Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2008

 «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio»

 Tutti in cammino

Amici lettori

«Lourdes, una piccola iniziazione cristiana»
    mons. Jacques Perrier

Immacolata, signora di ogni bellezza
    
Giuseppe Daminelli

Una vita tutta con Maria
    
Anna Maria Cànopi

La Madonna e il profeta
  
 Jean-Paul Hernandez

Le sette parole di Maria
    
Alberto Rum

A difesa contro il pericolo musulmano
    
Domenico Marcucci

Se Maria fa rima con poesia
    Paolo Pegoraro

La luce di Fatima sull’oggi della Chiesa
   Stefano De Fiores

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La presenza di Maria nel triduo pasquale
    
Sergio Gaspari

 Il vento del rinnovamento conciliare
    
Salvatore Perrella

Al servizio di Maria con il cuore aperto a Cristo
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 4 aprile 2008 - Copertina

 Nella famiglia paolina - Don Alberione e Maria

 
di ELISEO SGARBOSSA

Il cuore alla Regina
   

I primi anni di sacerdozio di don Alberione sono contrassegnati da una molteplice presenza di Maria: in particolare dall’adesione all’Associazione dei Sacerdoti di Maria Regina dei Cuori e dalla pubblicazione di un libro dedicato al santuario della Madonna delle Grazie di Cherasco.
  

Nell’anno in cui Giacomo Alberione veniva ordinato sacerdote (1907) regnava in Italia Elena di Montenegro, sposa di Vittorio Emanuele III di Savoia. Donna saggia e ammirata, non era lei, tuttavia, la regina del cuore per i giovani presbiteri ordinati in Alba il 29 giugno. Fra di essi don Alberione e don Giuseppe Priero guardavano spiritualmente oltre confine, dove andava costituendosi una Associazione dei Sacerdoti di Maria Regina dei Cuori, ispirata alla devozione di san Luigi Maria Grignion de Montfort. Tre anni più tardi, i due neo-sacerdoti ne faranno parte anch’essi.

Nel frattempo don Alberione completava i suoi corsi di teologia morale e iniziava i corsi presso l’Università San Tommaso di Genova, dove conseguì la laurea in teologia.

Don Giacomo Alberione e un gruppo di paolini della prima ora, fra cui Timoteo Giaccardo (1917).
Don Giacomo Alberione e un gruppo di paolini della prima ora, fra cui Timoteo Giaccardo (1917).

I frutti del "fioretto a Maria"

Nel marzo 1908, don Giacomo fu inviato come aiutante e poi viceparroco a Narzole, nella parrocchia di San Bernardo. Vi rimase per soli sei mesi, ma furono provvidenziali per due ragioni: anzitutto perché costituirono la prima esperienza diretta di ministero pastorale; in secondo luogo perché poté sperimentare l’efficacia vocazionale della devozione a Maria.

Fu infatti grazie al "fioretto mariano" praticato nelle sere di maggio che don Alberione incontrò per la prima volta il piccolo Giuseppe Giaccardo, desideroso di consacrarsi a Dio. Camminando insieme lungo i sentieri campestri, per recitare il rosario presso uno dei piloni dedicati a Maria, il giovane prete e il ragazzo si scambiarono le prime impressioni, che maturarono nella vocazione di "Pinotu", divenuto il primo sacerdote e il primo beato della Famiglia Paolina. A lui seguirono, dalla stessa terra di Narzole, numerose altre vocazioni sia maschili che femminili.

Non furono tuttavia questi i soli frutti che don Alberione trasse da quella esperienza. Richiamato dal vescovo in seminario per svolgervi i compiti di direttore spirituale e di insegnante, vicino al suo maestro, il canonico Francesco Chiesa, don Giacomo maturò una più convinta e personale devozione a Maria, strettamente legata al suo sacerdozio.

Il santuario della Madonna delle Grazie a Cherasco (Cn), detto "la Madonnina".
Il santuario della Madonna delle Grazie a Cherasco (Cn), detto "la Madonnina".

«Andare a Gesù per Maria»

Nella primavera del 1910, con l’amico teologo Priero, don Alberione andò pellegrino a Roma, e ne profittò per visitare il santuario dedicato a Maria Regina dei Cuori, officiato dai padri Monfortani. Nell’archivio di questi padri, sul registro degli iscritti all’Associazione dei Sacerdoti di Maria Regina dei Cuori, appaiono i nomi dei due sacerdoti albesi, iscritti in data 26 aprile 1910. In tale data e in quel santuario si erano consacrati a Maria con la formula del santo di Montfort.

Questo fatto ci illumina su una lezione che don Alberione propose ai giovani sacerdoti nel suo trattato Appunti di Teologia Pastorale, un libro iniziato in quell’anno e pubblicato nel 1912.

Vi leggiamo: «Il Sacerdote ha relazioni speciali con Maria SS. Egli deve essere divoto a Maria SS. come e più degli altri fedeli. La divozione a Maria è un gran mezzo per salvare anime; si osserverà sempre una differenza evidentissima e spesso quasi straordinaria tra anima divota della Madonna e quella che non lo è; ogni direttore d'anime può attestarlo».

"La Madonnina".

L’autore suggeriva poi alcune "pratiche" particolari per sviluppare tale devozione: «Mesi di Maggio e Ottobre; il sabato, ossequi quotidiani [...]. Di più: Fare almeno una meditazione ogni settimana su Maria SS., le sue glorie, i suoi privilegi, le sue virtù; così pure una lettura spirituale, almeno nel sabato [...]. Se è possibile, predicarne ogni sabato, ancorché siano pochi gli uditori; parlarne al confessionale; procurare che vengano studiati i misteri del Rosario dai fanciulli [...]. Porre sotto la protezione di Lei il ministero [...]».

Più in particolare, don Alberione avvertiva che «la pratica della divozione più perfetta, adatta specialmente ai Sacerdoti, è quella del Grignion de Montfort, spiegata nel Trattato della vera divozione a Maria Vergine» e che «vi è pure una apposita Associazione detta dei "Sacerdoti di Maria Regina dei cuori". Il suo spirito è andare a Gesù Cristo per Maria; e si fa consacrandosi una volta per sempre e totalmente a Maria SS. secondo la formula: "agire per Maria, con Maria, in Maria"».

Il santuario della Moretta in una foto d'epoca.
Il santuario della Moretta in una foto d’epoca
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L’omaggio alla Beata Vergine delle Grazie

In un suo appunto personale don Alberione aveva annotato un proposito: «Cominciare sempre con Maria». In accordo con questo, egli diede origine al suo "apostolato della penna" scrivendo e pubblicando un volumetto di 120 pagine sul santuario mariano più caro dalla sua infanzia: La B. Vergine delle Grazie in Cherasco (La Madonnina). Memorie e Ossequi.

Significativa la dedica: «A te / o B. V. delle Grazie / per riconoscenza / e per ottenere / una buona morte». Riconoscenza per la corona di grazie che lo hanno salvato nel «grave turbamento» della sua adolescenza; e invocazione per la presenza materna di lei nel momento conclusivo della vita. Ora che don Alberione gode già la beatitudine, egli vede entrambi i suoi desideri compiuti: la sua morte santa è stata un glorioso passaggio alla Vita, e la sua riconoscenza si prolunga nelle generazioni successive, grazie alle opere e ai monumenti mariani lasciati in eredità alla Chiesa.

Ma il motto «Cominciare sempre con Maria» significava altro ancora per don Alberione: significava additare al clero e alla comunità ecclesiale la figura di Maria, Vergine e Madre, come il modello esemplare per la promozione della donna nella Chiesa e nella società civile. È questo il tema esposto nel libro La donna associata allo zelo sacerdotale, scritto nel medesimo periodo. La devozione a Maria, tradotta in pratica pastorale, doveva ispirare a tutto il clero nuovi atteggiamenti nella considerazione dell’apporto femminile; e, al tempo stesso, doveva ispirare a tutte le donne cristiane una più alta considerazione del proprio compito nella famiglia, nella società e nella Chiesa di Cristo.

La copertina del primo libro di don Alberione (1912), dedicato «per riconoscenza» alla storia del santuario della Madonna delle Grazie.
La copertina del primo libro di don Alberione (1912), dedicato «per riconoscenza»
alla storia del santuario della Madonna delle Grazie.

Da Maria ancora una chiamata

Alla periferia meridionale della città di Alba, lungo la via che conduce alle Alte Langhe, s’incontra il santuario della Beata Vergine della Moretta. È un luogo simpatico, dove si prega bene, perché la presenza di Maria si tocca quasi con mano. Là don Alberione, la sera del 12 settembre 1913, aveva appena predicato sul santo Nome di Maria, quando il vescovo Francesco Re, presente tra i fedeli, gli accennò di attenderlo sul sagrato per una comunicazione. Il succo del discorso fu pressappoco questo: «Poiché sai parlare così bene della Madonna, e stai scrivendo bene sul giornale della nostra diocesi, ti vorrei affidare la responsabilità di Gazzetta d’Alba. Accetti?».

Quella proposta fu intesa dal giovane prete come un "tocco di campana", un segnale che rispondeva a un segreto desiderio: iniziare davvero l’apostolato della buona stampa, al quale si stava preparando da oltre dieci anni. E gli parve che quella chiamata gli giungesse dalla voce di Maria.

Sappiamo che quell’invito del vescovo segnò l’inizio ufficiale dell’attività apostolica di don Alberione nel settore della stampa. Ma egli pensava anche ad altri veicoli del pensiero, che allora andavano apparendo all’orizzonte, come quello del cinema.

Di questo nuovo apostolato riparleremo a suo tempo, dopo aver considerato lo sviluppo assunto dalla devozione mariana nella vita e nell’attività di Alberione fondatore. Per ora ci basti ribadire il pensiero di partenza: fin dalla sua ordinazione presbiterale don Alberione consacrò il suo sacerdozio alla Vergine Maria, convinto che solo con lei avrebbe compiuto un ministero efficace presso i fedeli, e con lei avrebbe portato a compimento quella vocazione nuova che sentiva urgere in sé.

Noi siamo grati a Dio per averci dato di verificare, a nostra volta, come «cominciando sempre con Maria» si va molto lontano sulle vie della nuova evangelizzazione.

Eliseo Sgarbossa