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N. 3 marzo 2008
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Gli
interventi di Dio nelle vicende degli uomini
di DOMENICO MARCUCCI Maria e l’identità
nazionale Spesso all’origine dell’identità nazionale
di molti Stati ci sono dei santuari che sono stati collegati con l’acquisto
o il recupero dell’indipendenza. Ma il fatto che Maria sia a favore di
qualcuno non significa mai che sia contro qualche altro. È con una certa riluttanza che mi accingo a parlare di questo tema, dato che i nazionalismi hanno sempre prodotto e producono mali senza numero: basta pensare agli orrori dell’ultima crisi balcanica. Ma pure ci troviamo davanti a un tema molto significativo del culto mariano, per cui non possiamo non parlarne, dato che all’origine dell’identità nazionale di molti Stati, sia dell’Europa che degli altri continenti, ci sono dei santuari che sono stati collegati spesso in molto diretto con l’acquisto o il recupero dell’indipendenza. Parlando di questo tema, ci si imbatte inevitabilmente con il santuario di Czestochowa (Polonia), tanto caro a Giovanni Paolo II di venerata memoria: nella sua prima visita in patria come Papa, egli ha pronunciato una frase estremamente significativa circa il significato di tale santuario: «In questo luogo ci siamo sentiti sempre liberi». Il Papa si riferiva senz’altro all’evento centrale dell’epopea polacca, quando, nel 1655, la nazione era quasi interamente occupata dall’esercito svedese – protestante – eccetto la fortezza di Czestochowa con al centro il santuario: è l’epoca del "diluvio". È noto che dalla resistenza vittoriosa di tale fortezza al nemico risorse lo spirito polacco, per cui in pochi mesi i nemici sono stati cacciati dal suolo nazionale; per tale motivo, da allora in poi, la Vergine Maria sarà, anche ufficialmente, «Regina» della Polonia.
Ma il Papa si riferiva anche ai periodi in cui la Polonia era occupata dai nemici, in particolare dai russi (dalla fine del secolo XVIII al 1917), dai nazisti (durante la Seconda guerra mondiale) e dai comunisti (fino al 1989). Anche allora nel santuario di Czestochowa ogni polacco si sentiva libero ed era certo che nessuno avrebbe osato toccare il santuario. Questo lo sapevano bene anche gli occupanti: lo zar di Russia aveva tentato un gesto simbolico per fiaccare la resistenza polacca alla "russificazione", facendo radere al suolo le mura attorno al santuario, ma la reazione popolare fu tale che egli pensò bene di far riedificare tali mura a proprie spese. Similmente i nazisti, e a loro volta i comunisti, non osarono toccare il santuario, che ha conservo tutti i suoi preziosissimi ex voto e le memorie più care della storia patria. Invocata come "Muro incrollabile" Ma il tema della protezione di Maria nei confronti della propria nazione è antico ed era particolarmente sentito a Costantinopoli; ne fa fede il celebre inno Akathistos, che si vuole composto nel 619 per celebrare la vittoria contro gli Avari sotto le mura di Costantinopoli e in particolare nell’angolo nord-orientale, corrispondente al santuario mariano di Blachernes. Nel finale del canto così viene invocata la Vergine Maria: «Ave, diadema prezioso dei santi sovrani. / Ave, dei pii sacerdoti tu nobile vanto. / Ave, tu sei per la Chiesa qual torre possente. / Ave, tu sei per l’impero qual forte muraglia. / Ave, per te innalziamo trofei. / Ave, per te cadono vinti i nemici». Pur nell’ispirazione poetica e religiosa, i temi nazionalistici erano fortissimi. Dicevamo del santuario di Blachernes, che si trovava nel punto più esposto delle pur solidissime mura di Costantinopoli. L’immagine che si venerava in quella chiesa, popolarissima, era chiamata «Muro incrollabile» (che fa eco alla «forte muraglia» dell’inno Akathistos); essa era sentita, quindi, come la difesa più sicura contro i nemici. Una copia di tale icona, intorno al Mille, è stata eseguita in mosaico nella cattedrale di Santa Sofia di Kiev; essa si conserva ancora ed è tuttora invocata come «Muro incrollabile». È interessante notare come la convinzione di essere difesi da parte di Maria non venga scalfita dalle "controindicazioni" della storia: Costantinopoli è stata occupata e totalmente depredata dai crociati e dai veneziani nel 1205; nel 1453, poi, è caduta, definitivamente, sotto il dominio turco. Un autore contemporaneo immagina la Vergine in pianto alla vista dello scempio della città e così la consola: «Guarda in silenzio, non piangere, o Nostra Signora, non spendere lacrime inutili. Fra qualche anno, in breve tempo, saremo nuovamente liberi». Ma sappiamo che Costantinopoli è diventata Istanbul, la capitale dell’impero turco, con una presenza cristiana ridotta a poca cosa.
Dalla parte di chi è oppresso In Spagna non possiamo non ricordare il santuario del Pilar di Saragozza: nel 1798 Napoleone dovette impiegare sei mesi di tempo e sacrificare ben 60.000 soldati, tra morti e feriti, sotto le mura della città, per avere ragione di un esercito fatto di vecchi, donne e bambini, fieri di combattere sotto le bandiere della loro celeste «Capitana». Sia per questo ricordo tragico e glorioso a un tempo, sia perché la scoperta dell’America e avvenuta nel giorno della sua festa (12 ottobre), la Vergine del Pilar è la Patrona della hispanidad, dello spirito spagnolo, di cui fanno parte anche le colonie di lingua e cultura spagnola. Il 1800 è l’epoca in cui molti dei popoli europei e latino-americani hanno ottenuto l’indipendenza. Quasi ognuno di essi ha qualche santuario mariano legato a tali eventi: la Grecia ha la Beata Vergine Evanghelistria (dell’Annunciazione), la cui immagine fu rinvenuta nel 1824, nel pieno della lotta contro i turchi; precedentemente, nel 1821, i rivoluzionari si erano legati con giuramento in un santuario mariano del Peloponneso. In Argentina l’eroe nazionale, il generale José de San Martin, mise la sua impresa sotto la protezione della Madonna di Lujan; in Cile il capo dei rivoluzionari, don Bernardo d’Higgins, nel 1816, assieme agli ufficiali e ai soldati, prima di intraprendere la lotta, si consacrarono alla Madonna del Carmine e fecero voto di erigerle un santuario; questo sarà poi costruito in questi ultimi anni, in proporzioni grandiose, a Maipù. In Uruguay, una delle nazioni più laicizzate che si conoscano, si venera la Madonna "dei Trentatré": il numero sta a indicare il gruppo di nazionalisti (trentatré appunto) che si erano legati in giuramento in un santuario mariano, prima di iniziare la lotta contro la dominazione spagnola.
Nulla di simile è avvenuto in Italia: questo dipende dal fatto che la nostra nazione si è formata in un clima di anticlericalismo, dovuto anche alla presenza dello Stato pontificio. Si potrebbe continuare molto a lungo parlando della presenza di Maria, o quanto meno della devozione verso di lei, nella formazione degli Stati nazionali e magari anche nelle lotte tra uno Stato e un altro, una cultura e un’altra. A titolo di curiosità riferiamo che spesso i ruoli degli oppressi e degli oppressori si ribaltano: poco prima del "diluvio" polacco, ossia l’invasione degli svedesi, i polacchi stessi avevano invaso la Russia e questa ha attribuito la sua liberazione all’intercessione della Madonna di Kazan, che poi diverrà il "palladio" della nazione anche al tempo dell’invasione napoleonica. Maria Santissima, ovviamente, ha ben altri mezzi rispetto a noi per distinguere fra oppressi e oppressori, fra giusta aspirazione alla libertà e orgoglio nazionale. Ella sta dalla parte di chi soffre, sempre, senza guardare a bandiere o a ideologie, e sa anche correre il rischio di essere strumentalizzata e innalzata come bandiera contro altri. Ma tutti sanno e molto bene – eccetto coloro che sono in mala fede – che se Maria è a favore di qualcuno, questo non significa mai che sia contro qualche altro. Domenico Marcucci |
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