Madre di Dio

 

N. 2 febbraio 2008

 La luce della Madre sul nostro cammino

 La Vergine offre il Signore per tutti

Amici lettori

Piena di grazia!
    
mons. Domenico Cancian

Lourdes, un giubileo in dodici stazioni
    
Giuseppe Daminelli

Dimenticata o andata perduta?
    
Cristina Jatta Busiri Vici

La Regina della pace
    
Domenico Marcucci

Fatima, un Dio che castiga?
   Stefano De Fiores

Per ottenere l’aiuto materno della Vergine
    
Salvatore Perrella

L’arcobaleno sulle nubi
    
Alberto Rum

Verso il sacrificio mattutino di Pasqua
    
Sergio Gaspari

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Canzone per Maria
    Vincenzo Vitale

 Portare il bene è portare Cristo
    
mons. Giuseppe Cavallotto

Una pura trasparenza di Dio
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 2 febbraio 2008 - Copertina

 L’antica icona di S. Maria di Pulsano

 
di CRISTINA JATTA BUSIRI VICI

Dimenticata o andata perduta?
   

Ospite dei monaci dell’abbazia di Santa Maria di Pulsano, un’iconografa di Roma ha voluto fare la copia di un’antica icona della Vergine rubata nel 1966. Chissà che non si possa ancora ritrovare?
 

Nell’ultima settimana dello scorso mese di agosto ho soggiornato sul Gargano, a quasi 800 metri di altitudine, non lontano dal Monte Sant’Angelo, nell’antica abbazia di Santa Maria di Pulsano. La celebre abbazia, risalente al VI secolo, è stata anche nel tempo un notevole centro scrittorio e miniaturistico. Essa gode di una straordinaria posizione a guardia del golfo di Manfredonia dall’alto di un massiccio roccioso, disseminato di grotte, abitate nei secoli da eremiti sconosciuti ma anche famosi come san Francesco d’Assisi e papa Celestino V. La natura è splendida nella sua semplicità, nel panorama e nella visione di un mare dall’orizzonte talmente vasto che, grazie anche ad una atmosfera tersissima, permette di vedere anche località molto distanti come Bari.

Una piccola comunità di monaci vi vive da dieci anni, seguiti con simpatia da molti fedeli cristiani devoti, dopo secoli di saccheggi e di abbandono, e ha voluto ripristinare in parte l’antico splendore di cui godette nel XIII secolo, quando da questo centro dipendevano oltre trenta monasteri sparsi per l’Italia, come quelli di Pavia e di Pisa e quelli nelle isole balcaniche di Melìta e Hvar.

La comunità di monaci vive nel silenzio, nella preghiera e nell’accoglienza.

In un’oasi di pace

Sono stata accolta a Foggia da suor Loredana delle Figlie della Chiesa, che mi ha instradato verso Monte Sant’Angelo (e che aveva già gentilmente trasportato lì giorni prima in macchina la mia grande icona già cominciata a Roma e il materiale di lavoro di cui dirò in seguito). Arrivata nella cittadina, il gentilissimo monaco Efrem, romano, mi ha condotto all’abbazia in macchina. Nel breve periodo trascorso nel convento, appena una settimana, ho apprezzato le liturgie di rito sia latino che greco, presiedute dall’abate padre Fedele, vero uomo di fede in Dio, di poche ma illuminate parole, di modi affabili e di anima ispirata.

In quella settimana aveva luogo il secondo corso di "Pittura di icone su tavola" tenuto da Alfonso Caccese, affermato iconografo e validissimo studioso di arte sacra e bizantina in particolare, e da Matteo Mangano, giovane iconografo esperto e promettente, anch’egli pugliese, affiancati da padre Massimo, uno dei monaci, molto bravo anche lui nelle attività più tecniche e esperto degli stili e delle qualità pittoriche delle icone. Ognuno lavorava nelle proprie mansioni con un ritmo naturale e sereno, come in una grande famiglia, condividendo i pasti nel refettorio e godendo di una cucina gustosa preparata con i prodotti di allevamento e coltivazione locale e della vigile presenza femminile di Marilù, volontaria romagnola.

Immagine dell’originale dell’icona di Santa Maria di Pulsano.
Immagine dell’originale dell’icona di Santa Maria di Pulsano
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Nello stesso refettorio ho potuto seguire di sabato anche una vivace lectio divina guidata dal monaco Piero, solerte nel rigovernare dopo i pasti, ma molto solenne nelle celebrazioni liturgiche che si svolgevano nella chiesa grande più antica, dove l’abside è ricavata nella roccia e l’iconostasi formata da splendide icone significative è interamente opera di Alfonso, frutto della fatica e dell’esperienza di anni, mentre sull’altare troneggia una libera copia di Matteo della famosa icona scomparsa della Santa Vergine di Pulsano del XIII secolo.

Attratta dall’icona scomparsa

Il mio soggiorno all’abbazia è stato motivato principalmente dall’originale di questa icona, la cui storia mi aveva affascinato, oltre che da un bisogno personale di tornare a pregare nella terra di mio marito Francesco, originario di Ruvo di Puglia. Nel bel catalogo Icone di Puglia e Basilicata dal Medioevo al Settecento, curato da Pina Belli D’Elia, in occasione di un’esposizione di icone promossa dall’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola di Bari (ottobre-dicembre 1988) la mia attenzione era stata catturata da una foto dell’icona originale di Santa Maria di Pulsano in bianco e nero eseguita nel dopoguerra dalla Soprindentenza di Napoli.

Il viso della Vergine e una mano sono imbruttiti da scuri e maldestri rifacimenti, mentre il Bambino appare splendido e intatto. La tavola è stata con ogni evidenza tagliata di vari centimetri ai lati e ancor più nella parte superiore, dove si vedono due angeli per parte ai lati del grande nimbo rifatto, troppo accostati al bordo superiore, soprattutto in riferimento alla parte inferiore dove lo spazio sotto le due figure sembra quasi eccessivo, anche se forse giustificato dalla presenza della figurina di un donatore sotto il piede di Gesù, che io non riesco a scorgere.

Copia dell’icona di Santa Maria di Pulsano fatta dalla signora Cristina Jatta Busiri Vici.
In queste tre foto: copia (e dettagli) dell’icona di Santa Maria di Pulsano fatta dalla signora Cristina Jatta Busiri Vici

L’icona era collocata in una nicchia sopra l’altare maggiore settecentesco del monastero ed è stata rubata nel giugno del 1966 e finora non è stata più ritrovata. La sua provenienza è, come succede spesso, non conosciuta e certa. Il Pascale l’attribuisce al VI secolo e l’identifica con una delle sette icone raffiguranti la Vergine col Bambino di proprietà della famiglia Frangipane, ritenuta la fondatrice del più antico cenobio di Pulsano. C’è poi chi trova molte analogie con le icone adriobizantine dello stesso periodo in varie località balcaniche. Petrucci la mette in relazione con l’icona richiesta nel 1068 dal vescovo Gerardo all’abate del monastero benedettino delle isole Tremiti e destinata alla Chiesa di Santa Maria di Siponto, ipotizzando l’esistenza di una bottega tremitense. Com’è noto, colà si trova una stupenda croce lignea dipinta nello stesso periodo di quell’icona, che potei ammirare da ragazza durante le vacanze in quelle stupende isole; fu perfino un po’ ritoccata all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, dove sono stata studente dal 1955 al 1959.

Affascinata dunque dalla bellezza di questa icona, nell’agosto scorso e in una Roma deserta e rovente, mi ero cimentata a farne una copia cercando di ripristinare le misure originali, e dando agli angeli così anomali nel numero (in genere nelle icone italiche sono al massimo due) la mansione di incensieri (come quelli della Madonna del Divino Amore in Roma); a quelli in basso e a quelli al di sopra il compito di reggere una corona (ispirandomi a un’altra icona attribuita a Donato Bizamano, trovata sullo stesso libro) e rendendola così una Madre regina incoronata.

Dettaglio dell’icona di Santa Maria di Pulsano fatta dalla signora Cristina Jatta Busiri Vici.

Durante il mio soggiorno di agosto, oltre a dipingere ex novo un’icona col volto di Cristo alla maniera greca, ho potuto, aiutata in modo egregio da Alfonso Caccese per migliorare la finitura e il tratteggio degli incarnati e la finale crisografia ad assist (in cui è maestro insuperato!), finire di dipingerla e, dopo averla verniciata, lasciarla in dono all’abbazia. Contro tutti gli scetticismi della mia ragione (sono ascritta rosminiana), in me ha prevalso la fede, anche a costo di essere forse ridicola, e mi sono sentita investita dal compito di "recuperare" questa icona e di essere in questo aiutata, e tanto, dalla nostra Madre celeste.

Immagini come questa, sfuggite indenni dalla furia iconoclasta e divenute nel corso dei secoli miracolose già solo per il fatto di essere state venerate da generazioni di fedeli imploranti e guariti o almeno spiritualmente consolati, grazie all’intercessione della Purissima Madre di Dio, non possono esser lasciate nel buio e infine sparire!

Mi auguro vivamente che l’originale "salti fuori" dall’oscurità dell’ignota ubicazione e venga restituito alla sua sede legittima: e magari la mia copia, che è intatta e a me pare bella, possa essere eventualmente data al posto dell’originale a chi faciliterà l’opera di ritrovamento.

Dettaglio dell’icona di Santa Maria di Pulsano fatta dalla signora Cristina Jatta Busiri Vici.

Proprio a tal fine mi sono messa in questa avventura e sono certa del successo dell’impresa per il fatto di essermi trovata la strada prodigiosamente spianata. E sono certa che sarà cosa gradita a tutti quelli che vi sono coinvolti...

Sono certa che non mancherà l’occasione di fare questa operazione di scambio in maniera discretissima, come discreto e sapiente è immancabilmente lo Spirito di Dio nella nostra storia umana, personale e mondiale.

Cristina Jatta Busiri Vici