Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2008

 «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio»

 Tutti in cammino

Amici lettori

«Lourdes, una piccola iniziazione cristiana»
    mons. Jacques Perrier

Immacolata, signora di ogni bellezza
    
Giuseppe Daminelli

Una vita tutta con Maria
    
Anna Maria Cànopi

La Madonna e il profeta
  
 Jean-Paul Hernandez

Le sette parole di Maria
    
Alberto Rum

A difesa contro il pericolo musulmano
    
Domenico Marcucci

Se Maria fa rima con poesia
    Paolo Pegoraro

La luce di Fatima sull’oggi della Chiesa
   Stefano De Fiores

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La presenza di Maria nel triduo pasquale
    
Sergio Gaspari

 Il vento del rinnovamento conciliare
    
Salvatore Perrella

Al servizio di Maria con il cuore aperto a Cristo
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 4 aprile 2008 - Copertina

 Alla scuola di Maria

 
di ALBERTO RUM

Le sette parole di Maria
   

Le sette parole di Maria, la Vergine del silenzio, dell’ascolto e della preghiera, scaturiscono tutte armoniosamente dalla pienezza del suo cuore, innamorato di Dio e dei suoi progetti di amore e di salvezza.
 

Nella Marialis cultus (=MC) Paolo VI ha offerto alla Chiesa quattro splendide icone mariane: la Vergine in ascolto, la Vergine in preghiera, la Vergine Madre, la Vergine offerente. Ci soffermiamo qui a contemplare la Vergine in ascolto, che accoglie con libera fede e obbedienza la parola di Dio, aderendo docilmente ai suoi disegni di amore e di salvezza.

Le parole di Maria scaturiscono tutte dall’atteggiamento interiore e dall’abbandono fiducioso e generoso in Dio, che rendono la Vergine di Nazareth sempre attenta alla sua Parola (cf Lc 11,28).

Di fede in fede

1 - 2 All’angelo messaggero di Dio, Maria chiede una spiegazione: «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34). Avuta la risposta, ella dice all’angelo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Nell’enciclica Deus caritas est, Benedetto XVI ci offre questa immagine di Maria donna di fede: «"Beata sei tu che hai creduto", le dice Elisabetta (cf Lc 1,45). Il Magnificat – un ritratto, per così dire, della sua anima – è interamente tessuto di fili della Sacra Scrittura [...]. Così si rivela che nella Parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi rientra con naturalezza. Ella parla e pensa con la Parola di Dio, la Parola di Dio diventa parola sua, e la sua parola nasce dalla Parola di Dio. Così si rivela, inoltre, che i suoi pensieri sono in sintonia con i pensieri di Dio, che il suo volere è un volere insieme. Essendo intimamente penetrata della Parola di Dio, ella può diventare madre della Parola incarnata» (n. 41).

Annunciazione di Gerard Horenbout, Libro d'Ore di Bona Sforza (1521).
Annunciazione di Gerard Horenbout, Libro d’Ore di Bona Sforza (1521).

3 - 4 Nel mistero della Visitazione Maria, entrata nella casa di Zaccaria, saluta Elisabetta. Quel suo saluto era un invito alla gioia messianica, eco di quello dei profeti alla figlia di Sion, motivato dalla venuta di Dio in mezzo al suo popolo. Nella visita alla madre del precursore Maria effonde nel cantico del Magnificat il suo spirito in espressioni di glorificazione a Dio, di umiltà, di fede, di speranza (cf Lc 1,39-55). Così, «nella sua esultanza Maria proclamava profeticamente in nome della Chiesa: "L’anima mia magnifica il Signore". Infatti, il cantico della Vergine, dilatandosi, è divenuto preghiera di tutta la Chiesa in tutti i tempi» (MC 18).

5 Nel ritrovare Gesù tra i dottori, Giuseppe e Maria restano stupiti, e Maria gli dice: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (Lc 2,48). Tornati a Nazaret, Gesù stava loro sottomesso. Maria, sua madre, serbava tutte queste cose nel suo cuore. Questa pagina di Luca sta a dirci che la Vergine Maria, nel cammino della sua vita terrena, avanzò nella peregrinazione della fede, e che serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un segno divino, se ne stette, soffrendo profondamente col suo Unigenito, e associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata, e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26).

6 – 7 Alle nozze di Cana, venuto a mancare il vino, Maria dice a Gesù: «Non hanno più vino». Poi dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». «Manifestando al Figlio con delicata implorazione una necessità temporale, Maria ottiene anche un effetto di grazia: che Gesù, compiendo il primo dei suoi segni, confermi i discepoli nella fede in lui» (MC 18). «Ulteriore argomento del valore pastorale della devozione alla Vergine nel condurre le anime a Cristo, siano le parole stesse che ella rivolse ai servitori delle nozze di Cana [...]. Parole in apparenza limitate al desiderio di porre rimedio a un disagio conviviale, ma, nella prospettiva del quarto evangelo, sono come una voce in cui sembra echeggiare la formula usata dal popolo di Israele per sancire l’Alleanza sinaitica, o per rinnovarne gli impegni, e sono anche una voce che mirabilmente si accorda con quella del Padre nella teofania del monte Tabor: "Ascoltatelo!"» (MC 57).

Ai primi di settembre 2007, Benedetto XVI, invitando i giovani giunti a Loreto a mettersi alla scuola di Maria per imparare da lei a rispondere generosamente alle richieste del Signore, rivolse questa preghiera alla Vergine venerata nella Santa Casa: «Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il palpito del suo cuore. Stella del mattino, parlaci di Lui e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede».

Alberto Rum