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N. 3 marzo 2008
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Il
Rosario secondo i Papi Compendio
di tutto il Vangelo
In linea con i suoi predecessori, anche il
"Papa buono" è intervenuto con due documenti dedicati alla
pia pratica, oltre ad aver costituito la Vergine Concilii caelestis
patrona. Giovanni XXIII (1958-1963) è il "Papa del Concilio", evento che ha segnato una positiva svolta nella Chiesa, fra le Chiese e le comunità cristiane e nei rapporti col mondo e con l’uomo contemporaneo. La sua pietà mariana, di stampo tradizionale, lo accompagnerà in tutta la sua non breve esistenza. Divenuto vescovo di Roma, sono numerosi i suoi interventi perché i fedeli, mediante la pratica del rosario, dell’Angelus, del mese di maggio, implorino l’intercessione della Madre di Gesù, da lui costituita Concilii caelestis patrona per il buon esito dell’assise ecumenica, da lui voluta «con umile risolutezza di proposito». Atto non formale ed episodico, visto che influirà non poco nella redazione della mariologia del Vaticano II, icasticamente espressa nel capitolo VIII della Lumen gentium, il documento dedicato alla Chiesa. Nel suo breve ma intenso pontificato, Giovanni XXIII ha dedicato al pio esercizio mariano due significativi documenti: l’enciclica Grata recordatio, (26 settembre 1959) sulla recita del rosario per le missioni e per la pace, e la lettera apostolica Il religioso convegno (29 settembre 1961), a cui annette un saggio di meditazione sulla pia pratica.
Per il trionfo della verità, della giustizia e della pace Nell’enciclica il Papa, muovendo dai ricordi giovanili sul movimento di pietà mariana suscitato dalle encicliche di Leone XIII, insegnamento che è valso «a rendere caro assai al Nostro spirito il santo Rosario che non tralasciamo mai di recitare intero ogni giorno dell’anno». Atto di pietà mariana ch’egli chiede al clero e ai fedeli di praticare con particolare fervore almeno nel mese di ottobre, per i seguenti motivi: 1) il primo anniversario del transito di Pio XII e della sua elezione al supremo pontificato; 2) la consegna del crocifisso a una folta schiera di giovani missionari e la commemorazione del primo centenario della fondazione del Collegio americano del Nord: «Desideriamo pertanto vivamente che, durante il prossimo mese di ottobre , tutti questi Nostri figli siano raccomandati con fervide preghiere all’augusta Vergine Maria»; 3) affinché i responsabili delle nazioni, piccole o grandi, conservino intatti i diritti e le ricchezze spirituali dei membri delle loro comunità, adeguando le legislazioni ai bisogni di progresso e di libertà religiosa, visto che sono diffuse posizioni filosofiche e atteggiamenti pratici inconciliabili con la fede cristiana. La preghiera, l’impegno e la speranza della Chiesa sono per il trionfo della verità, della giustizia, della pace e della carità fra le nazioni, auspice la Madre amatissima di Cristo. Al termine di Grata recordatio Giovanni XXIII chiede la recita del rosario anche per il buon esito del Sinodo romano e per l’annunciato Concilio ecumenico. Mistero, riflessione, intenzione La lettera apostolica, che nell’imminenza del mese di ottobre Giovanni XXIII invia alla Chiesa, prende spunto dal convegno per la pace da lui indetto a Castelgandolfo il 10 settembre 1961 e dalla contestuale visita alle catacombe romane di San Callisto per pregare per la pace mondiale. Collegandosi all’insegnamento di Leone XIII e dei suoi successori, papa Roncalli espone e raccomanda il pio esercizio esaltandone, contro accuse di ripetitività e di poca originalità, la contemplazione mistica, la riflessione intima, l’intenzione pia. Il rosario è preghiera sociale, pubblica e universale in ordine ai bisogni ordinari e straordinari della Chiesa, delle nazioni e del mondo. Il Papa, infine, con sommessa umiltà, con veritiero pudore, offre alcune sue «note semplici e spontanee» per ogni decina del rosario, con riferimento alla triplice accentuazione: mistero, riflessione, intenzione. Salvatore M. Perrella |
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