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N. 12 dicembre 2007
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Alla
scuola di Maria Speranza nostra, salve Alla scuola di Maria, possiamo fare
esperienza di quel sì di Dio da cui scaturiscono tutti i sì della
nostra vita. All’inquieto uomo di oggi Maria offre una visione serena
e una parola rassicurante. Nei suoi viaggi apostolici, Benedetto XVI ama raccogliere le domande che gli vengono poste particolarmente dai giovani. Ad esse egli risponde con la parola autorevole, paterna e incoraggiante di un esperto direttore spirituale. Mi riferisco qui all’incontro con il clero ad Auronzo di Cadore (24 luglio 2007), e a quello con i giovani italiani a Loreto (1-2 settembre 2007). Il primo interlocutore chiese al Papa che cosa si dovesse fare perché Dio, «che spesso appare come avvolto nella nebbia, possa risplendere ancora fra le nostre case ed essere acqua viva che disseta anche i tanti che sembrano non aver più sete». Il secondo interlocutore confida al Papa che, di fronte al rifiuto di Dio da parte di tanti suoi amici, avverte tutta la sua solitudine umana e vorrebbe sentire la vicinanza di Dio: «Santità», chiede allora al Papa, «in questo silenzio, dov’è Dio?». Maria, madre del sì Ai suoi due interlocutori il Papa ama additare l’icona di Colei che fra i mortali in terra è «di speranza fontana vivace». «Con Dio, con Cristo, con l’uomo che è Dio e con Dio che è uomo, arriva la Madonna. Questo è molto importante. Dio, il Signore, ha una Madre e nella Madre riconosciamo realmente la bontà materna di Dio. <La Madonna, la Madre di Dio, è l’ausilio dei cristiani, è la nostra permanente consolazione, è il nostro grande aiuto [...]. Nella Madonna riconosciamo tutta la tenerezza di Dio e, quindi, coltivare e vivere questo gioioso amore della Madonna, di Maria, è un dono della cattolicità molto grande».
Ai giovani convenuti a Loreto il Papa rivolge un caldo invito a mettersi con cuore generoso e animo pronto alla scuola di Maria, madre del sì. Durante la veglia di preghiera nella spianata di Montorso dice loro: «Impariamo da Maria a dire il nostro sì perché lei sa veramente che cosa significhi rispondere generosamente alle richieste del Signore [...]. Disposta a compiere la volontà di Dio, Maria pronunciò prontamente il suo sì, che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera [...]. Ella ripeterà a ciascuno di voi le parole che lei stessa si sentì rivolgere dall’angelo: "Non temete!". Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai». Nell’omelia della domenica, il Papa così dice ai giovani: «Per realizzare la sua alleanza, Dio ha cercato un cuore giovane e lo ha trovato in Maria, giovane donna. Che cosa rende davvero "giovani" in senso evangelico? Questo nostro incontro ci esorta a guardare alla Madonna. Come ha vissuto Maria la sua giovinezza ? Perché in lei è diventato possibile l’impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico del Magnificat: "Dio ha guardato l’umiltà della sua serva". Guardiamo soprattutto a Maria. Alla sua scuola, anche noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all’umanità da cui scaturiscono tutti i sì della nostra vita». Nell’invito del Santo Padre ai giovani perché si mettano alla scuola di Maria, madre del sì, vi è come un’eco dell’esortazione che il santo di Montfort indirizza loro perché camminino sulla via breve, facile, perfetta e sicura che conduce a Cristo: «È nel grembo di Maria», scrive, «che i giovani diventano vecchi, per illuminazione, santità, esperienza e sapienza, e che in pochi anni si giunge alla pienezza dell’età di Gesù Cristo» (Trattato della vera devozione a Maria 156). «Spes nostra, salve...». Il discorso del Papa ai giovani si estende a tutti i discepoli di Cristo. Egli ricorda a noi tutti che «Maria è segno di sicura speranza e di consolazione»: «pegno e garanzia che in una pura creatura, cioè in lei, si è già avverato il progetto di Dio in Cristo, per la salvezza di tutto l’uomo» (Paolo VI, Marialis cultus 57). Ancora Paolo VI faceva notare: «All’uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l’angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell’animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall’enigma della morte, oppresso dalla solitudine, mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte» (MC 57). Alberto Rum |
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