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N. 2 febbraio 2008
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Svizzera
- I più importanti Santuari mariani della Nazione
Le "campane di
Maria" per l’Angelus È da supporre che il culto mariano sia entrato in Svizzera con il cristianesimo tra la fine del III secolo e l’inizio del IV, per opera di mercanti e soldati provenienti dall’Italia; anche se il primo documento mariano sicuro è dato dalla consacrazione di una chiesa dedicata alla Vergine il 24 giugno del 587, nella località di Payerne, per opera di san Mario, vescovo d’Avenches, città gallo-romana e capitale degli Elvezi, sede nel secolo X di un’importante abbazia. A partire dal secolo VIII sorsero e si moltiplicarono fino al XV le fondazioni di abbazie, monasteri e conventi di benedettini, cistercensi, premostratensi, certosini, francescani, domenicani, agostiniani, che facevano a gara nel costruire chiese e santuari in onore di Maria e nel diffondere tra il popolo una vigorosa pietà mariana. Einsiedeln, Disentis, Coira, Payeme, San Gallo, Rheinau, Muri, Engelberg, ecc. brillarono per la loro grande forza di attrazione mariana e di "marianizzazione" dei costumi e delle istituzioni pubbliche. Le feste mariane venivano protette con leggi e si prescrivevano anche le regole dello svolgimento e della partecipazione. A una processione ogni famiglia doveva mandare un uomo adulto e onorato; i sacerdoti dovevano pregare ad alta voce. Nel colmo di una battaglia, un gruppo di donne era destinato a pregare in tutte le ore del giorno e della notte fino alla vittoria. Inoltre, chi profanava il nome di Maria veniva severamente punito e a chi aveva commesso un atto d’ingiustizia s’imponeva un pellegrinaggio di penitenza. Queste prescrizioni, avvalorate dall’esempio di chi le promulgava, contribuivano alla crescita e al fervore del culto mariano popolare.
Difesa mariana cattolica dall’eresia protestante La storia svizzera registra una svolta significativa all’inizio del 1500, con il Trattato di Basilea del 1499 che sancì definitivamente l’indipendenza dei Cantoni svizzeri dall’Impero germanico. Anche la vita spirituale del Paese, abbastanza fiorente anche se forse troppo formalistica, sarebbe stata ben presto soggetta a dei cambiamenti e influenzata dalla Riforma protestante, che ebbe i suoi massimi esponenti soprattutto in Zwingli a Zurigo e Calvino a Ginevra. A quel tempo la decisione sulla religione da adottarsi non spettava alle singole coscienze, ma alle varie assemblee cittadine che spesso, o per timore o perché interessate, passavano alla Riforma; e ciò comportava anzitutto la distruzione di altari e di immagini sacre. In tal modo, le principali cattedrali mariane vennero occupate dai protestanti, che non si fecero scrupolo di ridurre in pezzi o bruciare le immagini della Madonna. Molte statue però vennero sottratte per tempo alla furia iconoclasta dei protestanti; in tanti casi il clero o i fedeli stessi, per non abbandonare la fede dei padri, andarono in esilio, portando con sé le venerate immagini. Nonostante la furia dei riformisti, i cattolici riuscirono a difendere alcune delle proprie posizioni e nel 1531 li sconfissero a Kappel; inoltre, stabilirono la propria egemonia nel Ticino, dov’era ben presente l’influsso della vicina Lombardia e della grande figura di san Carlo Borromeo, vescovo di Milano. Ed è proprio nei cantoni rimasti cattolici che la vita cristiana rifiorì, e parallelamente sorsero numerosi nuovi santuari mariani: solo nel Ticino, circa duecento! Nel 1600 e nel 1700 la Svizzera, grazie alla sua neutralità nei confronti degli altri Paesi, riuscì a garantirsi un periodo di relativa tranquillità. Nel 1600 i nuovi santuari furono ancora più numerosi che nel secolo precedente: forse un terzo circa dei santuari mariani svizzeri risale a tale epoca. Sorsero per iniziativa dei cittadini e più spesso degli ordini religiosi, dei francescani in particolare, che contribuirono molto a ridare vitalità al cattolicesimo svizzero. Anche nel 1700 si costruirono molti santuari mariani. Fu in questo periodo che si diffuse il caratteristico barocco nordico, dalla fantasiosa ed esuberante decorazione interna. La maggior parte dei santuari svizzeri si presenta con questo stile, il cui esempio più significativo è la grandiosa abbazia di Einsiedeln. Le basi del moderno Stato elvetico furono gettate nel 1798 con la proclamazione di una repubblica modellata su quella francese. Le riforme nella Costituzione svizzera imposte da Napoleone garantirono una certa tolleranza religiosa. Così fu possibile, pur fra peripezie e ritorni violenti di intolleranza, ricostruire la gerarchia cattolica anche nei cantoni protestanti.
La "campana di Maria" La preghiera d’intercessione alla Vergine era spesso richiamata dalla "campana di Maria", che suonava l’Angelus dall’alto delle chiese dei monasteri a mezzogiorno e sul calar del sole, quando si interrompeva ogni lavoro e perfino le sedute ufficiali dei consigli cantonali. I pastori, poi, che si trovavano sulle montagne dove non arrivava il suono della campana, sceglievano uno tra loro perché su di un’altura, con il rustico megafono di un imbuto da latte, annunziasse il momento della preghiera e l’invocazione da rivolgere a Maria, l’«amabile Madre di Dio e nostra», come la chiamavano. Del resto, in Svizzera, ancora prima che si diffondesse in Europa l’uso del suono dell’Angelus, si dedicavano alla Madonna le campane. Hinterrhein nei Grigioni aveva già la sua campana di Maria al XIII secolo; a Zurigo nel 1331 il Grossmünster e nel 1340 il Fraumünster avevano anche la loro campana consacrata a Maria. Nel secolo XV nelle città e nelle campagne, in montagna e in pianura, dappertutto, si volevano avere campane ornate con un’immagine di Maria e con le parole dell’angelo dell’Annunciazione, perché si riteneva che la Vergine prendesse così sotto la sua protezione l’intera contrada sulla quale si diffondeva il suono della campana a lei consacrata. Punti di richiamo della preghiera a Maria erano anche le sue immagini venerate nelle case, lungo le strade, le siepi, sui ponti, sulle fontane dove, specie nella Svizzera tedesca, risaltavano statuine della Vergine con scettro e corona o i simboli della sua Immacolata Concezione. La preghiera più in uso dopo l’Angelus era la Salve Regina, che nei sabati e nei giorni di festa della Vergine veniva cantata dal clero nelle chiese e, a volte, in qualche chiesa, i fedeli ne facevano richiesta come si chiede l’applicazione di una messa. Seguiva la recita del rosario e, infine, una devozione particolare, chiamata "Trentina" o "Quarantina di Nostra Signora", che consisteva nel recitare delle preghiere dopo la festa dell’Assunta per trenta o quaranta giorni, accompagnandole con esercizi di mortificazione. Molti fatti stanno a testimoniare come la presenza di un santuario
mariano in una determinata area, al tempo delle lotte fra cattolici e
riformati, abbia costituito un efficace baluardo, soprattutto nel cuore
dei fedeli, contro l’avanzata del protestantesimo. In alcuni casi,
anzi, apparizioni o fenomeni prodigiosi sono stati determinanti per il
ritorno alla fede cattolica. Cosicché la sopravvivenza del
cattolicesimo in Svizzera è molto spesso dovuta alla presenza di
santuari particolarmente venerati o alla tensione spirituale suscitata
nei fedeli da qualche fenomeno prodigioso. I principali santuari mariani Dei tanti santuari mariani che adornano la Svizzera, riferiamo solo di alcuni, sempre per esigenze di spazio: Nostra Signora degli Eremiti a Einsiedeln, Nostra Signora della Misericordia a Disentis, Madonna del Sasso a Locarno, Santa Maria di Losanna nel Cantone di Vaud, Nostra Signora della Consolazione a Mariastein.
1 - "Nostra Signora degli Eremiti" – (Cantone di Schwyz) Primo fra tutti i santuari mariani svizzeri è quello di Nostra Signora degli Eremiti (o della Vergine Nera), così chiamata per le tracce lasciate sull’immagine dal denso fumo di un incendio e dalle candele sempre accese in suo onore. Esso sorge nella graziosa cittadina di Einsiedeln, cuore della Svizzera cattolica, situata su un altopiano a 910 metri d’altezza. La sua storia, avvincente e drammatica insieme, risale all’anacoreta Meinrado, oriundo della Svevia meridionale e monaco di Reichenau, il quale verso l’828 iniziò la sua vita di eremita nel valico di Etzel e nell’835 si inoltrò nella "Selva oscura" e là si costruì un piccolo romitorio, e, accanto, una cappella, dove collocò una statua della Vergine, avuta in dono dalle sue monache benedettine di Zurigo. Il 21 gennaio dell’861, dopo una vita di digiuno e di preghiera, venne ucciso da due malviventi e l’eremitaggio rimase deserto fino al 910, quando vennero a viverci un canonico di Strasburgo, Benno, e, nel 934, un suo compatriota, Eberhard, che pose la prima pietra di un convento benedettino e riunì in comunità tutti gli altri eremiti dei dintorni. La cappella primitiva di Meinrado fu restaurata e, a partire dal 27 ottobre 947, i documenti imperiali di Ottone I cominciarono a parlare del luogo chiamato "Meginratescella", «dove l’eremita Eberhard aveva costruito una chiesa in onore di santa Maria, di san Maurizio e degli altri santi di Dio». Dedicata principalmente «alla Santissima Madre di Dio Maria sempre Vergine», la nuova chiesa veniva consacrata il 14 settembre 948. Da questa data il monastero e la chiesa-santuario divennero potenti centri di diffusione del culto mariano. I monaci, come si legge in un documento del 29 gennaio 980 dell’imperatore Ottone II, si dedicavano «die nocteque» (di giorno e di notte) al servizio del Signore e della sua santa Madre. Nel secolo XIII incominciarono i pellegrinaggi; e verso la metà del secolo successivo se ne hanno le prime testimonianze con la costruzione, nel 1337, di un ospizio per l’accoglienza dei pellegrini e con l’assistenza dei monaci che, a partire dal 1356, celebravano ogni giorno una messa mariana nel monastero e suonavano la "campana di Maria" all’ora dell’Angelus. I pellegrinaggi raggiunsero l’apice nel secolo XV, quando i pellegrini accorrevano da tutta l’Europa centrale e occidentale per celebrarvi, il 14 settembre, la festa della consacrazione della Cappella delle Grazie, chiamata tradizionalmente "Consacrazione angelica", fin dal 14 settembre 948. Alterne vicende del monastero e del santuario, più volte distrutti da saccheggi e da incendi, causarono arresti nell’afflusso di pellegrini, ma le ricostruzioni immediate e l’instancabile attività di fede e di cultura dei monaci assicurarono sempre la ripresa. Durante la Riforma protestante, Einsiedeln rappresentò in Europa un vero baluardo della cattolicità per il suo peso culturale, riscontrabile ancora oggi nel suo archivio con documenti che risalgono al 947, con la biblioteca ricca di 1.300 manoscritti, 1.200 incunaboli antecedenti al 1500, e 140.000 volumi. Attualmente il santuario di Nostra Signora degli Eremiti ha un potente richiamo su un’area sovranazionale, dalla Germania meridionale all’Alsazia-Lorena, all’Austria, all’Italia, agli Stati Uniti e al Giappone. I Cantoni vi vengono a turno per offrire ceri votivi, considerandolo di fatto il santuario mariano nazionale della Svizzera.
2 - "Nostra Signora della Misericordia" – Disentis (Cantone di Graubünden) Il santuario di Nostra Signora della Misericordia sorge a Disentis, in una zona pittoresca dell’alta valle del Reno, tra Bellinzona e Coira. Questo antichissimo santuario risale all’epoca di san Colombano, il monaco irlandese che assieme ai suoi compagni rievangelizzò la Svizzera e l’Italia settentrionale. Il monastero di Disentis (con annesso santuario) fu eretto da un seguace del santo, il monaco Sigisberto, nella seconda metà del 700 e venne dedicato alla Vergine e a san Martino; esso divenne ben presto centro di pellegrinaggi e di evangelizzazione per le genti del posto. Il santuario subì a più riprese saccheggi e incendi: nel 1387, all’inizio del 1500 ad opera delle truppe di Zwingli e soprattutto delle truppe francesi nel 1795: allora non solo esso venne totalmente depredato, ma anche dato alle fiamme; fra le perdite maggiori c’è da annoverare l’antichissima biblioteca del monastero, andata totalmente distrutta. Il monastero risorse anche allora, soprattutto per l’incoraggiamento di papa Pio VII.
3 - "Madonna del Sasso" – Locarno (Canton Ticino) La Svizzera italiana possiede a Locarno nella Madonna del Sasso il suo più importante santuario. A edificarlo, nel 1480, fu un cappuccino, fra’ Bartolomeo d’Ivrea, che era solito ritirarsi a pregare al sommo di un colle denominato "iI Sasso", perché privo di vegetazione. Lassù, immerso in un panorama stupendo col Lago Maggiore sottostante e il verde delle molte montagne, il frate cercava l’unione con Dio e col mondo celeste. E una notte, nel grande silenzio e nel fervore della sua preghiera, gli apparve la Madonna con indosso un manto azzurro. La Vergine lo colmò di gioia e gli chiese di edificare una cappella in suo onore. Il frate s’improvvisò muratore e costruì sul luogo un piccolo oratorio per dedicarsi con più frutto alla pratica della preghiera quotidiana. Ma l’oratorio divenne subito un punto di attrazione di malati nel corpo e nello spirito, i quali se ne ripartivano guariti, consolati e fortificati nella fede. A causa del ritmo sempre crescente dei pellegrini, nella prima metà del 1500 si provvide alla costruzione di un vero e proprio santuario e di un convento di cappuccini per il servizio religioso. Nel 1600, sui fianchi di una gradinata di accesso, furono erette le stazioni della Via Crucis per dare al santuario l’aspetto di un "sacro monte".
4 - "Santa Maria di Losanna" - Losanna (Cantone di Vaud) Pare che la presenza di una Chiesa mariana nella città risalga al secolo VI, prima che Losanna divenisse la sede diocesana della Svizzera francese. Il culto per tale chiesa-santuario diventò quanto mai radicato nella città e in tutto il Cantone di Vaud. La chiesa andò distrutta in un furioso incendio all’inizio del 1200. Per ricostruirla si organizzarono delle collette nei territori vicini portando in processione le reliquie e l’immagine della Vergine venerata nel santuario; e il fatto ne rese ancor più popolare il culto. All’inaugurazione della nuova cattedrale, avvenuta nell’ottobre del 1275, erano presenti, con il loro seguito, il papa Gregorio X e l’Imperatore. Durante il periodo della Riforma, Losanna non riuscì a respingere l’esercito dei Cantoni protestanti e così la cattedrale venne occupata dal nemico: gli altari furono demoliti, le statue della Vergine abbattute e l’ingente tesoro fu confiscato e portato a Berna. I cattolici di Losanna, ridotti a una vita da catacombe, non persero tuttavia la memoria del santuario e appena fu possibile ne edificarono uno nuovo, collocandovi una copia dell’antica immagine: ciò poté avvenire solo nel 1835.
5 - "Nostra Signora della Consolazione"– Mariastein (Cantone di Solothurn) Nostra Signora della Consolazione è venerata a Mariastein, che si trova nel Cantone Solothurn, a pochi chilometri a sud-est di Basilea. Anziché Mariastein, la topografìa consiglierebbe Maria im Stein (la cappella di Maria nella pietra). Infatti, per trovare la statua in pietra dipinta della Vergine con il Bambino, bisogna addentrarsi negli anfratti della roccia, percorrere un lungo corridoio sotterraneo e discendere una scalinata di 54 gradini. Secondo la tradizione, la sua origine risale a un miracolo (XIV secolo): un ragazzo, caduto in un precipizio, fu trovato dalla madre sano e salvo, perché nel suo volo nel burrone era stato raccolto e salvato da una «bella signora». Individuata la protettrice nella Vergine, in ringraziamento fu collocata nella caverna una statua di legno. Per i numerosi fedeli che vi accorrevano, il vescovo di Basilea nominò presto un cappellano per l’assistenza spirituale. Nel 1464 un incendio devastò la cappella che, appena restaurata, fu di nuovo distrutta dai protestanti nel 1530, bruciando probabilmente anche la statua di legno, e ostruendo tutte le vie di uscita. Ma nel 1541 il culto riprese a fiorire più di prima per un miracolo simile al precedente. Un gentiluomo, Hans Thüring Reich von Reichenstein, che abitava il castello di Landskron, situato nei pressi del santuario, cadde dalle rocce nella vallata sottostante riportando solo una piccola frattura della mascella. Fu allora che i signori di Reichenstein, già benefattori del santuario, provvidero a restaurarlo. Nel 1638 i monaci di Beinwil emigrarono a Mariastein per assicurarvi
il servizio religioso e, a poco a poco, eressero i vari edifici del
monastero e consacrarono la grande chiesa abbaziale nel 1655.
Cartina topo-geografica dei Santuari della Svizzera
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