Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2008

 Lode alla Santissima Genitrice di Dio

 Con Maria, aperti alla speranza

Amici lettori

Gioisci, piena di grazia!
    
mons. Luciano Pacomio

Posta a proteggere la "nuova vita"
    
Giuseppe Daminelli

Cristo parola di consolazione
    Vincenzo Vitale

In soccorso dei fedeli contro il demonio
    
Domenico Marcucci

Precisazioni teologiche sui dati dell’evento Fatima
   Stefano De Fiores

Tra il mondo dei santi e dei peccatori
    
Salvatore Perrella

Attualità dell’evento de La Salette
    
Piersandro Vanzan

Una presenza viva e operante
    
Alberto Rum

La Stella che ci ha dato il Sole
    
Sergio Gaspari

Una task force dello Spirito
    
Maria Di Lorenzo

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Benedetta tu fra le donne
    
mons. Giuseppe Cavallotto

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 1 gennaio 2008 - Copertina

 Problemi attuali di mariologia

 
di GIUSEPPE DAMINELLI

Posta a proteggere la "vita nuova"
   

Maria è la madre e la sua missione è stimolare, proteggere, preservare la "nuova vita" dell’uomo. Alle sue cure è affidato il dono della fede.
 

La missione di Maria è cristologica ed ecclesiale. L’inserimento nel "mistero di Cristo" appare fin dalle prime formule catechetiche e liturgiche della Chiesa apostolica.

L’appellativo frequente «la madre di Gesù» denota la distinzione e la venerazione che ella gode nella comunità cristiana. Tra gli evangelisti, sono Luca e soprattutto Giovanni a mettere in luce gli inscindibili rapporti tra Maria e il figlio.

La profezia di Simeone (Lc 2,30-35) annunzia a Maria una stretta associazione alla morte del Messia. Se il profeta si incarica di avvertirla, vuol dire che si tratta di una compartecipazione inattesa, indipendente dal dovere di una comune madre. È difficile non pensare a un compito, a una missione nel sacrificio (simboleggiato dalla spada) del Redentore.

Ella era venuta nel tempio per presentare il bambino Gesù al Signore (Lc 2,22) e il profeta le propone un’"oblazione" più onerosa a cui ella non pensa, ma che dovrà un giorno egualmente compiere. Sembra che la conversione di molti cuori provenga anche dalla sua cooperazione, oltre che dal figlio. L’invito, rivoltole da Gesù dodicenne nel tempio, non fa che confermare queste supposizioni.

Maria doveva sapere, cioè imparare a conoscere meglio il figlio e prepararsi così persino a perderlo.

Le nozze di Cana di David Gerard (1500 circa).
Le nozze di Cana di David Gerard (1500 circa). Ciò che a Cana Maria compie figurativamente, attua realmente
sul Calvario. La missione di Maria è quella della donna che collabora con Dio alla generazione della nuova vita

Intermediaria presso gli uomini

San Giovanni ha collegato ancor più strettamente i rapporti tra Maria e il Cristo. Il significato profondo dell’«ora», annunziata la prima volta a Cana, registra la profondità dei rapporti tra il Salvatore e la madre. Gesù non è il semplice figlio di Maria ma il redentore, il cui destino, fissato da un particolare programma divino, è segnato da ineluttabili leggi e scadenze.

Maria non può nel periodo della vita pubblica congiungere la sua azione a quella di Gesù, perché l’«ora» del compimento della sua missione non è ancora venuta, ma, quando si aprirà, ella sarà la sua insostituibile intermediaria presso gli uomini.

La ripulsa «Che ho da fare con te, o donna?» vale fino al sopraggiungere del tempo stabilito per il sacrificio redentivo; quando questo sarà consumato, la separazione cesserà. Sul Golgota, a differenza che negli anni della vita pubblica, non è più assente ma sta vicina alla croce, assiste cioè al sacrificio che vi si compie.

Maria poteva chiudere il suo compito a Betlem, ma nel piano divino la sua cooperazione non è destinata ad arrestarsi a tale momento. Ella non abbandonerà più il figlio. Da madre diventerà collaboratrice.

Giovanni, accanto a quello usuale, comune, di «madre», attribuisce a Maria un titolo nuovo: «donna», l’appellativo che rievoca quello di Genesi 3,15, ma più verosimilmente di Genesi 3,18-22 cioè le figure della prima collaboratrice dell’uomo, l’«aiuto» del tutto simile a lui che il Creatore ha voluto donargli.

Eva porta Adamo fuori del suo isolamento; Maria porta Cristo verso un più ordinato, normale contatto con i redenti.

Madre e collaboratrice del figlio, Maria vive e collabora con quanti sono vicini e uniti a lui. Le sue mansioni ecclesiali sono una continuazione di quelle svolte nel riguardi di Cristo. In Luca 1-2 Maria appare come la «figlia di Sion», l’inviata, la Madre del Signore (1,28; 1,43), la «kecharitomene» (piena di grazia, prediletta, 1,28), il tempio vivente della divinità (1,35), l’Arca della nuova alleanza in cui Dio continua a comunicare con gli uomini (1,39), la serva di Jahwe (1,38), la sua fiduciaria. Ella e la Chiesa messianica si integrano e sostituiscono reciprocamente.

Per Luca, Maria riassume la comunità dei credenti stretta intorno al Messia, intenta ad ascoltare la sua Parola e a ritenerla insieme ai suoi ricordi.

Il banchetto di Cana, a cui Giovanni ci invita, è anche un convito ecclesiale. Maria vi è presente; assiste e coopera alle realizzazioni cristiane che il banchetto prefigura. La Vergine non prepara la tavola, né la presiede, ciò nonostante non può mancare. La sua partecipazione è la prima notizia che l’evangelista ricorda (Gv 2,1). Il compito di Maria nelle assemblee cristiane è quello stesso di mediatrice svolto a Cana. È lei che muove il figlio a provvedere il vino reale e simbolico, a venire incontro alle necessità dei presenti e futuri commensali.

Crocifissione di Andrea da Firenze (1365-68).
Crocifissione di Andrea da Firenze (1365-68).

La sofferenza generatrice

Ciò che Maria a Cana compie figurativamente, attua realmente sul Calvario. L’interpretazione che vede Maria presso la croce come la donna della Genesi in lotta col serpente (3,15) va cedendo il posto a una interpretazione più biblica. La missione di Maria è quella della donna che collabora con Dio alla generazione della nuova vita. "Generare" non significa mettere al mondo nuovi esseri, ma portarli a piena maturazione, cioè all’integrale possesso dell’esistenza.

La «donna», quando arriva la sua ora, soffre – ricorda Gesù nello stesso vangelo di Giovanni (16,21) –, ma poi si rallegra perché ha dato al mondo un uomo. Sul Calvario le sofferenze del Messia e di tutti coloro che sono uniti al suo sacrificio sono le doglie del parto della nuova umanità.

Gesù la vivifica incessantemente col suo Spirito, ma contemporaneamente l’affida alle cure e alla tutela della madre. «Ho dato alla luce un uomo con l’aiuto di Dio», afferma Eva alla prima maternità (Gen 4,1). La stessa cosa ripete tacitamente Maria quando sente affidarsi la custodia dei rigenerati dal sacrificio della croce: «Donna, ecco tuo figlio», cioè i tuoi figli (19,26).

Nel testo di Giovanni 16,21 si preannunciano il dolore e il gaudio del parto messianico, sul Golgota esso si realizza. Sotto questa luce anche il testo dell’Apocalisse (Ap 12) può contenere un senso mariologico. La «donna», tipo della Chiesa, non può non includere contemporaneamente anche la madre del Salvatore.

Madre, socia del figlio, Maria stringe i suoi rapporti con i cooperatori della salvezza, particolarmente con lo Spirito. Ella è madre del Messia, ma per virtù dello Spirito Santo; è madre dei fedeli rigenerati ugualmente dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3,5). Gesù dall’alto della croce, dopo le parole, rivolte a lei e al discepolo, effonde su di essi, e su tutti, il suo Spirito (Gv 19,30).

La vita nuova non passa attraverso Maria, ma attraverso l’umanità di Cristo e l’azione comunicatrice dello Spirito, ma essa è affidata all’attenzione e alle cure di Maria. Ella è il complemento normale del disegno salvifico. Maria è la madre; la sua missione è stimolare, proteggere, preservare la "nuova vita" dell’uomo. Insieme allo Spirito, è l’eterna alleata nell’attuazione del piano salvifico, dalla fase iniziale a quella escatologica.

Giuseppe Daminelli