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N. 5 maggio 2008
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI La missione
di Maria e della Chiesa Inserita nel ritmo dell’anno liturgico, la
Visitazione si presenta quale inizio dei viaggi missionari di Gesù per
mezzo di Maria. La Visitazione della Vergine agli inizi della salvezza
si prolungherà nella "visitazione" degli apostoli dopo la
Pentecoste. Rinata nei sacramenti pasquali (Pasqua) e sostenuta dallo Spirito della Pentecoste (tempo pasquale), la Chiesa, in questo tempo ordinario (che ha inizio il 12 maggio) è chiamata ad annunciare la presenza del Signore nel mondo, a insegnare ai fedeli la fede e la preghiera di lode, a promuovere la loro santificazione con i sacramenti, e andare incontro agli uomini in atteggiamento di carità evangelica. Ci stiamo ispirando alla festa della Visitazione (31 maggio), celebrazione rituale del viaggio "apostolico" della Vergine che, da annunciata a Nazaret in Galilea (Lc 1,26-38a), diviene annunciatrice a Elisabetta e alla casa di Zaccaria in Ain Karim di Giudea (Lc 1,39-56). Prima ancora della missione degli Apostoli, che avrà inizio dopo la Pentecoste, la Vergine è la prima missionaria con lo Spirito. Questa festa evidenzia la triplice missione dei credenti e illumina gli ambiti della carità evangelica che è egualmente tridimensionale.
Festa occidentale tardiva Nell’antica liturgia romana del VI secolo la pericope evangelica della Visitazione veniva proclamata nel venerdì delle Tempora di Avvento in preparazione al Natale. Una festa vera e propria nella Chiesa di Roma si è avuta soltanto in tempi piuttosto recenti: è attestata al 2 luglio non prima del secolo XIII. Oltre che memoria relativamente tardiva, è solo dell’Occidente. E non sembra ricollegabile a una festa bizantina più antica, celebrata a Costantinopoli il 2 luglio, fin dal VI secolo, che recava il titolo di "Deposizione della venerata veste della Tuttasanta Signora nostra e Madre di Dio in Blacherne". Fu fissata al 2 luglio da Urbano VI, che nel 1389 ne istituiva la festa per la Chiesa universale, e ribadita poi dal suo successore Bonifacio IX nel 1390. Con la revisione di san Pio V dopo il concilio di Trento (1545-63), di Clemente VIII nel 1602 e di Pio IX nel 1850, si è giunti con la data del 2 luglio fino al 1969, quando con la revisione del calendario romano fu trasferita al 31 maggio. Cadendo tra l’Annunciazione (25 marzo) e la Natività di Giovanni Battista (24 giugno), la data del 31 maggio si adatta meglio con la cronologia della narrazione evangelica. Il cambiamento, osservava Paolo VI, «ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo dei misteri del Figlio» (Marialis cultus 2), senza offuscare i tempi forti dell’anno liturgico. L’attuale collocazione – alla conclusione del tempo pasquale-pentecostale e all’inizio del tempo ordinario – mostra meglio la presenza della Madre all’inizio della missione di Cristo e della Chiesa. Celebrazione di un evento di salvezza Inserita nel ritmo dell’anno liturgico, la Visitazione si presenta quale inizio dei viaggi missionari di Gesù per mezzo della Madre. Evento in cui Maria, che porta in sé il Figlio di Dio, rivela un mistero di salvezza.
L’avvenuta incarnazione del Verbo nel grembo verginale di Maria già produce i suoi effetti benefici: notiamo la professione di fede e la preghiera di lode di Elisabetta, l’effusione dello Spirito quale Pentecoste iniziale, la gioia messianica e la santificazione del Battista, la famiglia di Zaccaria visitata dal Signore e, non ultimo, la cooperazione di Maria all’opera di salvezza. Infatti, continuava Paolo VI, la festa della Visitazione si riferisce a «quelle celebrazioni che commemorano eventi salvifici, in cui la Vergine fu strettamente associata al Figlio» (Marialis cultus 7). Ossia indica la memoria evangelica «in cui la liturgia ricorda la beata Vergine Maria, che porta in grembo il Figlio e che si reca da Elisabetta per porgerle l’aiuto della sua carità e per proclamare la misericordia di Dio salvatore» (ivi). Nella visitazione è adombrato il mistero di Dio che «ha visitato e redento il suo popolo» e insieme il mistero della Chiesa che «sostenuta dai sacramenti» porta «sulle strade del mondo» l’annuncio che Cristo è «il Salvatore di tutte le genti» (Collectio Missarum de Beata Maria Virgine n. 3). Evento paradigmatico dell’evangelizzazione della Chiesa Arca che racchiude in sé il Mediatore della nuova alleanza e tempio santo in cui dimora lo Spirito, Maria nella Visitazione si presenta quale principio paradigmatico dell’evangelizzazione della Chiesa. Vale a dire, la Visitazione della Vergine agli inizi della salvezza si prolungherà e dilaterà nella "visitazione" degli apostoli dopo la Pentecoste, quando non ci sarà un’altra partenza di Maria verso la casa di Zaccaria, bensì la partenza degli apostoli verso tutti i popoli della terra. Lei in quel momento sarà presente per sostenere e accompagnare i nuovi annunciatori con la sua protezione materna e orante. Si può scorgere, in effetti, uno stretto legame tra l’Annunciazione a Maria e la Pentecoste della Chiesa apostolica. Basta confrontare alcuni passi del vangelo di Luca e degli Atti degli Apostoli (Lc 1,35.46.49 con Lc 24,49 e At 1,8; 2,4.6-7.11). Adombrata dallo Spirito nell’intimo della sua persona (Lc 1,35), la Figlia di Sion si mette in cammino verso le montagne della Giudea (Lc 1,39) per annunciare le grandi opere compiute in lei dall’Onnipotente (Lc 1,46.49). La Chiesa apostolica, corroborata dal vigore dello Spirito (Lc 24,49; At 1,8) – mentre era radunata all’interno della casa (At 2,2) – lascia il suo ritiro per proclamare pubblicamente le grandi opere del Signore (At 2,4.6-7.11).
Tra i due eventi si nota che cambiano i protagonisti, ma non cambia l’azione dello Spirito: alla Visitazione, la missione di Maria è stata quella di portare Cristo, generato ad opera dello Spirito; alla Pentecoste, la missione degli Apostoli è quella di annunciare Cristo, risuscitato ad opera dello Spirito. L’essenza della missione originaria della Chiesa Nella Visitazione la Vergine svolge un triplice ministero: 1) annuncia e dona il Figlio salvatore ad Elisabetta, 2) consente la santificazione di Giovanni Battista, la professione di fede e la lode di Elisabetta; 3) rende servizio nella carità. E la Chiesa missionaria proprio in questo evento riscopre il suo triplice ministero:1) annuncio del Signore, 2) impegno per suscitare la fede, la santificazione e la preghiera dei fedeli, 3) la carità fraterna. Realtà ribadita da Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est. Per la Chiesa, precisa il Pontefice, il bene integrale dell’uomo passa attraverso: 1) l’evangelizzazione mediante la Parola, 2) i sacramenti, 3) il servizio della carità (cf n. 19). La medesima triade riappare nei numeri 14, 22 e 25 della stessa enciclica; e poi il Pontefice conclude al n. 32: queste tre realtà «fanno parte dell’essenza della missione originaria della Chiesa». Il documento della Congregazione per la dottrina della fede Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione (3 dicembre 2007), ribadisce che ogni attività ecclesiale non deve mai essere separata dall’impegno per aiutare tutti a incontrare il Signore nella fede. Si spiega perché la beata Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) ammoniva: «Se al povero non annunci Gesù, lo rendi povero due volte». E il noto scrittore Vittorio Messori precisa: «Non c’è opera sociale più preziosa e urgente che comunicare la speranza cristiana ai fratelli in umanità». Sergio Gaspari |
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