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N. 12 dicembre 2007
Maria nell'arte
miniata - 11
«Tua
madre è un prodigio»
Amici lettori
Fatima: attuale situazione della teologia trinitaria
Stefano De Fiores
Arrivederci, caro padre Gharib!
Domenico Marcucci
Maria modello di lectio divina
Giuseppe Daminelli
Un padre per i poveri
Saverio Gaeta
La madre di Gesù sintesi vivente del Vangelo
Bruno Simonetto
Valore degli apocrifi
Simone Moreno
Una donna dai molti volti
Vincenzo Vitale
Speranza nostra, salve
Alberto Rum
Nel grembo della Madre la sapienza del Padre
Sergio Gaspari
Maria, speranza dell’ecumenismo?
Vincenzo Vitale
Fatti e persone
a cura di Stefano Andreatta
Un
seme di gioia nel cuore
Maria Di Lorenzo
In Libreria
Nella Famiglia Paolina
Bruno Simonetto
Santuari mariani d'Europa

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XVI
Simposio mariologico internazionale

di VINCENZO
VITALEMaria, speranza
dell’ecumenismo?
Si
è svolto a Roma, presso il Marianum, il 2-5 ottobre scorso, il XVI
Simposio mariologico internazionale, sul tema "Maria nel dialogo
ecumenico in Occidente". Sembrerebbe, a prima vista, un tema poco
ecumenico, eppure...
A
uno sguardo superficiale, non si direbbe che Maria sia l’argomento
più adatto per il dialogo ecumenico. Eppure, è questo l’argomento
messo a tema dal XVI Simposio internazionale mariologico che si è
svolto a Roma, al Marianum, dal 2 al 5 ottobre e intitolato "Maria
nel dialogo ecumenico in Occidente".
Ad ascoltare i diversi interventi di teologi sia cattolici che
protestanti nelle tre giornate di studio erano presenti un centinaio di
persone. Il Convegno si è concluso con il conferimento del X premio
"René Laurentin – Pro Ancilla Domini" a padre Stanislaw
Napiorkowski, per i meriti nel campo dell’ecumenismo mariano.
Le prime due giornate del Simposio sono state dedicate allo studio e
alla valutazione critica di tre documenti fondamentali per l’ecumenismo
mariano: L’Unico Mediatore, i santi e Maria (1990), frutto del
dialogo tra cattolici e protestanti negli Stati Uniti; Maria: grazia
e speranza in Cristo (2004), nato invece del dialogo tra cattolici e
anglicani (commissione ARCIC II), noto anche come Dichiarazione di
Seattle; e Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi (1997),
di carattere non ufficiale, nato dal cosiddetto "gruppo di Dombes",
un vero pioniere del dialogo ecumenico, nato nel 1936 per opera del
sacerdote Paul Couturier. Hanno approfondito questi testi Ermanno Genre
(valdese), Antonio Escudero, Serena Noceti, Giancarlo Bruni, John Flack
(anglicano) e Salvatore Perrella.

Giancarlo Bruni (al microfono) con Silvano
Maggiani.
Questi testi nascono da anni di incontri e studi preparatori. Ciò ha
fatto dire al professor Giovanni Cereti, che ha presentato la diversa
tipologia e una valutazione dei diversi tipi di documenti, che «è un
fatto che il dialogo ci sia»: fatto impensabile anche solo fino a
qualche decennio fa. Gli interlocutori si incontrano su un piano di
parità, con la disponibilità a lasciarsi interpellare dall’altro,
per «sminare il campo» (secondo l’espressione di Bernard Sesboüé).
Dalle relazioni è emerso con forza come le differenze tra la visione
cattolica di Maria e quella protestante devono molto a sviluppi storici,
condizionati da polemiche e incomprensioni reciproche. Il frutto di
questo stato di cose è che «Maria è stata espulsa dall’immaginario
protestante», come ha evidenziato Genre.
Ma non è stato così per i padri riformatori: il professor Hamman
(nella terza giornata) ha illustrato molto bene come Lutero, Zwingli e
Calvino avessero una pietà mariana e come essi abbiano parlato
positivamente di Maria, intendendo "purificarla" dagli eccessi
della devozione medioevale con una maggiore fedeltà alle testimonianze
della Scrittura. È stato piuttosto il secolo XVII, quello della
cosiddetta "ortodossia protestante", anche per reazione al
cattolicesimo, che ha eliminato Maria dal discorso di fede: silenzio che
– salvo una notevole eccezione proprio nel XVII secolo (il teologo
protestante Drolencourt, autore di un libro intitolato De l’honneur
qui doît être rendu à la Vierge Marie, dove scrive: «ogni
cristiano deve volerle bene e lodarla , proporla come esempio di ben
vivere e ben credere») – è durato fino al XX secolo. Questo pone un
problema ecumenico notevole, in quanto siamo di fronte a «sensibilità
, spiritualità e immaginari diversi», che «comportano diversi vissuti
di fede» (Genre).
Un consenso differenziato
È possibile allora trovare un’unanimità che riguarda le cose
necessarie e avere delle differenze legittime? Cosa appartiene all’una
e che cosa alle altre? È questa la grande domanda e la sfida dell’ecumenismo
mariano. Ed è proprio qui che, prima delle differenze, si profilano
delle convergenze insospettate. Innanzitutto – così si dichiara in Maria:
grazia e speranza in Cristo – «È impossibile essere fedeli alla
Scrittura e non prendere sul serio Maria» (n. 6). Proprio il punto di
partenza moderno del discorso mariano – cioè la Bibbia – rende
possibile una notevole base comune (tema approfondito da Aristide
Serra). Un lavoro pionieristico in tal senso è stato Maria nel Nuovo
Testamento (1978), nato da uno studio a più voci tra cattolici e
protestanti. Ma esiste un’enorme mole di studi biblici mariani
(peraltro non sempre valorizzati).

La consegna del premio "Laurentin"
a Stanislaw Napiorkowski.
I documenti di ecumenismo mariano, soprattutto Maria: grazia e
speranza in Cristo, ma anche quello del gruppo di Dombes, vanno
oltre e cercano di rileggere la storia, la tradizione della Chiesa
indivisa (fino al 1500!), con tutto quello che comporta di comune (i
diversi Simboli della fede, i Concili, i Padri della Chiesa…). Le
persone coinvolte nella preparazione dei testi si sono messe in
reciproco ascolto, cercando le origini storiche dei dissensi e di
comprendere le motivazioni che stanno dietro a posizioni diverse. Da
tutta questa mole di lavoro (i documenti meriterebbero di essere letti e
usati anche nella catechesi, per la ricchezza di apporti) emergono con
più chiarezza i punti di consenso e quelli ancora controversi. Ma ormai
tutti concordano a dire che Maria non è più motivo serio di divisione.
La terza giornata del Simposio è stata dedicata all’approfondimento
di aspetti teologici e dogmatici dell’ecumenismo mariano: sono stati
discussi da Carmelo Dotolo (che ha trattato il complesso tema del
"consenso" e come intendere il dogma), Bernard Sesboüé
(gerarchia delle verità), Cettina Militello (ricerca di nuovi linguaggi
nella verità mariologica) e Gottfried Hamman (teologia e liturgia in
ambito riformato). Di particolare interesse l’intervento di Dotolo,
che ha sottolineato come i dogmi siano formulazioni dinamiche, aperte a
un’ulteriore lettura: in questo contesto ha tentato una rilettura dei
due dogmi dell’Immacolata e dell’Assunzione a partire dalla
categoria dell’esodo.

Dunque Maria non più motivo di divisione. Non mancano (né vengono
taciuti dai documenti) punti controversi (soprattutto il tema della
mediazione e della cooperazione di Maria e i due dogmi dell’Immacolata
Concezione e dell’Assunzione), ma sembra che siano «differenze
compatibili con l’unità della fede». Ci sono differenze legittime
nella fede – si parla tecnicamente di "consenso
differenziato". Il principio di "gerarchia nelle verità"
(cioè diverso rapporto con i fondamenti della fede), indicato dal
Vaticano II (Unitatis redintegratio 11), magistralmente
presentato da Bernard Sesboüé, permette di distinguere verità prime e
verità seconde (ma non secondarie) e gioca un ruolo centrale nell’ecumenismo:
partendo dal Credo, che presenta Maria nel secondo articolo, è
possibile trovare la sua giusta collocazione (verticale: nel disegno di
Dio; orizzontale: nella comunione dei santi) nella globalità della fede
cristiana.
Vincenzo Vitale
Per
presentare in modo accessibile la questione ecumenica mariana,
abbiamo intervistato padre Giancarlo Bruni, docente al Marianum,
ecumenista esperto e convinto (è legato alla comunità di Bose)
che con affabilità e precisione ha risposto alle nostre domande.
- Laurentin parlava a suo tempo della "questione
mariana". Qual è oggi in ambito ecumenico? Quali sono i
problemi in gioco?
«La questione mariana oggi in ambito ecumenico è questa: la
consapevolezza che la figura di Maria e la riflessione sulla
figura di Maria è un dato che ci riguarda tutti da vicino:
cattolici, ortodossi, protestanti, per la semplice ragione che
Maria è una figura biblica».
- È, in effetti, è una delle poche figure di cui il Nuovo
Testamento dice qualcosa oltre a quelle di Gesù, Pietro e
Paolo.
«È una figura biblica, inscindibile da Cristo e inscindibile
dalla Chiesa. Quindi cattolici, ortodossi e protestanti si sono
resi conto che non possono non rivedere insieme questa figura, per
rendersi conto che lei non è un motivo reale di divisione, ma
molte ragioni della divisione sono confluite in Maria, che è
diventata come il luogo in cui sono state proiettate molte altre
divisioni, mentre lei come figura e la riflessione su di lei non
è motivo di divisione tra i cristiani. E la cosa bella oggi è
che cattolici, ortodossi e protestanti l’hanno riaccolta come
sorella di fede nel cammino delle Chiese».
- Certamente oggi c’è un buon consenso su Maria sulla base
biblica. Ma la divisione più grande si gioca sulla
tradizione, e tutto quello che è seguito alle divisioni (dopo
oltre un millennio di cammino comune). Come gioca questo? Le
sensibilità ecclesiali sono state condizionate dalle
controversie?
«Detto in termini semplici e ampi (il discorso di per sé è
più complesso) si può dire così: cattolici, ortodossi e
protestanti si sono messi d’accordo a dire: "rivediamo
insieme la figura biblica di Maria" e hanno concluso:
"la Maria dei Vangeli non divide". Poi hanno fatto
questa riflessione: "Vediamo ora come la Maria dei Vangeli è
stata vissuta, pensata e celebrata storicamente". È il
problema della tradizione. Questi dialoghi ecumenici hanno messo
in risalto un cosa: sulla Maria dei primi sette Concili e sulla
Maria del primo millennio la tradizione è concorde. Insieme,
confessiamo, dichiariamo Maria come la Madre vergine di Dio.
Quindi anche ristudiando insieme il problema della tradizione, si
riconoce che c’è una tradizione del primo millennio che è di
unità sostanziale».
«Le cose mutano con il secondo millennio soprattutto nel
Medioevo in cui c’è una specie di spostamento di accento. Nel
Medioevo nasce una visione cristologica di un certo tipo (lo dico
a grandi termini): Gesù è il giudice severo, ecco allora che
nasce il ricorso a sua madre come la madre buona e di
misericordia. E quindi nasce anche una devozione molto spinta,
molto forte nei confronti di Maria.
«Ed è qui poi che, mentre l’ortodossia rimane a sé, nell
’Occidente come reazione a questo modo di fare nasce la Riforma.
E anche su Maria la Riforma, soprattutto i padri riformatori, non
negano la presenza di Maria, ma cercano di ricollocare e di
riportare Maria dentro il proprio alveo, che è l’alveo
cristologico, che è l’alveo ecclesiologico, che è l’alveo
del suo carattere esemplare.
«Quello che contestano è che a volte c’è una pietà e
forse una teologia, un pensare che pone quasi una rivalità tra
Gesù e Maria. Qui nasce la divisione, che è diventata nei secoli
sempre più netta, per cui il cattolicesimo è quello di Maria, il
protestantesimo è quello non mariano. Questa situazione è mutata
con il dialogo ecumenico e negli ultimi quarant’anni si sono
visti di nuovo dei progressi enormi, quando il "dossier"
mariologico è stato riaperto e quando in ambito cattolico, a
partire dal concilio Vaticano II, Maria è ricollocata in Cristo e
nella Chiesa.
«Perché il vero problema – e lo dice anche il documento di
Dombes – è proprio questo: la collocazione di Maria».
- Come collocare Maria nell’insieme della fede cristiana?
«Secondo il documento di Dombes, nel disegno di Dio e nella
comunione dei santi; poi, per il capitolo VIII della Lumen
gentium, in Cristo e nella Chiesa, fino al documento
cattolico-anglicano, dove è letta anche all’interno di tutta la
storia della salvezza che è una storia di grazia e di speranza».
- Si può prendere Maria isolatamente dal resto del mistero
cristiano? C’è in questo senso una tentazione tipicamente
cattolica della devozione mariana?
«No, non si può isolare Maria. Credo che per superare il
rischio di una tentazione cattolica, che è quella di separare, di
isolare Maria, di farne un discorso a se stante, – e questo lo
dice anche tutto il magistero – bisogna ricollocare Maria all’interno
della liturgia. Si deve partire "dal Padre per il Figlio
nello Spirito nella comunione dei santi", e dentro la
comunione dei santi vedere il ruolo e il significato di Maria.
Maria va ricollocata. Qui allora la si legge bene.
«E la si legge in questo contesto in termini proprio
esemplari: Maria diventa come dice Lumen gentium VIII il
"tipo" e l’"esemplare" della Chiesa. Come
Dio sta davanti all’uomo, come il Padre per il Cristo nello
Spirito sta davanti all’uomo, allora ecco che nella comunione
dei santi che hanno preso con sé Maria, si guarda Maria e lì si
capisce: la prima parola che Dio dice a Maria è quella che dice
all’uomo, quando s’avvicina: "Rallegrati!". Sono
venuto per renderti una creatura bella e buona, hai trovato grazia
presso di me. Mi chino con amore su di te. Ti chiedo di essere il
luogo che dà ospitalità al Figlio e che lo genera al mondo per
esempio con la santità della vita.
«E come l’umanità, la Chiesa stanno davanti a Dio, al Padre
per il Figlio nello Spirito? Guardo ancora Maria: fiat, ti
dico di sì, alla tua venuta, alla tua opera in me, al compito che
mi dai di generare il Figlio al mondo, dico di sì. Lo dico nel Magnificat,
ma lo dico anche nel gladius (la spada): "una
spada ti trapasserà l’anima". Perché la grazia è sempre
ad alto prezzo.
«Allora Maria non è più tanto nella linea di una devozione
spicciola, ma diventa davvero un esemplare nella vita della
Chiesa. Diventa esemplare di come Dio sta davanti a noi e di come
noi stiamo davanti a Dio».
- Questo mi sembra assolutamente ecumenico.
«Su questo paradigma dell’esemplarità di Maria convergono
cattolici, ortodossi e protestanti. Direi che è un punto comune
di partenza».
- E come possiamo inquadrare in questa visione teologale il
fatto che Cristo è l’unico Mediatore e il fatto che noi
preghiamo Maria come mediatrice?
«Qui ci sono delle differenze. Le possiamo tradurre così.
Ogni preghiera è al Padre per il Figlio nello Spirito nella
comunione dei santi. Per cui un protestante ti direbbe così:
"Io mi rivolgo al Padre, cioè prego, il Padre per il Figlio
nello Spirito con Maria".
«Il cattolico dice: "Ma nella comunione dei santi io mi
rivolgo al Padre per il Figlio nello Spirito. Ma posso anche dire
a Maria di rivolgersi con me o di rivolgersi e di portare al
Figlio un’invocazione, una preghiera che io ho fatto a Maria".
Per cui la differenza è questa: il protestante prega con Maria,
il cattolico con Maria ma in più invoca anche Maria. Però Maria
invocata vuol dire questo: porta al Figlio nello Spirito quella
preghiera che il Figlio – e solo il Figlio – porta al Padre.
«Oggi a livello ecumenico si dice che queste due prassi non
generano divisione sostanziale. Sono consensi differenziati».
- Cosa si può fare per una buona catechesi mariana, di
qualità teologale?
«Io do questa indicazione: una buona catechesi mariana è
presentare la Maria biblica; una buona catechesi mariana è
presentare la Maria liturgica, in comunione con quella biblica;
una buona catechesi mariana è presentare una mariologia della
esemplarità: Maria è l’icona della Chiesa, vedi come Dio sta
davanti a noi e come noi dobbiamo stare davanti a Dio.
«Una buona catechesi mariana è anche quella poi che ammette
questa amicizia nella comunione dei santi. Allora posso dire a
Maria che cammina con me: "senti, al tuo unico Figlio amato
da te, da me, da noi, puoi dirgli questa cosa?". Ma allora la
cosa è comprensibile dentro il concetto di comunione dei santi
che camminano insieme, dove uno intercede per l’altro presso l’unico
intercessore presso il Padre, che è la misericordia di Dio fatta
carne. |
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