Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2007

 Maria nell'arte miniata - 10

 Maria, regina tra schiere di santi

Amici lettori

Fatima: Maria alla luce della Trinità
    
Stefano De Fiores

Il trittico dell’infanzia
    
George Gharib

Il movimento mariano in Italia
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Un cavaliere per l’Immacolata
  
 Vincenzo Vitale

Alla Vergine si aprono le porte del paradiso
    
Simone Moreno

Un "dossier" non ancora sfruttato
    
Vincenzo Vitale

Colei che indica la Via
    
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La Signora dei santi
    
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Un antidoto all’"eresia eterna"
    Bruno Simonetto

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 In missione sulle ali dello Spirito
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 11 novembre 2007 - Copertina

 

 

 

 

 La mariologia di Benedetto XVI – 26

 
di BRUNO SIMONETTO

Un antidoto all’"eresia eterna"
   

Nel 1997 il cardinale Ratzinger pubblicava un commento alla Redemptoris Mater, in cui presenta Maria come "antidoto" ad eresie ricorrenti nella storia, frutto di una visione negativa del femminile.

In occasione della presentazione dell’Enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris Mater, nel 1997, l’allora cardinale Ratzinger pubblicò una riflessione sull’utilità del documento pontificio (Maria tra femminismo e gnosi) nella quale affrontava diversi temi di natura esegetico-biblica.

Riproduciamo qui – con qualche annotazione esplicativa – la parte di tale riflessione relativa al ruolo della Beata Vergine Maria quale «antidoto all’eresia eterna» costituita dalla gnosi, al moderno femminismo e ad altri errori teologici connessi.

«Il cosiddetto Vangelo degli Egiziani (risalente al secolo II) attribuisce queste parole a Gesù: "Sono venuto ad annullare le opere della realtà femminile". Tali parole esprimono un motivo fondamentale dell’interpretazione gnostica del cristianesimo, motivo che – in una formulazione un po’ diversa – ricorre anche nel cosiddetto Vangelo di Tommaso: «Allorché di due ne farete uno, allorché farete [...] la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere, sicché non vi sia più né maschio né femmina [...], allora entrerete nel regno» (loghion 15, p. 486). Similmente ivi leggiamo, in chiara contrapposizione a Galati 4,4: "Quando vedrete colui che non è nato da donna, prostratevi bocconi e adoratelo: egli è il vostro padre".

«In questo contesto è interessante osservare come Romano Guardini vede un segno del superamento dello schema fondamentale gnostico da parte degli scritti giovannei [Vangelo e lettere di Giovanni, più Apocalisse, ndr] nel fatto che "nel complesso dell’Apocalisse, il femminile gode di quella pari dignità del maschile, che Cristo gli ha conferito. È vero che il momento del male, della sensualità e del femminile confluiscono nella figura della prostituta babilonese; ciò però sarebbe pensato in termini gnostici se dall’altra parte il bene comparisse solo in figura maschile. In verità esso trova un’espressione radiosa nella comparsa della donna cinta di stelle. Se proprio volessimo parlare di una prevalenza, dovremmo piuttosto assegnarla al femminile; infatti, la figura in cui il mondo redento si struttura in maniera definitiva è quello della "sposa"».

Il cardinale Joseph Ratzinger nel 1997, quando commentò la Redemptoris Mater.
Il cardinale Joseph Ratzinger nel 1997, quando commentò la Redemptoris Mater.

Un problema di giusta interpretazione della Bibbia

«Con questa osservazione Guardini ha messo il dito su una questione fondamentale di una giusta interpretazione della Bibbia. L’esegesi gnostica è caratterizzata dal fatto di identificare il femminile con la materia, con il negativo e con il nulla, cose che non possono far parte dell’affermazione salvifica della Bibbia; naturalmente, simili posizioni radicali possono anche capovolgersi nel loro opposto, nella rivolta contro valutazioni del genere e nel loro completo rovesciamento.

«Nell’evo moderno, a partire dal messaggio biblico, ha preso piede per altri motivi una esclusione meno radicale, ma non meno efficace del femminile; un "solus Christus" esagerato indusse a rifiutare ogni cooperazione della creatura, ogni significato autonomo della sua risposta e a vedervi un tradimento della grandezza della grazia. Perciò da Eva fino a Maria, lungo la linea femminile della Bibbia, non poteva esserci nulla di teologicamente rilevante: quanto i Padri e il Medioevo avevano detto al riguardo fu inesorabilmente bollato come ritorno al paganesimo e tradimento dell’unicità del Redentore.

«I femminismi radicali odierni», argomenta Ratzinger, «vanno senza dubbio interpretati solo come lo sfogo dello sdegno per una simile unilateralità, sfogo a lungo represso e che ora assume naturalmente posizioni davvero pagane o neognostiche: la rinuncia al Padre e al Figlio, che ivi si verifica, colpisce al cuore la testimonianza biblica.

«Tanto più importante diventa leggere la Bibbia stessa e leggerla tutta. Allora si vede che, nell’Antico Testamento, accanto e con la linea che va da Adamo ai patriarchi e al Servo di Dio, corre la linea che va da Eva, alle donne dei patriarchi, a figure come Debora, Ester e Rut e infine alla Sophia: un cammino che non si può teologicamente minimizzare, per quanto esso sia inconcluso e quindi aperto nella sua affermazione, per quanto esso sia incompiuto come tutto l’Antico Testamento, che rimane nell’attesa del Nuovo e della sua risposta. Ma come la linea adamitica riceve il suo senso da Cristo, così alla luce della figura di Maria e nella posizione della ecclesia diventa chiaro il significato della linea femminile, nella sua unione inseparabile col mistero cristologico.

«La scomparsa di Maria e della ecclesia in una corrente importante della teologia contemporanea è indice della sua incapacità di leggere la Bibbia nella sua totalità. L’allontanamento dalla ecclesia fa anzitutto scomparire il luogo esperienziale in cui tale unità diventa visibile. Tutto il resto segue poi da solo. Viceversa, per poter percepire il tutto, si presuppone l’accettazione del luogo fondamentale ecclesiale e quindi anche la rinuncia a una selezione storicistica all’interno del Nuovo Testamento, selezione secondo la quale ciò che è presuntamente più antico viene dichiarato l’unico valido, con conseguente deprezzamento di Luca e di Giovanni. Invece, solo nel tutto troviamo il tutto».

Tali concetti sono stati illustrati da Ratzinger anche nei suoi due saggi mariologici: La figlia di Sion. La devozione a Maria nella Chiesa e Maria. Chiesa nascente.

Il grande teologo e filosofo Romano Guardini (1885-1968).
Il grande teologo e filosofo Romano Guardini (1885-1968).

Maria e il nuovo femminismo

L’attenzione per la figura di Maria – che partecipa della condizione umana d’inferiorità sociale e religiosa in cui era lasciata la donna, ma che nello stesso tempo si eleva sulle sue sorelle come nuova Eva che esercita un influsso salvifico nella storia e come Theotókos o Madre verginale del Verbo incarnato – è intanto venuta recentemente crescendo nella riflessione della Chiesa, mentre il femminismo prende le distanze e non lesina critiche a questa immagine.

«La punta più impegnata del femminismo cattolico nei confronti della mariologia», rileva Stefano De Fiores in Maria. Nuovissimo Dizionario (vol. 1, EDB, pag. 621), «è rappresentata dalla teologa statunitense Elizabeth Johnson, che nel 2003 pubblica il grosso volume Vera nostra sorella. Una teologia di Maria nella comunione dei santi (Queriniana, Brescia 2005)».

La nuova prospettiva avanzata dalla Johnson è di lasciare il simbolismo per «vedere in Maria – storicamente madre di Gesù e definita nella fede Theotókos (o genitrice di Dio) – una donna concreta della nostra storia che ha camminato con lo Spirito [...]. La mia proposta è che per elaborare una teologia liberante di Maria una pista feconda sia collocarla nella comunione dei santi, e qui ricordarla, nel pericolo e nella consolazione, come una donna con la propria storia particolare, tra le sue contemporanee e dinanzi a Dio» (pp. 11 e 191).

Si tratta di un cambiamento radicale di prospettiva: superando l’inculturazione operata nel secondo millennio che considera Maria nella sua soggettività separata dall’economia della salvezza, occorre riallinearsi con il modello del primo millennio. Da mediatrice situata a metà strada tra Dio e noi, Maria deve tornare a essere «una donna che è vera nostra sorella nelle nostre lotte», deve cioè essere restituita alla sua umanità concreta. E da eccezione, conseguente alla cultura del privilegio, Maria deve essere vista con il Vaticano II come tipo e modello: «Soltanto quando Maria non sarà più l’eccezione, ma diventa la regola per lo status socio-ecclesiale delle donne, il suo culto potrà diventare credibile e la sua immagine potrà sviluppare un potere di trasformazione a favore della solidarietà, della giustizia e della liberazione» (E. Schüssler Fiorenza, Gesù, figlio di Miriam, profeta di Sophia. Questioni critiche di cristologia femminista, Torino 1996, p. 239).

Ma già il futuro papa Benedetto XVI nel citato commento all’Enciclica Redemptoris Mater aveva introdotto tale discorso, paventando il rischio di una lettura femminista del documento di Giovanni Paolo II: «La comparsa di tendenze femministe ha naturalmente introdotto un elemento nuovo e inatteso, che minaccia di scompigliare un poco i fronti. Da un lato, l’immagine che la Chiesa traccia di Maria viene ivi presentata come la canonizzazione della dipendenza della donna e come la consacrazione della sua oppressione: la glorificazione della Vergine e Madre servizievole, obbediente e umile avrebbe fissato per secoli il ruolo della donna; una glorificazione tesa a tenerla soggetta. Dall’altro lato, la figura di Maria offre lo spunto per un’interpretazione nuova e rivoluzionaria della Bibbia: i "teologi della liberazione" si richiamano al Magnificat che annuncia la caduta dei potenti e l’elevazione degli umili; così il Magnificat diventa il faro di una teologia che considera suo compito incitare all’abbattimento degli ordinamenti esistenti».

Sembra che fosse specialmente questo secondo rischio a preoccupare il teologo Ratzinger: «La lettura femminista della Bibbia», analizza, «vede in Maria la donna emancipata che, libera e consapevole del proprio compito, si oppone a una cultura dominata dai maschi. La sua figura, assieme ad altri indizi speciosi, diventa una chiave ermeneutica che alluderebbe a un cristianesimo originariamente del tutto diverso, il cui slancio liberatore sarebbe poi stato di nuovo presto attutito e neutralizzato dalla struttura del potere maschile.

La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, Bibbia miniata napoletana, 1340: un brano che viene spesso letto in modo fuorviante.
La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, Bibbia miniata napoletana, 1340:
 un brano che viene spesso letto in modo fuorviante.

«Il carattere tendenzioso e forzato di simili interpretazioni è facile da riconoscere; comunque, esse potrebbero avere il vantaggio di renderci di nuovo più attenti a quel che la Bibbia ha effettivamente da dire su Maria. Questo potrebbe perciò essere anche il momento di prestare più attenzione del solito a un’enciclica mariana, che da parte sua si preoccupa unicamente di far parlare la Bibbia». Proprio per questo, «al fine di rendere più accessibile e comprensibile il documento papale e per facilitarne la lettura», precisa Ratzinger, va posto in luce il modo di procedere dell’enciclica che invita:

1 A leggere la Bibbia come un tutto: «il Papa [in Redemptoris Mater] parla con la Bibbia in questo atteggiamento: egli prende le sue parole così come esse risultano dal suo significato totale, come verità, come informazione su ciò che Dio e l’uomo sono realmente».

2 La linea femminile nella Bibbia. Applicando questo principio alla Redemptoris Mater, osserva infine Ratzinger: «A mio giudizio, l’importanza e l’attualità dell’Enciclica consistono non da ultimo sul fatto che essa ci guida a riscoprire la linea femminile nella Bibbia, con il suo specifico contenuto salvifico, e a imparare che né la cristologia elimina il femminile o lo riduce a una realtà insignificante, né, viceversa, il riconoscimento del femminile pregiudica la cristologia. Solo nella loro giusta relazione e unione si manifesta la verità su Dio e su noi stessi».

Bruno Simonetto
   

Per saperne di più...

Gnosi/gnosticismo. Termine che viene dal greco (gnosis=conoscenza). Indica un complesso di dottrine filosofico-religiose, sorte verso il II secolo dopo Cristo, che fondono elementi attinti da varie tradizioni religiose. Tra le idee fondamentali: la contrapposizione tra Dio e il mondo/materia (visti come negativi), tra un Dio creatore (Demiurgo cattivo) e Dio redentore (buono), la "caduta" dell’anima dal mondo divino nella materia e la necessità di una rivelazione, destinata solo a pochi eletti, per ritornare a Dio (salvezza attraverso la conoscenza).

Alcune correnti della gnosi attingono molto dal cristianesimo e fanno di Gesù (visto come essere puramente spirituale, senza l’incarnazione) il "Salvatore" che rivela parole di sapienza nascosta agli uomini "spirituali". Gnostico è il Vangelo di Tommaso: Gesù parla (spesso con parole simili a quelle dei Vangeli), ma non si dice nulla delle sue azioni, né della sua incarnazione o della passione.