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N. 6 giugno 2008
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Editoriale Nell’imminenza dell’Anno paolino, che sarà inaugurato da papa Benedetto XVI il prossimo 29 giugno per l’anno 2008-2009, vale la pena ricordare che lo scritto più antico del Nuovo Testamento in cui c’è un accenno – seppure indiretto – a Maria è la Lettera di san Paolo ai Galati: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo la condizione di figli» (4,4). Il passo di san Paolo insiste sull’iniziativa divina nella storia della salvezza e all’interno di questo progetto di Dio la figura di Maria appare «un crocevia nei disegni divini» (A. Valentini). Grazie a una «donna», Cristo entra nella condizione umana di fragilità e debolezza (questo è il significato dell’espressione «nato da donna»), per riscattarci e portarci nella nuova condizione di figli di Dio e perciò di eredi. Altri autori del Nuovo Testamento approfondiranno la figura e il ruolo di Maria. Ma il quadro di riferimento è tracciato. Non per niente diversi documenti ecclesiali fanno riferimento a questo testo di Galati 4,4, che ha un’eccezionale portata trinitaria, ecclesiale e storico-salvifica: ricordiamo il capitolo VIII della costituzione conciliare Lumen gentium (dedicato a Maria), l’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II (n. 1) e il famoso discorso tenuto da Paolo VI a Bonaria il 24 aprile 1970 (il Papa ricorda che «il mistero di Cristo è inserito in un disegno divino di partecipazione umana» e, citando Galati 4,4, che è Paolo «che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo»: «Cristo a noi è venuto da Maria; lo abbiamo ricevuto da lei»). Quantitativamente, san Paolo non ha dedicato molto spazio a Maria; in compenso, ha inserito la Vergine nel suo contesto più appropriato, la storia della salvezza. Che l’Anno paolino possa aiutarci a scoprire questo fondale più ampio, in cui Maria è tutta in relazione alla Trinità e al suo Figlio, il Messia Gesù che compie le attese del popolo giudaico e dell’umanità. Il Direttore
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