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N. 1 gennaio 2008
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la stella, invoca Maria
« La Salutatio Beatae Mariae Virginis (vedi testo in terza e quarta di copertina) di san Francesco d’Assisi (1181-1226), breve ma intenso saluto alla «Signora santa Regina», è una fervida esaltazione della «Santissima Genitrice di Dio». Assieme all’antifona Sancta Maria Virgo nell’Officio della Passione, questo saluto-lode costituisce un compendio della visione mariana di Francesco. Nell’unire mirabilmente dottrina teologica, simbolismo biblico e spunti preziosi per la vita spirituale, egli dona ai cristiani una ricca e ispirata amplificazione del saluto angelico, dove i titoli elogiativi rivolti a Maria derivano dalla fonte dell’amore che è la divina Trinità.Il "novus evangelista" letterato e teologo. Privo di cultura profana, come di cultura teologica, Francesco si definiva spesso «ignorante e idiota». In realtà questo "novus evangelista" di pace e bene, e vero messaggero di Dio, si rivela autentico letterato e teologo. Con il Cantico di Frate Sole o delle creature, composto nel 1225 a San Damiano in Assisi, egli, "dottore incolto", è l’iniziatore della poesia in lingua volgare. Poco più tardi la poesia lirica avrà il suo grande poeta nel fiorentino Guido Cavalcanti (1255 ca.-1300), principale rappresentante della scuola del "dolce stil novo". Nel contesto della cultura umanistica, Francesco infonde un volto e un’anima profondamente religiosi all’ambiente socio-culturale del secolo XIII: la «vita nuova» che avrebbe voluto «santificare ogni aspetto della vita». Contro l’eresia catara, che negava il valore della creazione e di quanto è legato alla materia, Francesco sottolinea, in modo caldo e affettuoso, la realtà dell’Incarnazione del «diletto Figlio» di Dio, in particolare il mistero della sua Natività. Anche all’arte Francesco trasmette una rilevante intonazione religiosa: grazie alla sua sensibilità artistica, a Greccio nella notte del 25 dicembre 1223 crea il presepio: visione plastica del grande mistero del Natale umile di Gesù.
Nella devozione alla Madre «santa ed eletta» del Signore si rivela fedele erede del secolo XII, che aveva dato nuovo impulso alla pietà mariana. Sant’Anselmo d’Aosta (1033-1109), rinnovatore e propulsore del movimento mariano del secolo XI, aprì la strada al "dottore dei dottori mariani", san Bernardo (1090-1153), che addita Maria quale fulgida stella che unisce in sé il Dio del cielo con le sue creature sulla terra. Francesco invece vede la figura umanissima della santissima Madre nei misteri stessi dell’Incarnazione: ella è la «santa e gloriosa Vergine Maria dal cui seno (Cristo) ricevette la carne della nostra umanità». Capolavoro della benedizione santificante delle Tre Persone divine. Francesco si rivolge a Maria elogiandola quale «Signora santa Regina». Il termine biblico e patristico di "Donna" conserva il suo significato originario di Signora e Regina. E ne spiega il motivo: è la «Santissima Genitrice di Dio», colei che «aveva reso nostro fratello il Signore della maestà». Poi ne esalta la verginità «perpetua ed eccelsa». Già in sant’Agostino (354-431) leggiamo: «Virgo concipiens, Virgo pariens, Virgo moriens». Verità di fede proclamata dal papa Martino I nel Concilio Laterano del 649: Vergine «ante partum, in partu, post partum». Francesco svela quindi la misteriosa associazione della Vergine nell’economia della salvezza: l’Incarnazione del Figlio di Dio da Maria poverella dischiude la verità del Natale, azione della Trinità: «Fatta santa ed eletta dal santissimo Padre del cielo, che egli consacrò col santissimo, diletto Figlio suo e con lo Spirito Santo Paraclito». Francesco guarda Maria come il capolavoro della benedizione santificante delle Tre Persone divine. È la Trinità che "costruisce" la Madre casa, tempio, tenda del Figlio di Dio. Il Padre è il principio della dinamica elettiva e della consacrazione della Vergine. Il Figlio e lo Spirito sono co-agenti. Così in lei «fu ed è ogni pienezza di grazia ed ogni bene». Pienezza di grazia, traboccante e irripetibile in Maria, è il Figlio di Dio fattosi carne nel suo grembo. In questo senso ella è proposta alla Chiesa come misteriosa interlocutrice, "termine medio" tra Dio e l’uomo. San Bernardo parlava di Maria, eletta da Dio per essere nel mondo "acquedotto" della grazia divina. Nei titoli "santa eletta e consacrata" Francesco addita Maria come la realizzazione più perfetta del mistero del corpo di Cristo. Infatti le icone mariane del 1200, che ritraggono la Vergine tesa come creatura nella contemplazione verso Dio, inducono alla contemplazione di lei non tanto per la sua bellezza fisica quanto per la santità della pienezza di grazia. Non a caso questo tipo iconografico è detto comunemente, anche se genericamente, Madonna dell’umiltà. Da qui la Vergine è mostrata anche come il prototipo, l’icona perfetta della Chiesa: luminoso modello ed esempio di risposta al Verbo di Dio. Il testo originale della Salutatio inneggia: «Ave, virgo ecclesia facta»: Maria è la «Vergine fatta Chiesa», perché perennemente discepola sulle orme di Cristo («sua ancella»).
Elogio contemplativo dell’ancella del Signore. La teologia di Francesco, di tipo allegorico-spirituale, è sempre mediata dalla preghiera e dall’atteggiamento contemplativo. In continuità con la corrente teologica dei secoli XII-XIII, il saluto mariano si spiega alla luce della contemplazione dossologico-elogiativa. Tramite dei termini biblici Francesco presenta Maria nella memoria del cammino del popolo eletto, come suggeriscono i titoli dell’Antico Testamento: palazzo, tabernacolo (tenda), casa (tempio), veste. Poi passa all’Incarnazione: la Vergine è unita al Figlio incarnato in quanto sua ancella obbediente e sua Madre gloriosa. Le sante virtù. «E voi tutte con essa, sante virtù che per la grazia e la luce dello Spirito Santo siete infuse nei cuori degli uomini fedeli, affinché d’infedeli li facciate fedeli a Dio». La descrizione della presenza di Maria nella storia della salvezza continua con la presentazione del suo ruolo tipologico nella storia umana, nei fedeli e infedeli. Le sante e santificanti virtù, infuse dallo Spirito Santo nei cuori dei fedeli, sono le stesse sante virtù che hanno consacrato Maria tempio del Signore. Ella va seguita, in quanto ha vissuto perfettamente quelle virtù. E poi perché nella Chiesa del Figlio si trova il riflesso del volto della Madre. La Chiesa, quindi, deve contemplare l’ancella per poter riprodurre in sé il volto della Signora santa Regina. La medesima consacrazione di Maria deve estendersi nel mondo intero. In tal modo, grazie a coloro che tramite le sante virtù, passano da infedeli a fedeli, si restaura la Chiesa a immagine della Vergine. Inoltre nel fedele, che riceve nel cuore e segue nelle opere le virtù del Verbo incarnato, rese visibili nel volto della Madre, si rinnova storicamente la venuta del Figlio di Dio nel tempio dell’uomo. Così il mistero della "Vergine fatta Chiesa" si perpetua nella comunità dei credenti, chiamati a divenire "Chiesa fatta vergine" nella docilità alla grazia che elegge e santifica. Sergio Gaspari, smm
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