Madre di Dio

 

N. 10 ottobre 2007

  Maria nell'arte miniata - 9

  Un salterio per la Madonna

Amici lettori

La riparazione nel messaggio di Fatima
    
Stefano De Fiores

L’Assunzione, pasqua mariana
    
George Gharib

Pietà popolare e rinnovamento liturgico
    Giuseppe Daminelli

Un patrono per i farmacisti
  
 Vincenzo Vitale

Il mistero del "transito" di Maria
    
Simone Moreno

«Guardate alla giovane Maria!»
    
Vincenzo Vitale

L’umiltà della sua serva
    
Alberto Rum

Il rosario secondo Ratzinger
    Bruno Simonetto

Messa e rosario: due perle preziose
    
Sergio Gaspari

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Un cuore ardente d’amore per Maria
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 10 ottobre 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Paesi scandinavi - I più importanti Santuari mariani delle Nazioni

  

Scandinavia, nostalgia di una terra mariana
  

La Scandinavia è una regione geografica e storico-culturale del Nord Europa che, secondo una prassi entrata in uso nella metà del XIX secolo, comprende Danimarca, Norvegia e Svezia: questi tre Paesi si riconoscono reciprocamente come scandinavi, e il termine viene usato per identificare i forti legami storici, culturali-religiosi e linguistici che li accomunano.

Da un punto di vista puramente geografico, la sua definizione viene fatta coincidere con la cosiddetta penisola scandinava.

Danimarca, un tempo "giardino di Maria"

La Danimarca ebbe un primo tentativo di evangelizzazione col benedettino anglosassone san Villibrordo (658-739), apostolo della Frisia e primo vescovo di Utrecht. Ma verso l’826 vi si recò sant’Ansgario del monastero di Corbie in Piccardia. Dal cuore tutto mariano, egli iniziò il suo lavoro apostolico sotto la protezione della Vergine, riuscendo con i suoi discepoli, nonostante le grandi difficoltà, a porre su solide basi la fede dei primi cristiani. Nominato più tardi arcivescovo di Amburgo e di Brema, si affrettò anche qui ad affidare a Maria la sua chiesa cattedrale.

L’evangelizzazione così squisitamente mariana fu completata tra il 950 e il 1150 dai missionari anglo-normanni e dai benedettini, e la Madonna fu allora riconosciuta come «Regina della Danimarca».

Intanto il Paese nel solo secolo XII si coprì di circa duemila chiese, di cui numerosissime dedicate a Maria; fra esse anche splendide cattedrali romaniche e gotiche. Dal secolo XIII al XVI gli ordini monastici si moltiplicarono e fecero affluire costantemente nuove ondate di spiritualità mariana. Particolarmente sentita è stata la devozione del rosario, pratica che si diffuse così rapidamente a partire dal secolo XIV che l’8 settembre del 1475 fu istituita la prima Confraternita del rosario. Questa prodigiosa fioritura spirituale mariana, nel secolo XVI, rese la Danimarca un autentico "giardino di Maria".

Ma con la Riforma luterana, introdotta nel Paese sotto Federico I (1523-1533) e Cristiano III (1533-1559) più per motivi politici che religiosi, con una serie di misure violente si intese sradicare interamente il cattolicesimo, a iniziare proprio dalla devozione mariana della gente; a tal punto che, con una legge del 1683, si arrivò a proibire ai preti cattolici, sotto pena di morte, di soggiornare nel regno.

Dalla fine del secolo XVIII vari editti di tolleranza religiosa si susseguirono e finalmente una legge del 1849 diede ai cattolici intera libertà di culto, e quindi l’autorizzazione a organizzare le associazioni mariane maschili e femminili, come la Legione di Maria, e a costruire conventi e santuari. Così, nell’arco di pochi decenni, ben diciotto nuovi santuari furono dedicati alla Vergine.

Fu tanto grande la rifioritura della devozione alla Madonna, ad opera soprattutto dei monasteri, veri "baluardi mariani", che nel 1496, il sacerdote Michele Nicola, parroco di Sant’Albano di Odense, poteva asserire in un suo scritto sul rosario che ormai tutti i Danesi portavano la corona in mano o al collo. Egli chiamava il rosario "salterio" e raccomandava di "leggerlo", perché non si componeva, come ai nostri giorni, di venti misteri ma di cinquanta, centocinquanta o addirittura duecento; e i fedeli, non potendoli ricordare tutti testualmente, dovevano nella recita avere davanti la loro enunciazione scritta.

La minoranza cattolica della Danimarca, terra di prevalente confessione luterana, testimonia oggi la sua devozione mariana, insieme con la fede dei Danesi, che continua ad essere ispirazione e sostegno per il popolo, come è stato per più di mille anni.

Pala d'altare in legno dipinto all'interno della chiesa di Santa Maria (XII secolo) a Bergen, in Norvegia.
Pala d’altare in legno dipinto all’interno della chiesa di Santa Maria (XII secolo) a Bergen, in Norvegia.

"Madonna di Aasebakken" – Copenhagen

Il più celebre santuario mariano della Danimarca è quello di Aasebakken, situato a circa venticinque chilometri a nord di Copenhagen, su una collina detta "Poggio di Maria", e custodito dalle monache benedettine di mezza clausura.

La statua della Vergine in legno nero, pregiata opera del secolo XIII, rappresenta Maria che tiene sul braccio destro il bambino Gesù e sulla mano sinistra un mappamondo sormontato dalla croce.

Recentemente è stata costruita accanto una grande Casa del Pellegrino per accogliere, durante i mesi estivi, le piccole comunità cattoliche per convegni, ritiri spirituali e soggiorno.

La Madonna di Aasebakken è venerata come la Patrona della Danimarca; sempre coltivando la speranza che, per la sua intercessione, l’esigua minoranza cattolica riesca a moltiplicarsi e a riportare tutta la Nazione alla fervente fede cattolica delle sue origini cristiane.

Altare con un'immagine della Madonna all'interno della cosiddetta "chiesa di ghiaccio" a Helsinki.
Altare con un’immagine della Madonna all’interno della cosiddetta "chiesa di ghiaccio" a Helsinki.

Presenza discreta di Maria nella terra di Finlandia

Il cristianesimo penetrò in Finlandia intorno alla metà del secolo XII, per opera del re di Svezia Erik IX, "il Santo", che nel 1175 si mise a capo di una crociata contro le tribù indigene dei Firmi per sottometterle ed evangelizzarle. Nel 1249 una nuova crociata legò definitivamente la Finlandia alla fede cattolica e i domenicani poterono costruirvi il loro primo convento nella città di Abo.

L’influenza mariana dei frati di san Domenico fu considerevole; il culto si accrebbe sotto il vescovo Benedictus (1321-1338) e raggiunse il massimo sviluppo nei secoli XIV e XV. Numerose chiese furono innalzate in onore di Maria e dedicate ad uno o all’altro dei suoi più noti titoli, particolarmente quelli della Madonna Addolorata, dell’Assunta e della Beata Vergine del Rosario. Non mancarono grandi chiese come quelle di Saltvik, Kimeo, Nonsiaainen, Rantanidki, Turku e Viborg.

Purtroppo, però, anche qui questo fervore mariano venne a mancare verso la metà del secolo XVI, poiché la Finlandia, rimasta unita al regno di Svezia, fu costretta ad accettare la Riforma protestante imposta dal re Gustavo I Vasa (1495-1560).

Solo nel 1721 cominciò a rivivere ufficialmente il cattolicesimo per opera dei soldati polacchi nella provincia di Viborg passata alla Russia; ma bisogna arrivare al 1781 per riavere la piena libertà di culto che permise, nel 1897, la fondazione di una parrocchia cattolica ad Helsinki.

L’amore per la Santa Vergine aveva fin dalle origini della Nazione conquistato ogni strato dell’opinione pubblica, per cui sorse un gran numero di leggende e di canti popolari.

Dopo il declino dovuto alla Riforma protestante, con la proclamazione della Finlandia come repubblica parlamentare indipendente, nel 1919, il cattolicesimo riprese un certo respiro e il culto a Maria si fece vivo e forte, soprattutto nella comunità cristiana ortodossa.

La successiva dominazione sovietica ha portato, purtroppo, la società finlandese a un indifferentismo religioso pressoché generalizzato. Va sottolineata oggi la riscoperta importanza di contatti sempre più stretti e fraterni tra i cattolici, gli ortodossi e i luterani per una testimonianza cristiana efficace e trasparente nella società secolarizzata del Paese.

L’antica icona di Nostra Signora di Konevitza (XIV secolo), nel monastero ortodosso di Nuova Valaamo.
L’antica icona di Nostra Signora di Konevitza (XIV secolo), nel monastero ortodosso di Nuova Valaamo.

Chiese mariane in Finlandia

Di santuari veri e propri in Finlandia vi è solo quello di Helsinki, costruito nel 1954, fiorente centro mariano del Paese.

Inoltre, va ricordato che la cattedrale della sede metropolitana bizantina di Helsinki è dedicata all’Assunzione di Maria; e che un’antica icona di Nostra Signora di Konevitza, ritenuta miracolosa, è venerata nel monastero ortodosso di Nuova Valaamo. La comunità cattolica ha il suo centro mariano ed ecumenico più importante nel complesso Stella Maris nei pressi del lago Hùdenvesi, nel comune di Lohja, fondato e custodito dalle suore orsoline della beata Maria Teresa Ledochowska (1865-1939).
   

Islanda, piccola comunità mariana

L’Islanda, la più grande isola europea dopo la Gran Bretagna, fu invasa dai Vichinghi alla fine del IX secolo e da loro chiamata la "terra di ghiaccio". Essi vi trovarono un cristianesimo agli inizi, introdottovi da alcuni monaci irlandesi un secolo prima. Pagani come erano, scacciarono i monaci e reintegrarono in modo assoluto l’idolatria.

Ma verso il 1000 l’immigrazione norvegese permise al santo re Olaf II di Norvegia di inviare altri missionari e di proclamare la religione cattolica religione di Stato. Fu così che il cristianesimo s’impose a poco a poco: nel 1056 fu eretto il vescovado di Skalholt e nel 1106 quello di Hólar. Nel XII-XIII secolo si contavano già sette monasteri che valsero a estirpare il paganesimo e a rendere tutta l’isola cattolica.

Nel Medioevo i monasteri, oltre ad essere centri di fede, furono anche centri di cultura in prevalenza mariana. Purtroppo, ai tempi della Riforma luterana molti libri liturgici, di pietà e di letteratura andarono bruciati e luoghi di pellegrinaggio, monumenti e statue della Vergine furono distrutti. Le rare cose salvate, pervenute fino a noi, hanno fatto conoscere che su circa duecento chiese che contava l’Islanda, la Madonna era titolare principale di novantadue e patrona secondaria di centoquattro.

Nel Nord dell’isola, a Hofstadir, vi era un santuario con una grande statua della Madonna. A Reykjavik ve n’era un altro la cui statua fu salvata da una famiglia di agricoltori e passata di generazione in generazione fino al 1926, quando fu restituita al vescovo di Reykjavik e posta di nuovo in venerazione nella cattedrale.

Pagine di manoscritti con saghe mariane sono riferite a preti e religiosi, a contadini e cavalieri che, in mezzo a qualche grave rischio, ricorrono all’aiuto potentemente efficace della Madre della Misericordia.

Ma nel 1544 si scatenò pure qui la bufera: re Cristiano III di Danimarca impose con la forza la Riforma protestante. I benefici ecclesiastici furono confiscati, i conventi e i monasteri distrutti e i luoghi di pellegrinaggio soppressi. I due vescovi dell’isola furono eliminati: quello di Hólar fu decapitato il 17 novembre 1550, mentre l’altro di Skalholt morì in prigione a Soro in Danimarca.

Le dure ordinanze di Cristiano III, col consenso del clero passato in blocco al protestantesimo, restarono in vigore fino al 1874, quando il Governo concesse finalmente la libertà di culto. Dopo un primo invio di missionari nel 1895, ne seguì un altro di monfortani nel 1903.

Soltanto con la proclamazione dell’Islanda a Repubblica indipendente in seguito al referendum del 17 giugno 1944, la libertà religiosa fu riconfermata. La Riforma protestante, imposta con la violenza nel 1544, spense praticamente del tutto la fede cattolica. Tuttavia, il culto mariano vi rimase acceso come una fiammella nascosta.

Folla davanti alla cattedrale cattolica di Reykjavik (viaggio del Papa nei Paesi scandinavi, 1989).
Folla davanti alla cattedrale cattolica di Reykjavik (viaggio del Papa nei Paesi scandinavi, 1989).

Reykjavik, un solo santuario a Maria Stella del Mare

In tutta l’Islanda c’è solo un santuario mariano: una piccola chiesa costruita nel 1985 nei sobborghi di Reykjavik, dedicata a Maria Stella del Mare.

I segni di speranza e di incoraggiamento appaiono un po’ dovunque, a iniziare dallo stemma del vescovo di Reykjavik: un giglio con una lingua di fuoco e il motto «Perseverare cum Maria Matre».

Nella diocesi più piccola del mondo operano otto sacerdoti, un gruppo di Legionari di Maria e cinquanta suore di tre istituti: Figlie della Sapienza, Carmelitane e Francescane di Maria.

Adoperandosi tutti insieme, hanno già ottenuto di ravvivare la devozione a Maria, facendo rifiorire il mese di maggio e la pratica del santo rosario in ottobre.

Una delle caratteristiche stavckircker (chiese di legno) a Heddal (Norvegia), un tempo molto diffuse.
Una delle caratteristiche stavckircker (chiese di legno) a Heddal (Norvegia), un tempo molto diffuse.

Norvegia, saga mariana oscurata dai protestanti

La cristianizzazione della Norvegia, come si legge nella Saga dei re di Norvegia, fu iniziata nel IX secolo da arditi missionari con risultati poco soddisfacenti, poiché certe sopravvivenze pagane dei Vichinghi si associavano alle novità cristiane. L’introduzione definitiva del cristianesimo avvenne dal 950 al 1150, favorita dai re, fra cui sant’Olaf Haraldsson (1015-1030), che richiese all’arcivescovo di Amburgo-Brema l’invio di missionari.

L’evangelizzazione portò con sé la diffusione del culto mariano, con centri in monasteri, conventi e nelle "chiese di legno" (stavckircker), a navata unica o a tre navate divise da pali riccamente intagliati e dipinte all’interno. Secondo inconfutabili testimonianze, le "chiese di legno" nel Medioevo erano circa 322 e, nel 1893, se ne contavano solo ventiquattro esemplari nel Museo d’arte popolare presso Oslo. Numerosissime erano dedicate alla Madre di Dio, come anche i vari monasteri dei cistercensi, dei premostratensi e dei benedettini, dove si suonava l’Angelus tre volte al giorno, si recitava con i fedeli il Piccolo Officio della Vergine, si celebrava al sabato la Missa de Beata, si cantava sull’imbrunire la Salve Regina e si sgranavano nel rosario migliaia di Ave Maria nel corso della giornata.

Nella seconda metà del secolo XV, domenicani, francescani e carmelitani si aggiunsero ai primi evangelizzatori e gareggiarono nella diffusione del culto mariano.

Pure questa fioritura di pietà mariana fu stroncata nel secolo XVI dalla Riforma luterana. Il culto pubblico a Maria fu proibito, a tal punto che la recita del rosario fu avversata più di ogni altra preghiera, se si considera quanto riferisce Sigfrid Undset a proposito di due contadini che, nel 1555, ad Hamar, furono condannati al rogo per la loro persistenza nell’antica fede e per aver incoraggiato il popolo a non rinunciare alle «meditazioni» sulla Vergine, che probabilmente indicavano il rosario. Ma nel secolo XIX si ebbe un certo risveglio per il culto mariano, persino tra classi colte che avvertivano più di quelle popolari la nostalgia di fede delle origini.

Il celebre poeta nazionale Bjoernstjerne Bjørnson (1832-1910) lamentava che «sant’Olaf e la Vergine Maria staccati dai muri delle chiese hanno lasciato un vuoto che non si è mai più colmato».
   

"Santa Maria" a Bergen

Attualmente si contano in tutta la Norvegia tre chiese cattoliche dedicate alla Santa Madre di Dio: a Bergen, a Porsgrunn e a Stabekk; e due cappelle: a Oslo, dove, nella cattedrale di Sant’Olaf, "perpetuus rex Norvegiae", è venerata una bella statua di Nostra Signora di Fatima, e a Lillehammer.

La chiesa-santuario di Santa Maria in Bergen è la più importante per la sua antichità: risale al XII secolo, ha subito due incendi, nel 1198 e nel 1248, e tra i restauri il più notevole è quello del 1860. Il grande trittico sull’altare del coro, della fine del XV secolo, è costituito da tre pannelli di cui due rappresentano Maria col bambino e Maria che adora il bambino.

Chiesa di Oskarstrom (Svezia), costruita agli inizi del Novecento da polacchi.
Chiesa di Oskarstrom (Svezia), costruita agli inizi del Novecento da polacchi.

Svezia, tra protestantesimo e rimpianto del culto mariano

In Svezia il cristianesimo penetrò grazie al benedettino sant’Ansgario verso l’830, seguito dal sacerdote sassone Gautberto, costretto ad andarsene per le violenze dei pagani reazionari. Dopo il battesimo del re Olof Skötkonung (1008) e del figlio Anund, l’attività missionaria ebbe forte sviluppo, per trionfare definitivamente con l’arrivo dei cistercensi.

Nell’XI secolo si hanno già numerose testimonianze di pietà mariana nelle pietre runiche, poste sulle tombe dei defunti con l’iscrizione del nome del defunto e di una invocazione a Dio e alla Madre di Dio. Queste invocazioni rivelano un cristianesimo avanzato e vissuto in profondità: «Dio e la Madre di Dio soccorrano il suo spirito. Dio accolga la sua anima. La Madre di Dio l’assista più di quanto abbia meritato». Nella regione di Uppsala, su 1200 pietre runiche tombali, ventinove portavano invocazioni del genere.

Attorno al 1120 furono istituite sei sedi episcopali e nel 1164 l’arcivescovado di Uppsala, che valsero a coordinare i vari centri di evangelizzazione e i molti monasteri cistercensi sorti per lo zelo di Eskild, vescovo di Lund dal 1137 al 1182, discepolo e amico personale di san Bernardo, nel cui monastero di Clairvaux aveva soggiornato per un certo tempo. L’arrivo dei francescani e dei domenicani diede ancora più slancio alla pietà mariana.

Né va dimenticato il luminoso esempio di santa Brigida (1303-1373), le cui Revelationes sono una vera e propria storia di Maria. Nel 1370, la santa fondò a Vadstena l’Ordine del Santissimo Salvatore, di carattere nettamente mariano. Gesù, secondo le Revelationes, aveva chiamato il monastero «monasterium matris meae», con una regola «ad honorem amantissimae Virginae Mariae matris meae» (in onore della Vergine Maria, mia madre carissima). Ma la Madonna, di fatto, era considerata regina e sovrana di ogni monastero. La chiesa abbaziale di Vadstena divenne presto il più importante santuario mariano della Svezia e le Revelationes furono conosciute e apprezzate in tutta l’Europa cristiana. L’ordine brigidino, pur nella sua clausura, suscitò un’intensa fioritura spirituale, mistica e mariana, che solo la Riforma riuscì a reprimere.

Ma nel XVI secolo tutto questo splendido culto mariano fu soffocato dalla Riforma luterana. Il re Gustavo I Vasa (1495-1560), l’eroe dell’indipendenza nazionale, introdusse il protestantesimo in Svezia più per motivi politici che religiosi. Nei due secoli di persecuzioni, il culto mariano non fu interamente soffocato.

Nel primo Ottocento gli scrittori romantici, riscopritori delle tradizioni nazionali, rivalutarono il Medioevo e quindi tutto il patrimonio religioso dell’epoca. Il culto mariano fu allora riscoperto anche per la sua carica emotiva, artistica e letteraria.

In Svezia tuttavia ebbe una grande importanza, anche per i luterani, la rinascita delle Brigidine: ancora una volta strumento della Provvidenza fu una donna, madre Elisabetta Hesselblad (1870-1957). Anche per l’influsso duraturo di santa Brigida, questo Paese ha conservato, più di altre Nazioni scandinave, vestigia e soprattutto tanta nostalgia del culto mariano.
   

Oskarstrom e Djursholm le sole presenze mariane

Attualmente, in Svezia non esistono santuari mariani, ma solo pellegrinaggi locali. La chiesa di Oskarstrom, edificata nel 1910 da immigrati polacchi, accoglie ogni anno, la prima domenica di maggio, quasi tutti i 30.000 cattolici della Nazione. Per l’Assunzione, ogni anno, i cattolici di tutte le parrocchie di Stoccolma si recano a Djursholm, presso le suore Brigidine, nel cui parco ha luogo una solenne processione, che si conclude con una celebrazione liturgica davanti a una grotta di Lourdes.

Il cattolicesimo scandinavo in genere è come una goccia d’acqua in quell’immenso mare di secolarizzazione che domina quasi incontrastato in tali Nazioni. Tuttavia, da parte della Chiesa di Stato si guarda alla Chiesa cattolica con nostalgia e come a un modello: la prima infatti sembra avere esaurito le sue risorse ed è ridotta a poco più di un’entità giuridica, con un seguito scarsissimo di fedeli; la seconda invece, anche per il suo culto popolare, in cui l’immagine di Maria rimane sempre presente, conserva una capacità di coinvolgimento molto maggiore.

Di sicuro, vale ancora oggi quanto, con molto coraggio, affermava nel 1935 il pastore svedese Krook: «Questo Paese ha più che mai bisogno di Maria, del suo messaggio di bellezza, di purezza e della sua fede umile e confidente».
    

   Cartina topo-geografica dei Santuari dei Paesi scandinavi