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N. 11 novembre 2007
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Uno
scrittore e un libro Un
"dossier" non ancora sfruttato Da un libro di padre Aristide Serra, La
Donna dell’Alleanza, un serio stimolo a rileggere la figura di
Maria a partire da temi e figure dell’Antico Testamento. Proponiamo all’attenzione dei lettori un libro forse di non immediata attrattiva, ma con un suo "peso specifico": La Donna dell’Alleanza. Prefigurazioni di Maria nell’Antico Testamento di Aristide Serra (Edizioni Messaggero Padova 2006, pp. 376, euro 18). Come dice il sottotitolo, l’autore, biblista esperto nel campo della mariologia, indaga l’Antico Testamento, o meglio alcuni suoi filoni e figure, per vedere se in parallelo alla corrente che prepara il Messia non ve ne sia anche una che prepara la comunità messianica, secondo un’intuizione che risale a padre Benoit (p. 260): corrente che «è precisamente la personificazione femminile della Vergine figlia d’Israele o Figlia di Sion. È legittimo pensare che questa corrente secondaria sfocia in Maria». Serra giunge così alla conclusione che «la figura della Madre del Messia andava gradualmente delineandosi nella penombra della parola profetica» (p. 260). In altre parole, l’autore ci aiuta a leggere la figura di Maria all’interno della storia di salvezza che inizia con l’Antico Testamento. Ma lo fa rispettando i procedimenti della scienza biblica moderna, senza forzare i testi, ma anzi partendo da una loro lettura in chiave storica (senso letterale, se vogliamo): veniamo così in contatto con diversi testi biblici dell’Antico Testamento, i cui echi sono poi recepiti nelle pagine del Nuovo Testamento che ci parlano della Vergine. E non solo: l’autore utilizza un vastissimo materiale, che per la maggior parte di noi cristiani è sconosciuto, tratto dalla letteratura giudaica extrabiblica, facendoci vedere come già la tradizione giudaica (quindi non cristiana!) abbia sviluppato una lettura "femminile" di certi passi biblici, "preparando" così nel disegno di Dio quanto sarà detto di Maria poi nel Nuovo Testamento. Ed è impressionante proprio vedere come le corrispondenze con queste materiale siano davvero forti. Naturalmente l’autore tiene conto del fatto che le pagine dell’Antico Testamento presentate vengono lette a partire dal Nuovo Testamento, ossia a partire dal "compimento" che è la persona di Gesù Cristo.
Ripercorriamo così una serie di temi dell’Antico Testamento che ci aiutano a leggere in maggiore pienezza la figura della Vergine all’interno dell’economia di salvezza, ossia del progetto di Dio (quello che san Paolo chiama il "mistero", prima nascosto e poi rivelato, in Rom 16,25ss.): le madri di Israele (Lia, Rachele, Yokebed, Miryam, Debora, Rut, Anna, Rizpà, la madre dei sette fratelli maccabei, Giuditta), il monte Sinai (luogo dove Dio contrae l’alleanza con Israele e dona la legge), la "sposa senza macchia" del Cantico dei Cantici (4,7; impressionanti anche qui le riletture ebraiche del testo, pp. 142-150), la tenda/arca dell’alleanza, la figlia di Sion (tema ripreso dall’evangelista Luca), Gerusalemme, gli annunci profetici sulla madre del Messia (Is 7,14; Mic 5,2; Gen 3,15) e infine un bel capitolo conclusivo su «La Sapienza e Maria» (pp. 261-307), forse il più bello e il più riuscito del libro, che attraverso l’esame di temi e concetti tipici dei libri sapienziali ci fa intravvedere la profondità di certe brevi annotazioni del Vangelo su Maria (ad es. Lc 2,19.48-51; 8,21 e paralleli). In conclusione, da questa breve carrellata dei temi affrontati nel libro, emerge un grande merito dell’autore: farci leggere le pagine del Vangelo su Maria con l’aiuto della Bibbia stessa (Antico Testamento). Citando quanto scrive di recente un biblista (Ph. Lefebvre): «dobbiamo riaprire, arricchire e trarre profitto dal "dossier" dei testi dell’Antico Testamento ai quali ci si può riferire per mettere in luce la figura di Maria, ai quali i vangeli [...] fanno allusione in mille modi» (p. 107). È proprio quanto ha fatto il padre Serra, offrendo di questi testi prima una lettura nel loro contesto (Antico Testamento), con spiegazioni sintetiche ma molto ricche per la comprensione dei passi in se stessi; poi una rilettura degli stessi testi in ambito giudaico (i targumim, ossia le parafrasi in aramaico della Bibbia; il Talmud; Filone d’Alessandria; Giuseppe Flavio); infine gli echi e le riletture che ne fanno gli autori del Nuovo Testamento, dei quali emerge ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il legame con il giudaismo. Vincenzo Vitale |
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