Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2008

 Maria, tempio della Trinità

 Un mese con Maria

Amici lettori

Benedetta tu fra le donne
    mons. Lorenzo Ghizzoni

Adamo, Abramo e Maria
    
Giuseppe Daminelli

La santità quotidiana di mamma Rosa
    
Saverio Gaeta

Maria, genitrice di luce
  
 Jean-Paul Hernandez

Una nuova Pentecoste?
    
Alberto Rum

Perché salvare gli alberi e non le madonnelle?
    
Domenico Marcucci

L’ultimo «adesso»
    Giuseppe Daminelli

La presenza di Maria nel cammino spirituale
   Stefano De Fiores

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La missione di Maria e della Chiesa
    
Sergio Gaspari

 Una preghiera al ritmo della vita umana
    
Salvatore Perrella

La chiamata improvvisa di Miryam
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 5 maggio 2008 - Copertina

 Il Rosario secondo i Papi

 
di SALVATORE M. PERRELLA, osm

Una preghiera al ritmo della vita umana
   

Giovanni Paolo II, Papa del Totus tuus, è intervenuto a più riprese, e con originalità, a illustrare i valori, l’attualità e la finalità del rosario, rilanciandone la pratica e allargando il ventaglio dei misteri.
 

Giovanni Paolo II (1978-2005), Papa del Totus tuus, continuando e approfondendo con originalità il magistero mariano precedente, ha rilanciato la pratica del rosario sin dagli inizi del suo pontificato, e in diverse occasioni si è soffermato a illustrarne i valori, l’attualità e la finalità. Basta ricordare gli Angelus del mese di ottobre 1993, in cui ha messo in evidenza il valore evangelico, ecclesiale e umano del rosario; preghiera cristiana che eleva i sentimenti e gli affetti dell’uomo; che fa rivivere le speranze del credente: «le speranze della vita eterna, che impegnano l’onnipotenza di Dio, e le attese del tempo presente, che impegnano gli uomini a collaborare con Dio».

Nella catechesi mariana del 5 novembre 1997, il Papa sottolinea come tale prece «conduce a contemplare i misteri della fede [...], alimentando l’amore del popolo cristiano per la Madre di Dio, ordina più chiaramente la preghiera mariana al suo scopo: la glorificazione di Cristo».

I misteri della luce

Nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae (=RVM), il Papa ricorda come nel Salterio della Vergine, che è insieme meditazione e supplica, Maria, l’Orante misericordiosa, la Deesis, come amano invocarla gli orientali, si pone anche dinanzi al Padre, che col suo Spirito l’ha colmata di grazia, e al Figlio nato dal suo grembo verginale, pregando con noi e per noi. Per questi motivi «il rosario è la mia preghiera prediletta [...]. Si può dire che il rosario è [...] un commento preghiera dell’ultimo capitolo della Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa [...]. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del rosario batte il ritmo della vita umana».

A Giovanni Paolo II si deve un’importante innovazione: ha allargato il ventaglio dei misteri del rosario, inserendo tra i misteri gaudiosi e quelli dolorosi i misteri della luce, dedotti dal ministero messianico di Gesù Cristo (cf RVM 21):

  • il battesimo al fiume Giordano (Mt 3,13-17 e paralleli);
  • l’autorivelazione delle nozze di Cana (Gv 2,1-12);
  • l’annuncio del regno di Dio (Mt 1,15 e paralleli);
  • la trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor (Mt 17,1-8 e paralleli);
  • l’istituzione dell’eucaristia, sacramento della presenza e della comunione di Gesù Cristo (cf Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23-26).

Sono misteri della luce perché Gesù è la vera luce, «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9); per questo egli chiede ai suoi di camminare e vivere nella luce della fede: «Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

L’innovazione introdotta dal Papa ha voluto irrobustire la dimensione cristologica del rosario (RVM 19), in modo che sia meglio delineato il volto del Signore, per una vera e piena «contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima» (n. 3), ma soprattutto per un «processo di conformazione a Cristo» affidato «in particolare all’azione materna della Vergine Santa» (n. 15). E questo perché se i misteri della luce «si limitano alle idee fondamentali della vita di Cristo, da essi l’animo può facilmente spaziare sul resto del Vangelo» (n. 29).

A questo riguardo, la scena evangelica della trasfigurazione del Signore (n. 21) «può essere assunta ad icona della contemplazione cristiana» (n. 9). La strategia proposta per tale assunzione consiste nel fissare «gli occhi sul volto di Cristo, riconoscere il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro» (n. 9).

Per la pace e la famiglia

La lettera apostolica di Giovanni Paolo II tiene conto anche delle circostanze storiche che tengono in apprensione e in sofferenza l’intera umanità, specialmente in ordine alla convivenza umana, per cui è urgente l’invocazione a Dio per il grande e fragile dono della pace (RVM 6). Infatti il ricordo ancor vivido delle «raccapriccianti scene dell’attentato dell’11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza» (n. 6), fa sì che la preghiera del rosario aiuti «ad immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che "è la nostra pace" avendo fatto "dei due un popolo solo [...]" (Ef 2,14)». Per cui, tenendo conto anche della tradizionale finalità per la pace spesso richiamata dai Papi precedenti, Giovanni Paolo II aggiunge che «non si può quindi recitare il rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano» (n. 6).

In un tempo di costante trepidazione per il futuro dell’umanità, il Papa sente l’urgenza di analogo impegno e di accorata preghiera per un altro versante critico della nostra epoca, quello della famiglia (RVM 2, 6; 23; 25; 39; 41; 42), «sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. Il rilancio del rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale» (n. 6).

Giovanni Paolo II, infine, con la promulgazione della lettera apostolica ha proclamato l’Anno del Rosario: dodici mesi, dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 (RVM 3), che culminerà con il suo viaggio apostolico presso il santuario della Beata Vergine di Pompei. Il Santo Padre con la Rosarium Virginis Mariae ha voluto far richiamare a tutti i cattolici un «tesoro da riscoprire», in quanto il Salterio della Vergine «è una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana [...], riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la liturgia, nel contesto della vita quotidiana». Papa Wojtyla auspica che il suo appello «non cada inascoltato!» (RVM 43).

Giovanni Paolo II intensamente assorto nella preghiera del rosario.
Giovanni Paolo II intensamente assorto nella preghiera del rosario.

Una meditazione del grande mistero della salvezza

Il rosario è un’esperienza viva di meditazione, di contemplazione, di preghiera facile e ricca insieme, vero compendio del Vangelo, per i suoi fondamenti biblici, per le ricchezze spirituali e la validità pastorale indiscutibile, per cui va riscoperto alla luce della parola di Dio, in armonia con la liturgia (messa e preghiera delle ore) e nel contesto della frenetica vita quotidiana. Con il rosario, dunque, si medita, si contempla, si prega, si fa comunione e si chiede preghiera – nella comunione di tutti i santi, sempre intercessori per noi– alla Madre del Signore: «prega per noi», per noi tutti.

Da sempre il rosario non solo ritma in modo orante e contemplante l’esistenza quotidiana dei credenti, ma è un valido aiuto e conforto anche nel dolore e nella malattia. La Madre di Gesù, invocata quale Salus infirmorum, è premurosa e piena di tenerezza nel soccorrere i suoi figli segnati dalla sofferenza. Per questo motivo le comunità cristiane, i malati e coloro che si trovano nel dolore o nella sofferenza la pregano con la recita del rosario, per riavere, per sua intercessione, la salute del corpo e la pace del cuore, il conforto e la speranza dello spirito. Presso i santuari, dove si fa più accorata la recita del rosario, si riscontrano tante testimonianze dell’immensa fiducia che i sofferenti ripongono in Maria, perché qualcosa di nuovo è avvenuto nella loro vita: la conversione o la guarigione.

I misteri del gaudio, del dolore, della luce e della gloria, come hanno scandito il tempo e i giorni di Cristo e di Maria, scandiscono anche i nostri, nella consapevolezza e nella ferma fiducia che anche la nostra storia è luogo e tempo per l’esercizio della carità misericorde del Dio trinitario; tempo della provvidenza del Padre, tempo della signoria pasquale del Figlio, tempo di consolazione pentecostale dello Spirito.

Il rosario, infine, essendo vero «compendio del Vangelo», non può che essere anch’esso efficace riverbero del «lieto annuncio» (= euanghelion, Vangelo) di Cristo, con Maria sua Madre, «prima evangelizzata e prima evangelizzatrice» (Catechismo Cei, La verità vi farà liberi, n. 777); salterio della Vergine che rende accessibile, in modo narrante, orante e contemplante, e a suo modo, la bellezza e la gratificante storia d’amore che Dio per mezzo del suo Figlio e nell’opera silenziosa ed efficace del suo Spirito, sin dalla «pienezza del tempo» (Gal 4,4), ha instaurato e continua a intessere con gli uomini e le donne di buona volontà.

Attraverso il rosario, inoltre, si può meditare il grande mistero della salvezza operata da Cristo: dall’incarnazione a Cana, dai misteri della luce che Cristo Messia ha irradiato col suo Vangelo alla sua morte e risurrezione, al dono dell’eucaristia e dello Spirito, alla Pasqua gloriosa della sua definitiva venuta! Così meditazione, preghiera, contemplazione e speranza escatologica si intrecciano nel rosario della Vergine attorno al nome, alla persona alla missione e alle promesse di Gesù. Per cui è facile comprendere come il rosario possa essere ancora oggi, come lo è stato nel passato, preghiera dei semplici come degli intellettuali, dei vecchi come dei bambini, preghiera di tutti quelli che provano nostalgia per la preghiera continua e si sentono accompagnati nell’esistenza dallo sguardo materno della Madre del bell’Amore.

Benedetto XVI (2005-) ha detto, celebrando il 7 ottobre la festa della Beata Vergine del Rosario: «È come se, ogni anno, la Madonna ci invitasse a riscoprire la bellezza di questa preghiera, così semplice e tanto profonda» (Angelus, 1 ottobre 2006). Solo chi la prega con ardore, pietà, cognizione, umiltà e fiducia, può sperimentare la verità di queste parole. Se pregato e meditato bene, individualmente, in comunità o nella famiglia, il rosario diventa veramente un percorso spirituale in cui Maria si fa madre, sorella, maestra, guida al Dio trinitario, sostenendoci con la sua mediazione e intercessione potente, vera ed efficace.

Salvatore M. Perrella