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N. 11 novembre 2007
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Nella
famiglia paolina Storia dei 75 anni della
rivista Gli anni Ottanta rappresentano per Madre
di Dio il tempo della "rivoluzione tecnologica". Accanto a
nuove presenze, si impongono nuove esigenze per la stampa, si affacciano
alla ribalta i computer. Direttori sono don Gabriele Amorth e don
Stefano Andreatta, sotto il quale il lavoro è svolto sostanzialmente da
don Domenico Marcucci. Sono anche anni di ricorrenze importanti per la
rivista, che vengono opportunamente solennizzati.
Il sottoscritto, che dal 1976 al 1980 aveva avuto altri incarichi, pur continuando a collaborare a Madre di Dio, nell’estate del 1980 è stato richiamato alla rivista, dato che il direttore di allora, don Stefano Andreatta (che era coadiuvato da don Roberto Di Diodato) era venuto a far parte dello staff redazionale di Famiglia Cristiana; successivamente passerà a Jesus, del quale sarà direttore per diversi anni. Al suo posto nel ruolo di direttore era stato richiamato don Gabriele Amorth: "richiamato" perché egli era stato direttore negli anni 1958-59; ma di questo ha parlato don Amorth stesso in un articolo precedente. Le Figlie di San Paolo all’Ufficio abbonamenti Il nuovo direttore ha moderato un po’ la tendenza di noi giovani (allora!) verso qualche astrattezza e ha riservato maggiore attenzione ai carismi mariani (apparizioni, movimenti, santuari…); questo ha giovato non poco alla diffusione della rivista, la cui tiratura intanto risaliva, anche se lentamente, fino a raggiungere le 17.000 copie (ovviamente senza contare quelle dell’URM). A questo proposito, occorre rivolgere un pensiero di gratitudine speciale alle Figlie di San Paolo suor Antonietta e suor Gabriella (veneta la prima e siciliana la seconda) che, con dedizione ammirevole e prima di tutto con profondo spirito di amore verso la Regina degli apostoli, hanno curato, fino al limite delle forze, l’Ufficio abbonamenti. Esse hanno saputo creare un vero e proprio spirito di famiglia con gli abbonati e possiamo ben dire che molti lettori hanno continuato il loro abbonamento proprio per il rapporto di amicizia con esse. Hanno cominciato il loro servizio nel gennaio del 1972; suor Antonietta l’ha lasciato nel gennaio del 2006, mentre suor Gabriella per motivi di salute si era ritirata prima; è tornata alla casa del Padre all’inizio di quest’anno, lasciando in tutti il ricordo di una religiosa zelante e fedele.
I tempi nuovi avanzano Intanto la situazione della tipografia di Roma mutava in modo radicale; i macchinari che stampavano le riviste (le rotocalco) erano ormai vecchi, il lavoro cominciava a scarseggiare, assieme al personale interno; inoltre si erano affacciati alla ribalta i computer, che stavano cambiando radicalmente il mondo della stampa. A livello di congregazione si è fatta la scelta di concentrare le rotocalco ad Alba presso Famiglia Cristiana e quindi di portare lì le riviste che si stampavano a Roma. Tramontava un’era, che potremmo definire gloriosa, e per tanti è stato doloroso. Eravamo nel 1984. Madre di Dio, unica tra le riviste, è rimasta a Roma, ma per la stampa abbiamo dovuto servirci di tipografie esterne, dove tra l’altro abbiamo incontrato diversi ex paolini, contenti di continuare a fare l’apostolato della stampa attraverso la nostra rivista. Questo è durato fino al 1986, quando anche la stampa della rivista è stata trasferita ad Alba. Fu allora che fra le due edizioni – a 32 pagine o 16 pagine – si è optato per una soluzione intermedia, a 24 pagine, uguale per tutti; i macchinari di Alba infatti non permettevano di utilizzare per le due edizioni gli stessi clichés. La rivista negli anni ‘80 Il sodalizio fra il sottoscritto e don Amorth è andato avanti benissimo e il primo ha avuto modo di studiare la storia dei santuari, prima dell’Italia e poi dell’Europa, ricavandone due volumi che hanno riscosso un discreto successo. Alcuni avvenimenti verificatisi in quegli anni sono da ricordare: il 50° della rivista (1982), la consacrazione della Russia alla Vergine (marzo 1983) e il 25° della consacrazione dell’Italia a Maria (1959-1984). Alla consacrazione della Russia noi eravamo in prima fila, in quanto dirigenti dell’Apostolato mondiale di Fatima, mentre per quanto riguarda l’ultimo evento non si è riusciti a influenzare le alte sfere della gerarchia, per cui la ricorrenza è passata sotto silenzio. Nel frattempo don Amorth aveva fatto amicizia con l’esorcista-capo della diocesi di Roma, il passionista padre Candido Amantini, e aveva cominciato ad aiutarlo. Saputa la cosa, il vicario di Roma del tempo, il cardinale Poletti, si affrettò a nominarlo esorcista in aiuto a padre Candido, del quale poi ereditò il compito, dando una risonanza enorme a tale ruolo. Il suo lavoro di esorcista lo coinvolgeva sempre di più e così chiese di lasciare la rivista.
Clima di famiglia con e fra i lettori Alla direzione tornò don Stefano Andreatta, anche se il lavoro veniva svolto con sostanziale autonomia dal sottoscritto, in qualità di redattore. Da parte mia mi ero proposto di continuare nella linea che la rivista aveva assunto, anche se con qualche elemento di novità. Intanto era stato introdotto il colore: Madre di Dio è sempre stata "povera", ma ormai tutta la stampa periodica era a colori e non aveva senso continuare con il bianco e nero. Inoltre ho incrementato lo spazio riservato alla rivista, in aggiunta alle pagine comuni. In esse ho cercato di intensificare il rapporto con i lettori, facendoci conoscere noi come Paolini e dando spazio alla vita dei lettori stessi. Anche per questo motivo, si è voluto solennizzare il 60° della rivista (maggio 1992): abbiamo invitato i lettori a venire a far festa con noi, ed effettivamente alcuni sono venuti, soprattutto un gruppo della Santa Famiglia delle Marche. Ha presieduto la celebrazione l’indimenticabile don Stefano Lamera, che in tale occasione ha rivelato come la collaborazione a Madre di Dio e alla sua diffusione fosse inscindibilmente legato al suo amore per la Regina degli apostoli. Così si arriva al 1999: il mio servizio alla rivista si era svolto per ben 23 anni; mi parevano troppi e ritenevo che Madre di Dio avesse bisogno di uomini nuovi e idee nuove. Così, d’accordo con i superiori, per due anni mi sono fatto affiancare da don Vittorio Stesuri, il quale poi, nel settembre del 1999 appunto, mi ha sostituito. A mo’ di conclusione di questi miei ricordi, che l’attuale direzione mi ha chiesto di mettere per iscritto, vorrei dire questo: quando nel 1980 sono stato richiamato a collaborare con Madre di Dio, le mie perplessità sono state vinte riflettendo sulla frase detta dall’angelo a Giuseppe: «Non temere di prendere con te Maria […], perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Questo è quanto di più prezioso conservo dei lunghi anni trascorsi a servizio della rivista e dei suoi lettori. Domenico Marcucci |
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