Madre di Dio

 

N. 3 marzo 2008

 La Passione del Figlio e la Compassione della Madre

 Un duplice fiat per la nostra salvezza

Amici lettori

Il Signore è con te
    mons. Domenico Sigalini

L’acqua di Lourdes, segno della Pasqua di Cristo
    
Giuseppe Daminelli

Siracusa e le lacrime della Madonnina
    
Saverio Gaeta

Maria e l’identità nazionale
    
Domenico Marcucci

C’era la Madre di Gesù
    
Alberto Rum

Solennità pasquale del Figlio e della Madre
    
Sergio Gaspari

Maria nel dolore umano
    
Benedetto XVI

La luce trinitaria illumina Fatima
   Stefano De Fiores

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

A servizio dell’unità della fede
    Vincenzo Vitale

 Compendio di tutto il Vangelo
    
Salvatore Perrella

Una parola incarnata nel silenzio della Madre
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 3 marzo 2008 - Copertina

 

 

 

 

 Apostoli di Maria del Terzo Millennio

 
di MARIA DI LORENZO

Una parola incarnata nel silenzio della Madre
   

A colloquio con Marco Guzzi, uno dei maggiori poeti italiani del nostro tempo, dalla forte vena cristiana nonché autore di splendidi versi dedicati a Maria, a partire dall’opera d’esordio Il giorno del 1988.
  

«Nel bianco ruscello delle mie notti / Ridestato / Come se le cinque fossero un orto / In bilico sul mare / Il francescano conobbe la carne / Con la pupilla dell’occhio scorporato. / Era l’acqua più antica delle stelle, / La distillata, la sospirata / Venere, immacolata / Vergine Maria».

Marco Guzzi è uno dei più grandi poeti italiani del nostro tempo. È nato a Roma nel 1955 e ha compiuto gli studi in filosofia e giurisprudenza specializzandosi a Freiburg e a Bonn. Ha esordito nel 1988 con una raccolta poetica intitolata Il Giorno (Libri Scheiwiller) sviluppando nell’arco di vent’anni una singolare ricerca espressiva, nel duplice solco della poesia e della saggistica, per arrivare al suo ultimo lavoro, Nella mia storia Dio (Passigli 2005), con cui ha vinto il prestigioso Premio Pasolini e che rappresenta sicuramente la punta più alta della sua ricerca poetica.

Il poeta e saggista Marco Guzzi.
Il poeta e saggista Marco Guzzi.
 Il suo ultimo lavoro s’intitola Nella mia storia Dio.

Lo incontro una fredda mattina di pioggia in cui pare che tutto il cielo di Roma voglia venir giù in acque scroscianti, ma dopo un po’ che parliamo nel suo studio dalla grande vetrata affacciata su un giardino sempreverde, pare già promettere un timido raggio di sole, che fa capolino tra i rami con stupore. E fa subito pensare, come di riflesso, a un altro stupore, quello provato un giorno dal poeta quando, mentre pregava sul suo terrazzo di casa, aveva visto un passerotto beccare una mollica di pane e allora aveva scritto: «Il cielo è cupo. Ma non importa. Entrambi ci siamo saziati. Infatti. Cantiamo».

Il presentimento della gioia

Le parole a volte nascondono invece di rivelare, ma incontrando Marco Guzzi non si corre sicuramente questo tipo di rischio. Il poeta ha un modo di dire e di fare franco e diretto, e va al nocciolo delle cose senza tanti ghirigori, in quello stile asciutto e denso che è poi anche la cifra della sua poesia.

«Ho incominciato a scrivere fra i tredici e i quattordici anni», mi confida seduto davanti al suo scrittoio, «perché nella scrittura trovavo un luogo, uno stato mentale in cui respirare, una dimensione libera in cui placare la mia ansia ma anche dare voce alla mia gioia a volte incontenibile, pazzesca. Chiamavo i miei testi pensieri o sogni, e non li mettevo affatto in relazione con le poesie che ci facevano studiare a scuola».

«Da ragazzo ero un mistico», continua, «ma verso i diciassette anni abbandonai la Chiesa cattolica per cercare da solo la mia verità. Mi innamorai del pensiero di Nietzsche e conobbi il fascino e la scoperta di altri maestri, prima di incontrare quell’unico Maestro che poteva parlare al mio cuore».

Poi mi confessa, quasi con pudore, di essere nato il 25 marzo: nella festa cristiana dell’Annunciazione. Da qui, probabilmente, il legame, duplice e molto forte, con la Madre del Verbo e con il Figlio, il Logos incarnato. La Parola per eccellenza. «Per me», dice Guzzi, «la pratica poetica non è altro che una pratica "incarnazione della parola". La parola si incarna sempre, è un dialogo. Bisogna allora imparare a parlare ascoltando la fonte della parola che costantemente dice l’inedito».

Ma cosa può offrire oggi la parola poetica a una società come la nostra – gli chiedo – che è così frastornata da parole e messaggi di ogni genere?

«Ciò che, io penso, nessun canale televisivo ha mai trasmesso e di cui invece abbiamo più fame che mai, e cioè il presentimento della gioia, i primi ma certi sentori dell’immenso continente dell’amore vissuto e praticato come l’abitudine più umile e quotidiana».

Marco Guzzi con la famiglia.
Marco Guzzi con la famiglia.

Luce d’eternità

Il gatto di casa, che era rimasto fino a questo momento pigramente acciambellato sotto lo scrittoio, adesso si allunga lentamente stiracchiandosi tutto beato ai piedi del suo padrone, evidentemente gratificato dalla sua voce calma e dal tono cadenzato delle sue parole.

Nello studio del poeta troneggia una bella icona di Gesù Misericordioso, quello per intenderci apparso alla mistica polacca suor Faustina Kowalska, e accanto allo scrittoio c’è un’altra icona, raffigurante la Madre di Dio. Guzzi allora mi racconta di un viaggio piuttosto avventuroso, fatto in pieno inverno con moglie e figli ancora piccoli verso Medjugorje, e degli splendidi giorni trascorsi in quel luogo, da cui ripartì sentendosi molto più ricco spiritualmente.

C’è allora una sua poesia che adesso mi torna in mente, quasi una confessione, in cui è Maria a parlare, la madre di Gesù, con versi veramente splendidi: «L’angoscia stirò tutte le mie vele. / Tolse le pieghe ai margini degli occhi. / Mi sentivo inconcepibile a me stessa. / Forse per questo concepii / Un pensiero più grande di me. / Poi me ne andai per tutta la terra / Senza più macchia, e senza paura. / Ero la pura / Idea, la tua mamma,/ Gesù».

Guzzi ha scritto molti testi di ispirazione mariana. Sono versi che esprimono il mistero di Maria e si inseriscono in una ricerca poetica fuori dagli schemi, ma capace di coniugare tutta la bellezza e le difficoltà del nostro tempo.

«Com’è difficile restare nel silenzio / Della perfezione, nell’assuefatto / Dondolio, senza riserve, in grembo / A un mondo canterino che non stona. / La mia verginità è questo cuore / Che dice la realtà senza inflessioni / E senza riflessioni osa il canto». Così scrive nella lirica "Madre, sorella e sposa".

E nei versi toccanti di "L’incoronazione" fa dire ancora a Maria: «Sulla corda del pensiero più vibrato / Qualcuno mi parlava / O a qualcun’altra: / "Rallègrati! / Oh piena di grazia. / Il Signore per sempre è con te. / Ti fa monarca. / Perché un re / Soltanto dà la pace / Essendone il principio. / Tu sei l’arca / Della mia alleanza./ E questa gabbia / Per te / Non c’è mai stata».

Nella sua ultima raccolta di versi, Nella mia storia Dio, che non è solo il punto più alto della sua riflessione poetica ma chiude anche, idealmente, un ciclo, al tempo stesso esistenziale e artistico, l’autore si muove verso un’esperienza di integrazione nel quale l’Eterno Amore e la sua carne terrena possano coniugarsi fino in fondo. Tutta la poesia di Marco Guzzi, come la tensione immaginativa che vi è sottesa, è infatti fortemente "coniugale".

«La poesia», dice lui, «dà luce di eternità a ciò che abbiamo sotto gli occhi, e che non riusciamo a vedere. La poesia ci mostra la luce segreta delle pesche, delle pozzanghere, della carne ferita o raggiante. La poesia è cioè carnale, proprio perché è spirituale e viceversa».

Solo la libertà fa crescere

Da qualche anno Marco, che ha lavorato a lungo nei mass media (dal 1985 al 1998 ha condotto alcune delle principali trasmissioni di dialogo col pubblico di Radio Rai, quali Dentro la sera, 3131, e Sognando il giorno), ha affiancato alla ricerca poetica e filosofica un’intensa attività di comunicazione culturale attraverso seminari e conferenze. Dal 1985 al 2002 ha diretto i seminari poetici e filosofici del Centro internazionale Eugenio Montale di Roma e dal 2004 dirige presso le Paoline la collana "Crocevia".

Tutte queste esperienze di ricerca creativa e di elaborazione di linguaggi comunicativi (si veda a tal proposito il suo bel sito personale: www.marcoguzzi.it) sono confluite nell’attuale sperimentazione di gruppi di autotrasformazione, in cui si cerca di favorire quel processo di liberazione interiore «che il tempo collettivo», dice, «sollecita in ciascuno di noi».

La consapevolezza di essere a una svolta cruciale della storia e l’esperienza poetica della trasmutazione della soggettività che essa comporta richiedono di tradursi in itinerari concreti di integrazione e di pacificazione interiori da condividere con altre persone. Per questo dal 1999 il poeta ha iniziato presso l’Università Salesiana di Roma l’esperienza di questi gruppi in cui appunto si cerca di integrare i vari livelli (culturale, psicologico e spirituale) di formazione, allo scopo di poter riconiugare la fede cristiana con la modernità.

«Ognuno di noi», sostiene il poeta, «dovrebbe oggi innanzitutto trovare una propria centralità contemplativa, uno spazio di silenzio e di rigenerazione, una sorta di monachesimo interiore. Dobbiamo imparare a dare tempo al tempo, a dilatare spazi di quiete nel vortice della complessità della vita. Tutto ciò richiede una forte pedagogia della meditazione e della contemplazione, dell’ascolto della Parola di Dio, e della pacificazione mentale. Se non impariamo a curare il nostro cuore, a silenziare ogni giorno il chiacchiericcio della mente e delle emozioni, non troveremo mai la forza di nascere daccapo, di contraddire la tendenza oscurante dei nostri tempi.

«Se la grandezza di una fase storica», conclude Guzzi, «è data dalla complessità e dalla difficoltà delle sfide che essa si trova a dover affrontare, la nostra è allora davvero un’epoca decisiva e unica. "Salire costa", cantava Ungaretti, ma è l’unico modo per arrivare in vetta, là dove la nostra gioia sarà piena. Credo che dovremmo ricordarcelo sempre, specialmente in quanto cristiani: solo la gioia convince e solo la libertà fa crescere. Questo», ribadisce, «è il tempo più propizio per capirlo e per sperimentarlo fino in fondo».

Maria Di Lorenzo
  

  

Intercessione della Madonna della Guardia

La vergine potente di Liguria
Mi guardava. E se scambiavo
Con lei uno sguardo
Ero nel campo
Suo, immacolato.
Assolto senza condizioni.
Ero libèrta,
Libellula, ero l’aureola
Vibrante, il tuo salterio.
E rispondevo
A te sommessamente.
Ero il tuo salmo
Responsoriale.
"Fenomenale
Parto rinascevi: Marco:
Figlio di Dio".

Marco Guzzi