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N. 5 maggio 2008
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Patrimoni
della nostra identità
di DOMENICO MARCUCCI Perché salvare
gli alberi e non le
madonnelle? Spesso lo sviluppo urbanistico rende sempre
più difficile la salvaguardia delle edicole sacre sparse nel nostro
territorio. Anche le trafile burocratiche scoraggiano qualsiasi
tentativo a difesa di questo patrimonio. Si può fare qualcosa? Le belle immagini delle edicole mariane apparse ultimamente nella nostra rivista hanno certamente ridestato l’interesse per questi luoghi sacri così cari al nostro popolo e forse anche fatto emergere un problema – quello della loro difesa – dato che lo sviluppo urbanistico, in città come in campagna, ne rende sempre più difficile non solo l’erezione, ma anche la persistenza. Ha fatto particolarmente piacere vedere sul giornale la Repubblica, dichiaratamente laico, un servizio, che occupava ben una pagina e mezza, a firma di Jenner Meletti e intitolato, in modo molto significativo: "Addio alle edicole sacre: le auto sfrattano le Madonnine" (23 febbraio 2008, pp. 36-37). L’articolo non solo affronta il problema delle edicole sacre che vengono sacrificate per allargare le strade, ma riporta le testimonianze sulle realtà umane legate alle madonnelle (chiamate anche piloni, santelle, tabernacoli, maestà…) non solo dei secoli passati, ma anche recenti. Dopo aver lavorato per tanti anni alla rivista, da qualche tempo sono parroco e quindi ho potuto constatare di persona il significato delle edicole sacre, mariane o no, e nello stesso tempo i problemi che oggi si pongono.
Nelle maglie della burocrazia Nella mia parrocchia esisteva (ora è ridotta a un rudere) un’edicola dedicata a san Francesco da Paola: non ne conosco l’epoca (forse fine ’800) e neppure il motivo della dedicazione al santo, in fin dei conti non troppo noto. Era a un incrocio di due antiche strade. Una di queste è passata alla Provincia ed è stata allargata e rialzata, con la conseguenza che il piccolo edificio è rimasto proprio a ridosso della strada stessa e praticamente dentro un fosso; è divenuto di difficile accesso e vi ristagnava l’acqua piovana. Così è rimasto abbandonato, il tetto è crollato e pian piano i rovi lo hanno ricoperto. Ma la gente non si è rassegnata e mi chiede di riedificarla, spesso riferendomi episodi legati a tale edicola: per esempio, ricordavano che un frate cercatore, fra Diego, ora in concetto di santità, riposava lì nelle sue peregrinazioni; altri mi dicevano che, attendendo l’autobus nelle mattinate d’inverno o di pioggia, si rifugiavano dentro la chiesetta. L’idea era di arretrarla un po’, riedificando una copia esatta della chiesina. Mi reco alla Provincia e chiedo che cosa si possa fare. Il funzionario, per altro gentile, afferma che non ci sono scappatoie: occorre rispettare i 20 metri di distanza dal bordo della strada; il proprietario del terreno aveva promesso di donare il suolo necessario, ma se occorreva costruire proprio al centro della sua proprietà… in concreto la sua disponibilità veniva meno. Per aggirare l’ostacolo, il Comune avrebbe dovuto fare una variante al piano regolatore, attraverso un’apposita delibera del Consiglio, cercando un escamotage accettabile dalla Provincia, dato che non si poteva fare oggetto della delibera l’edicola stessa. Insomma: per un manufatto di minima entità sia come spesa sia dal punto di vista architettonico occorre mettere in moto una trafila burocratica tale da scoraggiare anche la più agguerrita buona volontà.
Quanta vita attorno alle edicole! Le edicole ricordano i tempi passati, spesso sono oggetto di nostalgia. Il citato articolo riporta qualche testimonianza particolarmente simpatica: la signora Ida Brancaleone (classe 1933) di Varano dei Marchesi (Parma) racconta: «Ad ogni incrocio c’era una Madonnina. Mentre andavamo a scuola, ci fermavamo per una preghiera ogni cento metri. Le "maestà" (così si chiamavano le edicole nel Parmense) ci accompagnavano ad ogni passo. E quando sono diventata ragazza, che festa! Nelle sere di maggio si andava alla Maestà per recitare il rosario, e così finalmente potevamo uscire di casa per guardare i giovanotti. E farci guardare». Non ci scandalizziamo certo di questa mescolanza di sacro e di profano: par di rivivere la scena evocata dalla famosa canzone di Gigliola Cinquetti "La domenica andando alla messa". Ogni anno escono volumi, spesso pregevolmente illustrati, con immagini e storie delle edicole di qualche zona; una delle autrici è proprio la signora Roberta Staffardi, figlia della signora Ida, che ha curato una mostra sulle edicole di Varano e sta preparando un volume. Il recupero delle edicole, dal punto di vista architettonico, ma anche della vitalità legata ad esse, è estremamente importante. Una persona che non ricorda il suo passato non ha identità; altrettanto si deve dire di una comunità. Fra gli altri valori che queste edicole incarnavano, c’era anche quello di dare un’identità ai luoghi in cui esse erano poste: sarà stato un vicinato, un semplice incrocio o un vicolo di città. Attingo sempre all’esperienza della mia parrocchia (Ari, in provincia di Chieti). Tre anni fa, su iniziativa di una signora, gli abitanti di una contrada, piccola e molto periferica, hanno voluto edificare un’edicola. Attorno al progetto si è creato un movimento di solidarietà veramente splendido: c’è chi ha dato il terreno, chi lo ha livellato; un architetto neolaureato ha fornito un bellissimo e innovativo progetto; un funzionario della Provincia originario del paese ha chiuso un occhio sulla distanza dalla strada… Alla festa di inaugurazione (festa che si ripete ogni anno), oltre alla parte religiosa, c’è stata un’àgape con dolci preparati dalle signore della contrada; anche una famiglia del Marocco ha voluto partecipare con dolci tipici del proprio Paese; fra i partecipanti alla festa c’erano parecchi per i quali la contrada era praticamente sconosciuta. Soprattutto non è stato un fuoco di paglia, perché l’edicola continua ad essere punto di incontro fra gli abitanti; durante il mese di maggio vi recitano il rosario, magari prima e dopo chiacchierano del più e del meno, ma in questo non c’è nulla di male.
Si potrebbe anche chiudere un occhio Purtroppo sembra che fra le edicole e le autorità ci sia una specie di incompatibilità. Se volessimo scomodare la storia, le madonnelle di Roma hanno dato filo da torcere al governo napoleonico della città: siamo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento e decine e decine di esse erano state protagoniste di miracoli (in genere movimento di occhi): di una sessantina ci sono ancora presso il Vicariato di Roma i documenti redatti in occasione delle inchieste aperte dall’autorità religiosa. Ovviamente la gente pensava che la Madonna manifestasse la sua scontentezza per la presenza dei napoleonici e la prigionia del Papa. La gendarmeria cercò di scoraggiare le riunioni di fedeli; proibì addirittura di accendere i lumini davanti ad esse. Ma quei lumini erano l’unica forma di illuminazione pubblica, e di qui le proteste; si dovette costringere i proprietari delle case sulla strada ad accendere alle finestre una candela… Si arrivò veramente al ridicolo. Poi a fine Ottocento ci sono stati i piani regolatori che hanno sacrificato, a Roma, come altrove, centinaia di edicole, creando malumori e resistenze da parte dei residenti. Attualmente a essere sacrificate sono le edicole campestri, in genere poste lungo antiche strade: l’allargamento di queste e la creazione di rondò porta alla loro demolizione. Il problema è che non ci sono strumenti legislativi per poterle salvaguardare, magari spostandole. Ma, francamente, né le autorità che gestiscono i lavori, né, tanto meno, le imprese che le eseguono sono interessate alle edicole. Gli abitanti della zona, per i quali tali immagini rappresentano non solo un pezzo di passato, ma anche di presente, cozzano con muri invalicabili fatti di normative dei più svariati enti. Forse l’esempio del nostro funzionario non è del tutto sbagliato: un’edicola lungo il ciglio di una strada non è più pericolosa dei tanti e tanti alberi che ancora ci sono; se ci si accanisce tanto a salvaguardare, giustamente, gli alberi, non so perché non si può insistere per la salvaguardia delle edicole. Inoltre un occhio di riguardo verso queste espressioni dell’identità popolare può contribuire ad avvicinare le istituzioni alla gente e questo, per ogni tipo di autorità, è un obiettivo assolutamente primario. Domenico Marcucci |
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