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N. 3 marzo 2008
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI Solennità
pasquale del Figlio
e della Madre La solennità dell’Annunciazione è tutta
inquadrata nel contesto del periodo quaresimale-pasquale in cui di
solito cade. Entrando nel mondo, il Verbo pre-richiede e associa al suo fiat
il fiat della Vergine. La solennità dell’Annunciazione del Signore (25 marzo), sorta nel V secolo, quest’anno viene celebrata lunedì 31 marzo, cioè dopo l’ottava di Pasqua, ma abitualmente cade in Quaresima, tempo riservato all’itinerario penitenziale verso la Pasqua. Proprio per questo in Spagna il X concilio di Toledo (nel 656) ne trasferì la data al 18 dicembre, e la Chiesa milanese si uniformò a quella spagnola. In Oriente invece il concilio Trullano del 692 stabilì che in Quaresima si sarebbe fatta un’eccezione per l’Annunciazione. La Chiesa di Roma seguì la decisione dell’Oriente; e quella di Milano ben presto accettò la data del 25 marzo, e così ebbe una duplice celebrazione dell’Annunciazione: il 25 marzo e la sesta domenica di Avvento. Da sempre il 25 marzo è ritenuto solennità unica nel calendario liturgico delle Chiese, poiché ben presto la fede orante si rese conto che il «"sì" di Maria è per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell’obbedienza alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione» (Marialis cultus, abbreviato in MC, 21). Il contesto quaresimale-pasquale della solennità Antonio Donghi ha fatto notare che l’Annunciazione «fa un mondo a sé nella dinamica del periodo quaresimale» (La figura di Maria nell’Anno liturgico. Ricchezze e limiti, nel volume edito da R. Falsini, Maria nel culto della Chiesa. Tra liturgia e pietà popolare, Milano 1988, 62). In realtà, sulla base della lettura "oméga" (l’ultima lettera dell’alfabeto greco), risalendo cioè dalla risurrezione all’inizio della vita storica di Cristo, la Quaresima celebra Gesù risorto nel suo pellegrinaggio sacrificale verso Gerusalemme; e il 25 marzo non è altro che solennità del Risorto, nel giorno del suo annuncio a Maria per l’incarnazione storica.
Proprio in virtù del suo "itinerario quaresimale", la Vergine è in grado di concepire e partorire il Verbo di Dio. Del resto la liturgia della Parola e i testi eucologici dell’Annunciazione sono tutti inquadrati nel contesto quaresimale-pasquale. Entrando nel mondo, il Verbo pre-richiede e associa al suo fiat il fiat della Vergine (Lc 1,38; Vangelo). Infatti «il Figlio dell’Altissimo solamente grazie a lei e al suo verginale e materno "fiat" può dire al Padre: "Un corpo mi hai preparato. Ecco io vengo per fare, Dio, la tua volontà"» (Mulieris dignitatem, d’ora in poi abbreviato MD, 19 e seconda lettura: Eb 10,4-10). Discepola fedele del Signore, la beata Vergine durante la Quaresima è vista come immagine del discepolo che ascolta docilmente la Parola di Dio e calcando le orme di Cristo si dirige con lui al Calvario. Ella accompagna il Figlio nell’esodo del grande ritorno al Padre. In effetti «il cammino verso la Pasqua può ricordare il cammino di fede percorso dalla Vergine, prima discepola di Cristo, custode vigile della Parola (cf Lc 2,19.51) e donna fedele presso la croce (cfr. Gv 19,25-27)». Ossia: il "sacramento" quaresimale è felicemente modellato su Maria, prototipo dell’umanità riconciliata, e colei che offre «per la riconciliazione di noi tutti la vittima santa, a Dio gradita» (MC 20). Profonda sintonia tra la Pasqua e l’Annunciazione L’anno scorso, citando Armando Carideo, ci chiedevamo: l’Annunciazione non è un doppione con l’Avvento, che già contempla più volte la memoria della Vergine annunciata? (Si veda a proposito "La partecipazione di Maria al Mistero del Figlio nel Lezionario romano" in Rivista Liturgica 63 [1976] 331). Va precisato che la memoria di Maria in Avvento è vista in relazione alla nascita del Redentore, mentre il 25 marzo, «festa congiuntamente di Cristo e di sua Madre» (MC 6), è solennità a sé stante e autonoma; gode di una propria specifica identità. Celebra infatti l’annuncio del Signore a Maria, così come è narrato da Luca 1,26-38. Anzi la medesima santità dello Spirito della risurrezione, che secondo Paolo opera nella Pasqua, vera nascita eterna di Cristo (Rm 1,1-4; At 13,32-33), in Luca opera all’inizio della creazione nuova in Maria (Lc 1,26-38). Vi è una profonda sintonia tra la Pasqua e l’Annunciazione. La Chiesa apostolica partiva sempre dalla risurrezione operata dallo Spirito, per "leggere" la storia del Redentore, e terminava con il concepimento verginale ad opera dello stesso Spirito, operante dall’inizio alla fine. Inoltre la Vergine vive il mistero pasquale del Figlio già a partire dall’Annunciazione. Ne avrà una chiara conferma nella Presentazione al tempio. Ne avrà un’ulteriore prova allorché, ritrovando il Figlio nel tempio, scoprirà che egli è chiamato a dimorare nella casa del Padre (cf Lc 2,49-50). Poi il 25 marzo "coincide" con lo stesso giorno della risurrezione. Secondo il Sinassario copto il 25 marzo «è l’inizio di tutte le feste. In esso ebbe principio la salvezza del mondo. In esso ebbe pure compimento la medesima salvezza per mezzo della gloriosa risurrezione [...]. Il giorno, nel quale fu annunziata agli abitanti della terra l’incarnazione che essi aspettavano, è il giorno medesimo nel quale fu manifestata ai vivi e ai morti la liberazione dall’inferno e dalla potestà del nostro nemico satana».
Anche la teologia patristica del IV-V secolo non di rado mette in relazione l’Annunciazione con la Pasqua, poiché il 25 marzo sarebbe la data presunta sia dell’annuncio del Signore che della Pasqua. Per la legge del sincronismo e in base a un’antica convinzione, come nell’equinozio di primavera erano stati creati il mondo e l’uomo, così in quello stesso giorno il Signore si sarebbe incarnato e sarebbe morto. Posizione unica di Maria nella storia della salvezza La storia del culto mariano conferma l’eccezionalità del 25 marzo. In quanto inizio dell’incarnazione storica del Messia e della divinizzazione dell’uomo e del creato, l’Annunciazione è celebrata come «inizio dei tempi nuovi» e «radice delle feste» (san Giovanni Crisostomo). «Assunta al dialogo con Dio, [Maria] dà il suo consenso attivo e responsabile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell’"opera dei secoli", come è stata giustamente chiamata l’incarnazione del Verbo» (MC 37, citando san Pietro Crisologo). Impegnata nella storia salvifica, ella «si trova al punto chiave della storia dell’uomo sulla terra» (MD 3). Il suo fiat personalissimo è pronunciato a nome dell’umanità (san Tommaso d’Aquino) ed è voce di tutta l’umanità. Ad esso si deve attribuire un significato universale che abbraccia il mondo intero. Celebre è l’omelia di san Bernardo sulla trepida attesa dell’umanità per la risposta della Vergine: «Piacesti a Dio nel silenzio, gli piacerai ancora di più con la tua parola di consenso». Sant’Agostino parlava di Maria «dignitas terrae», l’onore della terra, la suprema nobiltà e bellezza che la terra possa offrire. Dante espliciterà: «Tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti» (Paradiso XXXIII,4-5). «Non vi è luogo in cui tu non sia glorificata», dichiara san Germano di Costantinopoli nel secolo VIII. San Bernardo la chiamerà «negotium omnium saeculorum», l’affare di tutti i secoli: fino al loro tramonto i popoli dovranno occuparsi di lei. E il contemporaneo Sergio Zavoli ha affermato: «Nessun Paese cristiano, e neppure i Paesi a regime ufficialmente ateo possono cancellare il segno di Maria». Per questo «non possiamo non dirci mariani». Domenica 25 marzo 2007 Benedetto XVI all’Angelus rilevava: «Con il suo "sì" Maria ci ha aperto il Cielo». Ella ha avuto la missione fondamentale di ricollegare Dio al genere umano; si trova, quindi, al centro del mistero salvifico. Ma ella resta libera di fronte alla proposta di Dio? In Maria la libertà è liberata, consacrata e donata a Dio. Lo stesso Benedetto XVI, il 25 marzo 2006, puntualizzava: la Vergine «nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo [...]. L’"Eccomi" del Cristo e l’"Eccomi" della Madre [...] si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà di Dio». E Giovanni Paolo II osservava: Maria «nell’assenso dato all’annuncio di Gabriele, nulla perse della sua vera umanità e libertà». Così il pensiero umano che si apre a Dio «nulla perde della sua autonomia, ma vede sospinta ogni sua ricerca alla più alta realizzazione» (Fides et ratio 108). Sergio Gaspari |
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