Madre di Dio

 

N. 12 dicembre 2007

 Maria nell'arte miniata - 11

 «Tua madre è un prodigio»

Amici lettori

Fatima: attuale situazione della teologia trinitaria
    
Stefano De Fiores

Arrivederci, caro padre Gharib!
    
Domenico Marcucci

Maria modello di lectio divina
    Giuseppe Daminelli

Un padre per i poveri
  
 Saverio Gaeta

La madre di Gesù sintesi vivente del Vangelo
    Bruno Simonetto

Valore degli apocrifi
    
Simone Moreno

Una donna dai molti volti
    
Vincenzo Vitale

Speranza nostra, salve
    
Alberto Rum

Nel grembo della Madre la sapienza del Padre
    
Sergio Gaspari

Maria, speranza dell’ecumenismo?
    
Vincenzo Vitale

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Un seme di gioia nel cuore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 12 dicembre 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Slovenia - I più importanti Santuari mariani della Nazione

  

Tu sei bella, tu sei bella, fiore Maria
  

Di etnia e cultura probabilmente omogenee nell’antichità, le popolazioni slave sono ora accomunate soprattutto da affinità linguistiche e dalla consapevolezza di un’origine comune. Influenzate peraltro profondamente dai contatti con vari altri gruppi, presentano attualmente caratteristiche fisiche e culturali molto diversificate.

Dopo l’introduzione del cristianesimo, avvenuta tra il IX e il X secolo a opera dei missionari greci, la scissione della Chiesa orientale nel 1054 pose gli slavi al centro di forti rivalità fra cattolici e ortodossi. Il cattolicesimo e gli influssi occidentali si imposero tra i polacchi, gli slovacchi e i cechi; questi ultimi, in seguito influenzati dalla Riforma protestante, diventarono gli unici slavi con una forte minoranza protestante. Nei Balcani, anche gli sloveni e i croati si allearono alla Chiesa cattolica, entrando nella sfera culturale dell’Europa centrale. I serbi, i macedoni, i bulgari e la maggioranza degli slavi orientali (bielorussi, russi e ucraini) aderirono invece alla Chiesa ortodossa, adottando in parte la cultura bizantina (ad esempio, un adattamento dell’alfabeto greco, l’attuale cirillico).

La Slovenia è uno Stato dell’Europa centrale, che confina con Italia a ovest, Austria a nord, Ungheria a est, Croazia a sud-est e Mar Adriatico a sud-ovest (golfo di Trieste). La capitale è Lubiana. In Slovenia c’è un’importante presenza italiana nella parte istriana, ungherese a est, e una crescente immigrazione serba e bosniaca.

Dopo la Seconda guerra mondiale divenne repubblica federata alla Jugoslavia. Il 25 giugno 1991 la Slovenia dichiarò la propria indipendenza dalla Jugoslavia; e la dichiarazione unilaterale creò una crisi anche militare che durò dieci giorni. Il Paese riuscì a non essere coinvolto nella guerra civile jugoslava che ben presto scoppiò in seguito alla dissoluzione della Repubblica comunista. Nel vertice di Copenaghen svoltosi il 13 dicembre 2002, venne deciso che dal 1° maggio 2004 la Slovenia (assieme ad altri nove Stati) sarebbe entrata a far parte dell’Unione Europea.

Icona di autore moderno che si è ispirato a quella venerata nel santuario sloveno di Brezje.
Icona di autore moderno che si è ispirato a quella venerata nel santuario sloveno di Brezje.

Tra le repubbliche dell’ex Jugoslavia socialista, la Slovenia, dopo il Montenegro e la Macedonia, è quella meno popolata, ma a livello europeo, con i suoi due milioni di abitanti, è comunque più popolata rispetto a Stati come Lussemburgo, Malta, Cipro ed Estonia. Questo piccolo Paese situato nel cuore dell’Europa si estende su una superficie di 20.253 chilometri quadrati, con una densità di popolazione di circa 100 abitanti per chilometro quadrato.

Secondo il censimento del 17 giugno 2002 gli sloveni dichiaratisi di nazionalità italiana erano a quella data 2.258, concentrati in grande maggioranza nei tre comuni costieri della regione carsico-litoranea di Capodistria (Koper), Pirano (Piran) e Isola d’Istria (Izola). Sempre secondo tale censimento, gli sloveni dichiaratisi di madrelingua italiana erano pari a 3.762, anch’essi concentrati in massima parte nei comuni summenzionati.

Oggi il 75% degli sloveni si considera di religione cattolica, anche se la religione spesso non ha un vero interesse tra la popolazione, soprattutto tra i più giovani, figli del tempo della dominazione comunista atea.

La tradizione cattolica degli sloveni – è bene dirlo subito – è dovuta soprattutto alla spiccata devozione mariana di questa popolazione.

Storia mariana della Slovenia

Il vescovo san Modesto, evangelizzatore della Slovenia, nel 750 consacrò la prima chiesa in Carinzia alla Madre di Dio, diventata più tardi il celebre santuario di Gospa Sveta, cioè della Santa Signora. Così pure in Moravia innalzò a Velehrad, sua sede vescovile, la cattedrale dell’Assunta, dando avvio a un grande numero di cappelle e chiese parrocchiali dedicate all’Assunta lungo tutta la vallata dell’Isonzo, dove anche tuttora la solennità del 15 agosto è celebrata con grande fervore ed è comunemente chiamata «il grande giorno di Maria Santissima». Nel 799 il Sinodo di Salisburgo, alla cui circoscrizione ecclesiastica apparteneva la Slovenia, decise che vi si celebrassero solennemente le quattro feste mariane: la Candelora (la Presentazione di Gesù al Tempio), l’Annunciazione, l’Assunta e la Natività di Maria.

Nella seconda metà del IX secolo, il principe sloveno Kocelj e soprattutto i due santi fratelli Cirillo e Metodio, di ritorno da Roma con un’eletta schiera dei loro primi discepoli slavi, ordinati sacerdoti dal papa Adriano II in Santa Maria Maggiore, dettero un forte impulso alla devozione mariana con canti, preghiere e liturgia in lingua popolare. Alla morte di san Metodio (885) tale attività apostolica fu così intensamente proseguita dai benedettini e dai cistercensi prima, dai francescani, dai domenicani e dagli agostiniani poi, da non ritenere esagerato che tutti i loro monasteri e conventi riuscirono, nel corso di tre secoli, focolari ferventi di culto mariano.

Donne in abito fokloristico alla messa del Papa (settembre 1999).
Donne in abito fokloristico alla messa del Papa (settembre 1999).

Va anche ricordato che, fin dagli ultimi secoli del Medioevo ebbero grande importanza nella vita religiosa del popolo le confraternite mariane, promosse dai diversi ordini religiosi presenti in quei territori: sono da segnalare in particolare quelle dei Sette Dolori e della Purificazione di Maria Santissima delle Grazie. Sviluppo grandissimo ebbe poi la Confraternita del Rosario, tanto che un proverbio sloveno dice che «i due pilastri della Nazione sono la polenta e il rosario».

All’epoca della Riforma, i protestanti si accanirono contro il culto mariano, ma non riuscirono a intaccarlo minimamente. Anzi, le confraternite mariane ebbero un nuovo incremento, tanto che Janez Ludvik Schöleben, storico sloveno contemporaneo degli avvenimenti, poté scrivere nel suo libro sulla Vergine Palma virginea: «II mio Paese non è troppo grande; ma, eccetto un pugno di eretici, sarebbe difficile trovare nel popolo qualcuno che si opponesse alla dottrina dell’Immacolata Concezione. Infatti, in seguito ad un voto, tutti digiunano, alla vigilia di questa festa, che viene celebrata con la massima devozione e solennità».

Alla fine del secolo XVIII, con l’introduzione delle riforme liberali dell’imperatore austriaco Giuseppe II, che chiuse diversi monasteri e soppresse le congregazioni mariane, e con l’occupazione napoleonica (1809-1813), il culto mariano segnò purtroppo qualche battuta d’arresto. Ma prima della Seconda guerra mondiale esso riprese slancio, si interiorizzò e valse a dare al popolo quella ben nota eroica forza di resistenza contro gli occupanti e i comunisti, che in tanti anni di duro governo hanno dovuto rispettare la fede cattolica e le tradizioni mariane popolari. Uno dei gesti più impopolari dei comunisti, durante il loro governo, fu proprio quello di trasformare in museo il santuario di Ptujska Gora, tanto significativo per i fedeli.

Con la caduta del comunismo il culto mariano, che da sempre costituisce un importante motivo di coesione per gli sloveni, ha ricevuto un nuovo impulso, e oggi più che mai rappresenta una forma essenziale di sostegno e conforto spirituale per la popolazione turbata dalla sua triste storia atea e dai problemi che accompagnano la ricostruzione morale del Paese.

Ricordiamo alcuni elementi costitutivi della spiritualità mariana della Slovenia, fin dalle sue origini cristiane. Anzitutto, le confraternite mariane che fecero del santo rosario la preghiera familiare per eccellenza. Verso sera, al ritorno dal lavoro nei campi, tutti si raccoglievano intorno al focolare domestico per recitare il rosario. La recita del rosario, come la pratica del mese di maggio, è una caratteristica popolare degli sloveni. In questo mese si va numerosi alla prima messa del mattino, detta "messa di maggio" (Smarnice); e l’omelia è tenuta su un mistero di Maria, e tutto il rito è accompagnato da canti mariani e dalla recita delle litanie.

Innumerevoli sono le pratiche di pietà mariana degli sloveni, alcune delle quali sono loro esclusive fra tutti i Paesi europei. Ad esempio, il "viaggio della Vergine a Betlem" incomincia nove giorni prima del Natale. Ogni sera, la statua della Madonna passa da una famiglia all’altra e il capo-famiglia la riceve sulla soglia di casa con la bella espressione: «Accolgo ben volentieri Maria, perché ella mi accolga a sua volta». Nell’ultima sera, in un entusiasmante tripudio di canti, di fiori e di luci, la statua è riportata nella chiesa parrocchiale. Nei seminari e nei collegi, la statua passa di camera in camera.

Altra tradizione propria degli sloveni: i vespri mariani non si compongono del canto dei salmi, ma della recita dell’intero rosario in comune e del canto delle litanie lauretane nelle vigilie e nelle sere delle feste della Vergine e in quelle di Natale e di Tutti i Santi.

Nei villaggi che mancano di sacerdoti ci si riunisce all’imbrunire nelle cappelle, davanti alle edicole dei crocevia e nelle case, dove si legge qualche brano di libro mariano, si recita il rosario, si cantano parimenti inni e litanie. E c’è da ricordare che gli sloveni, già a partire dal X secolo, esprimono la loro devozione in sloveno, essendo state proprio le preghiere liturgiche e mariane i primi scritti conservati in questa lingua. Antichissimo è il cantico d’origine popolare che viene cantato ancora ai nostri giorni: Lepa si lepa, roza Marija (Tu sei bella, tu sei bella, fiore Maria).

Chiesa dedicata alla Madre di Dio a Ptujska Gora; sembra essere stata costruita tra il 1390 e il 1410.
Chiesa dedicata alla Madre di Dio a Ptujska Gora; sembra essere stata costruita tra il 1390 e il 1410.

Nel corso dei secoli, fra gli scrittori e i poeti di questo Paese hanno primeggiato sempre monaci e sacerdoti, che hanno trattato in prevalenza temi sacri e mariani. Nella prima metà del XIII secolo, il monaco fra’ Filippo di Zice, la più antica e celebre certosa dell’Europa centrale, compose un grande poema di più di diecimila versi su La vita della Vergine. Nel periodo del Romanticismo il canonico Valentino Stanic (1774-1847) scrisse molti poemi mariani, fra cui quello intitolato La Madre celeste nella sua gloria. Fra le due guerre, un poeta di altissimo valore, Joza Lovrencic, ne I tre pellegrinaggi cantò la storia e il significato dei pellegrinaggi mariani di Brezje, di Svete Visarje e di Sveta Gora. Nello Scolaro della vallata di Trento, ispirandosi al Faust di Goethe, esaltò l’amore di Maria e la confidenza in lei, salvatrice dell’eroe protagonista dal potere di Satana.

Gli sloveni, infine, hanno una predilezione particolare per i pellegrinaggi; e ogni anno, dagli adolescenti agli anziani, tutti, senza eccezione, si recano presso qualche santuario, dove pregano, partecipano alla messa, si confessano e si comunicano. I santuari mariani di loro scelta sono numerosi nella Slovenia e nelle immediate vicinanze della sua frontiera.
   

I Santuari mariani più noti

Tra i santuari mariani della Slovenia, ricordiamo particolarmente quello di Maria Ausiliatrice a Brezje, quello della Madonna del Monte Santo (Sveta Gora) a Nova Gorica, quello di Maria Regina della Pace sul Monte Kurescek, e quello sul Monte Lussari, situato al confine tra l’Italia, l’Austria e la Slovenia, e detto perciò della Madonna delle tre Nazioni.

Il santuario di Maria Ausiliatrice di Brezje; sorto nel XV secolo, si è sviluppato solo nel Novecento.
Il santuario di Maria Ausiliatrice di Brezje; sorto nel XV secolo, si è sviluppato solo nel Novecento.

1 - "Maria Ausiliatrice" – Brezje

Si tratta di un santuario piuttosto recente, sviluppatosi soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, quando quelli più antichi e frequentati di Maria Saal (Gospa Sveta), di Lussari (Sveta Visarje) e di Monte Santo (Sveta Gora) si vennero a trovare fuori dei confini nazionali sloveni, il primo in Austria e gli altri due in Italia.

Il santuario di Brezje sorge entro una suggestiva cornice di alte montagne a circa 12 km a sud-est del famoso lago di Bled e a 45 km da Lubiana. La prima chiesetta, dedicata a san Guido, risale al secolo XV; ma, agli inizi del 1800, il parroco Urbano Azbe la ingrandì e la dedicò alla Madonna, collocandovi una copia di Maria Soccorritrice del pittore tedesco Luca Cranach, eseguita dal pittore sloveno Leopoldo Layer. Costui, durante le guerre napoleoniche, fu incarcerato e condannato a morte. In attesa dell’esecuzione capitale, egli aveva fatto voto di dipingere per la chiesa di Brezje un quadro della Vergine, se fosse stato liberato. Uscito di carcere dopo cinque anni, aveva mantenuto la promessa. L’immagine non avrebbe avuto nessuna importanza se, nel 1863, non si fossero verificate nel santuario quattro guarigioni miracolose, attribuite alla Madonna di Layer, che divenne presto meta di frequenti e numerosi pellegrinaggi.

La chiesa-santuario attuale, in stile rinascimentale, fu consacrata nel 1900 dal cardinale sloveno Giacobbe Misija e la miracolosa immagine, solennemente incoronata nel 1907 da monsignor Jeglic, arcivescovo di Lubiana, fu proclamata patrona della Slovenia. Quando, nel 1915, oltre dodicimila patrioti sloveni furono massacrati dai comunisti nelle foreste di Kocevje, i superstiti raccontano che le invocazioni di aiuto e di perdono erano rivolte soprattutto alla Madonna di Brezje.

Per comprendere l’amore degli sloveni verso questa immagine, occorrerebbe partecipare ai loro pellegrinaggi e visitare le loro case e i loro campi, dove spesso si ammirano magnifici quadri ed eleganti edicole. Gli emigrati sloveni la venerano dovunque in Francia, Canada e Stati Uniti e, ritenendola loro Madonna "nazionale", restano così devoti alla loro fede cattolica e alla loro Patria.

Il santuario di Monte Santo (Nova Gorica), distrutto dai bombardamenti e ricostruito nel 1924-28.
Il santuario di Monte Santo (Nova Gorica), distrutto dai bombardamenti e ricostruito nel 1924-28.

2 - "Monte Santo" – Nova Gorica

Si tratta di un santuario conteso tra gli italiani e gli sloveni; attualmente è dall’altra parte del confine italiano e quindi nei pressi della Gorizia slovena, detta Nova Gorica. Il santuario è situato sulla montagna, a 688 metri, sul luogo nel quale, alla fine del XIV secolo, esisteva già una chiesa, distrutta più tardi dai Turchi.

Nel 1539, vi apparve la Madonna a una pastorella di Grgar, Urska Ferligojeva, pregandola di costruire sulla montagna «la sua casa e di venirvi a domandare grazie». All’inizio fu eretta una cappella, sostituita qualche anno dopo da una grande chiesa, che fu consacrata il 12 ottobre 1544. Il patriarca di Aquileia (Oglej), da cui dipendeva giuridicamente il santuario, nel 1545 vi inviò l’immagine della Madonna, che vi si venera ancora oggi e che fu solennemente incoronata il 6 giugno 1717.

Affidato ai francescani, il santuario divenne meta frequentatissima di pellegrini sia italiani che sloveni, tanto che si chiamò Monte Santo. La chiesa-santuario venne chiusa e del tutto spogliata sotto l’imperatore d’Austria Giuseppe II (1786), ma fu successivamente riaperta alla fine del 1700. Durante la Prima guerra mondiale il santuario fu violentemente bombardato e distrutto dagli italiani. Venne ricostruito in forme rinascimentali barocche negli anni 1924-1928 e con la riapertura delle frontiere tornò a essere meta comune alle popolazioni italiane e slovene della zona di confine. Durante l’ultima guerra mondiale, la miracolosa immagine fu portata via dal santuario, dove ritornò definitivamente nell’aprile del 1951.

Immagine della Madonna venerata a Sveta Gora, tornata al santuario dopo varie peripezie.
Immagine della Madonna venerata a Sveta Gora, tornata al santuario dopo varie peripezie.

3 - "Maria Regina della Pace" – Monte Kurescek

Sul Monte Kurescek, a 83 metri di altitudine e a circa 20 km a sud-est di Lubiana, si venera dal secolo XV Maria Regina della Pace. Nel corso della Seconda guerra mondiale, la chiesa fu saccheggiata e lasciata in abbandono; ma il 9 dicembre 1989 un pellegrino sloveno a Medjugorje ebbe un’apparizione della Vergine, che lo invitava ad andare sul Kurescek, «luogo dimenticato e abbandonato». Il 10 febbraio 1990 il veggente vi si recò e lassù ebbe il seguente messaggio: «Sono la Regina della Pace. Rinnovate la preghiera in questo luogo. Ritrovate qui il mio cuore e il cuore di mio Figlio... Ci si deve ritrovare qui il primo sabato del mese per la celebrazione della messa».

La chiesa-santuario fu presto ricostruita con le offerte e con il lavoro dei fedeli, che accorsero numerosi, sperimentando le grazie di Maria Regina della Pace.

Il veggente ha avuto, nel 1993, altri messaggi che raccomandavano la preghiera per evitare la separazione, la disubbidienza e la discordia nella Chiesa.

Il santuario di Monte Lussari, detto "della Madonna delle tre Nazioni" per la sua posizione di crocevia.
Il santuario di Monte Lussari, detto "della Madonna delle tre Nazioni" per la sua posizione di crocevia.

4 - "Madonna delle tre Nazioni" – Monte Lussari

Dalle parti del Tarvisio, posto al confine tra l’Italia, l’Austria e la Slovenia, a 1789 metri, il piccolo santuario, detto della "Madonna delle tre Nazioni" per la sua collocazione geografica, è come un segno della nuova unità dell’Europa.

La storia delle sue origini è – come quella di tanti altri – incerta. E così una leggenda vuole che verso la metà del secolo XIV un pastore abbia trovato, in cima al Lussari, le sue pecorelle perdute, inginocchiate attorno ad una statua della Madonna. Il pastore portò la statua a valle, al parroco di Camporosso, ma l’indomani l’effigie fu ritrovata nuovamente in cima al monte. Il patriarca di Aquileia, informato di ciò che era accaduto, avrebbe quindi ordinato la costruzione di una cappella in onore della Vergine.

Nei suoi seicento anni di storia, il santuario è passato attraverso mille vicende. Distrutto da un incendio durante la Prima guerra mondiale, fu ricostruito nel 1925 e ristrutturato nel 1976, a seguito di un terremoto che lo aveva lesionato. È stato, comunque, sempre meta di pellegrini delle diverse etnie circostanti.
    

  Cartina topo-geografica dei Santuari della Slovenia