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N. 4 aprile 2008
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In ricordo di monsignor Franzi di M. ANNA MARIA CÀNOPI* osb Una vita
tutta con
Maria A un decennio dalla sua scomparsa, facciamo
memoria della luminosa figura di un pastore e predicatore che ha vissuto e
illustrato in modo esemplare la devozione alla Vergine: stiamo parlando di
monsignor Francesco Maria Franzi, da tutti conosciuto come
"Padre" Franzi. Fare memoria di monsignor Francesco Maria Franzi – familiarmente da tutti chiamato Padre Franzi – è un po’ come accostarsi al "roveto ardente", tanto la sua persona, pur umilissima e dimessa, emanava un senso di sacralità. Era il "Padre" cui ci si poteva accostare con tutta confidenza, ma sempre con profonda riverenza. In lui spiccava anzitutto il sacerdote, l’uomo di Dio, l’uomo di preghiera, il "servo" attento ai cenni del suo Signore, subito pronto all’obbedienza. Apparteneva agli Oblati diocesani dei santi Gaudenzio e Carlo – Missionari di Maria; uomo di ampia e soda preparazione teologica, tutto dedito alla formazione dei seminaristi e del popolo; in particolare si prodigò per diffondere l’autentica pietà mariana. Fu, infatti, ideatore e animatore del Collegamento nazionale mariano; inoltre autore di molti libri e sussidi di spiritualità. La vita spirituale è mariana per sua natura La preghiera, si può dire, gli era connaturale e la devozione verso la Madonna l’aveva assorbita fin dal grembo materno. Per questo nutrì sempre tenerissimo affetto e profonda venerazione verso la sua buona e pia madre, pure di nome Maria: lo lasciava trasparire da alcuni suoi cenni, schivo com’era nel parlare dei suoi ricordi personali. Accostandolo si aveva l’impressione che il mondo femminile fosse visto da lui unicamente attraverso il prisma luminoso della Santissima Vergine Madre di Dio e che ogni suo moto di affetto convergesse là, verso l’Immacolata.
Fu certamente determinante per la sua formazione in seminario l’influenza del suo padre spirituale don Silvo Gallotti, sacerdote tutto impregnato della spiritualità mariana di Grignion de Montfort, di cui Padre Franzi stesso si fece in seguito promotore, sia nella direzione spirituale dei seminaristi che nella produzione di opere di notevole pregio. Quando nel 1963 pubblicava il libro Le virtù della Madonna, nella Premessa così si esprimeva: «L’anima deve essere convinta che la devozione alla Madonna è necessaria; deve conoscere in che cosa essa consiste, e deve essere desiderosa di portare tale devozione nella propria vita [...]. La pratica della vera devozione si identifica con l’attività spirituale stessa, compresa e vissuta nella sua particolare caratteristica mariana [...]. Questa non è qualcosa di accessorio, ma fa parte della natura stessa della vita spirituale, come il colore di un fiore. Il giglio è bianco, e lo è per sua natura. La vita spirituale è mariana, e lo è per sua natura, o, se si vuole indicarne la ragione suprema, è mariana per volontà di Dio; e questa volontà esprime la divina mens, la quale volle così forgiare la vita spirituale che Maria vi fosse sempre presente e operante». Egli passa quindi a esaminare e a proporre tutte le virtù – teologali e cardinali – alla luce di Maria come modello di ogni virtù in riferimento a Dio Padre, al Cristo, allo Spirito Santo, alla Chiesa, alle singole anime. Alieno da ogni facile retorica, sempre documenta le sue affermazioni con i testi della Sacra Scrittura e del magistero ecclesiale. Caratteristiche di un culto autentico a Maria Nel suo bel commento all’Esortazione apostolica di Paolo VI Signum magnum, intitolato Maria educatrice della Chiesa (1968), Padre Franzi insiste nel sottolineare il dovere di rendere culto a Maria nel modo autentico, che esclude ogni «facile sentimentalismo, devozionismo, superficialismo», ossia ogni devozione che si distacca dall’insegnamento della Chiesa e della sana tradizione. Quindi sottolinea l’importanza che sia anzitutto:
Padre Franzi visse tutto questo in modo costante ed eminente. Tutta la sua persona, nell’aspetto modestissima – tanto che, benché vescovo, lo si poteva ritenere un "povero prete" dalla tonaca logora che viaggiava in treno e a piedi – era proprio come di un uomo che camminava umilmente con il suo Dio (cf Michea 6,8), meditando e pregando. E da questa sua ricca e profonda vita interiore scaturiva la sua bontà e squisita carità verso tutti, il suo spirito di servizio fino al sacrificio compiuto nascondendosi, proprio a imitazione di Maria, umile serva del Signore.
Tibi silentium laus In un ritiro spirituale predicato nel 1977 alla nostra comunità monastica egli mise in particolare evidenza il silenzio di Maria. «La Madonna», diceva, «è la Vergina che tace e nel silenzio c’è la più alta lode al Signore: Tibi silentium laus. Davanti a Dio noi non possiamo che tacere, ma tacere adorando, tacere ringraziando, tacere amando, tacere dando ai nostri sentimenti la piena libertà di espressione, senza voler ricorrere alle parole che sono sempre più strette dei nostri sentimenti. Pensando alla Madonna che tace, possiamo notare anzitutto che la sua vita è tutta avvolta in un clima di silenzio [...]. Il silenzio è il clima delle anime che hanno una ricchezza interiore spirituale». Tale era anche il silenzio di Padre Franzi: un silenzio ricolmo della divina Presenza. Perciò poteva dire: «Quando c’è Dio, non manca nulla, non si cerca nulla: si gode la sua Presenza, ci si dona come strumento perché si compia la sua volontà e si realizzi, nel silenzio, la sua opera di salvezza». Egli mostrava Maria come esempio mirabile di questo silenzio d’amore oblativo, fino alla condivisione del sacrificio della croce, e subito aggiungeva che la totale partecipazione della Madre all’offerta di Gesù ci insegna anzitutto a fare della nostra vita un culto a Dio, e a fare del culto l’impegno costante della nostra vita. Commentando il paragrafo 22 della Marialis cultus – che egli sapeva, si può dire, a memoria – spiegava con intenso e crescente fervore gli atteggiamenti filiali che Dio stesso ci suggerisce nel rapporto con Maria: «In venerazione profonda, in amore ardente, in fiduciosa invocazione, in servizio di carità, in operosa imitazione, in attento studio». Tutto questo corrisponde a quanto fece l’apostolo Giovanni quando, ricevuta Maria come Madre sotto la croce, da quel giorno la prese con sé, in casa sua (cf Gv 19,27). Anche Padre Franzi prese con sé Maria in tutta la sua vita e le appartenne totalmente: Totus tuus poteva essere pure il suo motto. C’è una foto che lo ritrae in un momento di incontro con il Santo Padre Giovanni Paolo II: l’espressione del suo volto è dolcissima, ne traspare un candore infantile, mentre sembra quasi che il Papa lo accarezzi… Entrambi innamorati della Tutta-Santa, della Tota pulchra, forse stavano congratulandosi l’un l’altro per questo inestimabile "dono"! Quale sarà ora la loro comune gioia in cielo, trovandosi a faccia a faccia con lei, nella luminosa gloria della Santissima Trinità! M. Anna Maria Cànopi* Mater Ecclesiae Isola San Giulio – Orta (Novara)
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