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N. 11 novembre 2007
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI La
Signora dei santi Con la solennità di Tutti i santi,
contempliamo la Vergine Maria che dimora nei due stadi della vita
ecclesiale (Chiesa terrestre e quella celeste). In Maria la Chiesa «contempla
ciò che essa desidera e spera di essere nella sua interezza». San Francesco d’Assisi, in occasione di una visione mistica, un giorno vide i suoi figli spirituali che tentavano invano di proseguire in un’ascesi volontaria. Gesù allora gli disse: «Francesco, fa’ passare i tuoi figli per la strada di mia Madre». La strada percorsa dalla Madre di Gesù è la via regale dell’umiltà, che si abbandona totalmente a Dio, quella più sicura, quindi, verso la santità. La strada della Vergine ci richiama l’interrogativo che la Chiesa antica si poneva sulla presenza o assenza della Madre a Gerusalemme dopo la risurrezione del Figlio. Fin dai primi secoli si determinarono due tradizioni complementari e inseparabili tra loro: 1) la Vergine Madre non sta nel giardino della risurrezione, poiché è già stata assunta in cielo, alla destra del Figlio, per meglio servire da lassù la Chiesa pellegrina sulla terra; 2) la Vergine Madre è stata la prima a vedere il Figlio risorto, e sta nel "Santo Giardino" per accogliere i credenti che si recano al sepolcro vuoto, per incamminarsi sulla via nuova della risurrezione, segnata dallo Spirito santificatore. Questa duplice tradizione sulla Vergine ci rammenta altresì l’esistenza delle "due vite" dei credenti e delle due Chiese. Non possiamo mai dimenticare, predicava san Gregorio Magno, che «la santa Chiesa ha due vite: una nel tempo, l’altra nell’eternità» (In Ezechiel 1,2,10 in Patrologia Latina 76, 1060). «Non separiamo», aveva già specificato sant’Agostino, «queste due vite: non consideriamo la Ecclesia deorsum (Chiesa terrestre) come estranea alla Ecclesia sursum (Chiesa celeste)» (Sermo 181, 7 in Patrologia Latina 38, 982-983). Riconosciamo, pur nella diversità dei due stadi, la continuità dell’unica Chiesa militante e gloriosa, così come adoriamo un solo Cristo nella sua vita terrena, morte e risurrezione. Contempliamo pure la Vergine che dimora in ambedue gli stadi della vita ecclesiale, per far risplendere sotto gli occhi dei fedeli il giardino primaverile della risurrezione nel suo duplice aspetto: quello eternamente fiorito e rigoglioso del cielo, in cui si celebra la stagione ininterrotta del raccolto, e quello che sta fiorendo sulla terra nella Gerusalemme redenta.
Sia nell’uno che nell’altro giardino, i santi rappresentano la stagione dei frutti. Se già i battezzati nell’antichità venivano chiamati Christi florentes, fioritura di Cristo risorto (Tertulliano), tanto più i santi manifestano la fioritura permanente di quell’albero secolare della Chiesa, in cui tutti siamo chiamati a costituire in Cristo l’uomo perfetto nel vigore dell’età (Ef 4,7-13). In questo duplice giardino fiorito, Maria regna gloriosa: 1) quale prima tra i santi nella gloria del cielo, 2) accanto a Cristo sulla terra che celebra i suoi misteri, 3) quale formatrice dei santi. Se «Maria è la vergine fatta Chiesa» (san Francesco d’Assisi, Saluto alla Vergine, 1b), anche la Chiesa, sostenuta dall’amore della Madre, è chiamata a diventare la vergine Maria. Il primo posto nel coro dei salvati A partire dalla seconda metà del II secolo, la Chiesa, nel celebrare il mistero di Cristo, venera i santi (il primo martire venerato è il vescovo san Policarpo di Smirne, morto nel 155). Mentre la liturgia fa memoriale del Signore e dei suoi eventi salvifici, fa con-memoria delle membra del suo corpo ecclesiale, specie di quelle che partecipano già della santità di Dio e vedono Dio (Eb 12,10.14). Difatti il Salmo 67,36 (nella versione della Vulgata) canta che Dio è «mirabile nei suoi santi» (formula ripresa dall’orazione "dopo la comunione" nella solennità di Tutti i Santi). E san Paolo esorta i credenti a rendere saldi e irreprensibili i loro cuori nella santità, in attesa «della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (1 Ts 3,13), con coloro cioè «che in ogni tempo furono graditi» a Dio Padre (Preghiera eucaristica II). La Vergine Maria, che per antonomasia appartiene alla nube dei testimoni della fede (Eb 12,1; Catechismo della Chiesa cattolica 2683), occupa il primo posto nel coro dei salvati: è la Signora dei santi, perché Madre del Signore dei santi e la Regina celeste della gloriosa schiera dei santi. Il Canone romano prega: «Ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo» (Preghiera eucaristica I; cf Lumen gentium 52). Si comprende perché Pio XII, nel 1950 proclamò il dogma dell’Assunzione della Vergine alla gloria celeste, anziché il giorno dell’Assunta (15 agosto), il primo novembre, nel giorno di Tutti i Santi. Il Pontefice voleva sottolineare espressamente l’unione tra la Madre del Signore e i santi, chiamati a raggiungerla nella sua glorificazione con Cristo. Difatti Maria assunta al cielo – precisa il concilio Vaticano II – è l’«immagine escatologica» e la «primizia» della Chiesa, che in lei «contempla con gioia [...] ciò che essa desidera e spera di essere nella sua interezza» (Sacrosanctum Concilium 103), e in lei trova un «segno di sicura speranza e di consolazione» (Lumen gentium 68). Paolo VI, con illuminata e profonda intuizione, rivolgendosi ai rettori dei santuari d’Italia nel 1976, rilevava un orientamento spontaneo del popolo cristiano verso la Vergine: «È proprio vero che Maria, come occupa un posto privilegiato nel mistero di Cristo e della Chiesa, così è sempre presente nell’animo dei nostri fedeli, e ne compenetra nel profondo, come all’esterno, ogni espressione e manifestazione religiosa. Quanta gente, vediamo, non è molto religiosa, ma alla Madonna, a quella sì, curva il capo ed esprime una preghiera che altrimenti non sarebbe mai uscita dal cuore ed arrivata alle labbra». Non come Cristo né come i santi Ma ora noi ci chiediamo: la Vergine, Signora dei santi, va venerata come prima e per eccellenza tra i santi o anche quando si celebra il Figlio salvatore? Maria – annotava il compianto Achille Maria Triacca (morto nel 2002) – «non può essere celebrata né come Cristo, né semplicemente come i santi. Ella si trova in un ben circoscritto posto nell’economia della salvezza, il quale ha influsso e si ripercuote nelle modalità celebrative». Quindi non come Cristo (modo maggiorato, sostitutivo del culto unico dovuto al Signore), né come i santi (modo diminutivo), per il fatto che ella è «Santa tra i santi e più ancora» (Nicola Cabasilas), la «via regale» (san Bernardo), quindi la più accessibile e la più imitabile per celebrare il mistero di Cristo.
Mentre i santi – estensione sacramentale della Pasqua del Signore e corona, scorta gloriosa del Risorto – rappresentano i fiori primaverili del giardino della risurrezione, la Vergine invece, ad un tempo, va venerata sia nel mistero pasquale di Cristo capo (ciclo cristologico) sia quale membro eletto del suo corpo ecclesiale (ciclo dei santi). Unita al Figlio salvatore Il concilio Vaticano II insegna ancora: «Nella celebrazione del ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore la beata Maria, Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo: in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione» (Sacrosanctum Concilium 103; cf Lumen gentium 53; 57). Ecco perché ancora il Vaticano II esorta «tutti i figli della Chiesa» a promuovere generosamente «il culto specialmente liturgico verso la beata Vergine» (Lumen gentium 67). E Paolo VI ricorda che lo sviluppo del culto mariano deve aver luogo «nell’alveo dell’unico culto che a buon diritto è chiamato cristiano, perché da Cristo trae origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta espressione e per mezzo di Cristo, nello Spirito, conduce al Padre» (Marialis cultus, Introduzione). E il culto mariano è «elemento intrinseco del culto cristiano» (Marialis cultus 56; Catechismo della Chiesa cattolica 971). Pertanto la celebrazione del Figlio non sarebbe integra, piena, se non facesse memoria contemporaneamente della Madre. Già secondo i più antichi Padri della Chiesa, la Vergine, nella comunità che fa memoria dei misteri della salvezza, assolve in pieno e prima di ogni altra una triplice funzione materna: l’essere garante della vera fede, del vero culto e del più autentico comportamento cristiano. Ella infatti è «maestra di vita spirituale» (Marialis cultus 21) e «Madre nell’ordine della grazia» (Lumen gentium 62; cf Redemptoris Mater 38-50): colei che ha cooperato «per restaurare la vita soprannaturale nelle anime» (Catechismo 968; Lumen gentium 61; cf Marialis cultus 19). La Madre riproduce «nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito» (Marialis cultus 57): è la formatrice dei santi e colei che produce frutti di santità nei credenti. Sergio Gaspari |
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