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N. 1 gennaio 2008
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Spagna
- I più importanti Santuari mariani della Nazione
Spagna, «tierra de
Maria» Fin dagli albori dell’opera di cristianizzazione, risalente al I secolo, la Spagna è considerata «tierra de Maria» , se si vuol dare credito alla tradizione, nota e cara ad ogni spagnolo, che attribuisce la diffusione del culto mariano addirittura all’apostolo Giacomo, a cui la Vergine, ancora vivente su questa terra, sarebbe apparsa sopra una colonna (Pilar) nell’anno 40 della nostra èra cristiana. A prescindere da questa tradizione orale, il cui documento scritto risale solo al XII secolo, è molto probabile che san Paolo avesse predicato il Vangelo nella Spagna; ed è un fatto certo che già nel II secolo Maria contava numerosi devoti in terra spagnola, com’è affermato esplicitamente da sant’Ireneo (135-203) e, tra le righe, da Tertulliano (160-230), per il quale «Hispaniarum omnes termini» (tutti i confini delle Spagne) erano stati evangelizzati. Scavi archeologici hanno provato che a Mérida esisteva una chiesa, dedicata a Santa Maria, anteriore alla persecuzione di Decio (200-251) e che nei sotterranei del santuario della Madonna del Pilar sorgeva una più antica basilica (III-IV secolo) in onore di santa Engracia, l’Assunta.
Un’intensa storia mariana, dalle hermitas alle grandi cattedrali I piccoli Stati al Nord della Spagna sfuggirono alla conquista musulmana, e fin dall’inizio vi si sviluppò ampiamente la devozione mariana. Anzi, l’arresto stesso dell’avanzata nemica venne attribuito alla protezione della Vergine: a Covadonga, nelle Asturie, re Pelagio riportò un’importante vittoria (718). Si racconta che nei pressi esistesse un eremitaggio in cui si venerava un’immagine mariana; comunque, sul posto sorse ben presto un santuario, che è tuttora uno dei più venerati della Spagna. È in questo periodo piuttosto oscuro che si posero le basi per la successiva fioritura dei santuari mariani. Sorsero numerose le hermitas, chiesette di campagna spesso rette da un eremita. Moltissime furono dedicate alla Vergine. Lungo il famoso camino de Santiago, la strada che dal confine francese, attraverso Burgos e León, porta al celebre santuario galiziano, vennero erette numerosissime croci di pietra; alle loro basi, dentro nicchie, furono collocate anche delle piccole statue mariane. Sorsero anche tanti ospizi per alloggiare i pellegrini; e molti di essi furono dedicati a Maria, per cui in Spagna il titolo di Virgen del camino (si intende: di Santiago) divenne molto diffuso. Diverse città prendevano allora il nome della Madre di Dio; e in tutte le città c’erano, e ci sono tuttora, strade e piazze dedicate a Maria. Siviglia è in testa alla graduatoria con 134 strade, seguita da Madrid con 130 e da Barcellona con 72. Nelle famiglie, i nomi che le mamme usavano maggiormente dare alle loro figlie erano quelli di Maria, Inmaculada, Concepción, Asunción, Dolores, Mercedes, Rosaria, Carmela e Carmina. Durante la Reconquista, iniziata dopo la metà del 1000, non appena una località veniva liberata dai Mori, si costruivano delle hermitas in onore della Vergine e di san Giacomo: i due culti furono strettamente associati sia nella tradizione popolare che nell’epopea della Reconquista. Tutta la società spagnola di quel tempo era permeata di culto mariano, come del resto un po’ tutta l’Europa. Ce lo testimonia, fra l’altro, il grande campione della Reconquista, El Cid (Ruy Diaz de Bivar, 1026-1099): nel poema che ne celebra le gesta (El Cantar de mio Cid, scritto dopo qualche decennio dalla morte) l’eroe ha continuamente in bocca l’invocazione alla Vergine. Un ruolo particolare nella Reconquista fu svolto da san Ferdinando III (1199-1252), re di Castiglia e di León: grande sia come politico che come cristiano, riuscì a ridurre il dominio dei Mori in Spagna al piccolo regno di Granada e fece costruire, con innumerevoli hermitas, tre stupende cattedrali in stile gotico: quelle di Burgos, di Toledo e di Siviglia.
Un primato di santuari Ora, in una terra così tradizionalmente mariana, i santuari s’incontrano, si può dire, a ogni passo; e ogni regione ne conta uno di grande richiamo per i pellegrini. In un’indagine recente, sono risultati 4.300 santuari. I titoli più ricorrenti sono: Nuestra Señora de la Soledad (Solitudine), con 280 santuari, e Purisima Concepción, con 200; mentre le diocesi con maggior numero di santuari mariani vedono in testa Toledo con 333, Sigüenza con 195 e Calahorra con 180. Il periodo che intercorse fra la metà del 1600 e metà del 1700, noto come "siglo de oro", fu caratterizzato da un grande splendore culturale; lo testimoniano, in ambito religioso, l’eccelsa produzione letteraria, ascetica e mistica e la fioritura dell’arte sacra. Particolare impulso ricevette il culto mariano, che assunse più che mai delle manifestazioni sontuose. Le spoglie Madonne romaniche e gotiche vennero rivestite di ampi paludamenti di seta, ricamati con fantasia in oro e carichi di gioielli preziosi, molto spesso provenienti dalle Americhe. Le nuove immagini, a loro volta, venivano fatte apposta per essere rivestite: consistevano infatti in manichini di legno con solo il volto e le mani scolpiti ed espressioni fortemente drammatiche. Le processioni e gli stessi pellegrinaggi diventarono delle "sacre rappresentazioni", con gruppi statuari, scene viventi, costumi; il rosario stesso veniva cantato in processione. Il 1700 fu anche in Spagna un’epoca ostile alla religione; il popolo continuò nei suoi pellegrinaggi e nelle sue processioni, ma senza la vitalità dei secoli precedenti. La società civile e la cultura si dimostravano indifferenti od ostili e i pellegrinaggi internazionali cessarono quasi del tutto. Molti santuari andarono in rovina; ma quello di Saragozza crebbe d’importanza fino al punto di divenire il santuario nazionale della Spagna. Fu proprio attorno a tale luogo di culto mariano che lo spirito spagnolo di fine secolo si risvegliò come da un lungo letargo. La Madonna del Pilar fu sentita e invocata come la "condottiera" del popolo di Saragozza – uomini e donne, vecchi e giovani – che si opposero quasi a mani nude agli eserciti di Napoleone, che dovette sacrificare ben sessantamila soldati per avere ragione dell’eroica città. Saragozza ne uscì malconcia con la popolazione dimezzata, ma tale prova le consentì di recuperare la sua autentica identità: l’hispanidad. Anche se negli ultimi due secoli la Spagna non ebbe più i grandi teologi, poeti e scrittori del suo glorioso passato, sperimentò sempre la protezione della Vergine anche nelle prove più dure: perdita dell’impero coloniale, instabilità governativa, rivolte separatiste basche e catalane, dittatura di Miguel Primo de Rivera, guerra civile del 1936 e successiva dittatura franchista (1936-1975). Dopo la dittatura franchista seguì il processo di pacificazione spagnola che fu salutato da una visita di Giovanni Paolo II nel 1982, il quale congedandosi affettuosamente dal Paese ne esaltò la profonda devozione mariana con le seguenti parole: «I hasta España! I hasta siempre, tierra de Maria!» (Viva la Spagna! Viva tu per sempre, terra di Maria!). Rimane, oggi, da confidare nell’intercessione della Vergine
affinché la Spagna, superata l’ondata di laicismo social-popolare
alla Zapatero, ritrovi la via della sua gloriosa storia religiosa e
mariana. I Santuari mariani più noti Dei tantissimi santuari mariani che adornano la Spagna, siamo costretti a riferire solo di alcuni, per esigenze di spazio: Beata Vergine di Montserrat, Beata Vergine del Pilar a Saragozza, Nostra Signora di Covadonga, Nostra Signora di Guadalupe, Nostra Signora dei Re a Siviglia.
1 - "Beata Vergine di Montserrat" – Montserrat Nella Catalogna, a quaranta chilometri da Barcellona, a ridosso di Montserrat, il "monte segato", sorge il santuario della Beata Vergine che risale all’XI secolo, quando l’abate Oliba eresse sul posto un monastero benedettino. Il paesaggio naturale estremamente austero offre già di per sé un’irresistibile attrattiva alla preghiera e alla riflessione. Infatti Montserrat è una montagna che s’innalza quasi in verticale dalle pianure al centro della Catalogna e presenta la sua mole inconfondibile (lunga circa 10 km e larga 5), di picchi caratteristici di una bellezza originale, in cui i pellegrini ravvisano altrettanti monaci in preghiera. La statua della Madonna, di colore scuro, detta affettuosamente Morenita (moretta), è un’artistica opera d’intaglio in legno policromo; è seduta su un trono d’argento laminato d’oro e di pietre preziose; ha sulle sue ginocchia il Bambino Gesù che benedice con la mano destra e con la sinistra sostiene il globo terrestre; porta sul capo un diadema e sulla mano destra anch’ella regge un globo, mentre con la sinistra, in un gesto pieno di tenerezza e insieme di rispetto, stringe a sé e protegge il divino Figliolo. La tradizione vuole che essa sia stata trovata ab immemorabili da alcuni pastori in una grotta della montagna. La primitiva cappella divenne in breve tempo insufficiente a contenere i pellegrini, per cui ne fu costruita una nuova più ampia, in stile romanico, nel 1300; ma, nel secolo XVI, anch’essa fu sostituita da una chiesa di vastissime proporzioni. Nel Medioevo, i pellegrini di Santiago de Compostela raccontavano lungo il loro cammino i miracoli della Vergine del santuario di Montserrat e il re di Castiglia, Alfonso X il Saggio (1221-1284), consacrò sei delle sue Càntigas de Santa Maria a sei miracoli della Morenita. Nel 1400 il santuario raggiunse il massimo splendore e la sua fama si estese in tutta l’Europa, prima con le conquiste della corona catalano-aragonese, poi con la dinastia imperiale spagnola. Dopo la scoperta dell’America, un monaco di Montserrat, Bernardo Boil, delegato del Papa presso Colombo, ne fu il primo missionario nel Nuovo Mondo. Grazie a queste ramificazioni di portata universale, la Vergine Nera di Catalogna è invocata in numerose chiese e cappelle di tutto il mondo. Tra i tanti illustri personaggi che visitarono questo santuario, ricordiamo sant’Ignazio di Loyola che, cavaliere convertito, venne a Montserrat per deporre la sua spada ai piedi della Vergine, passarvi una veglia d’armi e cominciarvi la sua nuova vita sotto la direzione di don Chanon, confessore nel santuario. Nel 1811, con la "guerra del Francese", chiesa e monastero furono completamente distrutti dai soldati di Napoleone; e i monaci furono costretti a fuggire. Durante la guerra civile spagnola (1936-1939), 23 monaci furono massacrati. Oggi il santuario, ricostruito sontuosamente e attorniato da un vasto complesso di edifici in gran parte adibiti per i pellegrini, è di nuovo conosciuto in tutto il mondo. Secondo le ultime statistiche, ogni anno, pellegrini e turisti superano abbondantemente il milione di presenze.
2 - "Beata Vergine del Pilar" – Saragozza Il santuario della Beata Vergine del Pilar a Saragozza è il più antico di Spagna e forse della cristianità. Secondo la leggenda, la cappella primitiva sarebbe stata costruita da san Giacomo il maggiore verso il 40, in ricordo della prodigiosa "venuta" della Vergine da Gerusalemme a Saragozza per confortare l’apostolo, deluso dei risultati negativi della sua predicazione. Il "Pilar" è la colonna di alabastro su cui la Vergine avrebbe posato i piedi. Alcuni mistici, come il carmelitano Ruzzola, la venerabile Maria d’Agreda e Caterina Emmerich, confermarono questa antica tradizione secondo le loro rivelazioni e visioni; ma il primo documento scritto che la riporta risale al 1200. Tuttavia, resta il fatto che la chiesa di Sancta Maria intra muros a Saragozza esisteva già prima dell’invasione araba, avvenuta nel 711. E il monaco Aimoinus, giunto in Spagna nell’855 alla ricerca delle reliquie di san Vincenzo, scrisse che «la Chiesa dedicata alla Vergine a Saragozza era la madre di tutte le Chiese della città; e che san Vincenzo vi aveva esercitato le funzioni di diacono al tempo del vescovo Valerio». Nel 1118 Saragozza, liberata dal dominio dei musulmani, ritornò capitale del regno di Aragona e nel 1294 Santa Maria del Pilar venne restaurata per accogliere schiere sempre più numerose di pellegrini. Al tempo dell’unificazione della Spagna (secolo XV) per opera del re di Aragona Ferdinando il Cattolico e della regina Isabella di Castiglia, sua sposa, il culto della Madonna del Pilar si affermò in campo nazionale e, con la scoperta dell’America, raggiunse il Nuovo Mondo. Nell’anno 1492 avveniva, del resto, la cacciata definitiva dei saraceni dalla Spagna, la caravella di Colombo si chiamava Santa Maria e il giorno della scoperta coincideva proprio con la data della festa del Pilar, il 12 ottobre. Forse per queste circostanze, nel 1958, la festa "pilarica" del 12 ottobre fu dichiarata festa della hispanidad, cioè della Spagna e di tutte le nazioni di lingua e cultura spagnola. Ma nel 1640 il notissimo e spettacolare miracolo del giovane Miguel-Juan Pellicer di Calanda, al quale la Vergine "riattaccò" la gamba amputata in un intervento chirurgico, rese ancora più celebre il santuario. La fama del miracolo corse per tutta la Spagna e fu causa della realizzazione del grandioso santuario attuale, iniziato nel 1681 e consacrato il 10 ottobre 1872. All’inizio della navata centrale è situata la "santa cappella", dove si venera una piccola statua della Vergine col Bambino del secolo XIV, che poggia i piedi sul "Pilar" ricoperto di bronzo e argento, e che viene rivestita con manti diversi a seconda dei tempi liturgici e delle circostanze. La Madonna del Pilar è la patrona di Spagna e da secoli attrae masse di pellegrini di ogni classe sociale.
3 - "Nostra Signora di Covadonga" –Covadonga La Vergine di Covadonga è venerata tra i monti delle Asturie ed è chiamata familiarmente dalla pietà popolare Santina de Covadonga. Le origini del culto si fanno risalire agli inizi della Reconquista delle terre di Spagna occupate dai Mori. Pelagio, re delle Asturie (VIII secolo), era salito a Covadonga e si era addentrato fra rocce e boschi per battere i nemici. Inseguendo un soldato arabo fin dentro una grotta, aveva là trovato un eremita che lo pregò di non uccidere il nemico per amore della Vergine venerata in quella grotta. La vittoria che ne seguì (718) fu attribuita alla Vergine e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio. La costruzione della chiesa costituì un serio problema per un punto così ripido e inaccessibile, ma ci si riuscì con la soddisfazione di tutti, che la ritennero opera di angeli. Nel 1777 un terribile incendio distrusse tutto e, a causa dell’invasione napoleonica, la ricostruzione poté essere iniziata solo nel 1874 con alcuni spostamenti, che resero il monte santo di Covadonga uno dei santuari più stupendi del mondo con varie cappelle e grotte, «rivestite dal Creatore di tanta avvenenza», come si espresse Giovanni Paolo II nella sua visita al santuario il 21 agosto 1989.
4 - "Nostra Signora di Guadalupe" –Guadalupe Fino al tardo Medioevo e al periodo della conquista dell’America fu uno dei santuari mariani più venerati della Spagna, ed è proprio per questo che diede il nome all’ormai più celebre santuario messicano. Il santuario di Nostra Signora di Guadalupe è situato su una collina, a circa 650 metri di altitudine, e appartiene alla provincia di Caceres. La sua storia è molto antica e ha del leggendario per la sacra immagine della Vergine col Bambino in braccio, che sarebbe stata scolpita da san Luca e attraverso vari passaggi, dopo Bisanzio e Roma, sarebbe arrivata all’arcivescovo san Leonardo di Siviglia. Durante l’invasione dei Mori (secolo VIII) fu messa in salvo, nascondendola sotterra presso il ruscello Guadalupe, dove rimase per ben cinque secoli, fin quando il pastore Gil Cordeiro, dopo un’apparizione della Vergine, la ritrovò e la ripose in venerazione in una piccola cappella. Nel 1337 Alfonso XI (1311-1350), re di Castiglia e di Leon, iniziò la costruzione del santuario e di un monastero nelle adiacenze. I due edifici furono ben presto ingranditi e il santuario divenne il più frequentato di Spagna. Il 14 febbraio 1493, Cristoforo Colombo inviò davanti alla prodigiosa immagine un gruppo di suoi marinai per sciogliere un voto da lui fatto durante uno dei tanti pericoli incontrati nella sua prima traversata atlantica. Nel 1500 l’interno del santuario fu affrescato e decorato, impiegando molto oro proveniente dalle Americhe e con l’opera dei maggiori artisti italiani, tra cui Michelangelo per un crocifisso che gli viene attribuito. Nel 1879, per la sua importanza artistica, la sua storia e la numerosa affluenza dei pellegrini, il santuario fu dichiarato monumento nazionale. Così Guadalupe, rimasta sostanzialmente intatta, è una delle testimonianze più complete della fede e dell’arte del periodo più fiorente della Spagna.
5 - "Nostra Signora dei Re" – Siviglia È la patrona della città che in Spagna conserva le tradizioni di culto mariano più caratteristiche e appassionate, e dell’intera arcidiocesi di Siviglia. L’immensa cattedrale di Siviglia, il cui interno è diviso in cinque navate, appare come un’unica città di Maria, poiché ben 25 Madonne sono venerate nelle sue 27 cappelle. Ma Nostra Signora dei Re è il gioiello maggiore, dove si conserva la tomba del re san Ferdinando, conquistatore di Siviglia e fondatore dell’Andalusia. L’immagine della Vergine, seduta, dall’aspetto maestoso e regale, con il Bambino sopra le ginocchia, risale al secolo XIII e si ritiene di origine francese, probabilmente dono del re san Luigi di Francia a suo cugino Ferdinando III. Si tratta di uno dei primi esempi di statue eseguite appositamente per essere rivestite: è infatti un manichino smontabile di legno, con rifiniti solo i volti di Maria, del Bimbo e le mani. Ma le immagini mariane venerate a Siviglia sono tante; particolarmente care sono le Addolorate che partecipano alla celebre processione del Venerdì Santo. La più cara, oggetto di amore appassionato, è Nostra Signora della
Speranza, chiamata affettuosamente la Macarena (dal nome del
quartiere dove è venerata). Il popolo venera Nostra Signora dei Re con
una devozione tutta particolare, come risulta dalla grandiosa
processione che si celebra ogni anno il 15 agosto, festa dell’Assunta.
Cartina topo-geografica dei Santuari della Spagna
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