva: «Eminenza, quale pensa sia il segreto misterioso del rosario?». Ratzinger rispondeva puntualmente tracciando una specie di excursus storico-psicologico della pratica del rosario ed evidenziandone tutta la potenzialità: «L’origine storica del rosario risale al Medioevo. Era quello un tempo in cui i salmi rappresentavano il punto di riferimento principale per chi pregava. Ma i salmi biblici rappresentavano un ostacolo insuperabile per tutti coloro che all’epoca non sapevano leggere, che erano i più. Si è così cercato un salterio adeguato alle loro esigenze e lo si è trovato nella preghiera mariana cui si aggiungevano i misteri della vita di Gesù Cristo, allineati, uno dopo l’altro, come grani di una collana.«Queste preghiere toccano la corda della meditazione; la reiterazione delle parole, il ritmo ripetitivo cullano l’anima e le trasmettono serenità, mentre il concentrarsi sulla parola e in particolare sulla figura di Maria e sulle immagini di Cristo, che si sgranano davanti ai nostri occhi, calmano l’anima e la liberano da preoccupazioni e le consentono di sollevare lo sguardo verso Dio. «In effetti», continua, «il rosario ci restituisce quella sapienza originaria che sa bene come la reiterazione sia una componente importante della preghiera e della meditazione, sia un modo per cullarsi in un ritmo sempre uguale che ci trasmette la serenità [...]. «Coloro che allora recitavano il rosario, avevano duramente lavorato tutto il giorno. Non erano in grado, pregando, di compiere grandi percorsi intellettuali. Al contrario, avevano bisogno di una preghiera che restituisse loro la serenità, che li distraesse anche, che li liberasse dalle preoccupazioni e offrisse loro consolazione e ristoro. Penso che questa arcaica esperienza della storia delle religioni della reiterazione, del ritmo, della parola collettiva, della coralità che mi trascina e mi culla e riempie di sé lo spazio, che non mi tormenta, ma mi trasmette la calma, mi consola e mi libera, è stata pienamente assunta dal cristianesimo e ispira la preghiera e l’interiorizzazione della preghiera nel contesto mariano e nella riproposizione della figura di Cristo agli uomini, scavalcando l’intellettualismo a favore di una valorizzazione dell’effetto rasserenante che produce il cullarsi dell’anima nelle parole della preghiera» (Dio e il mondo, San Paolo 2001, pp. 289-290).
Da una riflessione di carattere più generale, il discorso dell’intervistatore si spostava su note più personali circa il modo di recitare il rosario dell’intervistato. Chiedeva Peter Seewald: «Lei ha una maniera particolare di recitare il rosario?». E il cardinale rispondeva con disarmante semplicità: «Lo faccio in modo molto semplice, proprio come i miei genitori mi hanno insegnato. Entrambi hanno amato molto il rosario. E più sono invecchiati più l’hanno amato. Invecchiando, si è sempre meno in grado di fare grossi sforzi spirituali e tanto più forte si sente l’esigenza di individuare un rifugio interiore e di farsi cullare dalle preghiere della Chiesa. Anch’io prego nel modo in cui l’hanno fatto loro». Insisteva il giornalista: «Ma come si fa? Recita una sola parte del rosario o tutte e tre di seguito?». E Ratzinger, con umiltà e sincerità: «No, tre per me sono troppe; sono uno spirito irrequieto, non conserverei la concentrazione tanto a lungo. Ne scelgo una, e spesso mi limito alla proclamazione di due o tre dei cinque misteri, perché corrispondono alla pausa che io riesco a ritagliarmi dal lavoro e di cui ho bisogno per sgombrare la mente, per ritrovare serenità, in attesa di immergermi di nuovo nel lavoro, con più lena. In questa situazione un rosario intero sarebbe troppo» (pp. 290-291). In realtà, si può dire che tutta la mariologia di Papa Ratzinger confluisce nel rosario, che per lui ne è come l’espressione riepilogativa. Esortazioni di papa Benedetto alla pratica del rosario A puro titolo esemplificativo (perché in tante altre occasioni anche papa Ratzinger – come gli altri Pontefici – ha invitato a ricorrere alla preghiera del rosario), citiamo alcune esortazioni di Benedetto XVI a questa pia pratica: 1 Nel Messaggio ai giovani d’Olanda, in occasione della 1ª Giornata nazionale dei giovani cattolici, scriveva (21 novembre 2005): «Vi invito a cercare ogni giorno il Signore, che non desidera altro se non che siate realmente felici. Intrattenete con Lui una relazione intensa e costante nella preghiera e, per quanto vi è possibile, trovate momenti propizi nella vostra giornata per restare esclusivamente in sua compagnia. Se non sapete come pregare, chiedete che sia Lui stesso ad insegnarvelo e domandate alla sua celeste Madre di pregare con voi e per voi. La recita del rosario può aiutarvi ad imparare l’arte della preghiera con la semplicità e la profondità di Maria». 2 In visita al santuario del Divino Amore a Roma, il Papa ha aperto nel 2006 il mese di maggio con la recita dei misteri gaudiosi del santo rosario, che ha poi sapientemente illustrato: « È per me motivo di conforto essere oggi con voi per recitare il santo rosario, in questo santuario della Madonna del Divino Amore, in cui si esprime il devoto affetto per la Vergine Maria, radicato nell’animo e nella storia del popolo di Roma. Una gioia particolare nasce dal pensiero di rinnovare così l’esperienza del mio amato predecessore Giovanni Paolo II che, esattamente ventisette anni or sono, primo giorno del mese di maggio 1979, compì la sua prima visita da Pontefice a questo santuario [...].
«Abbiamo recitato il santo rosario percorrendo i cinque misteri gaudiosi, che fanno passare davanti agli occhi del nostro cuore gli inizi della nostra salvezza, dal concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria fino al ritrovamento di Lui, ormai dodicenne, nel tempio di Gerusalemme, mentre ascoltava e interrogava i dottori. Abbiamo ripetuto e fatto nostre le parole dell’angelo: "Rallègrati Maria, piena di grazia, il Signore è con te", e anche le espressioni con cui santa Elisabetta accolse la Vergine, che si era prontamente recata da lei per aiutarla e servirla: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo". Abbiamo contemplato la fede docile di Maria, che si fida senza riserve di Dio e si mette totalmente nelle sue mani. Ci siamo sentiti anche noi, con i pastori, vicini al bambino Gesù che giace nella mangiatoia e abbiamo riconosciuto e adorato in Lui il Figlio eterno di Dio diventato, per amore, nostro fratello e così anche nostro unico Salvatore. Siamo entrati anche noi, con Maria e Giuseppe, nel tempio per offrire a Dio il bambino e compiere il rito della purificazione: e qui ci siamo sentiti anticipare, nelle parole del vecchio Simeone, insieme alla salvezza la contraddizione e la croce, e quella spada che, sotto la croce del Figlio, trafiggerà l’anima della Madre e proprio così la renderà non soltanto Madre di Dio ma anche nostra comune madre». 3 Nell’omelia a commento della recita del rosario nel santuario dell’Aparecida (12 maggio 2007), nel recente viaggio apostolico in Brasile, il Papa ha detto: «Come gli apostoli, insieme a Maria, "salirono alla stanza superiore" e lì, "uniti dallo stesso sentimento, si dedicavano assiduamente alla preghiera" (cf At 1,13-14), così anche noi quest’oggi ci siamo radunati qui nel santuario di Nostra Signora della Concezione Aparecida, che in questa ora è per noi "la stanza superiore" dove Maria, Madre del Signore, si trova in mezzo a noi. Oggi è Lei che guida la nostra meditazione; è Lei che ci insegna a pregare. È Lei che ci addita il modo di aprire le nostre menti ed i nostri cuori alla potenza dello Spirito Santo, che viene per essere trasmesso al mondo intero. «Abbiamo appena recitato il rosario. Attraverso i suoi cicli meditativi, il divino Consolatore vuole introdurci nella conoscenza del Cristo che sgorga dalla fonte limpida del testo evangelico. Dal canto suo, la Chiesa del terzo millennio si propone di offrire ai cristiani la capacità di "conoscere – secondo le parole di San Paolo – il mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,2-3). «Maria santissima, la Vergine pura e senza macchia, è per noi scuola di fede destinata a guidarci e a darci forza sul sentiero che porta incontro al Creatore del cielo e della terra. «Il Papa è venuto ad Aparecida con viva gioia per dirvi innanzitutto: "Rimanete alla scuola di Maria!". Ispiratevi ai suoi insegnamenti, cercate di accogliere e di conservare nel cuore le luci che Lei, per mandato divino, vi invia dall’alto. «Com’è bello stare qui riuniti nel nome di Cristo, nella fede, nella fraternità, nella gioia, nella pace e "nella preghiera con Maria, la Madre di Gesù" (At 1,14). «Com’è bello, carissimi presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi e famiglie cristiane, essere qui nel santuario di Nostra Signora della Concezione Aparecida, che è dimora di Dio, casa di Maria e casa dei fratelli, e che in questi giorni si trasforma anche in sede della V Conferenza episcopale latino-americana e dei Caraibi. «Com’è bello essere qui in questa basilica mariana verso la quale, in questo tempo, convergono gli sguardi e le speranze del mondo cristiano, in modo speciale dell’America Latina e dei Caraibi! «È con grande speranza che mi rivolgo a voi tutti che vi trovate all’interno di questa maestosa basilica, o che hanno partecipato al santo rosario stando all’esterno, per invitarvi a diventare profondamente missionari e a portare la buona novella del Vangelo a tutti i punti cardinali dell’America Latina e del mondo. Chiediamo alla Madre di Dio, Nostra Signora della Concezione Aparecida, che protegga la vita di tutti i cristiani. Lei, che è la Stella dell’Evangelizzazione, guidi i nostri passi sul cammino verso il Regno celeste». Bruno Simonetto |
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