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N. 5 maggio 2008
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Problemi attuali di mariologia di GIUSEPPE DAMINELLI Adamo, Abramo e
Maria La fede incondizionata di Maria – come fu per
Adamo e Abramo – è stata la qualità indispensabile perché si compisse
la promessa e si realizzasse il progetto di Dio. Perciò ella è archetipo
della Chiesa. Dalla testimonianza degli eventi di Lourdes Maria è l’Immacolata concezione, la creatura preservata da ogni macchia di peccato per pura misericordia di Dio. A tale proposito Marie-Dominique Philippe affermava: «La misericordia dunque l’avvolge fin dal punto di partenza, totalmente e completamente; tutta la sua vita non cessa di ricevere con pienezza la misericordia di Dio. Questa misericordia è destinata a introdurla nell’amore, ma è un amore che prende una sfumatura speciale poiché, quando l’amore di Dio è comunicato ad una creatura, prende necessariamente la forma d’un amore di misericordia. Se comprendiamo come Maria è il capolavoro di questa misericordia, avremo in qualche modo la chiave per penetrare in tutte le misericordie del Padre e per viverle». La scelta di Maria da parte del Padre si fonda sull’estrema gratuità del suo amore paterno, che la rende «piena di grazia» (cf Lc 1,28). Il Padre ha riversato in lei la pienezza della sua misericordia, in vista della sua maternità messianica. Maria è stata trasformata dalla grazia, in quanto scelta per essere madre del Figlio di Dio incarnato. La pienezza di grazia è indice della sua santità, della sua consacrazione da parte di Dio, della sua missione. Ciò che avviene in Maria di Nazaret è ciò che è già avvenuto in passato. Dio compie una scelta, chiama in mezzo agli uomini un uomo di nome Abramo di cui mette a prova la fede, per far di lui il capostipite di un popolo eletto che arrecherà al mondo la salvezza.
Alla fine di questo percorso, il popolo eletto si compendia in una sola persona: Maria di Nazareth. La marcia dell’umanità, sotto la mozione della grazia, verso la pienezza dei tempi è un lungo processo di purificazione dal quale emerge finalmente la figura più nobile che esista, cioè la Vergine Immacolata. Ella è l’espressione e il culmine dell’antico popolo eletto, che a sua volta era il tipo della Chiesa futura. In Maria si opera il congiungimento dell’antica e della nuova alleanza. Il vertice dell’attesa messianica diventa così il vertice della realizzazione messianica. Colei che interiormente era la creatura più recettiva, nel regno dei cieli è ora la più ricolma di grazia. L’amore elettivo di Dio È così che in Maria il popolo eletto è diventato la «sposa» immacolata che il profeta Osea (2,21) sognava. La mediazione del popolo ebraico, detentore della promessa salvifica universale di Dio a favore degli uomini, è stata concentrata nella fanciulla ebrea che si chiama Maria. Maria diventa la figlia di Sion personificata. Invocandola come «Arca dell’Alleanza», «Porta del cielo», «Torre di David», «Rifugio dei peccatori», le litanie usano titoli e immagini profondamente tipici, che storicamente vennero prima applicati a Israele e alla Chiesa e soltanto in seguito a Maria. Nella riflessione amorosa delle generazioni cristiane, il mistero della Chiesa e il mistero mariano si sono illuminati a vicenda. Tale funzione mediatrice di salvezza è opera unicamente dell’amore elettivo di Dio. Tuttavia, questa elezione esige condizioni straordinarie grazie alle quali la singolare funzione attribuita all’eletto – si tratti di Abramo o di Maria – comporta da parte sua, per realizzarsi, un eminente impegno nel sacrificio: da questo punto di vista, l’eletto è il primogenito che deve precedere il suo popolo. È assolutamente necessario che coloro che sono stati scelti come padre del popolo eletto o come madre del genere umano vadano incontro al sacrificio con uno spirito di fede incondizionata. Il popolo di Dio è, in primo luogo, una comunità di fede; e ciò deve manifestarsi «tipicamente nella fede di colui nel quale è personificata la vocazione di tutto quanto il popolo. La fede incondizionata è indispensabile per la promessa e per la sua realizzazione, così come appare nei tre casi tipici di Adamo, Abramo e Maria».
La tipologia dell’umanità religiosa Adamo è il "tipo" dell’umanità religiosa decaduta. Una narrazione primitiva ci descrive come la fede del primo uomo venne messa alla prova. Il suo trionfo sulla tentazione sarebbe stato una benedizione per l’umanità. Il sovrano comandamento di Dio, apparentemente arbitrario, che autorizzava a mangiare il frutto di tutti gli alberi e proibiva quello di uno solo, fu lo scoglio in cui s’incagliò la fede di Adamo. Gli mancava lo spirito del totale abbandono: la deficienza della sua fede fece di lui il "tipo" dell’umanità decaduta. In lui siamo diventati tutti peccatori. Jahwè ordina ad Abramo di lasciare il suo paese, conducendo con sé la moglie sterile, per raggiungere una terra sconosciuta che i suoi discendenti avranno in eredità. Un po’ di tempo dopo quest’avvenimento, Abramo diventa inquieto e si chiede se Dio manterrà la sua promessa. Dio gli ripete di aver fiducia e, come pegno della sua promessa, gli dice che la moglie, sterile, partorirà un figlio. Allora Abramo, come tanti simili a lui che non hanno una pazienza a tutta prova, cerca garanzie umane e se le procura avendo un figlio non con Sara, sua moglie, ma con Agar, la schiava. Finalmente, dinanzi all’insistenza di Jahwè, Abramo gli dà la sua fiducia. È allora che nasce Isacco, e il sorriso dell’incredulità iniziale (Gen 17,17-19) cede il posto al trionfo di Dio. Quando Isacco diviene grande, Dio ordina ad Abramo di sacrificare il figlio della promessa. È, questa, una prova paradossale, eppure Abramo, sperando contro ogni speranza, si rimette nelle mani di Dio. Egli crede in ciò che è umanamente impossibile, e in tal modo diventa il capostipite del popolo eletto: il tipo della comunità di fede israelitica, figura della Chiesa. La fede sacrificale di Maria La madre della nuova comunità di fede fu sottoposta alla stessa prova paradossale. Un giorno sarà madre del potente Re-Messia, ma per esserlo dovette affrontare numerosi contrasti: la sua fede venne messa alla prova, ma Maria si è abbandonata all’inscrutabile mistero, soprattutto quando Dio le propose una prova nella linea di quella di Abramo. Ciò accadde sul Calvario, dove suo figlio stava morendo apparentemente senza la minima speranza. Allora non ci fu nessun angelo che, come per Abramo, impedisse, nell’istante supremo, l’effettiva immolazione. A lei venne chiesto di abbandonarsi senza riserve al mistero. Con la sua fede sacrificale e col suo amore, ambedue materni e incondizionati, Maria diventò la madre del popolo di Dio riscattato in Cristo. Unica fra tutti, presa tra la razza degli uomini, ella venne riscattata perché rappresentasse tipicamente, in quanto madre, ciò che dev’essere tutta la Chiesa: fedeltà verginale a Cristo e fecondità materna.
Quel che san Paolo dice della Chiesa: «Cristo la amò e per lei sacrificò se stesso, per santificarla purificandola [...] allo scopo di presentare a se stesso la Chiesa gloriosa, senza macchia né ruga [...] ma santa e immacolata» (Ef 5,25-27), Cristo prima di tutto l’ha pienamente realizzato in sua madre. Perciò, tutta la vita della Chiesa attraverso i secoli non è che un’ascesa, una crescita, verso la figura della madre divina. Ciò che è pienamente realizzato in Maria, è ancora in divenire e in crescita nella Chiesa terrena. Maria tipo della Chiesa È per Maria e soltanto per lei che la parusia s’è già effettuata. «La vera Chiesa, madre nostra, è in cielo; noi siamo in continua crescita verso di lei, e tutta la realtà della Chiesa militante (terrena) sta proprio nella sua conformità alla Chiesa celeste», scrive san Tommaso. L’Immacolata Vergine-Madre, che è la Chiesa, è una realtà escatologica, una visione futura della realtà celeste. Già pienamente realizzata nell’Assunta in cielo, quaggiù essa cammina ancora nella speranza. In questo senso Maria fonda veramente la Chiesa, giacché, sempre secondo san Tommaso, la vera Chiesa è quella celeste, ed è quindi a partire da essa che la Chiesa terrena può esser realmente chiamata Chiesa. Maria è, così, l’archetipo di tutta quanta la Chiesa e la Chiesa, per ora, è pienamente Chiesa soltanto in lei. Il significato del termine tipo o archetipo, che i Padri amavano usare in questo senso, non è puramente riducibile al concetto di esempio o di modello: è chiaramente più ricco. Per prima cosa designa una figura umana, una persona la cui storia e la cui condizione finale manifestano le intenzioni salvifiche di Dio nei confronti del popolo eletto. Ciò che Dio progetta per la sua Chiesa, lo manifesta chiaramente nell’immagine compiuta della Vergine-Madre. Il tipo non si riferisce soltanto a un’immagine statica da osservare allo scopo di imitare poi nella nostra vita ciò che ammiriamo nel modello; rappresenta piuttosto qualcosa di dinamico, una forza salvifica. Significa che l’archetipo, Maria, si impegna personalmente a compiere negli altri membri della comunità ecclesiale ciò che Cristo ha realizzato tipicamente in lei. Essendo, come madre, tipo della Chiesa, ella collabora maternamente all’edificazione della Chiesa intrapresa da Cristo. Indubbiamente, come dice sant’Agostino, «Maria è solo una parte della Chiesa: è un elemento santo, eccellente, grande, ma è pur sempre una componente dell’intera Chiesa». In questa Chiesa, però, ella è il seno spirituale-corporeo. Giuseppe Daminelli |
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