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N. 3 marzo 2008
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Problemi attuali di mariologia di GIUSEPPE DAMINELLI L’acqua di
Lourdes, La parola centrale del messaggio di Lourdes
diventa per tutti esperienza pasquale: «Vada alla sorgente a bere ed a
lavarsi». Questa sorgente sempre zampillante che lava e disseta, purifica
e spegne la sete è il Cristo stesso. Chi di noi non ha a casa propria, in un armadio, un contenitore di acqua di Lourdes? Religione popolare, fede ammirevole dei cuori semplici, ma anche porta aperta a tutti i rischi di superstizione, sfruttamento commerciale, deviazione di ogni tipo... Qual è l’uso più consono dell’"acqua di Lourdes"? Per cercare di vedere chiaro, risaliamo alle origini, alla "sorgente": al giudizio di monsignor Bertrand-Sévère Laurence, vescovo delle apparizioni, e al pensiero e all’esperienza di Bernadette. Monsignor Laurence, vescovo di Tarbes, non perde tempo: il 28 luglio 1858, solo dodici giorni dopo l’ultima apparizione, pubblica un’ordinanza costituendo una commissione incaricata di constatare l’autenticità e la natura dei fatti che si sono verificati negli ultimi sei mesi: «Fatti gravissimi, che coinvolgono la religione, che smuovono la diocesi e riecheggiano lontano, sono accaduti a Lourdes l’11 febbraio scorso. «Bernadette Soubirous, giovane ragazza di Lourdes, di tredici anni, avrebbe avuto delle visioni alla grotta di Massabielle, situata ad ovest di questa città; la Vergine Immacolata le sarebbe apparsa; una fontana sarebbe sgorgata; l’acqua di questa fontana, bevuta o usata come lozione, avrebbe operato un gran numero di guarigioni; queste guarigioni sarebbero considerate miracolose; folle di gente sono arrivate e vengono ogni giorno, sia dalla nostra diocesi, che dalle diocesi vicine, per chiedere a quest’acqua la guarigione dei loro diversi mali, invocando la Vergine Immacolata [...]. «Vogliamo che questi fatti siano innanzitutto sottoposti alle severe regole della certezza che ammette una sana filosofia; che successivamente, per decidere se questi fatti sono soprannaturali e divini, si invitino alla discussione di queste gravi e difficili domande degli specialisti versati nelle scienze della teologia mistica, della medicina, della fisica, della chimica, della geologia, ecc.; e infine che la scienza vi sia compresa e che si pronunci; desideriamo innanzitutto che, per arrivare alla verità, non sia omesso alcun mezzo [...]. A questo proposito, abbiamo risolto di istituire nella diocesi una commissione permanente per raccogliere e constatare i fatti che si sono succeduti o che si potrebbero verificare ancora nella grotta di Lourdes».
In merito alle guarigioni e alla fontana, la commissione si avventurerà per cercare di capire «se le guarigioni sono state operate dall’uso dell’acqua della grotta di Lourdes, bevendola od usandola come lozione e se queste guarigioni possono spiegarsi naturalmente o se devono essere attribuite ad una causa soprannaturale», ma anche «se la fontana che sgorga oggi nella grotta esisteva prima della visione che Bernadette Soubirous pretende di avere avuto». Ciò che colpisce nel testo riportato è l’importanza dell’acqua: essa costituisce un segno che chiede di essere interpretato. Peraltro, le parole "ammalati" e "guarigione", che non appaiono nelle parole del messaggio, fanno tuttavia parte dell’avvenimento. L’esperienza di Bernadette durante le apparizioni Per Bernadette la scoperta dell’acqua viene dopo l’esperienza del fango e dell’acqua fangosa. L’acqua assume per lei tutto il suo senso proprio perché con essa potrà lavarsi quando è sporca e bere quando ha sete. Ed è perché è invitata a fare lo stesso nel proprio cuore che l’acqua diviene per lei un segno. Bisogna ritornare a ciò che ha vissuto Bernadette per comprendere il significato di questo segno dell’"acqua di Lourdes". Le prime sette apparizioni alla grotta di Massabielle (11, 14, 18, 19, 20, 21 e 23 febbraio 1858) corrispondono, per Bernadette, all’esperienza della felicità. È la gioia dell’incontro, del faccia a faccia, del cuore a cuore. Ma ecco che il 24 febbraio, giorno dell’ottava apparizione, tutto cambia. Per la prima volta, Bernadette sperimenta la sofferenza durante l’apparizione. È così che Lucille Casterot, la più giovane sorella di sua madre, rimane talmente colpita vedendo il volto dolorante di Bernadette, che urla e sviene nel bel mezzo della grotta. Il disordine provocato da questo svenimento pone bruscamente fine a questa ottava apparizione. L’indomani (25 febbraio) è il giorno della nona delle diciotto apparizioni. Per la seconda volta, Bernadette mostra un volto segnato dalla sofferenza. E soprattutto, quel giorno, Bernadette compie dei gesti incomprensibili. È così che, ad un certo momento, in ginocchio in fondo alla grotta, Bernadette scava il terreno con le dita. Presto si trova del fango tra le mani con il quale si imbratta il viso. Continuando a scavare il suolo sempre nello stesso punto, Bernadette vede sgorgare acqua fangosa della quale beve alcune gocce, non senza averla sputata tre volte. Poi, sempre in ginocchio, Bernadette continua a scavare il suolo, sempre nello stesso punto. Scopre così un po’ d’acqua pura, chiara, limpida. Immediatamente Bernadette usa quest’acqua per lavarsi il viso insudiciato dal fango. Poi, beve quest’acqua e fa così sparire il cattivo gusto dell’acqua fangosa. Di fatto, Bernadette compie questi gesti nel corso di tre apparizioni consecutive che la fanno soffrire: la nona, la decima e la undicesima. Apparizioni nel corso delle quali Bernadette sente la "Signora" pronunciare per lei molte volte le stesse parole: «Vada alla sorgente a bere ed a lavarsi»; «Penitenza, penitenza, penitenza, pregate per i peccatori».
Le parole della "Signora", rimando al mistero pasquale «Vorrebbe mangiare dell’erba in segno di penitenza per i peccatori?». Quest’ultima parola dà un senso a questi gesti compiuti da Bernadette. Attraverso il fango, l’acqua fangosa e l’acqua pura, Bernadette vive intensamente il mistero pasquale. Quando celebrava la Pasqua, in effetti, il popolo d’Israele ricordava la condizione di schiavitù mangiando erbe amare. Solamente dopo aver ricordato la propria schiavitù il popolo celebrava la propria liberazione. È il Signore che lo ha fatto passare dalla schiavitù alla libertà, da una situazione di morte all’esperienza della vita. Attraverso il fango, l’acqua fangosa e l’acqua pura, Bernadette rappresenta così la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Le parole «Penitenza, penitenza, penitenza, pregate per i peccatori» vogliono dire, che attraverso i gesti concreti che essa compie, bisogna collocarsi al livello del cuore. "Penitenza", in effetti, vuole dire "conversione". Non è verso l’Egitto che bisogna orientare la propria vita ma verso la Terra promessa. Non è verso il peccato che bisogna tendere, ma verso la grazia. Non è verso le tenebre che bisogna andare, ma verso il bene, verso la luce. Il desiderio della vera vita La Pasqua del Signore rende questo passaggio possibile a tutti. È sufficiente riconoscersi sporchi, vale a dire peccatori, riconoscersi anche assetati di vita. Allora, come per Bernadette, la parola centrale del messaggio di Lourdes diventa per tutti esperienza pasquale: «Vada alla sorgente a bere ed a lavarsi». Questa sorgente sempre zampillante che lava e disseta, purifica e spegne la sete è il Cristo stesso. Ogni persona è invitata a sentire le parole di Bernadette. È chiamata ad ascoltare prima e poi a metterle in pratica. È la presa di coscienza del peccato che apre all’accoglienza della grazia. Il desiderio della vera vita apre all’accoglienza di Colui che è la Vita. Nel cuore di questa esperienza, per molti, c’è l’acqua. Attraverso il fango, l’acqua fangosa e l’acqua pura, Bernadette rappresenta la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Giuseppe Daminelli |
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