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N. 11 novembre 2007
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Serbia-Montenegro e Macedonia - I più importanti Santuari mariani
delle Nazioni
L’ex Jugoslavia,
terra ortodossa Dopo aver presentato i principali santuari della Croazia e della Bosnia-Erzegovina, vediamo qui la storia religioso-mariana di altri tre Stati dell’ex Jugoslavia che, per omogeneità, analizziamo insieme: Serbia, Montenegro e Repubblica di Macedonia. Un po’ di storia dell’ex-Jugoslavia La Serbia, di religione in prevalenza ortodossa, è conosciuta nel mondo per il suo tempestoso passato durante la lunga dominazione turca e, recentemente, per le guerre sanguinose scoppiate in seno alla disgregata Federazione Jugoslava, realizzata da Tito dopo la Seconda guerra mondiale. Per molto tempo la Serbia fu ripartita in due principati patriarcali, quello di Rascia e quello di Zeta, sotto il dominio bizantino. Verso la fine del secolo XII acquistò la sua entità statale con Stefano Nemanja, che riuscì a fondare un regno autonomo. Questo re, al termine della sua vita, imitato dalla regina Anna, si ritirò nel monastero di Studenica, dedicato alla Vergine Maria. Essi erano stati preceduti dal figlio Sava, che ebbe poi un’importanza fondamentale nella storia della Nazione. Dopo qualche anno di vita monastica in patria, padre e figlio sentirono il richiamo del Monte Athos, dove fondarono il monastero di Chilandar, anch’esso dedicato alla Vergine Maria. Questo monastero, abitato ancora oggi da monaci serbi, avrebbe rappresentato per molti secoli il cuore spirituale e culturale della Serbia. Le cronache del tempo narrano numerosi gesti di pietà mariana compiuti dai due illustri e santi monaci. Il monaco Saba fece un pellegrinaggio in Terra Santa, nel corso del quale, fra le altre reliquie, acquistò un’icona famosa, che diventerà in seguito il "palladio" della Serbia: si tratta dell’icona detta delle "Tre mani", che secondo la tradizione appartenne a san Giovanni Damasceno (morto nel 749): la terza mano sarebbe un ex voto applicato dal santo sull’icona come riconoscenza perché la sua mano destra, amputatagli dai nuovi dominatori arabi, gli si sarebbe prodigiosamente riattaccata al braccio.
Nel 1219 Saba fu richiamato in patria per dar vita alla Chiesa "autocefala" (cioè autonoma) serba: si trattò di un evento di grande importanza, perché da quel momento la vita religiosa e anche culturale, sotto l’influsso del monachesimo, avrebbe avuto un grande sviluppo, tanto che la Serbia nel campo delle Chiese ortodosse per un certo periodo finì per acquistare un ruolo di guida. Saba, in breve tempo venerato come santo, portò con sé l’icona delle "Tre mani" (la Panaghía Tricheroúsa) e la collocò nella cattedrale di Skopje, e sarebbe rimasta lì fino alla caduta della Serbia sotto il dominio turco, quando, per precauzione, fu riportata nel monastero di Chilandar, sul Monte Athos, dove tuttora viene venerata. In tale monastero la Vergine è ritenuta l’Igoúmena, ossia l’Abbadessa; e il monaco che regge di fatto il monastero viene considerato come il vicario della Vergine. Il periodo di prosperità ed espansione territoriale che la Serbia attraversò dopo Saba, nei secoli XIII e XIV, fu seguito da una fase di debolezza e di frammentazione in entità politiche feudali; ne approfittarono i Turchi per continuare la loro avanzata nei Balcani, iniziata verso la metà del 1300, e per sconfiggere definitivamente i Serbi a Kosovo nel 1389. La conquista turca creò un tale scontento fra la popolazione serba da indurla in parte a rifugiarsi nei Paesi confinanti. A partire dal 1557 essa trovò un importante centro di unità e resistenza nel patriarcato di Pec. A fine 1500 e per tutto il 1600 vi furono vari tentativi di ribellione. I moti indipendentisti continuarono anche nel 1700 e nel 1800, secoli in cui la Serbia fu sottoposta alternamente all’influenza turca e austriaca e, in seguito al Congresso di Berlino del 1878, il Paese riuscì ad approdare con il Montenegro alla piena autonomia. Un nuovo rivolgimento politico e amministrativo si ebbe nel 1929, quando la Serbia, unitamente alla Croazia e alla Slovenia, assunse il nome di Jugoslavia. La difficile intesa fra le diverse etnie di questa regione, spesso contrapposte per motivi religiosi, oltre che economici, ha iniziato a incrinarsi nel 1989 e lo smembramento della Repubblica federativa è sfociato nella tragica guerra civile che ha insanguinato questo sfortunato Paese a iniziare dal 1991, con furiosi scontri a fuoco tra Serbi e Croati. Il 25 giugno 1991, Slovenia e Croazia si dichiarano intanto indipendenti dalla Federazione Jugoslava; e l’esercito federale interviene in Croazia. Il 9 settembre dello stesso anno è la Macedonia a dichiararsi indipendente; e l’Onu invia una forza di pace nell’ormai ex Jugoslavia.
Nel 1992 la Cee riconosce Paesi indipendenti Slovenia e Croazia; quindi la febbre dell’indipendentismo si allarga alla Bosnia, dove i Serbi bosniaci proclamano la Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina, confermata da successivo referendum, passaggio decisivo nella storia del conflitto jugoslavo. Seguono cruentissimi combattimenti tra Serbo-Bosniaci e Croati, con al centro Sarajevo assediata dai Serbi. L’Assemblea generale dell’Onu espelle la Jugoslavia (fatto senza precedenti): questa non esiste ormai più come Stato. E toccherà alla Federazione Serbo-Montenegrina presentare domanda di ammissione, in quanto l’Unione di Serbia e Montenegro sostituì in un primo momento (il 27 aprile 1992) la Repubblica federale della Jugoslavia; salvo poi, nel 2006, dividersi nuovamente con la creazione della Repubblica del Montenegro, diventata Stato indipendente. Più semplice è stata la sorte dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Paese ricco di storia antica che ebbe il fulcro nel regno di Macedonia di Filippo e di suo figlio Alessandro il Grande. Dal 1948 entrò a far parte della Repubblica federata della Jugoslavia, da cui poté uscire solo dopo la dissoluzione della stessa, proclamandosi indipendente, pur nella sua composizione di sette etnie diverse, in prevalenza Macedoni e Albanesi. Nel frattempo si dovettero tentare diverse strade, tra il 1993 e il 1995, per trovare un precario modus vivendi tra le etnie di questi Paesi, tanto diversi per razza, cultura, religione, economia e storia. Gli storici diranno quale fu la causa scatenante dello smembramento dell’ex Jugoslavia; ma pare accertato intanto che lo scopo finale perseguito da Serbi e Croati fosse quello della "pulizia etnica" dei nemici-rivali, dove le principali vittime sono stati i musulmani di Bosnia, contro i quali si è accanita la ferocia dei Serbi (come a Sarajevo) e dei Croati (come a Mostar). Gli stessi "piani di pace" (tuttora garantiti dalla
presenza militare dell’Onu) non fanno che prendere atto della
omogeneizzazione delle varie zone in cui la ex Jugoslavia doveva essere
spartita, con i Serbi da una parte, i Croati e i musulmani dall’altra;
e con questi due ultimi popoli tenuti uniti, più che dalla loro
volontà, dal volere degli Stati Uniti d’America e dagli altri Paesi
europei "negoziatori" di una pace di un equilibrio comunque
precario.
Il culto mariano nell’ex Jugoslavia e il monastero serbo di Chilandar Il culto mariano nell’ex Jugoslavia (e particolarmente tra i Serbi, a stragrande maggioranza di religione ortodossa) si fonda sull’insegnamento della Chiesa bizantina, secondo il quale la Madonna è al di sopra di tutti i santi e ha un posto speciale nella Chiesa e nella liturgia. San Saba (morto nel 1235), il fondatore della Chiesa autocefala serba, con l’aiuto del padre, il principe Stefan Nemanja, capostipite dello Stato serbo, protesse e diffuse in tutti i modi il culto della Madre di Dio, che egli riteneva "guida maestra". Non fu una decisione fortuita se la prima fondazione monastica dei Nemanja è stata la chiesa della Madre di Dio a Kursumlija, dove più tardi Anna, la moglie di Stefan, entrò e ricevette il nome di Anastasia. Anzi, c’è di più: Stefan stesso, verso la fine della sua vita, si ritirò nel monastero di Studenica e abbracciò l’abito monastico con il nome di Simeone. In seguito, insieme con suo figlio san Saba, si recò al Monte Athos, dove fondò il monastero di Chilandar, dedicandolo alla Madre di Dio. Il monastero di Chilandar fu chiamato Monastero della Santissima Madre di Dio e Casa della Santissima Madre di Chilandar, costruita «per il servizio di Dio e della sua Santissima Madre». Più tardi, divenne il centro religioso dei Serbi e, nel corso dei secoli, esercitò su di essi anche una grande influenza dal punto di vista culturale. In Serbia la religiosità in campo mariano è fortemente nutrita di leggende tratte dagli apocrifi e si esprime attraverso una serie di gesti, compiuti per lo più dalle donne e dalle madri in particolare. È interessante notare come questo tipo di devozione, che spesso rasenta la superstizione, è comune sia alle donne cristiane sia alle musulmane, che frequentano in massa i santuari mariani, soprattutto nella Bosnia, dove la popolazione musulmana è maggioritaria. Così la Vergine è venerata anche dai musulmani; o almeno da buona parte di essi. Un’usanza particolarmente "gentile" vieta di cantare la vigilia di Natale, perché la Madre di Dio in quel giorno soffriva i dolori del parto. Nei monasteri, in buona parte dedicati alla Vergine, si venerano
spesso icone miracolose, molte delle quali ancora ben conservate,
perché occultate durante l'invasione turca. Tali monasteri
costituiscono tuttora i veri centri spirituali delle Nazioni cui
appartengono, sia dal punto di vista religioso che culturale; e con le
loro reliquie assolvono di fatto al ruolo svolto per noi dai santuari. Altri noti santuari mariani Chiese e monasteri dedicati a Maria, nonostante la persecuzione turca, si moltiplicarono nei secoli XVI-XVII, richiamando grandi folle di devoti in occasione delle feste mariane e durante la stagione dei pellegrinaggi. I santuari della Panaghía Tricheroúsa, della Theotókos, dell’Annunziata, della Mediatrice e soprattutto dell’Assunta, sono i più frequentati. Citiamo i principali: Nostra Signora di Letniça, Madonna Assunta di Studenica, Madonna dello Scalpello a Perast di Montenegro e santuario della Madre di Dio a Filippi, in Macedonia.
1 - "Nostra Signora di Letniça" Letniça (Serbia) Sorge nel Kosovo, una provincia autonoma della Serbia (e con aspirazioni indipendentiste), dove convivono non senza problemi popoli e religioni diversi: albanesi (cattolici e musulmani), serbi, croati e folte tribù di rom. Il santuario di Letniça, veneratissimo anche dai musulmani, costituisce il punto di incontro religioso e sociale di tutte queste popolazioni. Esso è sorto nel secolo scorso, sotto la dominazione turca e durante uno dei periodi più duri di persecuzione contro gli albanesi cattolici. Da principio si trattava di una statua collocata sotto un albero, dopo essere stata sottratta a possibili profanazioni. Tanto era il rispetto che tale statua suscitava che nessuno, neanche i musulmani, osava toccarla o portare via i doni votivi. La sopravvivenza della fede cattolica e la sua attuale vitalità
(Madre Teresa di Calcutta viene proprio da queste terre) devono molto al
santuario di Letniça. 2 - "Madonna Assunta di Studenica" Studenica (Serbia) Il monastero di Studenica merita una speciale menzione poiché deve le sue origini a Stefan Nemanja o san Simeone. Situato in una posizione incantevole, è costruito in marmo grigiastro ed entro il perimetro delle mura esterne racchiude tre chiese, di cui quella centrale, costruita dal re Milutin nel 1315, è dedicata alla Madonna Assunta, che rappresenta l’intero santuario. La maestosa architettura armonizza felicemente lo stile romanico con il bizantino e la ricca decorazione di pregevoli affreschi (con scene dell’Annunciazione, della Presentazione al Tempio, della Crocifissione e della Dormizione della Vergine) aiuta i pellegrini ad associare la Madre di Dio alla devozione che essi hanno per Cristo. Il monastero è tuttora abitato da monaci che lavorano la terra e sono in grado di ospitare i fedeli in una foresteria, assicurando loro assistenza spirituale, oltre che servire un vitto eccellente. Dato il notevole afflusso dei pellegrinaggi nell’arco dell’anno, soprattutto tra aprile e settembre, si invoca la Madonna Assunta di Studenica affinché voglia aiutare tutti i serbi a restare indefettibilmente fedeli al fulgido passato religioso degli avi, e ad essere disponibili a riconciliarsi con le etnie confinanti e con la Chiesa cattolica di Roma.
3 - "Madonna dello Scalpello" Perast (Montenegro) Perast fino al 1452 era uno scoglio posto in fondo al suggestivo fiordo detto Bocche di Cattaro, attualmente parte della Repubblica del Montenegro, ma sino alla fine del 1700 sotto dominazione veneziana. Per questo motivo la popolazione è in prevalenza cattolica. Si narra che in quell’anno su tale scoglio venne ritrovata un’immagine mariana. Erigervi una chiesa non era possibile e allora attorno allo scoglio si creò un’isola artificiale a forma di scalpello (da cui il nome); su di essa vennero eretti la chiesa e il piccolo convento. La chiesa attuale fu costruita a più riprese dal 1630 al 1725. All’interno fu riccamente decorata da artisti italiani e locali, ma di formazione italiana. La popolazione rivierasca delle Bocche di Cattaro, soprattutto nella sua secolare lotta contro i turchi, si è sempre affidata alla protezione della Madonna "dello Scalpello"; e a testimonianza della gratitudine dei locali rimangono oltre 2500 ex voto, soprattutto marinari: fra di essi quello di un antenato di san Leopoldo Mandic, nativo della vicina Castelnuovo e molto legato al santuario. Ancora adesso viene celebrata con grande solennità la festa del 22 luglio (anniversario del rinvenimento dell’immagine della Madonna); e il momento più suggestivo della festa è dato da una processione di barche lungo il fiordo.
4 - Santuario della "Madre di Dio" Filippi (Macedonia) A Filippi (presso Kávala, nella Macedonia sud-orientale) sorge quello che viene considerato dai cristiani copti il prototipo di tutte le chiese mariane: il primo santuario dedicato alla Madonna, costruito da Paolo e Barnaba. La Chiesa orientale, nella diversità dei sui riti, usi e costumi, possiede tradizioni distinte sul fatto della costruzione del primo santuario in onore della Madonna. Gli assiri e i caldei della Mesopotamia identificano il santuario nella Chiesa detta "della Vergine" che si trova a Tur Abdin, la cui costruzione si fa risalire niente di meno che ai Re Magi. I greci della Siria e della Palestina identificano il santuario con una chiesa sorta a Lydda ad opera degli stessi apostoli. I copti invece identificano il primo santuario con una chiesa consacrata dagli stessi apostoli Paolo e Barnaba nella città macedone di Filippi. Per loro, questa chiesa sarebbe la madre e il prototipo di tutte le altre chiese consacrate in seguito, non solo in Egitto, ma in tutte le parti del mondo. La città di Filippi di cui si parla è un’antica città della Tracia, non distante dal mar Egeo. Sorge sul sito dell’antica Crenides e prese il nome dal re Filippo Macedone, che la fece ingrandire e fortificare nel 356 a.C. per farne un centro minerario. Fu conquistata dai Romani nel 68 a.C. ed ebbe un notevole ruolo nei primi secoli del cristianesimo: fu la prima città d’Europa a essere evangelizzata da san Paolo, che alla comunità di Filippi indirizzò una delle sue lettere; anche sant’Ignazio di Antiochia e san Policarpo di Smirne indirizzarono alla Chiesa locale alcuni dei loro scritti. La Chiesa copta tramanda appunto la tradizione che la prima chiesa dedicata a Maria nel mondo fu quella di Filippi. Da questo fatto, che dai copti d’Egitto è ritenuto come scontato, deriva che per la liturgia copta il prototipo dell’erezione, della consacrazione e della commemorazione di ogni chiesa dedicata alla Vergine Maria deve essere la chiesa di Filippi, che sarebbe stata consacrata il 21 del mese copto di ba’unah, corrispondente al 15 giugno del calendario giuliano e al 28 giugno del calendario gregoriano. Da qui trae origine la tradizione, che nel rito alessandrino assume valore liturgico, di far coincidere nel medesimo giorno la consacrazione di ogni chiesa dedicata a Maria. I primi a mettere in pratica un tale atto sarebbero stati gli apostoli stessi i quali, nelle diverse parti del mondo ove si erano recati per l’evangelizzazione, aprirono Chiese il 21 del mese copto di ba’unah in onore di Maria.
Cartina
topo-geografica dei Santuari
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