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N. 11 novembre 2007
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Apostoli di Maria del Terzo Millennio
di MARIA DI LORENZO In missione sulle ali
dello Spirito Esperienza di Dio, attenzione all’educazione
dell’infanzia e alla formazione dei giovani, urgenza della carità:
sono le parole-chiave che sintetizzano la missione delle Suore dello
Spirito Santo, fondate dalla serva di Dio madre Giuseppina Arcucci. La loro bella "avventura" è iniziata poco più di cento anni fa, quasi sul finire dell’Ottocento, in un piccolo paese della Campania, in provincia di Avellino, che si chiama Ariano Irpino, dove il vescovo monsignor Andrea D’Agostino e una donna veramente eccezionale per i suoi tempi, madre Giuseppina Arcucci, risposero di slancio e con grande fede a una particolare chiamata di Dio. E così, da quel lontano 1896, nella Chiesa ci sono anche loro, le Suore dello Spirito Santo. Una famiglia religiosa particolarmente attenta all’educazione dei giovani e a quella urgenza della carità che le porta a soccorrere, assecondando la fantasia dello Spirito, le varie e sempre nuove forme di povertà e di emarginazione che allignano nella società di oggi. Una congregazione in crescita, soprattutto nell’immenso continente asiatico, dove hanno stabilito case fiorenti di vocazioni nelle Filippine e, di recente, anche in Indonesia. In Italia sono presenti, oltre che a Roma e nella vicina San Cesareo, in Abruzzo (a Pescina dei Marsi), in provincia di Napoli, Catanzaro e Bari, senza dimenticare quella che è considerata la "casa madre" della congregazione, nel territorio di Ariano Irpino, dove tutto cominciò tanti anni fa e dove ancora oggi riposano le spoglie della fondatrice, la serva di Dio madre Giuseppina Arcucci.
La fondatrice, madre Arcucci Il padre, Giovanni Arcucci, era un ufficiale dell’esercito borbonico, la madre si chiamava Maria di Maggio; la bambina il giorno del battesimo – coincidente con quello della sua nascita – ricevette al fonte battesimale della chiesa parrocchiale di San Nicolò a Palermo il nome di Ernestina. Era l’11 aprile 1860, mancava solo qualche manciata di giorni al fatidico "sbarco dei Mille" di Giuseppe Garibaldi. La città di Palermo in quei giorni era in pieno fermento rivoluzionario. A coloro che auspicavano la venuta di Garibaldi e la caduta dei Borboni, si aggiunsero bande di facinorosi unitamente alla mafia cittadina, che assalivano gli uffici pubblici e doganali, combattendo la forza pubblica. Gli arresti, le fucilazioni, il disarmo e i consigli di guerra, non riuscivano a impedire spedizioni punitive, vandalismi e razzie contro famiglie e palazzi. Tutto era diventato tremendamente insicuro. Così, chi poteva, cercava di mettersi in salvo lasciando la città. Anche la famiglia Arcucci decise di scappare, senza il capofamiglia, impegnato in Calabria. In quel trambusto la piccola Ernestina, di appena un mese di vita, fu lanciata da una finestra fra le braccia di una persona che avrebbe dovuto restituirla alla mamma, ma questo non avvenne per il gran fuggire della gente e così la bimba fu persa di vista. Trascorsero settimane febbrili. Donna Maria di Maggio con i piccoli Pasquale e Beatrice – il marito era in Calabria – cominciarono a risalire il continente, unica speranza di salvezza per la propria vita, ma c’era la scomparsa della piccola Ernestina che non dava pace. Solo a guerra finita la neonata poté essere rintracciata, davvero provvidenzialmente, a Gaeta, forse per lo stesso interessamento di Garibaldi. E finalmente la famiglia Arcucci potè ricomporsi, prima a Foggia, quindi a L’Aquila, dove Ernestina trascorse tutta l’infanzia, per approdare infine a Casalnuovo, nei pressi di Napoli. A diciotto anni Ernestina sente chiaramente la chiamata alla vita religiosa ed entra nell’Istituto delle Suore del Preziosissimo Sangue, fondate dal canonico Tommaso Fusco (1831-1891) oggi beato; viene mandata ad Ariano Irpino come maestra presso la Pia Casa di Istruzione e Lavoro voluta dal vescovo Trotta, e nel 1882 emette la sua professione religiosa fra le Suore del Preziosissimo Sangue, assumendo il nome di suor Giuseppina. Tutto semplice, tutto lineare? Tutt’altro, dietro l’apparenza della normalità che sembra contraddistinguere la vita di questa giovane suora covava un disegno, misterioso e divino, che avrebbe impresso un sigillo indelebile al suo destino, contrassegnandolo con i segni sì della gloria ma soprattutto della sofferenza. Di quella croce che va sempre a braccetto con la fioritura di un carisma particolare per il bene della Chiesa e del mondo.
Il carisma nasce dalla croce Nella Pia Casa suor Arcucci si dimostrò veramente molto abile come insegnante di italiano, francese e cultura generale; era anche maestra di cucito, maglia, pizzo a uncinetto, filati, a tombolo, ricami in seta e oro; dotata di una splendida voce, suonava egregiamente e le famiglie di Ariano erano liete di inviare le loro figlie alla Pia Casa di Lavoro, così suor Giuseppina man mano ne diventò la direttrice. Nel 1889 il vescovo Trotta, che l’aveva finora consigliata e seguita, fu trasferito alla diocesi di Teramo e Giuseppina Arcucci e il suo gruppo di suore-maestre rimasero sole. Ma nel 1891 entrò in diocesi il nuovo vescovo monsignor Andrea D’Agostino, dei Preti della Missione, che instaurò con le suore di madre Giuseppina un cordiale rapporto, facendo loro frequenti visite, le meditazioni settimanali e le istruzioni catechistiche. Ci vollero però circa dieci anni perché il vescovo acconsentisse a ciò che le suore domandavano: ormai esse erano staccate dall’originaria fondazione del beato Fusco, era nata una congregazione nuova, desiderosa – giustamente – di essere legittimata. Monsignor D’Agostino ritenne che fosse giunto il momento: diede al gruppo di suore il titolo di congregazione religiosa diocesana e, per una sua particolare devozione, volle che la fondazione fosse dedicata allo Spirito Santo; madre Giuseppina Arcucci fu perciò la prima superiora delle Suore dello Spirito Santo. Era il 2 febbraio 1896. Per la nascente congregazione monsignor D’Agostino compilò una Regola sull’esempio delle Figlie della Carità di san Vincenzo de’ Paoli e ne assunse la guida spirituale, prendendone anche le difese nelle avversità, come quando le mutate componenti politiche dell’amministrazione comunale portarono a richiedere l’edificio dell’ex monastero delle benedettine, da loro occupato, per farne un edificio scolastico. Non era, questo, che l’inizio della croce di cui si diceva prima. Per anni e anni la madre Arcucci divenne il bersaglio di cattiverie, aggressioni ideologiche, calunnie, alimentate da tutta una serie di articoli diffamatori e ingiuriosi pubblicati contro di lei sul giornale politico locale La lotta. Madre Giuseppina sopportò tutto cristianamente e per trent’anni, con grande spirito di eroismo, di abnegazione e, aggiungiamolo pure, di santità, si dedicò tutta al bene dell’istituto, alla gratuita educazione e istruzione delle figlie del popolo e all’assistenza e carità dei poveri e degli infermi. Morì ad Ariano Irpino (Av) il 21 gennaio 1940; dal 6 luglio 1975 la sua salma è stata traslata, dal cimitero cittadino, alla chiesa di Sant’Anna della Pia Casa di Lavoro, dove riposa circondata dalla memoria e dall’affetto delle sue figlie, le suore dello Spirito Santo.
L’urgenza della carità Il 23 dicembre 1948 la congregazione di madre Arcucci ottenne il decreto di elevazione a diritto pontificio. Si aprirono man mano diverse case in Italia, finché nel novembre del 1986 iniziò la loro missione nelle Filippine, che negli anni avrebbe dato molti frutti. Nel 2002 esse sono approdate anche nella lontana Indonesia, sulla scia di numerose giovani vocazioni. Ma che cosa fanno le suore dello Spirito Santo? Il loro stile di vita è tracciato dal nome stesso: una suora dello Spirito Santo è mossa, animata dallo Spirito, ed è da lui chiamata e incoraggiata a vivere per Cristo nella volontà del Padre. In altre parole, essa guarda costantemente lo Spirito Santo e al suo ruolo nella Trinità. Perché è lo Spirito che segna, per così dire, lo stile, il modo stesso di rapportarsi del Padre con il Figlio (e viceversa). Le suore si sforzano di far sì che il loro stile di vita e il loro modo di stabilire i rapporti in primo luogo tra di loro, e poi con tutte le persone che incontrano, sia un "riflesso" dello stile dello Spirito Santo nella Trinità, guardando sempre a Maria, che è Sposa dello Spirito Santo. Esperienza di Dio, attenzione all’educazione dell’infanzia e alla formazione dei giovani, urgenza della carità: sono le parole-chiave che sintetizzano la loro missione nella Chiesa e nel mondo. Le suore sono chiamate a vivere in prima persona, nella loro vita, una forte esperienza di Dio per poi aiutare il prossimo a sperimentare nella sua vita l’amore del Signore e la sua presenza in ogni evento. L’ansia iniziale della loro fondatrice, Madre Arcucci, era stata l’educazione, l’istruzione dei bambini e la formazione umana e spirituale dei giovani. Allora, seguendo le sue orme, le sue figlie spirituali continuano con grande dedizione questo impegno, anche oggi decisivo e che, anzi, diventa sempre più delicato e difficile. E infine, l’urgenza della carità: un’attitudine, questa, ereditata dalla fondatrice, che fu donna straordinaria, piena di Spirito Santo, di forza, di coraggio, di entusiasmo sempre nuovo e di un amore sempre vigile sulle necessità del prossimo. L’urgenza della carità richiede un cuore attento ai "segni dei tempi" e capace di rispondere concretamente alle nuove forme di povertà e di emarginazione, coltivando sempre dentro di sé quell’apertura e quella docilità ai disegni di Dio che fa pronti a solcare ogni giorno nuovi orizzonti sulle rotte dello Spirito. Maria Di Lorenzo
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