Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2007

 Maria nell'arte miniata - 10

 Maria, regina tra schiere di santi

Amici lettori

Fatima: Maria alla luce della Trinità
    
Stefano De Fiores

Il trittico dell’infanzia
    
George Gharib

Il movimento mariano in Italia
    Giuseppe Daminelli

Un cavaliere per l’Immacolata
  
 Vincenzo Vitale

Alla Vergine si aprono le porte del paradiso
    
Simone Moreno

Un "dossier" non ancora sfruttato
    
Vincenzo Vitale

Colei che indica la Via
    
Alberto Rum

La Signora dei santi
    
Sergio Gaspari

Un antidoto all’"eresia eterna"
    Bruno Simonetto

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 In missione sulle ali dello Spirito
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 11 novembre 2007 - Copertina

 I 90 anni della Milizia

 
di VINCENZO VITALE

Un cavaliere per l’Immacolata
   

Il 16 ottobre 1917 nasceva la Milizia dell’Immacolata, per opera di un giovane francescano, Massimiliano Maria Kolbe. Una vita all’insegna di un amore e di una fiducia illimitate nella Vergine Maria.
  

La figura di Massimiliano Maria Kolbe è senz’altro associata da molti all’offerta eroica della sua vita nel campo di concentramento di Auschwitz. Ma fu in eguale misura un innamorato di Maria e un iniziatore di opere legate a una consacrazione totale all’Immacolata. In particolare, il 16 ottobre 2007 ricorrono i novant’anni della nascita della Milizia dell’Immacolata.

Raimondo (nome di battesimo di Massimiliano) Kolbe nasce a Zdunska Wola (Polonia) l’8 gennaio 1894, da Giulio e Maria Dabrowska.

La svolta della vita di Raimondo è legata proprio alla Madonna, come ha testimoniato la madre dopo la sua morte. Mentre pregava la Vergine e le chiedeva del suo futuro, ella gli aveva risposto mostrandogli due corone: «La corona bianca è il simbolo della castità, la corona rossa è il simbolo del martirio. Entrambe ti sono destinate. Vuoi averle?». La risposta del ragazzo: «Sì, lo voglio». È una decisione per lui irrevocabile.

Pala d'altare a Niepokalanow, raffigurante Kolbe con l'Immacolata.
Pala d’altare a Niepokalanow, raffigurante Kolbe con l’Immacolata.

In seguito a una missione dei francescani nel 1907, Raimondo decide di entrare nel ginnasio del convento. Con l’ingresso in noviziato nel 1910, prende il nome di fra’ Massimiliano. Negli anni di studio a Roma (1912-1919) ha modo di rendersi conto dell’ondata di attività massoniche e dei violenti umori anticlericali in circolazione.

È così che il 16 ottobre 1917 nasce, da un gruppo di sette frati del Collegio Serafico di Roma, la Milizia dell’Immacolata. Il suo fine: «Conseguire la conversione dei peccatori, degli eretici [...] e soprattutto dei massoni, e la santificazione di tutti sotto la tutela della Santissima Vergine Immacolata». Le condizioni di appartenenza: «Consacrarsi completamente alla Santissima Vergine Immacolata come strumento nelle sue mani immacolate e portare la Medaglia miracolosa». I mezzi per l’attività della Milizia: l’esempio, la preghiera, la sofferenza, il lavoro. «L’essenza della dedizione all’Immacolata sta nella volontà: un’anima che compie rettamente il suo dovere è perciò in ogni momento proprietà dell’Immacolata».

Niepokalanow: una città per l’Immacolata

Inutile dire che le prime critiche vennero dagli stessi confratelli. Eppure la Milizia cresce in modo impressionante, arrivando a 700.000 nel 1939: tante le persone che ogni giorno recitavano questa preghiera: «O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te» (fin qui la preghiera della Medaglia miracolosa) «e per tutti quelli che non ricorrono a Te, e soprattutto per i nemici della santa Chiesa e per quelli raccomandati a Te».

Dopo l’ordinazione Kolbe torna in Polonia, a Cracovia, nel 1919, malato di tubercolosi. Vagheggiava una rivista per i membri della Milizia. Nonostante la sua salute e la mancanza di fondi, nel gennaio 1922 usciva il primo numero de Il Cavaliere dell’Immacolata. Ma i sogni di Kolbe non si fermano: desidera una tipografia propria e macchine a motore (nel 1925 la tiratura era già a 25.000 copie).

Padre Kolbe (primo a sinistra) in partenza per il Giappone, sulla nave "Conte rosso".
Padre Kolbe (primo a sinistra) in partenza per il Giappone, sulla nave "Conte rosso".

Il Cavaliere fa scalpore, ottiene persino la benedizione di papa Pio XI, mentre Kolbe parla al primo Congresso dei cattolici polacchi (1926) sulla responsabilità del giornalista. Infine nel 1927, nei pressi di Varsavia, si trova un terreno su cui edificare un convento-editoria. Nasce Niepokalanow ("Città di Maria", alla lettera: "Proprietà dell’Immacolata"): un insieme di baracche all’insegna della povertà francescana. Ma per la "causa" si cercano le macchine più moderne e i mezzi di trasporto più veloci. Niepokalanow inizia con due padri e diciotto fratelli, e negli anni Trenta raggiungerà le mille persone. E intanto Kolbe sogna l’Oriente…

Mugenzai no Sono

Kolbe è orientato alla missione in Giappone. Nel febbraio del 1930 s’imbarca con altri quattro religiosi. Il suo primo pensiero: «Qui stamperemo Il Cavaliere dell’Immacolata in giapponese».

Il 24 aprile 1930 giunge a Nagasaki, in Giappone. Vi urgeva la formazione dei cristiani (a Nagasaki e dintorni c’erano all’epoca circa 60.000 cattolici). Riesce a far uscire Il Cavaliere in breve tempo, con 10.000 copie (grazie a una macchina da stampa con 145.000 caratteri giapponesi!). Sorprendentemente la rivista è richiesta anche da non-cristiani e le copie arriveranno a 65.000 in pochi anni. Il convento attira persino monaci buddisti, cui i frati regalano la Medaglia miracolosa.

A Nagasaki padre Massimiliano può avviare nel 1931 una seconda Niepokalanow: Mugenzai no Sono ("Giardino dell’Immacolata"). Le difficoltà scoraggiano tanti a Niepokalanow, ma non mancano tante persone di buona volontà che aiutano per la stampa, le traduzioni e via dicendo. Anche per padre Kolbe è un cammino che porta a conoscere l’uomo a fondo e a comprendere la necessità di amarlo e sacrificarsi per lui, malgrado tutto.

Il monastero di Niepokalanow fondato da padre Kolbe nel 1927 vicino a Varsavia.
Il monastero di Niepokalanow fondato da padre Kolbe nel 1927 vicino a Varsavia.

Di nuovo in Polonia

Nel 1933 può rivedere la Niepokalanow "madre delle altre Niepokalanow" che intanto si è sviluppata e di cui scrive: «L’Immacolata è il fine, e la povertà è il capitale: sono le due cose da cui in nessun caso Niepokalanow può allontanarsi». Avvia altri giornali che raggiungono presto alte tirature: tra questi Il giornalino, quotidiano d’attualità, Il giovane Cavaliere dell’Immacolata. Ama dire che «raggiungeranno la perfezione quando il contenuto sarà conforme alla firma del caporedattore: l’Immacolata».

Ha cura di trasmettere lo spirito dell’opera: «Ciò che è veramente essenziale è la nostra vita interiore [...] cioè: essere sempre di più, sempre di più dell’Immacolata, essere Suo cavaliere. Ricordiamoci che l’azione all’esterno è soltanto un di più di ciò che abbiamo». Sa spronare i frati dipingendo un ideale di santità sostanziato di intraprendenza, lavoro, entusiasmo, spirito di sacrificio. Un giorno dice che, per suggellare il proprio amore per l’Immacolata, desidera «versare il sangue in modo degno di un cavaliere».

Con il 1° settembre 1939 arriva la guerra con il suo seguito di distruzioni e sofferenze per l’invasione dei nazisti. Nel 1939 fra’ Massimiliano è imprigionato dai tedeschi una prima volta. Tornato in libertà, può ancora stampare un numero unico del Cavaliere nel novembre 1940.

Ma la Chiesa cattolica è invisa ai nazisti. Niepokalanow viene accusata di istigare l’odio contro i tedeschi con le sue riviste. Il 17 febbraio 1941 compare la Gestapo: padre Kolbe finisce ad Auschwitz. La ferocia delle SS verso i preti è nota. Padre Kolbe vive con eroica serenità di spirito le violenze e l’odio dei carcerieri, conforta i compagni disperati. Infine arriva l’occasione per dare completamente la propria vita: un prigioniero è fuggito dal campo, altri dieci dovranno morire al suo posto, secondo la ferrea legge del lager. Kolbe si fa avanti per sostituire Francesco Gajowniczek, un giovane padre di famiglia. Chiuso nel bunker della fame, viene ucciso dalle SS con un’iniezione di acido fenico. Muore con le ultime parole, «Ave Maria», sulle labbra. È il 14 agosto, la vigilia della festa dell’Assunta.

Vincenzo Vitale