Madre di Dio

 

N. 10 ottobre 2007

  Maria nell'arte miniata - 9

  Un salterio per la Madonna

Amici lettori

La riparazione nel messaggio di Fatima
    
Stefano De Fiores

L’Assunzione, pasqua mariana
    
George Gharib

Pietà popolare e rinnovamento liturgico
    Giuseppe Daminelli

Un patrono per i farmacisti
  
 Vincenzo Vitale

Il mistero del "transito" di Maria
    
Simone Moreno

«Guardate alla giovane Maria!»
    
Vincenzo Vitale

L’umiltà della sua serva
    
Alberto Rum

Il rosario secondo Ratzinger
    Bruno Simonetto

Messa e rosario: due perle preziose
    
Sergio Gaspari

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Un cuore ardente d’amore per Maria
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 10 ottobre 2007 - Copertina

 Nella famiglia paolina

 
di DOMENICO MARCUCCI

Storia dei 75 anni della rivista
"Madre di Dio"
 
   

Con l’Unione Redazionale Mariana (URM) la nostra rivista ebbe, negli anni ’70, una quarantina di santuari collegati. Al taglio prevalentemente pastorale (è l’epoca della Marialis cultus di Paolo VI) si unirà il confronto e il sostegno di mariologi come i padri Meo, Besutti, Pinkus del Marianum e i padri De Fiores, Barbera e Valentini dei monfortani.
  

Nello scorso articolo abbiamo ricordato la nascita dell’Unione Redazionale Mariana (URM), che crediamo sia stato l’evento più significativo, anche dal punto di vista paolino, della piccola storia della nostra rivista.

Sono ricordi di molti anni fa, trentacinque per l’esattezza. Eravamo giovani: alla rivista (parliamo dell’anno 1972-1973) c’era don Ezechiele Pasotti, coadiuvato dal sottoscritto, suo compagno di scuola. Eravamo sacerdoti novelli, con qualche illusone per la testa, tipica dei primi anni ’70. Allora era tutto in movimento; praticamente il ‘68, in campo cattolico, e specificamente in quello delle università ecclesiastiche, si è vissuto all’inizio di quel decennio.

Era facile commettere degli errori e credo dobbiamo a una grazia speciale della Regina degli Apostoli se siamo rimasti, o almeno così confidiamo di aver fatto, sulla retta via.

Un incontro del Convegno nazionale dei rettori dei santuari del 1974. Al centro è riconoscibile monsignor Francesco Franzi. Alla sua sinistra (dall'alto): don Silla, don Fragiacomo, don Andreatta, don Barbera (con la barba). Secondo, sulla destra, don Marcucci.
Un incontro del Convegno nazionale dei rettori dei santuari del 1974. Al centro è riconoscibile monsignor
Francesco Franzi. Alla sua sinistra (dall’alto): don Silla, don Fragiacomo, don Andreatta,
don Barbera (con la barba). Secondo, sulla destra, don Marcucci.

Collaboratori preziosi

Strumenti di questa autentica grazia sono state certamente le belle personalità che, grazie all’URM, abbiamo incontrato e con cui abbiamo collaborato in modo efficace e cordiale. Essi ci hanno dato fiducia (per loro eravamo paolini, e quindi esperti nel campo della comunicazione; e don Pasotti dava tutta l’aria di esserlo!); da parte nostra, sostanzialmente digiuni di mariologia, abbiamo avuto il buon senso di valorizzare la loro competenza e di cogliere il loro amore profondo per la Vergine Maria e per quanto ruotava intorno al suo culto. Vogliamo qui ricordare qualcuna di questa care persone, molte delle quali non più fra noi.

Il primo non può non essere che padre Francesco Franzi, allora superiore generale degli Oblati di Novara e poi vescovo ausiliare della stessa città. Era lui che organizzava e guidava le due assemblee più importanti in campo mariano e alle quali noi partecipavamo attivamente: il Convegno dei Rettori dei Santuari Mariani (poi "dei santuari" semplicemente) e la Settimana di Studi Mariani, ambedue espressione del Collegamento Mariano Nazionale, animato e diretto dallo stesso padre Franzi.

Persona eccezione, monsignor Franzi: fisico da asceta, volto affilato, sempre sorridente, con sguardo che ti penetrava dentro; viveva con estrema attenzione, profondamente vigile, ogni evento. Il campo mariano era percorso da grosse bufere, che riguardavano la figura stessa di Maria: a Maria "con la corona", tipica del culto esuberante del tempo prima del Concilio e che rimaneva radicata fra il popolo e anche fra tanti "addetti ai lavori" (rettori di santuari e direttori di gruppi mariani), si contrapponeva Maria "con il grembiule" (per usare una espressione felice di monsignor Tonino Bello), vicina agli umili e ai poveri e che voleva essere, più che oggetto di culto, oggetto di imitazione.

Monsignor Franzi era della "vecchia guardia", ma profondamente attento ai tempi nuovi: il Signore praticamente lo ha chiamato a traghettare il variegato mondo mariano verso il post-concilio. Il rappresentante della mariologia del Concilio, in qualche modo, era padre Stefano De Fiores, dei Monfortani, profondo conoscitore del Concilio stesso e già allora ricercatore attento ed entusiasta di quanto era stato scritto in campo mariano.

Padre Stefano De Fiores.
Padre Stefano De Fiores.

Monsignor Franzi, resosi conto che la sua mentalità era necessariamente legata ai moduli del pre-concilio, ha avuto l’umiltà di indicare in padre De Fiores il suo successore.

Noi di Madre di Dio – sempre presenti e avendo appresso i pannelli che illustravano l’attività dell’URM – passavamo per rappresentanti dei "novatori"; ma di noi avevano la massima fiducia e i nostri resoconti avevano in pratica il compito di dare risonanza a quanto nei convegni si discuteva, spesso animatamente, e si decideva; forse la nostra modesta opera (ma sempre molto attenta e calibrata) ha avuto un suo ruolo nel far maturare il modo di vedere la Vergine nel campo mariano.

"Canali" domenicani... per arrivare in Vaticano

Un’altra figura occorre ricordare: il domenicano padre Enrico Rossetti, direttore del Centro del Rosario di Bologna e poi superiore provinciale. Anche lui era una persona aperta ed estremamente attenta, legatissimo al suo ordine e alla sua missione di diffondere il culto mariano soprattutto attraverso il rosario. Questa preghiera allora era in forte crisi: veniva intesa come una preghiera ripetitiva, destinata a scomparire. La sua stessa rivista Rosarium era ridotta a qualche centinaio di copie: abbiamo conosciuto padre Rossetti in occasione dell’adesione all’URM, assieme al suo collaboratore, padre Ennio Staid.

Padre Enrico prima di tutto aveva organizzato una vasta opera in collaborazione in cui il rosario veniva illustrato in ogni suo aspetto: Il rinnovamento del Rosario, lavoro che rimane una vera e propria enciclopedia in tale campo. Aveva anche progettato un anno del rosario, da celebrarsi nel 1972-73: don Pasotti e il sottoscritto eravamo stati incaricati di studiare il manifesto, che sarebbe stato diffuso al Convegno dei Rettori del 1972. Qualche risposta si è avuta, ma comunque l’iniziativa non è decollata.

: Raffaele Cananzi, già presidente dell'Azione Cattolica Italiana, interviene a un nostro Convegno dei Rettori dei Santuari. Alla sua destra il monfortano padre Alberto Valentini.
: Raffaele Cananzi, già presidente dell’Azione Cattolica Italiana, interviene a un nostro Convegno
dei Rettori dei Santuari. Alla sua destra il monfortano padre Alberto Valentini.

Egli sentiva che occorreva un pronunciamento dall’alto e attraverso i "canali" domenicani era riuscito a far pervenire a al Papa di allora, Paolo VI, la richiesta di un documento sul rosario. I retroscena non li conosco, ma sta di fatto che il 2 febbraio 1974 (quindi poco più di un anno dopo) è stata pubblicata l’esortazione apostolica Marialis Cultus, splendido documento sul culto mariano nel suo insieme, compreso il rosario: un vero e proprio balsamo in campo mariano, in cui spesso si avvertiva la stanchezza e quasi il timore di combattere a favore di una causa persa in partenza.

L’iniziativa di padre Rossetti, anche se sembrava essersi persa fra i corridoi vaticani, di fatto ha avuto un esito che andava al di là delle sue stesse speranze.

Tra studio scientifico e divulgazione popolare

Negli incontri redazionali, che tenevamo regolarmente, si è fatta la scelta di mettere la rivista e quindi l’URM a servizio della catechesi mariana, intesa non tanto come discorso su Maria semplicemente, ma come scoperta del ruolo di Maria nelle principali verità cristiane (questo dilemma è stato sempre il cavallo di battaglia nelle discussioni circa l’impostazione metodologica della mariologia). Avevamo organizzato un incontro con i professori del Marianum (la facoltà teologica romana dei Servi di Maria) perché ci aiutassero in questo compito. Erano presenti padre Salvatore Meo, allora preside del Marianum, padre Giuseppe Besutti, bibliotecario e ricercatore storico, padre Ermanno Toniolo, professore di patrologia, e padre Lucio Pinkus, psichiatra e professore di antropologia culturale.

È toccato a me seguire padre Pinkus, il quale aveva il compito di mettere in luce la presenza di Maria nei sacramenti. Per me era una novità quasi assoluta e rimanevo affascinato da questa estrosa figura di frate, alta, massiccia, con una gran barba bionda, che fra una tirata e l’altra di pipa esprimeva concetti decisamente inusitati, con un eloquio calmo, perfettamente costruito, tanto che in fase di battitura del testo registrato bastava aggiungere la punteggiatura. La figura di Maria, donna, madre e vergine, si profilava come un elemento necessario della maturazione del cristiano, con un ruolo perfettamente calibrato con la struttura psicologica dell’uomo.

Si intravvede la mole di padre Lucio Pinkus, mariologo-psicologo del Marianum.
Si intravvede la mole di padre Lucio Pinkus, mariologo-psicologo del Marianum.

I Servi di Maria, in modo particolare i professori del Marianum con i quali noi eravamo in contatto, erano studiosi; i loro testi scritti erano redatti con criteri scientifici. Pure sentivano che, per influire sul mondo mariano, avevano bisogno di divulgatori; essi vedevano in noi appunto dei mediatori, attraverso i quali i risultati dei loro studi potevano arrivare alla base, ai singoli fedeli. Per questo accettavano che noi ci prendessimo delle libertà sui loro testi scritti o registrati: tante volte abbiamo frainteso, ma essi non si sono mai lamentati e hanno sempre manifestato gratitudine per il nostro lavoro.

Ci siamo soffermati più diffusamente sugli inizi degli anni ‘70, perché in pratica è in quel periodo che la rivista ha trovato la sua fisionomia: il rapporto stretto con il mondo mariano e i suoi protagonisti, il sapiente dosaggio di formazione e informazione, l’apertura a quanto avviene nella Chiesa nel nome della Vergine.

Chissà! Forse il Signore e la Vergine si sono serviti di noi, di don Pasotti e di don Andreatta, che all’inizio del 1974 ha preso il posto di don Pasotti e lo ha tenuto fino al 1980, e anche del sottoscritto, per compiere un servizio certamente utile in campo mariano.

Domenico Marcucci