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N. 5 maggio 2008
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Nella
famiglia paolina - Don
Alberione e Maria
«E noi come la
invocheremo?» Negli anni subito dopo la prima fondazione
avviata da don Alberione, avvenuta nel 1914, si vanno definendo i tratti
iniziali della fede e devozione mariana che dovevano caratterizzare il
nascente istituto. La scelta cadde ben presto – già nel 1919 – sul
titolo di Maria Regina degli Apostoli. Con la freschezza dei "fioretti" francescani, i primi racconti delle origini paoline riferiscono la cronaca di quella sera, 20 agosto 1914, quando in Alba il teologo Alberione convocò i primi due alunni – Torquato Armani e Desiderio Costa – per dare inizio alla sua fondazione. Era una data storica, sia perché segnava l’avvìo di un’opera destinata a durare (don Alberione ne era certo), sia perché celebrava la memoria liturgica di san Bernardo, padrino spirituale dell’opera, sia perché quel giorno era consacrato dalla santa morte del papa Pio X. Per dare solennità al piccolo evento, don Alberione aveva invitato anche il canonico Chiesa e altri suoi amici; non mancò un modesto brindisi con il vino delle Langhe, e alla fine si andò in una vicina cappella, a invocare l’intercessione di Maria con la recita del rosario. Quel rosario fu il primo atto di culto della nascente Società San Paolo. I giovani aspiranti, che andarono presto crescendo, ogni sera salivano in camerata per il riposo, recitando una coroncina di cinquanta invocazioni, secondo l’uso del santo Cottolengo: «Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi!». Era una suggestiva cantilena che conciliava la pace del sonno; ma era anche un invito a considerare seriamente l’avvertimento del fondatore: «Per compiere il nuovo apostolato della Buona Stampa occorre uno stuolo di santi».
Ciò che don Alberione insegnava ai giovani era una norma che egli per primo applicava a se stesso. È dunque significativo che la prima sua orazione che ci è pervenuta, si intitoli Alla Regina dei Santi, e sia un’accorata invocazione alla Vergine, perché gli conceda il desiderio della santità e della devozione mariana che ad essa conduce, come via obbligata per il conseguimento della propria vocazione. E non meno significativa è la conclusione della preghiera: «Concedetemi la perseveranza nella risoluzione mia di tenere per tutta la mia vita qualche pratica divota in vostro onore». Si tratta evidentemente di un’orazione personale, composta verso il 1915 e rimasta inedita fino al 1987, quando apparve nell’opuscolo Le Preghiere mariane di don Alberione (pag. 9). Le preghiere: prima catechesi mariana I Paolini e le Paoline della prima generazione testimoniano la commozione con la quale recitavano, all’inizio e alla fine di ogni giorno, la preghiera che il fondatore aveva loro proposta Per passare bene la giornata (o la notte). Non dispiacerà ai lettori se la riproduciamo qui integralmente: «Cara e tenera mia Madre Maria, tenetemi la vostra santa mano sul capo; custodite la mia mente, il mio cuore, i miei sensi, perché non m’imbratti di peccato [poi corretto in: perché non commetta il peccato]. Santificate i miei pensieri, affetti, parole e azioni, perché possa piacere a voi e a Gesù, mio Dio, e giunga al Paradiso con voi. Gesù e Maria, datemi la vostra santa benedizione». Un’altra preghiera alla Vergine, divenuta abituale tra i Paolini e i cooperatori, è quella che inizia con l’invocazione O Immacolata Maria. Composta sulla traccia di una preghiera analoga del cardinale Agostino Richelmy (1850-1923) di Torino, Preghiera a Nostra Signora Regina degli Apostoli (pubblicata nel dicembre 1920 per gli zelatori della Buona Stampa), questa preghiera comparve nella prima edizione del manuale di preghiere della Società San Paolo sotto il titolo A Maria Regina degli Apostoli. La ritroviamo spesso citata nel bollettino Unione Cooperatori Buona Stampa all’inizio degli anni Venti, e ripresa identica nel 1926, preceduta da un lungo articolo che ne spiegava il senso e la commentava, facendone risalire lo spunto all’enciclica di Leone XIII, Adjutricem populi del 1895. Occasione prossima di quell’articolo fu la pubblicazione di un’altra enciclica pontificia, la Rerum Ecclesiae di Pio XI, in cui veniva evocata la maternità universale di Maria e le si raccomandavano le missioni.
In Unione Cooperatori Buona Stampa del 19 aprile 1923 ne troviamo questo breve riassunto, dovuto probabilmente alla penna di don Timoteo Giaccardo: «Maria, Regina degli Apostoli, sarà la Protettrice, la Madre, la Maestra dei missionari della Buona Stampa. Ella li precederà coi suoi consigli, coi suoi esempi, con consolazioni celestiali. Ella darà forza alla loro parola, coraggio nelle difficoltà, conforto nei momenti difficili. Ella coronerà il loro zelo di copiosi manipoli. Ella li accoglierà in cielo al termine della loro giornata di lavoro». Per la sua ricchezza di contenuto e per l’ansia apostolica che la pervade, questa orazione può essere considerata la prima preghiera apostolica di don Alberione. Così scriveva una testimone della prima ora: «La recitavamo ogni giorno durante l’adorazione eucaristica e, spesso, dopo il rosario, che si diceva durante l’apostolato tecnico... La sentivamo come la "nostra" preghiera apostolica» (suor Maria Luigina Borrano, Figlia di San Paolo). Eccone l’inizio: «O Immacolata Maria, Corredentrice del genere umano, guardate agli uomini riscattati dal sangue del vostro Divin Figliuolo ed ancora avvolti in tante tenebre di errori ed in tanto fango di vizi. La messe è sempre molta, ma gli operai ancora molto scarsi. Abbiate pietà, o Maria, dei vostri figli che il moribondo Gesù vi raccomandò dalla croce…». Immacolata… o Regina? Fino a quel tempo il titolo ricorrente rivolto a Maria era quello di Immacolata: i primi quadri davanti ai quali pregavano le comunità paoline rappresentavano l’Immacolata di Lourdes. La prima statua eretta nel cortile, sopra un alto piedistallo davanti al quale si riunivano i giovani tutte le sere per il saluto a Maria, era quella dell’Immacolata. Ma «nel 1919», confidò lo stesso don Alberione, «1’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, sono venuti da me i chierici e i giovani aspiranti per chiedermi sotto quale titolo noi avremmo invocato Maria: quale sarebbe stata la nostra devozione; per esempio: Auxilium Christianorum, Mater Divinæ Gratiae, Mater Boni Consilii, ecc. Già si era pensato e pregato, e allora ho dato la risposta: invocare Maria sotto il titolo di Regina Apostolorum: perché siano santificati gli apostoli e le apostole, perché ricevano il bene gli uomini assecondando gli apostoli, e poi perché apostoli e fedeli siano tutti assieme in cielo» (Prediche sulla Regina degli Apostoli 234).
Quella interpellanza, significativamente datata, fu per don Alberione l’occasione per avviare una ricerca anche dottrinale sulle radici e sul significato del titolo, sempre partendo dalle preghiere come veicolo di catechesi. Esempio eloquente di tale procedimento è la Coroncina alla Regina degli Apostoli composta nel 1920-21, per sintetizzare la fede e la devozione mariana specifica della Famiglia Paolina. Il titolo e il significato di questa grande preghiera in cinque punti furono spiegati dallo stesso don Alberione in un articolo del 1° ottobre 1922, intitolato Il Rosario di Maria Regina degli Apostoli. Infatti i cinque paragrafi della Coroncina sviluppano i cinque "misteri apostolici" del rosario: il 1° gaudioso (l’incarnazione), il 5° doloroso (la corredenzione), il 3° glorioso (la maternità apostolica), il 4° glorioso (l’intercessione celeste) e il 5° (la regalità e la mediazione universale di grazia). Lo sviluppo di tali misteri costituisce la più semplice formulazione sintetica della mariologia di don Alberione, il cui motivo conduttore è il tema della collaborazione di Maria a tutto ciò che il Cristo ha operato e continua ad operare nella storia come Maestro «Verità, Via, Vita». I concetti più originali si possono riassumere nei seguenti termini: 1. Maria fu, con Gesù, l’Apostola primordiale, in quanto accolse il Verbo del Padre, lo "editò" in forma umana, lo presentò a tutti. 2. Maria fu la formatrice del primo Apostolo, dei Dodici e degli apostoli di tutti i tempi: ella è perciò il modello di tutti i formatori. 3. Maria fu la prima "discepola" del divino Maestro: contemplativa e attiva, l’esemplare di tutte le persone consacrate. 4. Maria è la Corredentrice e la Sposa dello Spirito Santo, perennemente impegnata a sostenere l’azione apostolica della Chiesa. 5. Maria è la Donna che ha esercitato tutte le forme di apostolato accessibili alla condizione femminile. Eliseo Sgarbossa |
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