Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2007

 Maria nell'arte miniata - 10

 Maria, regina tra schiere di santi

Amici lettori

Fatima: Maria alla luce della Trinità
    
Stefano De Fiores

Il trittico dell’infanzia
    
George Gharib

Il movimento mariano in Italia
    Giuseppe Daminelli

Un cavaliere per l’Immacolata
  
 Vincenzo Vitale

Alla Vergine si aprono le porte del paradiso
    
Simone Moreno

Un "dossier" non ancora sfruttato
    
Vincenzo Vitale

Colei che indica la Via
    
Alberto Rum

La Signora dei santi
    
Sergio Gaspari

Un antidoto all’"eresia eterna"
    Bruno Simonetto

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 In missione sulle ali dello Spirito
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 11 novembre 2007 - Copertina

 
 Le feste mariane nella Chiesa copta d’Egitto

 
di GEORGE GHARIB

Il trittico dell’Infanzia
   

La liturgia copta celebra tre feste dell’Infanzia di Maria: la Concezione, la Natività e la Presentazione al tempio. Come per la liturgia bizantina, da cui hanno origine, le tre feste si ispirano all’apocrifo Protovangelo di Giacomo.
  

La liturgia copta celebra, come tutte le altre Chiese orientali, le tre feste dell’Infanzia di Maria: la Concezione, la Natività e la Presentazione al tempio di Gerusalemme. Queste feste, nate a Gerusalemme e solennizzate dalla Chiesa bizantina, provengono molto probabilmente da quest’ultima, anche se la Chiesa copta se ne era distaccata al concilio di Calcedonia (451) per il suo rifiuto di accettare la definizione conciliare di due nature, umana e divina, di Cristo unite nell’unica persona del Verbo. Come nella liturgia bizantina, le feste copte si ispirano al Protovangelo di Giacomo, come risulta dai testi liturgici letti o cantati durante l’ufficiatura di ognuna delle tre feste.

Istruzione della vita della Vergine, attribuita a Cirillo di Gerusalemme

È interessante segnalare che la liturgia copta possiede fra il suo tesoro omiletico una lunga e bellissima Catechesi, o Istruzione attribuita a san Cirillo di Gerusalemme (morto nel 386). L’omelia è introdotta dal seguente titolo che ne dettaglia il contenuto: «21a catechesi del santo patriarca, l’apa Cirillo, arcivescovo di Gerusalemme, concernente la vita della santa Madre di Dio, Maria. Egli rammenta che i genitori di lei furono un uomo e una donna, come i genitori di qualsiasi altro, e ricorda pure il giorno in cui terminò di vivere, il 21 tubah (16 gennaio) nella pace di Dio. Amen».

Il contenuto, anche se si riallaccia ad alcuni temi cirilliani contenuti nella dodicesima omelia di Cirillo di Gerusalemme, è una composizione egiziana posteriore, che può risalire agli anni 550-600, secondo la datazione proposta dal traduttore italiano Erbetta. L’omelia, che contiene una lunga digressione contro gli eretici ebioniti, offre un breve profilo biografico di Maria basato sugli apocrifi dell’infanzia e del transito; ma contiene anche piccoli dettagli originali circa i parenti di Maria e le sue relazioni con la parente Elisabetta.

Inoltre il lungo periodo trascorso tra la morte di Maria e la sua assunzione al cielo riflette la tradizione egiziana al riguardo, la stessa che si tramanda nel calendario liturgico con l’istituzione di due feste distinte, come abbiamo avuto modo di esporre.

Pala d'altare di Quentin Massys (1508): Offerta di Anna e Gioacchino ai poveri (sinistra) e Il sacerdote rifiuta l'offerta di Gioacchino (perché è sterile).
Pala d’altare di Quentin Massys (1508): Offerta di Anna e Gioacchino ai poveri (sinistra)
e Il sacerdote rifiuta l’offerta di Gioacchino
(perché è sterile).

Brevi estratti dell’Istruzione

Il santo Padre della Chiesa di Gerusalemme, o l’autore che si nasconde sotto il suo nome, dopo una prolusione omiletica (paragrafi 1-3) e una istanza antidoceta (paragrafo 4), si rivolge direttamente a Maria per farle prendere coscienza della eccellenza delle sue origini:

Eccellenza di Maria

«Ora, di che genere è la grazia di cui è venuto in possesso uomo o donna da Adamo fino al giorno d’oggi? Comprendi ciò che ti è accaduto, Vergine savia: sei diventata cielo e trono di chi ti ha formata! Ai patriarchi non fu concesso tale favore. Eppure essi usufruirono della familiarità con Dio, mangiarono con lui e lo attendevano, pensando che sarebbe giunto certamente nel loro tempo. Questo favore non fu concesso ai profeti, ma lo videro da lontano e lo salutarono. Predissero l’arrivo del Verbo di Dio finché arrivò e si manifestò nel seno della vergine Maria, la quale divenne la madre del re Cristo. Dimmi il tuo popolo e la casa di tuo padre, poiché io voglio istruire ogni individuo a proposito della tua stirpe eletta» (paragrafo 5).

Maria risponde a Cirillo e gli narra le sue origini familiari e territoriali

«Ed ecco che la Vergine, dal canto suo, stendendo la mano verso di me, mi dice: "Cirillo, se vuoi conoscere la mia stirpe e la casa dei miei padri, ascolta: sono stata una bambina, votata a Dio. Questa promessa l’hanno fatta i miei genitori, prima di darmi alla luce. I genitori che mi misero al mondo appartengono alla tribù di Giuda e alla casa di Davide. Gioacchino è mio padre, lo stesso che Cleopa. Anna è mia madre, che mi generò ed era chiamata Mariham. Io sono Maria Maddalena, dal nome del villaggio in cui sono nata: Magdalia. Il mio nome è Maria di Cleopa. Io inoltre sono Maria di Giacomo, figlio di Giuseppe il falegname, a cui mi consegnarono. Esamina le Scritture e rimarrai convinto appieno a proposito di ciò che chiedi.

«Quando Giosuè, figlio di Nave, divise la terra, a suo tempo, tra i figli d’Israele, la tribù di Giuda ebbe come eredità Jebuselia, cioè Gerusalemme, insieme al territorio dintorno. Da quel tempo, ciascuna delle tribù rimase nei limiti assegnati. Non era possibile che una tribù entrasse nel territorio di un’altra tribù e potesse possedere in quella o nei suoi confini. E neppure si prendevano moglie o marito da tribù che non fosse la propria. Ciò accadde finché il Verbo del Padre si compiacque di venirci a salvare dalla schiavitù del peccato. Egli inoltre rivestì da una donna la nostra carne, così come volle, non essendo a noi possibile salvare noi stessi» (par. 6).

Origine di Maria

«Ora io, dopo attenta ricerca nelle storie antiche di Giuseppe, di Ireneo e in quelle degli Ebrei, che io stesso ho esaminate, mi sono convinto della correttezza di ciò che dirò. Maria difatti è giudea, appartenente alla tribù di Davide, conforme alla benedizione che il Signore pronunciò su Abramo, cioè: "Tutte le tribù della terra saranno benedette per la tua discendenza" (Gn 12,3). Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. Nostro Signore sorse dalla tribù di Giuda, nella quale ebbe compimento la benedizione rivolta ad Abramo» (par. 7).

«Venendo incontro al vostro comune desiderio di conoscere quello che ora sto per dire, ecco che vi espongo quello che i nostri padri ci hanno insegnato. Così infatti si esprime il salmista Davide: "Ciò che i nostri padri hanno detto non è stato celato ai loro figli, cioè alla generazione seguente" (Sal 73,3)» (par. 7).

«Quando la Vergine venne al mondo, c’era una campagna vicino a Gerusalemme, che chiamavano Magdala. C’era ivi pure un paesetto dallo stesso nome, in cui vivevano poche persone. Questi erano giudei e uno di loro si chiamava Davide. Era molto ricco e disponeva di ogni bene. Il suo cuore era dedito alla legge di Mosè e ai profeti, che per lui erano più dolci del miele. Faceva molte elemosine a chi era indigente, mentre attendeva con ansia la salvezza di Israele, domandandosi in quale tempo sarebbe giunta. Mentre una notte si trovava coricato, ebbe una visione. Gli sembrò che un tale gli dicesse: "Aronne, la salvezza di Israele uscirà dalla tua stirpe. Il tempo è ormai giunto e la radice ha portato il frutto". Egli pensava nel suo interno: che cosa mai significava quella visione che aveva avuta? "Tuttavia, si compia pure ciò che il Signore vuole"» (par. 8).

«Davide aveva pure una moglie fedele, di nome Sara. Questa gli diede un figlio maschio, che il padre chiamò Gioacchino. Sua madre, per conto suo, lo chiamò Cleopa. Il padre Davide gli diede come sposa Anna, la figlia di suo fratello Aminadab. Ambedue vivevano in modo grato al Signore. Passato un periodo di tempo i genitori diedero tutto ciò che avevano in tutto il villaggio di Magdalia a Gioacchino, loro figlio, e a sua moglie Anna. Anna però, essendo sterile, non aveva mai un figlio. Il fatto era per loro causa di ansia e dicevano: "Chi sarà il nostro erede?". Gioacchino, passato un periodo di tempo, disse ad Anna: "Andremo al tempio del Signore e lo supplicheremo perché usi misericordia anche a noi, concedendoci ciò che gli chiediamo"» (par. 9).

Ancora dalla Pala d'altare di Massys: Un angelo annuncia a Gioacchino la nascita di Maria.
Ancora dalla Pala d’altare di Massys: Un angelo annuncia a Gioacchino la nascita di Maria.

Gioacchino ed Anna nel tempio del Signore per offrire a Dio la figlia

«Si misero dunque in cammino, diretti al tempio del Signore, dove lo pregarono e offrirono al sacerdote i loro voti. Mentre supplicavano il Signore, la loro faccia era rivolta a terra. Ed ecco la preghiera di Gioacchino: "Signore Dio onnipotente, il quale ascoltò il padre nostro Abramo nella sua vecchiaia e gli concesse Isacco, il figlio promesso, ascolta noi pure oggi e concedici una discendenza. Se ciò avverrà e tu ci darai un bimbo o una bambina, lo consegneremo al tuo tempio per tutta la sua vita, perché là ti serva".

«Sull’istante una voce proveniente dall’altare così parlò a loro: "Gioacchino Cleopa, ciò che tu domandi, l’hai ottenuto. Il Signore ti ha esaudito e ha compiuto la tua richiesta. Sorgi dunque, e va’ a casa tua. Hai ricevuto tale favore, che simile non è stato concesso agli antichi". Gioacchino pensava che fosse il sacerdote colui che dall’altare gli rivolgeva la parola. Pertanto gli rispose: "Sia fatto con me conforme alla tua parola, o signor mio". Si misero quindi in cammino per il ritorno.

«Passato un po’ di tempo Gioacchino, esaminando Anna, trovò che era incinta. Quanti la conoscevano si rallegrarono con lei. Giunto il giorno in cui doveva dare alla luce, la disposizione divina volle che partorisse una bambina. La grazia di Dio traspariva dal suo volto. I genitori le diedero nome Maria e questa cresceva in beltà ogni dì. Quanti la vedevano, restavano meravigliati a causa della gloria divina che in ogni momento la circondava» (par. 11; tutti i brani sono tratti da Testi mariani del primo millennio, vol. IV, Città Nuova 1991, pp. 686-697, passim).

Da questa Istruzione della vita della Vergine, che ricalca quasi letteralmente il Protovangelo di Giacomo, la liturgia copta, ritrova abbozzate le tre feste dell’Infanzia di Maria, e in primo luogo quella della sua Concezione.

La festa della Concezione di Anna

La festa della Concezione di Anna (o anche di Maria, come si spiegherà di seguito) nel calendario copto ricorre il 7 del mese copto di misri, corrispondente al 31 luglio del calendario giuliano e al 13 agosto del calendario gregoriano. La festa si intitola "Annuncio a Gioacchino della nascita della Vergine". Oggetto principale della festa è naturalmente la concezione della Vergine, vista però più dalla parte di Anna che concepisce che di Maria che viene concepita, come del resto avviene in tutte le altre Chiese orientali. I Copti non si pongono il problema della Concezione immacolata, come avviene nella Chiesa latina.

Nei testi copti mai si fa cenno che Maria si sia trovata nello stato di colpa, e che a un certo momento ne sia stata liberata. Del suo rapporto col peccato originale mai se ne tratta specificamente, mentre si afferma nei modi più vari che fu sempre senza colpa. Fu senza macchia, senza contaminazione, senza corruzione. Le Theotokie sono ridondanti di espressioni analoghe. Così pure, quanto ai suoi rapporti con i protogenitori, mai si dichiara che lei ne abbia ereditato la colpa. Al contrario, si afferma frequentemente che «da lei venne la salvezza ad Adamo e ai suoi discendenti». Concludendo crediamo di poter affermare che oggetto della festa della concezione sia almeno anche Maria, creatura innocente e santa.

La festa si ispira naturalmente al racconto del Protovangelo di Giacomo, come risulta anche dal seguente riassunto dato dal Sinassario della festa. Il testo presenta Anna e Gioacchino giunti al limite della vecchiaia e disprezzati per la loro sterilità. Dio però vede la loro tristezza e manda l’angelo Gabriele a Gioacchino per annunciare la concezione di sua moglie Anna e la nascita di una bimba «che avrebbe rallegrato il suo cuore, incantato i suoi occhi e sarebbe stata causa di gioia e di contento per il mondo». La nascita stessa di Maria, Madre di Dio secondo la carne, glorifica Anna al di sopra di tutte le donne.

Sacerdoti copti a una festa mariana nel santuario di Addis Salem.
Sacerdoti copti a una festa mariana nel santuario di Addis Salem.

Sinassario della festa

«In questo giorno Dio inviò il suo grande angelo Gabriele per annunciare al giusto Gioacchino la concezione di nostra Signora, la Madre di Dio secondo la carne. Questo uomo giusto, infatti, e sua moglie Anna erano molto vecchi e non avevano avuto prole, per il fatto che Anna era sterile. Per questo erano molto afflitti, poiché i figli d’Israele ritenevano degni di disprezzo tutti coloro che non avevano avuto figli, considerandoli come persone prive di benedizione. In preda a tale tristezza, quel giusto e sua moglie non cessavano notte e giorno d’innalzare a Dio preghiere e suppliche. Raggiunta la vecchiaia e perseverando nella preghiera, fecero voto di offrire al servizio del tempio il figlio, se per grazia lo avessero avuto.

«Un giorno il giusto Gioacchino, mentre si trovava sul monte assorto in preghiera, si addormentò. Durante il sonno gli apparve l’angelo del Signore, Gabriele, e gli annunciò che la sua moglie Anna avrebbe concepito e partorito un figlio, in vista del quale il cuore del padre avrebbe esultato e i suoi occhi avrebbero gioito; un figlio, che per il mondo intero sarebbe stato causa di gioia e di allegrezza.

«Gioacchino, destatosi dal sonno, tornò a casa e narrò la visione alla moglie, e insieme vi prestarono fede. Presto Anna divenne incinta e mise in seguito al mondo nostra Signora Maria e fu glorificata nel mondo più di tutte le donne» (il Sinassario della festa si trova in Patrologia Orientalis, vol. 17, pp. 708-709).

George Gharib