Madre di Dio

 

N. 12 dicembre 2007

 Maria nell'arte miniata - 11

 «Tua madre è un prodigio»

Amici lettori

Fatima: attuale situazione della teologia trinitaria
    
Stefano De Fiores

Arrivederci, caro padre Gharib!
    
Domenico Marcucci

Maria modello di lectio divina
    Giuseppe Daminelli

Un padre per i poveri
  
 Saverio Gaeta

La madre di Gesù sintesi vivente del Vangelo
    Bruno Simonetto

Valore degli apocrifi
    
Simone Moreno

Una donna dai molti volti
    
Vincenzo Vitale

Speranza nostra, salve
    
Alberto Rum

Nel grembo della Madre la sapienza del Padre
    
Sergio Gaspari

Maria, speranza dell’ecumenismo?
    
Vincenzo Vitale

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Un seme di gioia nel cuore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 12 dicembre 2007 - Copertina

 Con Maria nel nuovo millennio

 
di STEFANO DE FIORES

Fatima: attuale situazione
della
teologia trinitaria
   

Il mistero della Trinità è origine del cammino di fede e suo termine ultimo, quando finalmente i nostri occhi contempleranno in eterno il volto di Dio. Celebrando l’incarnazione, noi teniamo fisso lo sguardo sul mistero della Trinità.
  

Il cammino della teologia postconciliare registra grosso modo tre tappe: inizia con l’interesse per la Chiesa su cui si era concentrato il concilio Vaticano II (anni ’60), poi passa decisamente alla considerazione di Cristo senza il quale la Chiesa risulta incomprensibile (anni ’70), infine negli anni ’80 fino agli inizi del terzo millennio rivolge la sua attenzione alla Trinità, al cui interno è possibile comprendere Cristo e la Chiesa in tutto il dispiegamento nel tempo del progetto divino della salvezza. Ne scaturisce «un’autentica fioritura di bibliografia trinitaria».

La grande Vergine di Einsiedeln (incisione, 1466).
La grande Vergine di Einsiedeln (incisione, 1466).
Nella parte superiore, dietro la balaustra, la Trinità, con schiere di angeli.

Dall’emarginazione alla centralità

Un consistente contributo a imboccare la via trinitaria è offerto dalla Lettera apostolica Tertio millennio adveniente di Giovanni Paolo II che progetta per tutta la Chiesa una preparazione al grande giubileo del 2000, comprendente un anno cristologico (1997), uno pneumatologico (1998) e uno dedicato al Padre (1999), per sfociare nell’approfondimento e nella celebrazione del mistero trinitario: «Gli anni di preparazione del giubileo sono stati posti sotto il segno della Santissima Trinità: per Cristo – nello Spirito Santo – a Dio Padre».

Nell’intenzione del Papa, Maria deve essere «presente in modo per così dire "trasversale" lungo tutta la fase preparatoria» (TMA 43), ma non mancano gli studi e le celebrazioni che la pongono in primo piano, sebbene in relazione alle tre persone divine.

Dopo un oscuramento del volto trinitario del Dio cristiano che alcuni teologi hanno fortemente stigmatizzato, nel 2005 Marco Salviati può notare con compiacenza il cambiamento di clima nella Chiesa, dall’emarginazione del mistero trinitario alla sua riconosciuta centralità: «Oggi possiamo dire serenamente che è stata superata la situazione qualificata come "sottosviluppo trinitario" (X. Pikaza), "esilio della Trinità" (B. Forte) e perfino "afasia trinitaria" (N. Ciola). [...] Siamo giunti finalmente al punto in cui tutto gira intorno alla Trinità, come possiamo constatare nella teologia, nel magistero pontificio ed episcopale, nei documenti dei vari sinodi, da cui appare in modo evidente la centralità del mistero primo ed ultimo del cristianesimo».

Su questa lunghezza d’onda si giunge fino a parlare di una «nuova stagione: tutto è oggi trinitario», anche se «resta ovviamente sempre arduo il compito teologico-pastorale di verificare la reale incidenza della riscoperta del volto trinitario di Dio nella coscienza dei cristiani e nella pratica delle comunità ecclesiali».

Il germe era stato sparso dal concilio Vaticano II che su proposta lungimirante del vescovo Giuseppe Vairo (1917-2001) aveva definito la Chiesa in riferimento alla Trinità, cioè come «popolo radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Lumen gentium 4). Ne consegue che «il supremo modello e principio di questo mistero [dell’unità della Chiesa] è l’unità nella Trinità delle persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito santo» (Unitatis redintegratio 2). Dunque Ecclesia de Trinitate: la Chiesa, inserita nel piano eterno del Padre, come creatura del Verbo incarnato, fecondata dallo Spirito, è chiamata a divenire «icona della Trinità», in quanto manifestazione nel mondo dell’immagine impressa in lei dalla divina azione salvifica e santificatrice.

Monsignor Giuseppe Vairo, eminente figura del Concilio, con Giovanni XXIII.
Monsignor Giuseppe Vairo, eminente figura del Concilio, con Giovanni XXIII.

Approccio storico-salvifico

Cambia anche il modo di accostarsi al mistero trinitario che supera l’ontoteologia, denunciata da Martin Heidegger (1889-1976), e si supera anche la separazione estrinsecistica tra il De Deo uno (trattato sull’unità di Dio) ed il De Deo trino (trattato sulla Trinità) in uso presso i manualisti, riconoscendo con il Vaticano II la priorità e il primato della storia della salvezza in cui si rivela la vera identità del Dio di Gesù Cristo: «Il primato dell’economia è certamente l’orientamento più significativo della odierna teologia trinitaria, la questione del "risalimento" dalla historia salutis al mistero della vita in sé della Trinità immanente sarà il suo punto cruciale, il suo problema più importante, come ben dimostra la discussione ampia sul Grundaxiom [assioma fondamentale, ndr] di Karl Rahner».

In realtà questo assioma fondamentale rahneriano stabilisce che la via maestra che conduce al mistero di Dio è appunto la storia della salvezza: «La Trinità "economica" •• quella che si manifesta nell’"economia", cioè nella storia della salvezza è la Trinità immanente [= in se stessa] e viceversa».

Ciò significa che possiamo conoscere la Trinità in se stessa ("Trinità immanente") considerando la sua azione nell’economia o storia della salvezza ("Trinità economica"). La storia della salvezza è la via o il "luogo teologico" che conduce alla conoscenza del mistero della Trinità. Esiste infatti un’identità tra Dio che vive nella trascendenza del suo essere (Dio in sé) e il Dio che si rivela nella storia della salvezza (Dio per noi).

Si tratta però di coincidenza asimmetrica, per il semplice motivo che le opere divine dicono la verità su Dio, ma non la dicono interamente. In altre parole, la storia non può catturare la gloria (B. Forte), perché Dio rimane sempre il Trascendente e l’Ulteriore che solo nell’eternità escatologica si rivelerà «faccia a faccia» (cf 1Cor 13,12).

Il teologo monsignor Bruno Forte.
Il teologo monsignor Bruno Forte.

Dall’appropriazione al proprium delle persone divine

Nel 1985 il Nuovo Dizionario di Mariologia offre a Joaquín Maria Alonso l’occasione di riassumere i suoi precedenti studi su Maria e la Trinità, puntualizzando la necessità di elaborare ormai una "mariologia trinitaria". Nella voce "Trinità" egli dichiara: «Il tema mariologico "Maria e la Santissima Trinità" [...] è un antico tema classico inserito nella teologia sistematica come una specie di corollario della tesi sulla divina maternità di Maria. Se non che questo tema è più di un semplice corollario. Anzi, oggi, con le nuove prospettive, esso vien considerato come qualcosa di così fondamentale da strutturare tutta la mariologia in modo fortemente originale».

Circa le relazioni di Maria con la Trinità, Alonso spezza una lancia a favore della concezione trinitaria greca, che punta sulle persone divine e vede nel Padre «la fonte della Trinità», contro la modalità latino-occidentale che concepisce le stesse persone come «emanazione di una "essenza" divina astratta, che non ha riscontro nella Scrittura».

Conseguentemente l’autore combatte la teoria scolastica delle appropriazioni: «Nella modalità greco-patristica, invece, la teoria dell’appropriazione non potrebbe insorgere, perché non necessaria e anche fastidiosa, dal momento che la Trinità opera nell’economia ad extra secondo il modo d’essere della propria immanenza, e questa azione è sempre di carattere personale e mai essenziale. L’unità ad extra dovrebbe avere lo stesso carattere personale che ha ad intra. Non esistono, quindi, delle appropriazioni, ma solo dei "propri"».

In modo più sfumato, Luis Ladaria pur ammettendo «la legittimità e persino la necessità del concetto di appropriazione», poiché esistono proprietà comuni a tutta la Trinità che «vengono applicate a una determinata persona a motivo del modo in cui questa persona si manifesta», ne mette in dubbio alcune sue applicazioni. Egli pensa comunque che «si debba lasciare più spazio a ciò che è specifico e proprio di ogni singola persona in quello che concerne l’agire divino ad extra, nella creazione e nella salvezza», cioè all’«agire differenziato delle persone» come «riflesso della distinzione intradivina».

L’unità non impedisce che le persone divine siano «tre agenti [...], tre soggetti divini e coscienti», anche se unica è la coscienza posseduta in modo diverso.

Stefano De Fiores