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N. 4 aprile 2008
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Gli
interventi di Dio nelle vicende degli uomini
di DOMENICO MARCUCCI A difesa contro il pericolo
musulmano È noto che i fedeli musulmani nutrono stima e
venerazione per la Vergine Maria. Ma la tradizione ci tramanda anche
diversi episodi in cui la Vergine ha difeso i cristiani contro i
musulmani, soprattutto nei periodi del cosiddetto "pericolo
turco". Sappiamo che i fedeli musulmani nutrono stima e anche venerazione verso la Vergine: sono anche assidui pellegrini, soprattutto le donne, nei suoi santuari. Ma sappiamo anche che le tradizioni di molti santuari sono ricche di episodi in cui la Vergine Maria ha difeso i cristiani contro i musulmani. Tali episodi hanno avuto come teatro il mondo mediterraneo, che per un millennio e più ha dovuto subire il "pericolo turco" o comunque musulmano, che ne hanno condizionato la vita politica e sociale.
Auxilium Christianorum sotto le mura di Vienna Il titolo mariano di Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani), significa soprattutto aiuto contro i Turchi e tale invocazione è risuonata in particolar modo all’epoca del beato Marco d’Aviano (1631-1699), il frate cappuccino che fu lo stratega spirituale e in parte anche politico e militare della reazione cattolica contro i turchi in Austria e nei Balcani della fine del secolo XVII. Si ricorda soprattutto la splendida vittoria della grande coalizione di forze cristiane sotto le mura di Vienna del 12 settembre 1683: in ricordo di tale evento fu istituita la festa del Santissimo Nome di Maria, soppressa nell’ultima riforma del calendario. Le tradizioni (chiediamo al lettore di risparmiarci la fatica del controllo storico, perché sarebbe ben arduo) in genere sono improntate a un senso di forte timore che la Vergine o determinate sue immagini incutevano ai musulmani. Facilmente presso questi circolavano racconti di prodigi operati dalla Vergine a difesa dei cristiani, per cui sapevano bene che non si potevano permettere determinati soprusi. Molte di tali tradizioni le incontriamo nelle repubbliche dell’ex Jugoslavia. Gli abitanti di Sinj, nell’entroterra di Spalato, quando a metà agosto del 1715 si videro accerchiare la loro città da un esercito turco di ben 70.000 soldati, non trovarono di meglio che collocare sugli spalti l’icona della Beata Vergine delle Grazie: le truppe nemiche si dettero a precipitosa fuga. Non si sa bene se ciò avvenne per il timore che effettivamente la fama di tale immagine incuteva loro o se a motivo di fenomeni prodigiosi che avrebbero avuto per oggetto l’immagine stessa (la tradizione parla di raggi di luce).
Il Kosovo era un’enclave albanese di religione musulmana all’interno della Serbia ortodossa; a sua volta aveva al suo interno una piccola enclave cattolica dallo spirito molto tenace (di questa zona era originaria Madre Teresa di Calcutta). La sopravvivenza di tale piccola comunità è dovuta soprattutto al santuario di Letnica, la cui immagine all’inizio era posta sul tronco di un albero, quindi senza alcuna difesa; ma era tale il rispetto che tale immagine incuteva, che nessuno osò rimuoverla né rubare gli ex voto che attorno all’albero erano stati collocati. Tale statua rappresentava praticamente l’unica difesa della piccola comunità, che così poté vivere sostanzialmente in pace. Un braccio paralizzato e astuzie evangeliche A Cipro, anch’essa occupata dai musulmani, l’immagine della Madonna di Kikkos (un monastero posto nella zona occidentale dell’isola) è ugualmente venerata come il palladio degli abitanti dell’isola di religione ortodossa, sempre a motivo del rispetto di cui l’immagine era fatta oggetto da parte dei musulmani. All’origine c’è un episodio che potrebbe sembrare strano o quanto meno poco degno della Vergine Maria; ma la tradizione è questa e come tale la riferiamo. Si narra che un soldato turco sia penetrato nella chiesa del monastero in cui si venera l’immagine e per spregio avrebbe acceso il suo sigaro alla lampada votiva che arde perennemente davanti all’immagine: come punizione il braccio gli si sarebbe immediatamente paralizzato. Il gesto sacrilego e ovviamente la sua conseguente punizione deve aver suscitato tanta e tale emozione, che da allora l’immagine non viene più mostrata ai fedeli, tant’è vero che possiamo conoscere l’aspetto dell’immagine solo dalle copie che di essa erano state fatte prima del gesto sacrilego. I cristiani di Cipro attribuiscono la loro permanenza nell’isola alla protezione dell’icona; la disavventura del soldato turco, infatti, scoraggiava dall’usare metodi troppo persecutori nei confronti dei cristiani.
I cristiani stessi non mancavano di appellarsi alla Vergine e di farsi forti della sua protezione di fronte ai funzionari turchi, magari ricorrendo anche a qualche furbizia. Si narra che un giorno, nei pressi di Spalato, dei pirati si presentarono alla porta di un convento francescano, decisi a fare razzia; il padre guardiano li accolse con calma e condusse il loro capo in chiesa, sul cui altare maggiore c’era un grande quadro dell’Immacolata. Lì mostrò loro che tra i testimoni del mistero mariano, oltre ai profeti e ai santi, c’era anche Maometto, con tanto di cartiglio in mano con la frase del Corano scritta in arabo. Al capo-corsaro non rimase che fare un inchino e battere in ritirata: non poteva mettersi contro Maometto! Rispetto e timore dei musulmani per Maria In Ungheria, nel santuario di Szeghed, si venera una statua portata lì da un cavaliere turco durante il periodo di occupazione musulmana; egli l’aveva rinvenuta da qualche parte e l’aveva portata personalmente al convento francescano della città, raccomandando ai frati di metterla in venerazione. Quindi i turchi avevano rispetto e timore della Vergine; ma i loro sentimenti non si fermavano qui. Essi sapevano che, se la Madre di Gesù castiga, è per la difesa dei deboli. Per questo i prigionieri di guerra, che allora solitamente finivano a remare nelle galere, chiedevano pietà in nome di Maria Santissima. Padre Marco d’Aviano, proprio in nome di Maria, chiese e ottenne dai comandanti dell’esercito cristiano che i soldati musulmani fatti prigionieri nelle battaglie in Austria, Ungheria e Jugoslavia venissero rifocillati e lasciati liberi di tornarsene nei loro Paesi d’origine.
Già all’assedio di Lisbona era accaduto qualcosa di simile: un crociato inglese racconta che le truppe arabe che difendevano Lisbona dall’alto delle mura schernivano i cristiani perché adoravano il «figlio di una povera donna». Quando la città cadde in mano ai crociati, quegli stessi soldati, fatti prigionieri, invocavano pietà ripetendo «Mariam bonam, bonam Mariam», quindi chiedevano di essere risparmiati in nome della bontà e della misericordia materna di Maria Santissima. La Vergine Maria infatti è madre di tutti e, anche quando sembra usare la mano alquanto pesante, lo fa sempre con spirito materno, per salvare e proteggere. Lei, quindi, per i cristiani non è lì soltanto per difenderli dai soprusi dei nemici, ma anche, e forse soprattutto, per sostenerli nel ben più difficile compito di perdonare gli stessi nemici e testimoniare loro l’amore gratuito di Dio. Domenico Marcucci |
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